Impossibile discutere con te.


Impossibile discutere con te.


lo apre jerry e ci ritorna 50 volte malik




(appunto)
Ma è PER CERTO che la seconda Corte d'appello (smentendo sia la prima, sia Cassazione, sia PERSINO il Tribunale che in primo grado l'aveva "addirittura" assolto) l'ha "assolto" per la SOLITA insufficenza probatoria.
Come per tutti (i "pollitici"); come sempre.
La formuletta è la solita che mettono quando assolvono un politico coperto di prove: dicono che le prove sono insufficienti.
E' il solito comma 2 dell'articolo 530 del codice di procedura penale, lo stesso che avevano inserito nella sentenza di primo grado che assolveva Andreotti, anche lì per insufficienza di prove.
La stessa che hanno messo quando hanno assolto il presidente della Provincia di Palermo, Francesco Musotto.
La stessa che hanno messo per tanti processi, per accuse diverse ovviamente, a Berlusconi, a cominciare dalla sentenza della Cassazione sulle tangenti alla Guardia di Finanza.
Bene, le sentenze, come è noto, si rispettano, se ne prende atto, si aspettano le motivazioni, se non le si condivide si impugnano nella sede successiva.
Probabilmente la procura generale di Palermo ricorrerà un'altra volta in Cassazione, all'incontrario di quello che era avvenuto la volta scorsa quando Mannino, assolto in primo grado per insufficienza di prove, in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi, e aveva impugnato la sentenza in Cassazione che gli aveva dato ragione dicendo che la motivazione era scritta male, bisognava riformularla.
Aveva rimandato indietro il processo alla Corte d'Appello per difetto di motivazione perché si rifacesse il processo di secondo grado, lo si è rifatto, i giudici questa volta lo hanno assolto per insufficienza di prove, cioè hanno ritenuto insufficienti le stesse prove che i loro colleghi della stessa Corte d'Appello avevano ritenuto sufficienti.
Capisci: NON hanno deciso che le prove NON c'erano; ma che erano insufficenti.
Stavolta, probabilmente, sarà l'accusa a impugnare davanti alla Cassazione e se così forse potrebbe anche darsi che la Cassazione rimandi il processo indietro per fare un terzo processo di Appello.
Uno dirà "siamo dei pazzi a fare così".
Sono i pro e i contro del sistema che abbiamo in Italia, che consente molte impugnazioni e che, consentendo vari gradi di giudizio, prevede la possibilità che ogni volta i giudici valutino il materiale probatorio in maniera diversa da quello dei loro colleghi precedenti.
Mannino è stato arrestato all'inizio degli anni Novanta ed è rimasto in carcere per due anni.
L'arresto non l'ha fatto la procura di Caselli, l'ha chiesto la procura di Caselli.
Due pubblici ministeri, Teresa Principato e Vittorio Teresi, e quell'arresto è stato confermato.
E' stato disposto dal GIP, ovviamente, confermato da tre giudici del riesame. Due PM, un GIP e tre giudici del riesame: siamo già a sei.
Ha fatto ricorso la sua difesa alla Cassazione, la Cassazione si è pronunciata a sezioni unite.
Sono in nove nelle sezioni unite: i nove delle sezioni unite hanno confermato l'esigenza di tenerlo dentro, e siamo a nove più sei: quindici.
Dopodiché hanno chiesto la scarcerazione per motivi di salute; il tribunale del riesame di Palermo, altri tre giudici, hanno detto di no.
Diciotto giudici di diverse città, sedi e funzioni hanno deciso che Mannino doveva stare in galera.
E' evidente che non possono essere tutti visionari o avercela tutti con lui.
E allora com'è che è stato arrestato e ora è stato assolto?
E allora quali sono i fatti?
I fatti sono, per esempio, che Mannino già dal Tribunale che lo assolveva in primo grado era stato giudicato malissimo, dal punto di vista politico ed etico.
"E' acquisita la prova che nel 1980-1981 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa Nostra Antonio Vella (c'era stato addirittura un incontro in casa con questo farabutto) e in seguito con altri boss della mafia Agrigentina".
Il Tribunale parlava, assolvendolo di "patto elettorale ferreo, avallato dall'intervento di un mafioso come Vella.
Un patto che costituisce una chiave per interpretare la personalità e consente di invalidare buona parte della linea difensiva di Mannino, volta a rappresentarlo come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi" o addirittura vittima di chissà quali complotti.
Nessun complotto, altro che immune da contatti mafiosi: questo sapeva che erano mafiosi, andava lì e faceva un patto elettorale ferreo con i capi mafia di Agrigento.
E poi aveva proseguito negli anni successivi.
Perché allora l'avevano assolto e perché adesso l'hanno di nuovo assolto?
Probabilmente, la motivazione oggi non c'è, abbiamo quella del primo grado, perché "non c'è la prova che l'accordo elettorale abbia avuto a oggetto una promessa di svolgere un'attività anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa Nostra".
Traduzione in italiano:
E' provato che abbia fatto un patto elettorale con la mafia, è provato che ha incontrato i capi mafia, è provato che gli abbia chiesto i voti, è provato che quelli l'hanno votato... ma poi Mannino li ha fregati.
Cioè Mannino ha truffato la mafia e non ha dato in cambio quello che loro si aspettavano, o almeno non è provato che lui abbia dato qualcosa in cambio.
In appello, nel primo appello, il procuratore generale Teresi, invece, aveva dimostrato che cosa aveva dato in cambio Mannino, e aveva portato una sentenza fantastica, che è quella sul tavolino degli appalti in Sicilia.
In Sicilia e nelle zone di criminalità organizzata il tavolino ha tre gambe: c'è l'imprenditore che paga e dall'altra parte ci sono il politico e il mafioso che prendono.
Tu lo sai.
C'è una sentenza su questo tavolino a tre gambe, quello gestito da Salamone, il fratello del magistrato di Brescia; Filippo Salamone l'imprenditore agrigentino che gestiva il tavolino insieme ai mafiosi e ai politici.
C'è scritto che negli anni Ottanta, quando Mannino era segretario regionale, poi diventò ministro della DC, funzionava perfettamente il triangolo con i politici che prendevano i voti dai mafiosi, gli imprenditori che pagavano i mafiosi e i politici in cambio di appalti e i mafiosi che ricevevano appalti in cambio dei voti ai politici e della protezione agli imprenditori.
Sai com'è andato quel processo?
C'erano tre nomi di politici che facevano parte di questo patto, del tavolino: uno si chiamava Sciangula, uno Nicolosi ed era il presidente della Regione, democristiano, e l'altro si chiamava Mannino.
Sono nominati tutti e tre nella sentenza.
Quale?
Quella che condanna per il tavolino degli affari politico-mafiosi-imprenditoriali gli imprenditori e i mafiosi.
I mafiosi sono stati condannati, gli imprenditori sono stati condannati.
E i politici?
Sono stati "assolti".
Per dire la differenza che c'è fra un errore giudiziario e una diversa valutazione degli elementi.
E, come sempre, tra un "innocente" e uno che L'HA FATTA FRANCA.






Mancano ancora le motivazioni, Aprilik; capisci?
E' SOLO sulla base delle motivazioni che, eventualmente, la Procura può chiedere un ALTRO giudizio in Cassazione.
Lo capisci che di "garanzie" e di "garantismi" ce ne sono fin troppi?
Lo capisci che stai CONFERMANDO il mio primo post?
Lo capisci che le "toghe rosse" ve l'ha infilate in culo il Banana (fino al vuoto assoluto tra un orecchio e l'altro) MA CHE NON ESISTONO se non nelle "ondivaghe" CONVENIENZE dell'impunito di turno?
Naaaa!!!
Non lo capisci.




Vorrei leggere la sentenza di condanna di Mannino....


...
E quando mai ne hai letta una?
E poi; come la capisci? ...
Comunque: giusto per il link; che tanto non lo leggi e, COMUNQUE, non lo capisci.
http://archiviostorico.corriere.it/2...40512044.shtml
Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0