L’astro uscente
Il nuovo Pd punta su una vittoria a Cagliari per tornare a Roma.
Ma come dice un motto gallurese “il sardo si fa fregare una volta Soru”
Cagliari
Contestazioni a La Maddalena, con ottanta dipendenti dell’ex base della marina militare statunitense licenziati e non più riassunti.
Contestazioni a Cagliari, al megacomizio di apertura della campagna elettorale di Renato Soru con lo stesso slogan di cinque anni fa, “meglio Soru”.
Contestazioni ad Olbia, forse la capitale virtuale del centrodestra dell’isola con il 60 per cento di consensi al Pdl.
E poi c’è l’impertinente e riuscitissimo slogan del sindaco di Castelsardo candidato con il centrodestra nella lista promossa dal Movimento per le autonomie:
«Il sardo lo freghi una volta Soru!».
Chissà che non possa andare davvero in onda
il tramonto del raìs, in questa Sardegna che s’avvia a grandi passi verso le elezioni regionali anticipate il 15 febbraio.
Non sarà come in Abruzzo, è sicuro.
Niente di traumatico, solo un lento declino del governatore, l’uomo che stava nel cuore di Romano Prodi e di Arturo Parisi.
E che ora, sperano gli amici di Roma, deve assolutamente vincere.
È vero, nello scacchiere politico nazionale la Sardegna sembra contare molto più della regione di Ottaviano Del Turco.
L’Isola è terreno di una battaglia avviata già nel 2008, sotterrannea eppure fin troppo evidente.
Prima delle dimissioni “ufficiali”, di qualche settimana fa, Soru ha compiuto un lungo pellegrinaggio mediatico su tutte le televisioni nazionali in mano al centrosinistra.
Lo intervistano, lo cercano in tanti: è un modello, è l’uomo che può battere Berlusconi, è quello che non piega la testa.
Così, sono in molti a pensare che se il governatore in vellutino dovesse vincere di nuovo a Cagliari diventerebbe presto il vero leader del Pd a Roma, l’uomo emergente della gauche nazionale.
Proprio per questo la stampa “amica”, da Repubblica alla Nuova Sardegna alla Stampa, all’Unità, acquistata pochi mesi fa proprio dal governatore e poi “affidata” ad una fondazione per evitare l’accusa di conflitto di interessi, disegna l’immagine di un leader impavido e sardissimo.
Tutto vellutino e niente smoking, malgrado le note frequentazioni finanziarie dell’ex tycoon di Tiscali.
I delusi, però, sono tanti.
Tanti quelli che non credono più alla bacchetta magica del presidente:
«È stata un’esperienza estetica quella del governo Soru, nulla di più», spiega il consigliere sardista Paolo Maninchedda.
«Ha alimentato una sorta di sardismo naif, ha compiaciuto la solita sinistra salottiera, ma ha lasciato sostanzialmente soli i poveri e i disoccupati malgrado le promesse di nuovi impieghi e di rilancio dell’economia.
I sardi ritornano ad avere fame, non basta il vellutino per conquistare i voti dei tanti disoccupati».
Almeno quarantamila, secondo i dati raccolti prima della grande crisi di questi ultimi mesi, mentre la Regione “del fare” ha accumulato in questi anni 7 miliardi di euro in residui passivi.
Certo, il governatore “etnico” e identitario in 5 anni qualche campagna coraggiosa l’ha tentata, smantellando qualche vecchio baraccone della burocrazia isolana, enti come l’Esit (turismo), l’Isola (artigianato) o l’Ersat (agricoltura).
Peccato li abbia sostituiti con altre creature, ugualmente inefficienti.
Soru ha promesso di rinnovare la formazione professionale, tagliando i fondi ai vecchi enti. Ma al loro posto non è sorto niente di nuovo. Le “nuove occupazioni del terziario” che avrebbero dovuto assorbire i disoccupati sono andate ad alimentare piuttosto il paradiso del precariato e dei call center, mentre si segnala una preoccupante riduzione dei consumi alimentari.
Cinque anni “a passo di carica”: identità, innovazione, aiuti all’università, difesa delle coste, spazio ai giovani cervelli: erano questi i punti forti della battaglia del raìs di Sanluri.
“Sardi, testardi, a testa alta” recitano ancora i suoi manifesti rosso vivo.
Ma la Corte costituzionale ha rigettato la cosiddetta “tassa sul lusso”, uno dei cavalli di battaglia della giunta sardo-comunista.
Una tassa su seconde case e ville che avrebbe dovuto spremere i grandi ricchi della Costa Smeralda e invece ha finito per punire anche i tanti emigranti sardi, proprietari di un piccolo appartamento sulle coste.
È una nemesi strana, questa del tramonto del governatore: Gavino Sanna, il celebre pubblicitario ideatore della campagna del “Meglio Soru” nel 2004, oggi inventa gli slogan del Centrodestra: “La Sardegna torna a sorridere”.
Che una cupezza giacobina avvolga il presidente?
Al martellamento mediatico, il Pdl ha risposto con un volto nuovo:
Ugo Cappellacci, 48 anni, assessore al bilancio del comune di Cagliari e capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia.
Anche i vecchi alleati si staccano dal presidente “autocrate”: per sedare i dissidenti interni, che proponevano un altro candidato, Walter Veltroni ha dovuto inviare un commissario, Achille Passoni per placare le acque nel Pd sardo.
Persino l’estrema sinistra e i socialisti di Bobo Craxi presenteranno liste a parte.
Restano con Soru i dipietristi, Rifondazione e gli indipendentisti guidati da Gavino Sale.
«Gli intellettuali schierati con l’alleanza di centrosinistra sono quelli di sempre – nota Bruno Murgia, deputato di An –, attempati signori che controllano il sistema culturale dell’Isola.
Lontanissimi dalle esigenze di un giovane disoccupato, o di un cinquantenne che ha perso il lavoro».
I sondaggi incerti
Adesso, fra un comizio e l’altro, i sondaggi per la “battaglia di Cagliari”, come è stata ribattezzata, appaiono incerti.
Per aiutare Ugo Cappellacci Silvio Berlusconi è sceso a Cagliari e conta di farsi vedere spesso nell’Isola.
La coalizione che sostiene il giovane commercialista anti Soru va dai sardisti ai tanti “cespugli” moderati al Pdl.
Ma anche la Destra di Storace e l’Udc di Casini appoggeranno l’uomo del centrodestra.
«Sintomo di un malcontento pesante, che è difficile nascondere», puntualizza il cagliaritano Stefano Schirru, 28 anni, giovane consigliere comunale di Forza Italia e candidato alle elezioni di febbraio.
«Il paradosso – continua – è che la vera campagna sulla valorizzazione naturalistica della Sardegna la sta lanciando il centrodestra.
Berlusconi ha lanciato lo slogan “Isola verde”, la Sardegna come grande laboratorio di tutela e conservazione della flora mediterranea.
Mentre la giunta precedente favoriva le centrali a carbone e bocciava i progetti dell’eolico».
Intanto Cappellacci promette centomila nuovi posti di lavoro.
«Difficile vedere risultati immediati. Bisogna riprendere a far respirare i settori trainanti dell’Isola – aggiunge Antonio Appeddu, consigliere di Forza Italia ad Olbia – l’artigianato, l’edilizia,
le piccole imprese che in questi anni sono stati soffocati dalle politiche di Soru.
Il governatore ha finito per spaventare anche quella classe media che cinque anni fa ripose in lui autentiche speranze di rinnovamento.
Adesso, però, il vento soriano è davvero spento».
Il vellutino del presidente che non rideva mai, forse, a febbraio tornerà nell’armadio dei ricordi.
http://www.tempi.it/interni/004913-l-astro-uscente