LA NATIONAL MISSILE DEFENSE E LA MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO![]()
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ASPETTI PRINCIPALI
V.F. Polcaro*, M. Zucchetti**
*Istituto Nazionale di Astrofisica - Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica - Roma
** Dipartimento di Energetica – Politecnico di Torino – Comitato Scienziate/i contro la guerra
Riassunto
Il progetto “Scudo Spaziale”, voluto dagli Stati Uniti, è recentemente ritornato in auge con la richiesta di installare parte delle sue apparecchiature in alcuni paesi dell’est europeo (Polonia, Repubblica Ceca). Il progetto, molto ambizioso, prevede l’intercettazione in volo di missili balistici lanciati verso il territorio degli USA. L’antesignano di questo progetto è il famigerato SDI (Strategic Defense Iniziative) di Ronald Reagan, altrimenti noto come “Guerre Stellari”. Dal punto di vista tecnico, l’articolo prende in esame il volo di un missile balistico e la gestione della battaglia. Viene poi fatta una rassegna dei sistemi d’arma utilizzati nel progetto: il laser, il laser a raggi X, le armi a fasci di particelle, le armi ad energia cinetica. Viene fatto anche cenno al problema del software. Viene poi fatto un parallelo fra la SDI e l’attuale progetto NMD (National Missile Defense), chiarendo infine quali siano i veri scopi della NMD. Si esaminano i problemi dovuti alla militarizzazione dello spazio e gli obiettivi militari della NMD. Infine si analizzano i rapporti fra NMD e 11 Settembre e in ultimo il coinvolgimento dell’Italia nel progetto.
Premessa: l’attuale situazione di crisi
Gli scorsi mesi hanno visto una improvvisa rinascita del progetto “Scudo Spaziale” (National Missile Defense), portato avanti da parte degli Stati Uniti. Si tratta di un progetto molto ambizioso che prevede l’intercettazione in volo di missili balistici lanciati contro il territorio USA da un non meglio specificato “nemico”.
Il progetto statunitense prevede l’installazione di un radar di avvistamento rapido e di una batteria di dieci missili intercettori ai confini russi, rispettivamente, in Polonia e Repubblica Ceca: proprio questa eventualità ha scatenato forti opposizioni nelle popolazioni degli stati interessati, nonché la preoccupata reazione da parte della Russia.
Gli Usa affermano che il sistema serve ad intercettare eventuali missili intercontinentali lanciati dall’Iran, mentre la Russia ritiene che indebolisca l’arsenale nucleare russo alterando in modo preoccupante l’equilibrio atomico tra le due superpotenze.
Il presidente russo Vladimir Putin ribadisce la sua ferma opposizione al progetto che, teme, darà il via a una nuova corsa al riarmo. Putin ha spiegato che le rassicurazioni ricevute da Washington sulla natura esclusivamente difensiva dello sistema non «ci hanno fatto cambiare posizione».
Secondo il capo di Stato maggiore per la difesa russo Iuri Baluevski la Repubblica Ceca «commetterà un grave errore se deciderà di piazzare elementi dello scudo antimissile Usa sul proprio territorio». La richiesta ufficiale da parte degli Stati Uniti - che ha suscitato la forte irritazione della Russia - è sta presentata nello scorso mese di gennaio senza che il governo di Praga abbia ancora preso una decisione. Nel mentre però l'ex presidente della Rpubblica Ceca, Vaclav Havel, ha firmato una petizione per la costruzione della base radar a un'ottantina di chilometri da Praga, che diverrebbe parte del sistema di difesa missilistico statunitense. La popolazione non segue però l’ex presidente: secondo i sondaggi, il 65% dei cechi si oppone alla costruzione della base, anche per il timore di attentati terroristici.
Il progetto americano di 'scudo spaziale' antimissili, che mira secondo Washington a far fronte alle eventuali minacce provenienti da Paesi come l'Iran, ha provocato un raffreddamento nelle relazioni con la Russia, che vi vede un pericolo per la propria sicurezza. Mosca ha ipotizzato in alternativa un sistema congiunto, con la partecipazione di Usa e Nato, per il quale propone la stazione radar di Gabala, da essa gestita nel nordest dell'Azerbaigian. Ma questa richiesta di coinvolgimento in prima persona nel progetto da parte della Russia è stata respinta, confermando i timori che in realtà la National Missile Defense (NMD) sia diretta contro di essa: il generale Henry Obering, direttore dell'Agenzia di difesa antimissili degli Stati Uniti (Mda), ha respinto la proposta russa di installarne elementi in Azerbaigian. Secondo il generale Obering, installare un radar antimissili in Azerbaigian anziché in Polonia o nella Repubblica Ceca non sarebbe una soluzione efficace, in quanto la Repubblica ex sovietica è «troppo vicina all'Iran». «È come se un'auto piombasse su di voi sull'autostrada. Potete vederla ma non avete il tempo di reagire», ha spiegato, per giustificare la scelta americana di installare una stazione radar in Europa orientale.
La Russia sarà costretta a reagire al piano degli Stati Uniti di costruire in Europa un sistema di difesa anti-missilistico. Lo ha affermato Vladimir Putin in un’intervista pubblicata da Der Spiegel, sottolineando che «l’equilibrio strategico nel mondo sarà disturbato» dalla realizzazione dello Scudo e «per ristabilirlo dovremo creare un sistema in grado di superare queste armi americane».
Insomma, il presidente russo ribadisce le accuse già rivolte a Washington di aver ripreso la corsa agli armamenti, ricordando come questo sistema anti-missile - che dovrebbe essere dispiegato come detto in Polonia e nella repubblica Ceca - sarebbe automaticamente collegato agli arsenali nucleari statunitensi. «Per la prima volta nella storia - ha aggiunto Putin - componenti del sistema nucleare americano sorgerebbero sul continente europeo e questo cambierà l’intera configurazione della sicurezza internazionale».
Il presidente russo poi contesta poi anche gli argomenti con cui Washington difende il sistema - cioè che dovrebbe garantire una protezione agli Stati Uniti ed ai suoi alleati Nato da eventuali attacchi missilistici di paesi canaglia senza costituire nessuna minaccia per la Russia - affermando che creerebbe un’«illusione» di sicurezza, facendo invece aumentare il rischio di conflitto nucleare.
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