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Discussione: Il Generale Varennikov

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    Varennikov. Ma noi patrioti ora con Putin abbiamo vinto

    Repubblica — 13 agosto 2006 pagina 38 sezione: DOMENICALE
    MOSCA «Il 19 agosto 1991 a Mosca non ci fu alcun tentativo di golpe. Le più alte cariche dello Stato cercarono, in base alla Costituzione, di impedire la disgregazione dell' Urss e la distruzione della nazione. Cercammo inutilmente di convincere Mikhail Gorbaciov: spero di vivere fino al giorno in cui il profeta della perestrojka, assieme al successore Boris Eltsin, saranno processati per alto tradimento». Il generale Valentin Varennikov 15 anni fa era comandante in capo delle truppe terrestri dell' Armata Rossa, vice ministro della Difesa e membro del comitato centrale del Pcus. Assieme al capo del Kgb, Vladimir Kryuchkov, è stato l' ideologo del colpo di Stato contro Gorbaciov. Inviato in Ucraina, trattò la resa del presidente. Fu arrestato il 21 agosto e processato tre volte. Unico tra i golpisti, ha rifiutato la grazia. Dopo un anno e mezzo di carcere è stato assolto. Oggi ha 83 anni, è deputato alla Duma e dispone di un elegante ufficio affacciato sul Cremlino. Il suo autista può guidare l' auto blu contromano sulla piazza Rossa, come trasportasse un esponente del governo. Perché tentaste di prendere il potere con la forza? «Nessuno voleva prendere il potere. Eravamo già al potere, rischiavamo solo di perderlo. Nel "Comitato per le situazioni d' emergenza" c' erano premier, ministri, capo del Kgb, vice presidente dell' Urss e presidente del Soviet supremo. Lo stesso Gorbaciov ha ammesso che non gli chiedemmo le dimissioni. Lasciò la Crimea liberamente: isolamento e reclusione furono balle della propaganda anti-sovietica». Qual era allora il vostro obiettivo reale? «L' indomani Gorbaciov avrebbe firmato il Trattato dell' Unione, che sanciva la fine dell' Urss. Volevamo impedire un atto anti-costituzionale, essendo d' accordo solo sei repubbliche su quindici. In marzo un referendum aveva già confermato la volontà popolare di conservare l' Unione Sovietica. In molte repubbliche secessioniste erano poi in corso guerre civili: chiedevamo al presidente di riportare l' ordine decretando lo stato d' emergenza». Perché una «trattativa politica» degenerò in putsch, con l' intervento dell' esercito? «Il 3 agosto avevamo già chiarito a Gorbaciov la gravità della situazione e le nostre intenzioni. Lui disse: "Io vado in vacanza, voi fate quello che volete". Il 17 decidemmo di inviare a Foros una delegazione per un estremo confronto con il presidente, che non ci ricevette. Il Comitato è nato all' improvviso, la notte del 18: serviva un organismo legale per gestire la situazione». Perché Gorbaciov avrebbe dovuto ubbidire al vostro ultimatum? «Il Paese lo odiava. Dopo cinque anni, la sua perestrojka aveva prodotto solo miseria, caos, conflitti etnici, corruzione. Belle parole sulla democrazia, ma l' Urss era stata distrutta e svenduta all' Occidente. Gli offrivamo la possibilità di salvare la patria e se stesso, affossando la concorrenza del suo avversario, Eltsin». Quale fu l' errore? «Pensavamo che Gorbaciov ed Eltsin avessero le idee confuse. Invece il loro piano era chiaro: distruggere l' Urss per conto degli Usa. Da tempo il Kgb aveva la prove che Gorbaciov e Aleksandr Jakovlev (braccio destro del presidente e architetto della perestrojka, ndr) agivano su mandato della Cia. Eltsin invece avrebbe fatto qualunque cosa pur di liquidare Gorbaciov, prendere il potere e rubare le ricchezze nazionali». I golpisti erano ubriachi e spaventati: perché il salvataggio dell' Urss annegò nella vodka? «Balle. Solo il primo ministro Pavlov, incaricato di intercettare Eltsin all' aeroporto, fu vittima della tensione e bevve. Gli altri agirono in base alla Costituzione, facendo di tutto per evitare spargimenti di sangue». Perché allora il piano fallì? «Per ingenuità e indecisione. Il capo del Kgb e il vice presidente dell' Urss, Janaev, si rivelarono deboli e incapaci di governare. Invece di spiegare in tivù quanto stava succedendo, fecero trasmettere il Lago dei cigni. La gente si impaurì, poi vide solo le immagini di Eltsin che fingeva di difendere la Casa Bianca dagli stalinisti». Il 20 agosto, quando parlò con Gorbaciov in Crimea, cosa gli disse? «Gli rimproverai di essersi inginocchiato davanti agli Usa e all' Europa occidentale. Gli dimostrai che aveva fatto perdere centinaia di miliardi all' Urss, riducendoci sul lastrico. Lo implorai di intervenire nelle repubbliche dove infuriava la guerra civile: per paura di mostrare all' Occidente qualche mitra, si è reso responsabile di migliaia di vittime. Gli dissi che aveva tradito il suo popolo: non replicò». Che ruolo ebbe la reazione di Eltsin in difesa di Gorbaciov? «Nessuno perché non lo difese affatto. Eltsin ha sempre odiato Gorbaciov. Gli proponemmo di aderire al Comitato, o di essere neutrale per eliminare l' avversario. Quel 19 mattina era di ritorno dal Kazakhstan, ubriaco come al solito. Il suo vice, Rutskoj, gli suggerì allora di fingere di salvare il capo dell' Urss e aspettare. Aveva capito che così, oltre a Gorbaciov, avrebbe fatto fuori anche noi». Non le pare che il vostro piano per salvare il comunismo fosse un po' debole? «Pensavamo di avere a che fare con gente per bene. Non arrestammo Eltsin, non ordinammo al gruppo Alfa di stanare dalla Casa Bianca i seicento eltsiniani armati. Il 21 agosto autorizzammo addirittura il volo degli inviati di Eltsin da Gorbaciov. Il popolo pensò all' ennesima lotta per il potere: non capì che si giocava il futuro dell' Urss». Perché, dopo il crollo del Muro, volevate salvare l' Urss e il comunismo? «L' Unione sovietica, prima di soccombere alla quinta colonna dei servizi segreti Usa, era una potenza enorme. Distrutta dalla Seconda guerra mondiale, in pochi anni era risorta. L' Ovest ci invidiava e ci temeva. Eravamo all' avanguardia in tutto. Se l' Urss fosse stata lasciata sviluppare, oggi sarebbe la prima potenza mondiale». Perché il 21 agosto vi siete arresi? «Ministro della difesa e capo del Kgb raggiunsero Gorbaciov consapevoli di aver agito legalmente e nell' interesse nazionale. Non avevano guardie del corpo. Il presidente disse: "Torniamo a Mosca, poi vediamo". Invece aveva già dato l' ordine di arrestarli. Non capì che, accettando la protezione di Eltsin, gli stava consegnando il Cremlino. Così, in dicembre, non poté alzare un dito contro il trattato illegale di dissoluzione dell' Urss: e a Natale fu costretto a dimettersi». Non crede che i russi in realtà fossero stanchi della dittatura comunista e che volessero vivere liberi? «Il Paese, per colpa nostra, non comprese il nostro tentativo di riformarlo senza annientarlo. Mi dispiace solo non esserci riuscito, come ha fatto la Cina». Pensa ancora, come dice il presidente Putin, che il crollo dell' Urss sia stata «la peggiore tragedia del Novecento»? «Non fu un crollo, ma una distruzione forzata. Per il resto concordo con Putin». Nel 1991 non temeste di sancire la dissoluzione del comunismo sovietico? «Il comunismo, con altri nomi, resta la sostanza di fiorenti democrazie occidentali. Quanto all' Urss, eravamo convinti di consolidarla, eliminando Gorbaciov, Jakovlev ed Eltsin, i traditori. La Cia fu più rapida, ma oggi sta perdendo la partita». Cosa intende dire? «Balcani, Afghanistan, Iraq e Libano rivelano il vero volto di Usa e Nato. Con Putin la Russia non è più nelle mani dei farabutti. Abbiamo tutto per tornare una grande potenza: gas e petrolio stanno accelerando i tempi. Spero che l' attuale presidente resti fino a quando l' opera non sarà compiuta». Vede il rischio di una seconda Guerra Fredda con gli Usa? «La Guerra Fredda non è mai finita. Ha solo mutato forme e immagine. Putin ora fa ciò che noi chiedevamo a Gorbaciov, gli interessi nazionali. Dopo 15 anni posso dire che i cosiddetti golpisti avevano ragione e che hanno vinto: per questo una quinta colonna americana è di nuovo al lavoro, in Russia, per fermarci». - GIAMPAOLO VISETTI

    ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/08/13/varennikov-ma-noi-patrioti-ora-con-putin.html

  2. #2
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    Il Generale Varennikov è stato il sostenitore di Stalin nel concorso "Name of Russia"

  3. #3
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    In tutto questo bel racconto ti sei solo dimenticato di un piccolo dettaglio, cioè la gente che a stragrande maggioranza andò a porsi davanti ai carri armati reclamando una svolta e una era nuova.
    Purtroppo non l'hanno ancora avuta.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da willyI Visualizza Messaggio
    In tutto questo bel racconto ti sei solo dimenticato di un piccolo dettaglio, cioè la gente che a stragrande maggioranza andò a porsi davanti ai carri armati reclamando una svolta e una era nuova.
    Purtroppo non l'hanno ancora avuta.
    Aspettano te. Perchè non prendi il primo aereo per Mosca e ti immoli alla causa della libertà?

  9. #9
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da willyI Visualizza Messaggio
    In tutto questo bel racconto ti sei solo dimenticato di un piccolo dettaglio, cioè la gente che a stragrande maggioranza andò a porsi davanti ai carri armati reclamando una svolta e una era nuova.
    Purtroppo non l'hanno ancora avuta.
    tipo i Cinesi davanti i carri armati di piazza Tienammen?

 

 
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