





Il semplice fatto di nominarlo (Dio) e immediatamente dopo di affermarne l'esistenza (è) ti fa cadere in contraddizione. Forse volevi scrivere: Dio non è. Ma esiste un ente di cui, una volta enunciato, possa essere negata l'esistenza? Non mi pare. A rigor di logica, solo il nulla non è, perchè è l'esatto opposto dell'essere. Dovresti domandarti la ragione profonda per la quale la tua mente è capace di interrogarsi su un principio metafisico, di porsi una domanda percependone il mistero pur non comprendendolo (forse perchè esso è?).


La cosa che più mi fa credere all'eventuale esistenza di un dio sono le proprietà fisiche dell'idrolo. E' l'unica molecola che si comporta in modo diverso dalle altre. E data la sua importanza, se si comportasse "come dio comanda" sarebbe un grande problema. Se invece di dilatarsi solidificando si contraesse, il fondo del mare sarebbe ghiacciato fino a pochi metri dalla superficie, anche all' equatore (a causa della pressione), e quindi non esisterebbe vita marina. Se il suo solido anzichè bianco fosse colorato non esisterebbe la neve, perchè si scioglierebbe subito assorbendo fotoni. Forse dio ha comandato a questa molecola di comportarsi in tal modo atipico. Non c'è altra spiegazione.


I fessi dello UAAR nel loro ridicolo umanesimo (diceva bene Feuerbach: "ateo non è chi nega Dio ma chi nega l'esistenza degli attributi divini" che lui riconduceva alla cosiddetta umanità) non si rendono conto che l'ateismo radicale non è quello religioso (di chi insiste a dedicare i suoi pensieri a Dio, come in questo caso) ma quello pratico.


avrei preferito avessero usato qualche bella citazione invece di uno slogan che sa un po' troppo di dogmatico.
Dio è il dolore che nasce dalla paura della morte (Fëdor Dostoevskij, «I demoni», 1871).
Una cosa mi ha sempre profondamente stupito: che i credenti di tutti i tempi abbiano cercato e fornito prove dell’esistenza di Dio. E, naturalmente, tutte queste prove sono irrefutabili per coloro che le utilizzano. Disgraziatamente sono tali soltanto per loro: provano che essi credono in Dio, e niente più (Félix Le Dantec, «L’ateismo», 1910).
La merda è un problema teologico più arduo del problema del male. Dio ha dato all’uomo la libertà e quindi, in fin dei conti, possiamo ammettere che egli non sia responsabile dei crimini perpetrati dall’umanità. Ma la responsabilità della merda pesa interamente su colui che ha creato l’uomo (Milan Kundera, «L’insostenibile leggerezza dell’essere», 1984).



