Visualizza Risultati Sondaggio: Cosa succederà alla Cina ?

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  • Diverrà una/la superpotenza

    18 40.00%
  • Sarà una potenza tra molte altre

    14 31.11%
  • Si disgregherà

    9 20.00%
  • Impossibile da prevedere

    4 8.89%
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Risultati da 31 a 40 di 115
  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Vuol dire creare meno nuovi posti lavoro, fermo restando quelli già in essere, una minor crescita a quei livelli mica crea disoccupazione.
    In effetti non capisco la logica: crescita all'8% dunque c'è il crollo. Mentre noi che andremo, se tutto va bene a -1, brindiamo a champagne. I cinesi non temono la crescita all'8% semmai la crescita al 12% come nel 2007. Una crescita eccessiva ha molte controindicazioni: può fare aumentare l'inflazione, crea tensioni rivalutative sullo yuan rendendo meno competitive le esportazioni, crea inurbamento disordinato, aumenta l'inquinamento in modo superiore alle politiche già in atto per contenerlo che sono necessariamente più lente (la Cina è l'unico paese al mondo ad avere il PIL verde).
    Perchè temono l'inflazione? Nei periodi di alta inflazione in Cina ci sono stati forti sconvolgimenti. I comunisti vinsero sul Kuomintang quando l'inflazione era alle stelle. Il periodo di inflazione galoppante falcidiando i redditi più bassi è un fattore di debolezza. Tienanmen coincise con il periodo di più alta inflazione dall'inizio della riforma.
    Perchè le tensioni rivalutative sono fattore di debolezza? Non bisogna mai dimenticare che quando gli americani riuscirono ad imporre la rivalutazione dello yen, il Giappone mise fine alla sua corsa e inizio il declino.
    Quando cala l'export non vuol dire che cessi affatto. Inoltre l'export cinese è differente da quello giapponese. L'export giapponese era trainato soprattutto dal settore automobilistico. L'acquisto di automobili è la prima cosa che una famiglia taglia in caso di crisi. L'export cinese è trainato dall'hi tech e dall'elettronica di consumo. Il telefonino dopo due anni lo cambi, anche perchè ormai non costa una sega. L'i pod se non ce l'hai lo compri non influisce sul bilancio famigliare.
    Molti sottovalutano il mercato interno cinese e dire che ci sono aziende disposte a lavorare in perdita pur di rimanere sul mercato cinese. Il mercato interno è cresiuto dal 1978 al ritmo del 7,5% all'anno con un balzo nel 2007 quando i consumi delle famiglie sono aumentati del 20%. Il mercato cinese potrebbe portare di per se stesso ad un aumento annuo dell'8%.
    Bisogna ricordarsi che la Cina è rimasta immune dalla crirsi finanziaria delle tigri asiatiche del 1997 quando tutti i paesi limitrofi erano a crescita sottozero cioè calavano, la Cina cresceva del 7,5% ed allora il mercato delle merci cinesi era soprattutto quello asiatico.
    La crescita dell'8% non portetrà posti di lavoro in meno ma in più. Bisogna vedere quanto essa sarà assorbita dall'aumento dell'efficienza del lavoro (forse per il 3% che non comporta aumento di posti) e quanti posti rimarranno dopo avere assorbito coloro che arrivano per la prima volta quest'anno al mondo del lavoro (forse un'altro 3%). Comunque rimarrebbe un altro due 2% per chi si sposta dalla'agricoltura all'industria. Nelle zone costiere da anni c'è una drammatica scarsità di manodopera. quindi li non ci sarà verosimilmente alcun problema.

  2. #32
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    I cinesi la pensano così:
    Conseguente all'idea di "nascondere le proprie capacità e di attendere la sua ora", la Cina ha passato gli anni '90 tranquillamente immersa nel "realizzare una sua costruzione economica" e ha respinto l'etichetta di "potenza mondiale". Nell'intervallo che ha seguito la sua adesione all'Organizzazione Mondiale del Commercio, la Cina non si è considerata una potenza mondiale, anche quando ha partecipato attivamente negli affari internazionali. Negli ultimi due anni, tuttavia, le contraddizioni create dalla globalizzazione economica sono diventate più sconvolgenti e le contraddizioni nei rapporti di produzione dimostrano che il sistema internazionale ha preso a malfunzionare. La Cina deve affrontare le nuove sfide della globalizzazione.

    Ora che la Cina è diventata una delle principali entità economiche del mondo, deve ridefinire la sua posizione strategica, in altre parole, la sua partecipazione nella governance globale dovrebbe farsi proattiva: "agire nell'interesse del paese, ma nel contempo promuovere lo sviluppo comune". Questo dovrebbe essere il fondamento della partecipazione della Cina alla governance mondiale. Abbiamo il massimo rispetto per il sistema multilaterale internazionale, ma nello stesso tempo riconosciamo condizioni e contraddizioni esistenti tra i paesi. Nell'affrontare queste contraddizioni, dobbiamo ricordare che i limiti dell'"interesse nazionale" sono iscritti nello "sviluppo comune". Noi vogliamo lo sviluppo di un maggior numero di nazioni nella dinamica della globalizzazione.

    Questa disfunzione del meccanismo internazionale non è altro che il fallimento del modello occidentale dominato dal "modello americano". Quando partecipa attivamente alla governance globale e adempie al suo ruolo in qualità di uno dei principali paesi in via di sviluppo, la Cina deve prendere l’iniziativa per diffondere in tutto il mondo il concetto cinese di "armonia". Nel corso della storia mondiale, la nascita di una nazione è spesso accompagnata dalla nascita di un nuovo pensiero. Il concetto di "armonia" è un’espressione teorica della portata pacifica della Cina e dovrebbe essere trasmesso al mondo insieme con i concetti di giustizia, di mutuo beneficio e sviluppo comune.

    Questo documento è una traduzione di un articolo pubblicato sulla rivista cinese Liaowang di Cheng Dawei, il 19 ottobre 2008.
    http://www.resistenze.org/sito/te/po...a08-004129.htm

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da Legionario_Nero Visualizza Messaggio
    Non so quanto duramente saremo colpiti noi, però siamo messi relativamente meglio di altri. Noi italiani (ma non io) abbiamo la mania di sottovalutarci: il nostro debitio privato, quello delle famiglie, è molto basso e controbilancia un debito pubblico alto, siamo per l'80% proprietari della casa in cui viviamo, abbiamo ancora la manifattura forte.
    Non dico che siamo messi bene, ma c'è gente come gli inglesi e gli spagnoli che stanno molto peggio, se arriveremo a crollare noi vuol dire che la crisi sarà DAVVERO CATASTROFICA.

    Vero ma abbiamo una politica totalmente incapace.

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da revolver ocelot Visualizza Messaggio
    Altro punto che rafforza la mia tesi:
    Non dimentichiamo che la Cina detiene la maggior parte del debito pubblico Usa.
    A dire la verità i primi sono i nipponici....

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianista Visualizza Messaggio
    Vero ma non dimentichiamo, che in pochissimo tempo il Giappone ha modificato la sua politica estera. Da Koizumi in poi, il Giappone ha partecipato a missioni fuori dal proprio territorio (Iraq e Afghanistan). Non sottovaluterei nemmeno i recenti sviluppi delle Forze Armate nipponiche...
    Tutto ciò fino a pochissimi anni fa era impensabile. Forse in qualche modo vogliono giocare un ruolo maggiore o forse temono la Cina.
    Esiste un articolo della costituzione Giapponese che non gli consentirà mai di assurgere al ruolo di potenza militare.....Fino ad ora non è mai stato messo in discussione.

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Perchè le tensioni rivalutative sono fattore di debolezza? Non bisogna mai dimenticare che quando gli americani riuscirono ad imporre la rivalutazione dello yen, il Giappone mise fine alla sua corsa e inizio il declino.
    Quando cala l'export non vuol dire che cessi affatto. Inoltre l'export cinese è differente da quello giapponese. L'export giapponese era trainato soprattutto dal settore automobilistico. L'acquisto di automobili è la prima cosa che una famiglia taglia in caso di crisi. L'export cinese è trainato dall'hi tech e dall'elettronica di consumo. Il telefonino dopo due anni lo cambi, anche perchè ormai non costa una sega. L'i pod se non ce l'hai lo compri non influisce sul bilancio famigliare.
    Molti sottovalutano il mercato interno cinese e dire che ci sono aziende disposte a lavorare in perdita pur di rimanere sul mercato cinese. Il mercato interno è cresiuto dal 1978 al ritmo del 7,5% all'anno con un balzo nel 2007 quando i consumi delle famiglie sono aumentati del 20%. Il mercato cinese potrebbe portare di per se stesso ad un aumento annuo dell'8%.
    Bisogna ricordarsi che la Cina è rimasta immune dalla crirsi finanziaria delle tigri asiatiche del 1997 quando tutti i paesi limitrofi erano a crescita sottozero cioè calavano, la Cina cresceva del 7,5% ed allora il mercato delle merci cinesi era soprattutto quello asiatico.
    La crescita dell'8% non portetrà posti di lavoro in meno ma in più. Bisogna vedere quanto essa sarà assorbita dall'aumento dell'efficienza del lavoro (forse per il 3% che non comporta aumento di posti) e quanti posti rimarranno dopo avere assorbito coloro che arrivano per la prima volta quest'anno al mondo del lavoro (forse un'altro 3%). Comunque rimarrebbe un altro due 2% per chi si sposta dalla'agricoltura all'industria. Nelle zone costiere da anni c'è una drammatica scarsità di manodopera. quindi li non ci sarà verosimilmente alcun problema.
    No, anche molte aziende legate alla produzioni di beni non di lusso, specie se compagnie straniere, hanno tagliato indiscriminatamente.I posti di lavori in meno già si prospettano e il colpo seppur in maniera non amplificata lo stanno accusando: l'unica differenza è il piano d'emergenza attuato dal governo.Non ragionare in maniera semplicistica e in percentuali da quelle parti.Se una azienda la si delocalizza in tempo di crisi dalla zona costiera ad occidente è anche per il costo irrisorio della manodopera.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da ulver81 Visualizza Messaggio
    No, anche molte aziende legate alla produzioni di beni non di lusso, specie se compagnie straniere, hanno tagliato indiscriminatamente.I posti di lavori in meno già si prospettano e il colpo seppur in maniera non amplificata lo stanno accusando: l'unica differenza è il piano d'emergenza attuato dal governo.Non ragionare in maniera semplicistica e in percentuali da quelle parti.Se una azienda la si delocalizza in tempo di crisi dalla zona costiera ad occidente è anche per il costo irrisorio della manodopera.
    Diminuiranno forse le esportazioni, ma attenzione, la produzione hi tech e elettronica di consumo mica la vengono a fare in occidente. In occidente i computer non li facciamo più da anni. Al massimo si fa come la Dell, computer made in USA, in cui non c'è un solo pezzo che non sai fatto in Cina.
    Diminuiscono le esportazioni ma se continua a tirare il mercato interno più gli investimenti che tu ricordavi in infrastrutture significano manodopera occupata. Del resto è una ricetta classica. Keynesiana prima ancora che marxista. La strategia cinese oggi è che il mercato interno e soprattutto le ricche città della costa devono svolgere il ruolo che fino a ieri era del mercato americano: un grande mercato per i prodotti a basso costo fabbricati nell'ovest della Cina per riequilibrare le disugualianze. Leggiti le relazione Hu Jintao al congresso dell'anno scorso e questa strategia è gia delineata chiaramente, prima ancora che scoppiasse la cisi in America.

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Diminuiranno forse le esportazioni, ma attenzione, la produzione hi tech e elettronica di consumo mica la vengono a fare in occidente. In occidente i computer non li facciamo più da anni. Al massimo si fa come la Dell, computer made in USA, in cui non c'è un solo pezzo che non sai fatto in Cina.
    Diminuiscono le esportazioni ma se continua a tirare il mercato interno più gli investimenti che tu ricordavi in infrastrutture significano manodopera occupata. Del resto è una ricetta classica. Keynesiana prima ancora che marxista. La strategia cinese oggi è che il mercato interno e soprattutto le ricche città della costa devono svolgere il ruolo che fino a ieri era del mercato americano: un grande mercato per i prodotti a basso costo fabbricati nell'ovest della Cina per riequilibrare le disugualianze. Leggiti le relazione Hu Jintao al congresso dell'anno scorso e questa strategia è gia delineata chiaramente, prima ancora che scoppiasse la cisi in America.
    Riguardo Hi-Tech e fabbriche di computer è un discorso a parte (molte stanno già delocalizzando in Vietnam -l'Intel ad esempio, che ho visitato tra l'altro- o in Malaysia).Il discorso è uno: chi investe in Cina continua a farlo per i prezzi di manodopera concorrenziale...Persino una brochure o un lavoro di grafica per pubblicizzare il proprio prodotto, cercando lo sconto fino all'ultimo centesimo è molto più conveniente farlo lì.La scommessa ora è il mercato interno, ma non è una situazione semplice che si crea da un giorno all'altro, è una scommessa che richiederà comunque notevoli sforzi e non è detto che sarà un successo.Quelle dichiarazioni le conosco a fondo e furono il primo passo che portò alla "fuga" di diverse grandi compagnie.Ma lo ripeto, sarà un passo definitivo e non è assolutamente una passeggiata.Anche con un mercato interno forte, l'export è e resterà il cavallo di battaglia.

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Evidentemente questo Liaowang di Cheng Dawei abbraccia l'idea Confuciana dello sviluppo nell'armonia, con un sole in cielo ed un imperatore in terra. Questa filosofia non ha mai smesso di essere alla base della politica cinese anche dopo la caduta dell'impero.
    L'idea che i cinesi vogliano esportare questo modello mette i brividi, sarebbe un incubo. Laddove già hanno atteggiamenti colonialisti, come in Sudan o Congo, si vede quali sono gli effetti di questa loro politica.

  10. #40
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    Tutto vero quanto detto precedentemente però vorrei sottolineare alcune cose:

    negli ultimi due mesi l'export cinese è calato prima del 2,2% e poi del 2,8% per un totale del 5% cosa mai successa prima;

    la possibilità che la recessione americana oltre a diminuire le esportazioni cinesi si trasformi poi da deflazione in iperinflazione annullando o quasi il valore della montagna di TBond detenuti dalla Bank of China cancellando anni ed anni di duro lavoro di oltre un miliardo di persone.

    Attenzione a non sottovalutare la perfidia degli Yankee che sicuramente sono in profonda crisi e non si nsa se ne usciranno ma che altrettanto sicuramente cercheranno ogni mezzo per farla pagare più agli altri che a loro stessi...

    Penso che un aumento della disoccupazione cinese dovuta sia allo spostamento in altre zone produttive che alla diminuzione di domanda possa destabilizzare fortemente una società che solo da poco si sta trasformando da totalmente contadina ad industriale: convincere un ex-contadino a ritornare ai suoi campi e a rinunciare anche a quella piccola briciola di benessere che aveva conquistato sarà duro.
    Non da meno è da considerare il fatto che la loro moneta non è convertibile e dipendono dal dollaro USA per acquisti e vendite e se questo precipitasse di valore...

    Penso che il ruolo di potenza sia innegabile ma pensare come fanno molti che questo potesse essere il secolo del Dragone forse è troppo.

 

 
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