Un interessante articolo di Lodovico Ellena.
Chi crede diffonda. Grazie uomini.
E' inutile negare che una profonda lacerazione schizofrenica stia creando qualche problema tra persone che un tempo vissero insieme stagioni ed emozioni politiche. Ci riferiamo a quell'ambiente – o quell”area” come la si definiva ancora fino a qualche tempo fa - nel quale uomini e illusioni, idee e confusioni convissero per una lunga stagione politica immaginando una rivoluzione nel nome di ideali, amor di patria, principi e dottrine. Poi tutto mutò un bel giorno in cui l'attuale presidente della Camera - e pochi altri con lui – impose la trasformazione nel nome della semplice domanda “testimoniare o partecipare?”, che aveva senz'altro una sua ragion d'essere: il ventennio era trascorso da un quarantennio e la lezione evoliana alla fine in qualche modo (dis)integrata, il mito incapacitante aveva quindi – sia pur in malo modo - fruttato. E di tempo ne è passato, altrettanto di stagioni politiche, le distanze allungate via via con il fiorire di partiti e partitini a volte pateticamente impegnati nel rivendicare un'improbabile ortodossia: bah. Ma la lacerazione umana si fece via via più profonda, soprattutto da parte dei pochi che fraternamente vissero lustri in stretta simbiosi con i molti rimasti invece alla corte del personaggio di cui sopra, indefinibile trasformista politico che nonostante abiure, negazioni e ribaltamenti resta a capo della fantasiosa squadra che pur di giustificare e giustificarsi inventa improbabili piroette intellettuali. Per costoro, che un tempo in qualche modo quanto meno la immaginavano, oggi quella rivoluzione s'è perciò bella che fritta. I pochi rimasti a dissentire anche solo per semplice decenza o naturale rigetto, nausea o sconforto, non possono quindi non contrapporre un magari vago concetto di elementare etica al mortificante e degradato spettacolo visto in questi anni di continue abiure e ditanziamento da un passato che fu tutto l'opposto di ciò che invece oggi predica il succitato presidente. Immaginiamo però per un momento la bella lezione di vita alle nostre giovani generazioni: rinnegare tutto per vana carriera, camminare sui cadaveri e calpestarli indifferente. Perchè questo è stato, basta infatti ripercorrere gli ultimi anni e le cento dichiarazioni del nostro uomo per provare un senso di nausea profonda perchè cambiare idea è più che legittimo e umano, ma sputare sul sangue di chi ha costruito quel percorso, quello è lo spettacolo più squalificante a cui si possa assistere. Una società sana bandirebbe un siffatto comportamento, ma è evidente che la nostra non è una società sana. Poniamo piuttosto che un tifoso di una squadra di calcio ad un certo punto della sua vita si mettesse a tifare per un'altra squadra, che diremmo di costui? Poniamo che un figlio prendesse le distanze dai genitori naturali per affidarsi a genitori putativi più agiati, che diremmo di costui? Ma la gente ha memoria corta e ben lo sanno simili stoffe politiche, la gente dimentica in fretta, non capisce, se ne impipa. La gente forse sì, ma i cosiddetti addetti ai lavori che invece pedissequamente seguono tale guida, perchè invece fanno e persistono? Fin troppo facile pensare a immediati vantaggi più o meno tangibili, mentre invece spesso non è affatto così: questo è lo sconcerto. Quante volte infatti s'è sentita la stucchevole piagnucolata del “è più quel che ci rimetto di quel che ci guadagno” - nel suo genere ormai classica – o l'altra ritrita “dice cose che deve dire ma che in realtà non pensa”. Ma questa umanità politica ha ancora memoria di principi quali etica, dignità o semplice coerenza? Sono forse idee superate o la politica può permettersi di superarle? Cambiare idea è possibile e umano, ribaltare invece idee sostenute per decenni in vista di posizioni raggiunte sembrerebbe – a chiunque sano di mente - un'enormità. Ma per i molti sedati sposati a quella isterica linea “politica” così invece non sembrerebbe, tanto che a tale proposito e di fronte a tale spettacolo mortificante qualche domanda all'uomo qualunque si pone. Erano infatti costoro nel loro profondo intimo già disposti ad accettare abiure e svendite pur di giungere alla presidenza di una circoscrizione di periferia, o non si sono punto mai posti domande? Erano costoro inebetiti dall'uomo di successo che garantiva moltiplicazioni di peni e pesci, più che della reale sostanza di ciò che per anni avevano predicato? O la stupefacente telecrazia videogovernativa li ha alla fine inebetiti in quel modo irreversibile? Qualche tempo fa un giornalista confidò una voce; carbonescamente mi disse infatti che nel suo ambiente, per quanto il capo in questione fosse corteggiato da tutti perchè “bucava lo schermo”, l'idea che molti su di lui avevano nell'ambiente era che costui fosse la “peggior prostituta politica degli ultimi decenni”. Naturalmente il linguaggio era più diretto, peraltro come dissentire da quell'evidenza accecante? In breve, il nostro uomo con la sua “dialettica” il suo “look” - cosa che oggi sembra essere più importante di qualsiasi statura politica – e la sua “classe” riesce perfetto per uomini e topi. Tristezza. Sconforto. Resa. Il superiore - quand'è tale - lo si riconosce, o almeno così predicava quella nostra razza politica millenni fa: in cosa si può invece riconoscere oggi questa umanità ormai disposta a tutto per una qualsiasi briciola politica. Memoria, ciò che manca è soprattutto semplice memoria. Da tempo per questa ragione nei pochi ambienti rimasti sani circolano per iscritto le sentenze di quell'uomo nel suo ultimo decennio: vi si legge tutto e il suo contrario, che alla fine è poi la provvisoria linea odierna di quel suo partito. Questo alla fine è, basta inebriarsi con giustificazioni appiccicate con colla scadente, questo è. Memoria, occore soltanto ricordare le mille capriole ideologiche per ritrovare nella linea di oggi di siffatta politica, idee che solo fino a qualche tempo fa potevano stare nei programmi di avversari: ma la politica, si sa, è l'arte del possbile quindi quale migliore giustificazione per uomini e timbri? Che tristezza però insondabile assistere invece alla lacerante disperazione di coloro che persero padri, figli, mariti o lavoro per costruire quella strada su cui oggi marciano spediti tali uomini. E possibile che a nessuno di questa vaga umanità non salga qualche conato? Qualche dubbio? Qualche perplessità? Qualche istinto? Possibile che uomini siano del tutto svaniti per briciole di “prestigio” personale per cui qualcuno possa chiamarti onorevole o assessore o sottosegretario? Dignità bruciata, una brutta storia di marionette.
Lodovico Ellena




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