Zapatero sotto accusa per gli immigrati morti
Madrid manda l' esercito nelle due enclave in Marocco dopo gli incidenti di frontiera che hanno fatto 14 morti
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Gli assalti dei disperati alla doppia barriera metallica che separa le città-enclave spagnole di Ceuta e Melilla dal territorio marocchino pongono dilemmi al governo Zapatero di non facile soluzione. Il «muro» separa l' Africa dall' Eldorado europeo e non ferma gli emigranti clandestini subsahariani che hanno attraversato il deserto sognando questa meta. I tentativi di passaggio in massa con rudimentali scale di legno sono aumentati negli ultimi giorni e almeno 14 africani sono morti, quasi tutti dalla parte marocchina della frontiera, colpiti da pallottole o schiacciati dalla valanga umana. La risposta spagnola è l' invio dell' esercito, sia pure con l' ordine di non sparare, il rafforzamento della presenza di polizia e Guardia Civil, il raddoppio in tempi accelerati della altezza della barriera metallica, nuovi marchingegni per bloccare gli «invasori» posti fra una barriera e l' altra. Molti sono d' accordo con il quotidiano El Mundo che in un editoriale chiede a Zapatero, al ministro degli esteri e a quello della difesa di andare in parlamento per offrire spiegazioni ai connazionali sconcertati «dalla mancanza di fermezza e dall' assenza di criterio» del governo. Inviare soldati non serve perché il problema è di ordine pubblico e diplomatico. Si è voluto offrire una immagine decisionista mentre in realtà, sostiene l' opposizione, «impera una ignavia esasperante nell' ambito dove può risolversi il conflitto, il piano diplomatico». In altre parole, l' opposizione sospetta che gli emigranti siano una sorta di cavallo di Troia del Marocco che li utilizza, in determinati momenti, come strumenti di pressione sulla Spagna per preparare il terreno ad una rafforzata rivendicazione sulla sovranità di Ceuta e Melilla. E per strappare aiuti economici dalla Unione Europea. La Spagna esercita la sovranità su Ceuta dal 1580 e su Melilla dal 1496 ma il Marocco non è rassegnato e chiede il ritorno delle due città «alla madrepatria» non appena se ne presenta l' occasione. La maggioranza della opinione pubblica spagnola, anche parte dei socialisti, ritiene che il Marocco tolleri queste azioni nel suo territorio come se si trattasse di una nuova versione della «marcia verde», quando, approfittando di Franco agonizzante, re Hassan si impossessò del Sahara spagnolo. Tutto è buono per appoggiare la sua causa nazionale. Chi appartiene a questa corrente di pensiero non giudica importante il mutato atteggiamento delle autorità marocchine che usano improvvisamente il pugno di ferro contro i poveri africani. Medici senza frontiere ha localizzato ieri un gruppo di oltre 500 emigranti abbandonati alla loro sorte in una zona desertica a sud del Marocco, vicino alla frontiera con l' Algeria. La polizia li ha condotti in quel luogo desolato con autobus e camion dalla frontiera con Ceuta e Melilla. Fra i subsahariani vi sarebbero donne incinte, bambini, malati e feriti. La nuova durezza marocchina sarebbe fumo negli occhi. Chi non ama Zapatero sostiene pure che gli assalti al «muro» sono una conseguenza diretta dell' «effetto chiamata» provocato dal recente processo di legalizzazione degli immigrati clandestini. La Spagna, percepita come un Paese di manica più larga rispetto ad altri europei nella concessione di permessi di soggiorno e di lavoro, attrae come una calamita i diseredati dell' Africa. Certo è che nessuno rimane indifferente di fronte a queste invasioni notturne. Ha ragione il columnist Fernando Onega quando avverte che per la prima volta è visibile, quasi fosse un dramma televisivo, la pressione dell' Africa famelica sulla terra sognata come promessa. Si assiste dal vivo alla spinta incontenibile della miseria che nessuna barriera metallica può fermare. Mino Vignolo
Vignolo Mino
http://archiviostorico.corriere.it/2...51008091.shtml





