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  1. #1
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    Thumbs up Repubblica Itagliana in bancarotta!

    Sacconi: «L'Italia rischia di andare a finire
    come l'Argentina». Ma poi corregge il tiro


    Il ministro del Welfare a «Economix»: «Nessun dissidio con Tremonti. Sono preoccupato per il rischio di "default"»


    in serata smentisce: «al riparo da ogni pericolo». Il Debito preoccupa Tremonti


    ROMA - Rischiamo di finire come l'Argentina. È una fosca previsione quella fatta dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi durante la registrazione della puntata di Economix: «Come Tremonti sono anche io vincolato dal debito pubblico e sono anche io preoccupato per il rischio di "default" del Paese. E c'è qualcosa di peggiore della recessione, che è la bancarotta dello Stato, un'ipotesi improbabile ma comunque possibile». Sacconi ha sottolineato come «non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l'Argentina».
    «NESSUN RISCHIO BANCAROTTA» - In serata il ministro ha corretto il tiro: «Sono costretto a intervenire dalla disinvoltura con cui alcuni hanno interpretato una considerazione più volte ripetuta circa la necessità di tenere alto il livello di guardia sul debito pubblico, attribuendomi addirittura un presunto rischio bancarotta. Non ho mai detto né lasciato intendere che vi può essere un rischio di tale natura». Sacconi sottolinea di aver affermato «che il debito pubblico costituisce per la sua dimensione un vincolo ineludibile per le politiche di spesa. La robusta politica di controllo della finanza pubblica, che abbiamo realizzato con la manovra di giugno, ci mette quindi al riparo da ogni pericolo ed è all'interno di essa che abbiamo definito il pacchetto di misure per sostenere la crescita e proteggere il disagio sociale».
    TREMONTI PREOCCUPATO - Tremonti nel primo pomeriggio aveva invece ricordato che il debito italiano è il «terzo del mondo» e spiegato che i pericoli più che dalla finanza pubblica vengono dal mercato. Il responsabile della politica economica del governo no aveva usato toni allarmistici e anzi aveva ricordato che la crisi ha mostrato come pericoloso sia anche il debito privato, che vede esposti altri Paesi e non l'Italia.
    PATTO NON SI TOCCA - Il patto di stabilità europeo è «un muro invalicabile». Lo avrebbe detto, secondo quanto riportano alcuni partecipanti, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, replicando alle domande dei senatori del Pdl durante un incontro su Finanziaria e decreto anti-crisi nella serata di mercoledì. Di fronte alle sollecitazioni dei senatori su questo punto e sui possibili ricaschi sul patto interno, Tremonti ha ribadito che il rapporto deficit-Pil al 3% non può essere sforato. E riguardo a una sua possibile flessibilità ha evidenziato che questo «è tutto da discutere a livello europeo» così come «anche una sua ricaduta» sul Patto di Stabilità Interno.
    COMPETITIVITA’ TITOLI DI STATO - «Un'ulteriore criticità - aveva detto Tremonti nel pomeriggio - è che, ferma la magnitudine del nostro debito, in futuro lo scenario sarà più competitivo con le crescenti emissioni di altri Paesi». In pratica, sostiene il ministro dell'economia, l’Italia deve riuscire a rispettare i limiti imposti dal Patto di stabilità per evitare difficoltà nella collocazione dei titoli di Stato italiani e nello spread (ovvero nel differenziale dei tassi d’interesse riconosciuti agli acquirenti) con gli altri Paesi.
    LA REPLICA DELL'OPPOSIZIONE - I parlamentari del Pd, in particolare, hanno messo in evidenza le parole di Sacconi. «Tremonti chiarisca», ha chiesto il Senatore Tiziano Treu. «I pessimisti sono al Governo, che non riesce a mettere in campo provvedimenti coraggiosi», gli ha fatto eco il compagno di partito Giorgio Tonini. «Sacconi - ha aggiunto il portavoce del Pd, Andrea Orlando - di fatto smentisce le affermazioni di Tremonti secondo il quale la finanza pubblica era stata messa al sicuro con la manovra finanziaria di luglio. Per fortuna che per il governo i pessimisti eravamo noi».




    03 dicembre 2008

    http://www.corriere.it/economia/08_d...box_primopiano

  2. #2
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    Arriva la tempesta...saldi.

  3. #3
    Blut und Boden
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    Saldi mordali.

  4. #4
    Non si fitta ai terroni.
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    Evvai! la notizia che stavo aspettando.

  5. #5
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    Ci credo poco per due motivi:

    1) L'UE sicuramente sosterrà la liquidità italiana.

    2) Con la crisi dle mercato azionario aumenteranno gli investimenti nei BOT.

  6. #6
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    E i soldi dei BOT chi te li ritorna se salta la baracca?

    Te lo ricordi qual'è il rating della repubblica delle banane, vero?

    1 + 1 = Fuck

  7. #7
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    Io i bot non ce li ho. Ho i mattoni.

  8. #8
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    Una delle porte aperte sulla bancarotta è la deflazione. .

    Ossia praticamento il risultato di aspettare a comperare perché domani potrebbe costare meno.

    Praticamente in senso metaforico il denaro si rivaluta come valore da solo anche senza interessi.

    Ecco perchè ad esempio la Socialcard, che viene data solamente a fronte di una sicura spesa, se non spendi non serve,.

    Chissà, ripeto chissà, forse alla fine la Socialcard è un modo di emettere moneta da parte dello stato senza passare dalle banche.
    E' tutto da vedere e da controllare.

  9. #9
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    Io non credo ci siano i presupposti per un default dell'Italia , è vero che il debito pubblico vale 1600 mld € ma è anche vero che il patrimonio abitativo (esclusi quindi infrastrutture , pertinenze , capannoni , uffici etc) vale oltre il doppio inoltre non conviene alla UE...
    probabilmente , come s'è detto anche qui in passato , si arriverà più o meno gradualmente a forme di spalmamento del debito verso gli enti locali , magari in cambio del federalismo , sarebbe una specie di partita di giro (ti lascio trattenere l'IRPEF ma mi paghi tu il debito nazionale) ma ne gioverebbe il sistema , invece di avere lo Stato il 104% sarebbe una roba tipo:
    Comuni=20%
    Regioni=30%
    Province=10%
    e Stato=40% del PIL e faremmo la figura dei bravi in Europa , come UK che ha circa 40%

    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    Una delle porte aperte sulla bancarotta è la deflazione. .
    la deflazione fra crollare il PIL (denominatore) rispetto al debito (numeratore) ma lo Stato potrebbe compensare l'effetto finanziandosi a tasso quasi zero dato che , come sembra , i tassi sembrano destinati a scendere ulteriormente.
    Ossia praticamento il risultato di aspettare a comperare perché domani potrebbe costare meno.

    Praticamente in senso metaforico il denaro si rivaluta come valore da solo anche senza interessi.

    Ecco perchè ad esempio la Socialcard, che viene data solamente a fronte di una sicura spesa, se non spendi non serve,.

    Chissà, ripeto chissà, forse alla fine la Socialcard è un modo di emettere moneta da parte dello stato senza passare dalle banche.
    E' tutto da vedere e da controllare.
    Si , assomiglia più ad una carta di sconto , non ci devi pagare sopra nè interessi alle banche nè tasse allo stato , vagamente il principio espresso qui.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Io Robert Visualizza Messaggio
    Io non credo ci siano i presupposti per un default dell'Italia , è vero che il debito pubblico vale 1600 mld € ma è anche vero che il patrimonio abitativo (esclusi quindi infrastrutture , pertinenze , capannoni , uffici etc) vale oltre il doppio inoltre non conviene alla UE...
    probabilmente , come s'è detto anche qui in passato , si arriverà più o meno gradualmente a forme di spalmamento del debito verso gli enti locali , magari in cambio del federalismo , sarebbe una specie di partita di giro (ti lascio trattenere l'IRPEF ma mi paghi tu il debito nazionale) ma ne gioverebbe il sistema , invece di avere lo Stato il 104% sarebbe una roba tipo:
    Comuni=20%
    Regioni=30%
    Province=10%
    e Stato=40% del PIL e faremmo la figura dei bravi in Europa , come UK che ha circa 40%

    La tua affermazione avvalora quello che vogliono attuare con il federalismo.

    Da tempo si è detto che il federalismo fiscale sbandierato dalla lega e soci è solamente un trucco per spalmare i debiti sugli enti in modo che i conti a livello centrale tornano.

    Hai messo in evidenza quale è il trucco che ci vogliono propinare.

    Ossia il federalismo leghista è una truffa per addossarci più debiti.
    Un modo per fregare ulteriormente il Nord in quanto è logico che i debiti contratti verranno a pesare con i loro interessi interamente con chi paga da sempre.

    Grazie per la tua precisazione che detta a suo tempo pareva leggermente assurda.

 

 
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