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Discussione: Ugo Cappellacci

  1. #1
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    Tra la Sardegna e la Germania
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    Predefinito Ugo Cappellacci

    E' lui il nuovo candidato del PdL per la presidenza della regione Sardegna. Io personalmente non lo conoscevo, voi mi sapreste dire qualcosa di più?
    Cercando su google ho trovato questo:

    Fermare lo scempio del territorio e la rapina delle risorse
    per il reale sviluppo della terra e l’occupazione dei sardi
    salvaguardando la salute di tutti è non solo possibile ma doveroso



    Una multinazionale, una delle tante che piovono in Sardegna come avvoltoi, la Sardinia Gold Mining, costituita da capitali privati e (originariamente) pubblici, ha avuto in regalo dalla Regione Sarda, per lo sfruttamento dell’oro, circa 400 ettari di territorio dei comuni di Furtei, Segariu, Serrenti e Guasila. Forse non tutti sanno come funzionano queste regalìe, per cui riassumiamo i passaggi fondamentali.

    La Regione Sarda ha facoltà di dare concessioni per la ricerca e lo sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo, ad imprese pubbliche e private. Quando si tratta di ricerche, il contributo di danaro pubblico elargito direttamente alle imprese è enorme, tant’è che in pratica i costi ricadono quasi esclusivamente sulla collettività. Le imprese private hanno modo così di squarciare, violentare ed avvelenare il territorio isolano a costi zero, ed infine trovandovi materiali sfruttabili (minerali o altro) hanno diritto di precedenza rispetto ad altre imprese, nel caso di concessioni per lo sfruttamento e la coltivazione di cave e miniere. La concessione per lo sfruttamento delle materie prime, elargita ad ampie mani dalla Regione Sarda (ed Enti da essa foraggiati) fa entrare nelle casse pubbliche ben ... 25 euro ad ettaro. Attenzione, ciò che l’impresa paga, pur trattandosi di materiali estratti a metri cubi, è esclusivamente la superficie ottenuta in concessione.
    Nel caso specifico della Sardinia Gold Mining (S.G.M.), per la concessione dei 394 ettari di terreni in agro di Furtei, Guasila, Segariu e Serrenti, entrano nella casse regionali “ben” 10.000 euro (meno di venti milioni di vecchie lire) all’anno. È anche da precisare che ai comuni interessati allo scempio, alla distruzione ed all’avvelenamento non entra assolutamente manco un centesimo di euro.

    Nel solo 1998 (ed era il secondo anno di attività) la Sardinia Gold Mining ha realizzato profitti per circa 10 miliardi di lire. Dopo aver “prodotto” nei primi tre anni e mezzo di distruzione sistematica ed avvelenamento del territorio, ben 3 tonnellate e mezza di oro, nei successivi 5 anni di attività la Sardinia Gold Mining – utilizzando nuove biotecnologie – arriverà a produrne ben 6 tonnellate. Ciò significa che in circa nove anni la S.G.M. avrà rapinato ai sardi circa 10 tonnellate d’oro. In soldi vogliono dire approssimativamente 200 miliardi di lire, ovvero 20 miliardi l’anno. Nei primi 10 anni di concessione,in cambio, la Sarda Regione incasserà appena 200 milioni di lire.

    La SGM, solo nei primi anni di attività, ha ottenuto contributi pubblici a fondo perduto, per un totale di 11 miliardi di lire, il che vuol dire che ci vorranno ben 500 anni di “fitto” per la concessione affinché le casse pubbliche reintegrino quanto regalato in soldi pubblici alla multinazionale australiana.
    Per realizzare il suo profitto, nei suoi primi 10 anni di attività, la S.G.M. nel frattempo sta facendo letteralmente scomparire circa 3.500.000 tonnellate di montagne e colline.
    L’oro infatti (nonché l’argento ed altri minerali preziosi che la SGM riceve in regalo dai nostri politici), viene ottenuto tramite un processo particolare (con l’utilizzo del cianuro) e si trova in quantità di appena 3-3,5 grammi per tonnellata di materiale polverizzato.
    Tutto questo scempio: scomparsa di colline,polverizzazione di 3 milioni e mezzo di tonnellate di materiale in soli 10 anni di attività, avvelenamento del territorio, compromissione irrecuperabile dell’intera area, manomissione definitiva del sistema idrogeologico, ecc. viene propagandato come POSSIBILITA’ DI OCCUPAZIONE.

    Ma è vero?

    Già i dati sopra riportati lo smentiscono categoricamente, ma vogliamo essere più precisi. Prima di tutto è assolutamente indispensabile chiarire che la SGM, dietro lauti compensi da parte della Sarda Regione, sta in pratica “carotando” tutto il territorio isolano in
    cosiddette “attività di ricerca”. È dietro compenso della Regione Sarda che ha scempiato il territorio di Osilo, quindi inquinato, quindi deviato falde acquifere di già sfruttate. Al momento non siamo in possesso delle cifre elargite dalla regione alla multinazionale australiana, ma non saranno di certo piccole elemosine. Non siamo neppure in possesso, al momento, delle cifre relative alla vendita del residuo di terra sarda dopo l’estrazione dell’oro e dell’argento, terra ricevuta in omaggio e poi messa in commercio come sottobitume nelle strade sarde, in particolare la 131.
    Nonostante questa carenza di dati, abbiamo però le altre cifre che smentiscono nella maniera più assoluta che la politica colonialista della Regione Sarda e degli altri Enti ed istituzioni, crei occupazione.
    Al momento dell’ottenimento della concessione la S.G.M. dichiarò di dare occupazione a ben 83 persone. Era ed è una gigantesca bugia. Il personale specializzato, quello dirigente e di fiducia, nonché i contabili erano di già dipendenti della multinazionale madre australiana, la Australian Gold Mining. Delle poche decine di lavoratori sardi, ben 23 unità vennero messe in cassa integrazione il secondo anno di esercizio dell’impresa, mai riassunti a quanto ci è dato sapere. Poniamo che attualmente la SGM dia occupazione a 30 operai sardi, impiegati tra l’attività di ricerca e lo sfruttamento della concessione di Furtei.
    Nei soli primi due-tre anni di attività la SGM ha ottenuto ben 11 miliardi di lire di soldi pubblici, cioè 11 mila milioni di lire. Dividendo tale cifra per i 30 occupati sardi a ciascuno di loro spetterebbero ben 366 milioni di lire, ovvero un salario di quasi 18 milioni e mezzo l’anno, per 20 anni consecutivi. Se, pertanto, i soldi pubblici elargiti ad ampie mani alla multinazionale australiana nei soli primi tre anni di attività, fossero stati dati direttamente ai 30 dipendenti sardi si avrebbe che:
    – 30 famiglie sarde avrebbero il sufficiente garantito per 20 anni;
    – non vi sarebbe la distruzione di colline e montagne sarde per 3 milioni 500 mila
    metri cubi nei soli primi 10 anni di attività;
    – non vi sarebbe l’avvelenamento di eventuali falde acquifere nei 400 ettari dati in
    concessione, e nell’area circostante;
    – non vi sarebbero né il disastro ambientale nella concessione, né il pericolo di inquinamento dell’intera area circostante, che così sarebbe sfruttata, come in passato, dall’intera comunità se non altro per la raccolta di funghi, asparagi, per il pascolo brado, per coltivazioni specializzate (mandorle ed ulivi, ad es.), e per il rimboschimento.
    Quelle poche decine di sardi occupati nella SGM sono solo il paravento a mezzo del quale chiunque sbarca nei porti sardi con 50 euro in tasca, può rapinare impunemente, dietro lasciapassare della classe politica in vendita al miglior offerente, la terra, le risorse e le popolazioni sarde. Ma poi, quanti vi lavorano effettivamente dei paesi di Guasila, Segariu, Furtei e Serrenti, che sono le comunità direttamente espropriate di quell’area e soggette a forte inquinamento?
    La verità è dunque solo una: che utilizzando i soldi pubblici elargiti nei soli primi 2-3 anni di attività alla SGM, la trentina di occupati sardi attuali avrebbero potuto seguire per ben 20 anni un produttivo rimboschimento dei 400 ettari dati in concessione, senza
    distruggere assolutamente nulla, senza inquinare alcunché, soprattutto senza pericolo di avvelenamento delle popolazioni e degli animali, nonchè della vegetazione.
    La salute, la terra sarda, la ricchezza naturale non solo sarebbero integre e salvaguardate,
    bensì ulteriormente migliorate.
    Che l’estrazione dell’oro, dell’argento e degli altri minerali preziosi sia effettuata con gravissime conseguenze per l’area data in concessione, per l’intero territorio circostante, e per le popolazioni, è divenuto evidente questa primavera, proprio in quel pezzo di concessione in agro di Guasila, ove son site alcune delle vasche al cianuro. Le vasche traboccano da mesi ed il puzzolente e velenoso liquido ha inondato ormai non solo l’area data in concessione, ma anche quella circostante.
    Il cianuro è un acido estremamente tossico – veleno vero e proprio – per cui è evidente che quando la SGM, per calmare gli animi e poter iniziare i lavori, affermò l’innocuità del sale dell’acido cianidrico, mentì spudoratamente. I sali non evaporano affatto, ciò che evapora è l’acqua. I sali si depositano, si essicano, si polverizzano nello strato superficiale e vengono così trasportati dal vento e dispersi nell’area vicina e lontana circostante, avvelenando non solo eventuali falde ma le coltivazioni, i pascoli, gli alberi e le persone che li respirano.
    Tutti oggi possiamo verificare quella menzogna.
    E per la salvaguardia della salute delle popolazioni, dell’integrità del territorio, anche perché quello circostante la concessione è soggetto a pascolo, a coltivazione ecc., sarebbero opportuni controlli periodici – analisi chimiche e biochimiche – in superficie
    ed in profondità, di tutte le zone della concessione e dell’intera area circostante, nonché delle acque di eventuali falde e del canale EAF dell’acqua potabile che percorre un bel tratto proprio a ridosso della recinzione della concessione. Cosa ha mai fatto, di tutto ciò, la ASL competente?

    LA fonte è indymedia, non sempre attendibilissima. Nel caso in cui vi siano della affermazioni sbagliate di cui voi siate a conoscenza vi prego di correggere quanto è qua scritto. Il quadro non è lusinghiero per Cappellacci.


  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da zazoblepa Visualizza Messaggio
    LA fonte è indymedia, non sempre attendibilissima. Nel caso in cui vi siano della affermazioni sbagliate di cui voi siate a conoscenza vi prego di correggere quanto è qua scritto. Il quadro non è lusinghiero per Cappellacci.

    boh, magari chiedi a lui.. all'articolo rispose con questo post:


    by Ugo Cappellacci Wednesday, Sep. 24, 2003

    la disinformazione è una delle cose più tristi nel panorama mediatico, forse seconda solo all'anonimato, soprattutto quando diventa lo schermo di chi vuole offendere e sputare sentenze in modo gratuito ....... chi volesse dialogare in modo leale e trasparente sull'argomento può contattarmi ugocappellacci@cappellacci.it

  3. #3
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    Ma sicundu tene Cappellacci si ponet a perder tempus in fatu de cussu zassu de erichinas? O_O

  4. #4
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    ...il padre di capelllacci era il comercialista di berlusconi negli anni 80....per cui,non potevano sceglere una marionetta più fidata!

  5. #5
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    Ma sicundu tene Cappellacci si ponet a perder tempus in fatu de cussu zassu de erichinas? O_O
    Gai! est meda impinnatu chin sa rughìna de su locu e Furtei!!

  6. #6
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    Soru ha messo gente della Nomisma di prodi ad ogni livello. Ha tolto sardi per mettere continentali... e questo lo chiamate amore per la sardegna?

  7. #7
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    Il tuo modo di vedere le cose è talmente ristretto e indottrinato da non vedere altre tonalità a parte il bianco e il nero. Capellacci è un burattino di Berlusconi. Oltre ad essere mezzo straniero è anche coinvolto con il disastro ambientale di Furtei e con gli altrettanto disastrosi bilanci della regione che sappiamo tutti. Soru almeno ha risvegliato un minimo di coscienza nazionale, per il resto è tale e quale a Capellacci. Curioso poi come tu poi riponga la difesa della famiglia nelle mani di questi nababbi i cui leader sono tutti divorziati o peggio..dicesi bigotteria? mah e te lo dico da cattolico.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Merello Visualizza Messaggio
    Soru ha messo gente della Nomisma di prodi ad ogni livello. Ha tolto sardi per mettere continentali... e questo lo chiamate amore per la sardegna?
    Merello scrivi subito al New York Times, perchè Merello (uno dei 2 dirigenti veneti chiamati da Soru per risanare la sanità, cui te ti riferisci) è stato chiamato da Obama nel suo team di super esperti per riformare il sistema americano!

    E' come se il Cellino, avesse fatto vincere al Cagliari la colpa Uefa grazie all'aver ingaggiato Messi.. almeno tu metta in discussione anche i risultati ottenuti dalla giunta Soru, in ambito di sanità!

    http://www.sardegnaoggi.it/notizie.php?notizia=11425

    Asl Cagliari: Gumirato pronto per la sfida Obama

    Il San Giovanni di Dio
    Tre anni al vertice della Asl 8 di Cagliari con risultati apprezzabili sul versante di conti, della qualificazione dell'assistenza, delle tecnologie utilizzate e persino dell'occupazione di nuove risorse umane. E' il bilancio della gestione di Gino Gumirato, 43 anni, padovano, il manager voluto fortemente dall'assessore regionale della Sanità Nerina Dirindin, che in questi giorni si è dimesso "per motivi personali" e stamattina alla Fiera di Cagliari ha salutato il personale della Asl presentando i dati sul suo operato e annunciando la sua candidatura nel pool di Obama per la riforma della sanità in America.

    CAGLIARI - Potrebbe far parte dello staff di Obama in “un pool di dieci esperti non statunitensi che avranno il compito di modificare in meglio il sistema sanitario americano”. Gino Gumirato lascia la direzione della Asl di Cagliari al nuovo manager Benedetto Barranu.

    "E' un atto giusto e doveroso che un'amministrazione pubblica presenti ai cittadini i propri risultati con numeri non confutabili", ha detto Gumirato davanti al governatore Renato Soru.
    Sul tema delle risorse umane, il manager ha ricordato che negli ultimi quattro anni la Asl 8 ha assunto 800 persone tra medici, infermieri e tecnici. "Tra le Asl della Sardegna - ha aggiunto - quella di Cagliari risulta dunque la seconda per numero di personale assunto a tempo indeterminato". Sul versante economico-finanziario, Gumirato ha spiegato che l'azienda aveva ereditato nel 2005 una perdita di bilancio di quasi 119 milioni di euro. "Una situazione disastrosa e non giustificabile dal rapporto costi/benefici ai cittadini - ha spiegato Gumirato - ma alla quale dopo due anni abbiamo posto rimedio mettendo i conti sotto controllo arrivando addirittura a una gestione operativa positiva, se si considerano gli elevati importi per ammortamenti pari a 10 milioni di euro". Secondo i dati forniti stamattina, la spesa sanitaria a Cagliari ammonta oggi a 1.522 euro per cittadino, rispetto alla media sarda di 1.605 euro e a quella nazionale di 1.731 euro.

    Per quanto riguarda l'assistenza ospedaliera e territoriale, Gumirato ha fatto notare che non esiste più il problema delle liste d'attesa, che l'assistenza domiciliare è inizialmente aumentata del 35% per poi passare al 20%, e che per i sieropositivi da Hiv c'é stato un aumento delle attività di semi-residenzialità e ambulatoriali dell'89%. "Rispetto al 2004 e sino all'apertura del nuovo centro di Radioterapia e Medicina nucleare - ha aggiunto - sono aumentate del 29% anche le prestazioni di radioterapia". Punto cruciale, per Gumirato, è stato quello che riguarda la salute mentale. "Abbiamo ridotto drasticamente la contenzione fisica e annullato le pratiche di elettroshock, ma sono anche diminuiti i ricoveri negli ospedali psichiatrici giudiziari mentre i centri di salute mentale sono attivi sette giorni su sette per 24 ore". Per quanto riguarda gli investimenti, Gumirato ha spiegato che ci sono stati aumenti del 1.148% nel settore dell'edilizia, del 1.765% per le apparecchiature medicali, del 344% per gli impianti tecnologici e del 4.804% per gli hardware e software a supporto della tecnologia.

    “Quando vado fuori dalla Sardegna sono orgoglioso di come hanno lavorato i manager delle Asl sarde, che ormai stanno facendo scuola” - ha detto il presidente dimissionario della Regione Sardegna Renato Soru che ha poi spiegato che la Sanità nel bilancio di una Regione a Statuto speciale gioca un ruolo fondamentale toccando addirittura il 35%. "Nella nostra Isola - ha aggiunto - la qualità della sanità dipende totalmente dalla Regione". Il governatore ha anche parlato di quanto sia importante "un servizio pubblico universale di qualità superiore a quello privato" perché, ha detto, "ci sono cose come l'acqua, l'istruzione e la sanità che non possono essere affidate al mercato". Sia Renato Soru sia l'assessore regionale della Sanità Nerina Dirindin, hanno dichiarato di aver "fatto di tutto per trattenere a Cagliari Gino Gumirato". Infine, il governatore ha lasciato intendere che non è disposto a tornare indietro sulle sue dimissioni: "E' tempo di bilanci e anch'io sto facendone uno mio, spero che mi riesca bene come quello della Asl di Cagliari".

  9. #9
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    Predefinito ampio profilo del personaggio

    LA NUOVA SARDEGNA 09.01.2009

    Cappellacci, l’uomo garbato che vuole fare il governatore

    «Mi ero appena diplomato al liceo e già varcavo il cancello di Arcore: al Presidente sono legato da vero affetto»

    FILIPPO PERETTI CAGLIARI.
    L’avventura del grande sconosciuto di queste elezioni regionali inizia cinque mesi fa con un blitz che sulle prime fa poco rumore. E’ il 6 agosto, il giorno che il mondo ricorda per la bomba atomica su Hiroshima. Mentre Renato Soru a La Maddalena fa fatica a festeggiare il suo cinquantunesimo compleanno preso com’è tra improvvise polemiche sul G8 e l’assemblea dei dissidenti del Pd, Ugo Cappellacci viene nominato a sorpresa coordinatore regionale di Forza Italia. E affida la sua dichiarazione inaugurale alle agenzie: «In Sardegna - dice - ci accingiamo a una sfida fondamentale per la riconquista della Regione». Sembra una frase scontata e quindi insignificante, dato che a nessuno può venire in mente che il Candidato sia proprio questo commercialista così poco noto al grande pubblico persino a Cagliari, dove da quattro anni è assessore. Solo lui e coloro che lo hanno scelto proprio per puntare sulla novità, da Silvio Berlusconi a Neris Verdini e Romano Comincioli, sanno che la parola «sfida» pronunciata da Cappellacci non è casuale ma è un preciso obiettivo politico. E personale. Chi è il Carneade che in un mese e mezzo può diventare presidente della Regione scalzando il sardo di cui oggi si parla di più non solo nell’isola? Non avendo come Renato Soru un cognome doc, Cappellacci si è subito affrettato a far sapere di essere «sardo da almeno tre generazioni». Il nonno, Ugo, è un imprenditore che a Iglesias ha un’azienda per la lavorazione del sughero della Gallura. Il padre, Giuseppe, si laurea a Cagliari e nel capoluogo sardo diventa commercialista. Quando nasce Ugo junior, nel 1960, Giuseppe Cappellacci è già uno dei più affermati. A cavallo degli anni Settanta e Ottanta, quando Ugo non ha ancora terminato l’università, lo studio di via Zagabria è frequentatissimo. Anche da un imprenditore ancora poco noto ma molto ambizioso: Silvio Berlusconi. Giuseppe Cappellacci, amico di Fedele Confalonieri, diventa infatti il punto di riferimento degli affari immobiliari della Edilnord che in Sardegna sono gestiti da Romano Comincioli. E’ l’epoca del mega progetto di Olbia 2, poi trasformato in Costa Turchese. E’ l’epoca dell’acquisto di terreni e delle prime delle sette ville sarde del costruttore che sta facendo fortuna con la televisione privata e la pubblicità. E’ a Cagliari, nello studio di via Zagabria, che nasce il complesso disegno societario di Canale 5, inizialmente frazionato in numerose realtà in tutta la penisola. La gestione di questo fortunato avvio che porterà il Cavaliere a fondare il suo impero mediatico, è affidata proprio allo studio Cappellacci. Ugo è poco più di un ragazzo quando conosce Berlusconi, ormai amico del padre, e frequenta le sue residenze. (Nella sua prima intervista da candidato, rilasciata ad Antonello Caporale per Repubblica a fine dicembre 2008, Cappellacci sintetizzerà così quel periodo: «Mi ero appena diplomato al liceo e già varcavo il cancello di Arcore. Ho una frequentazione antica col Presidente al quale sono legato da affetto autentico»). Appena laureato, inizia a lavorare nello studio di famiglia. Ottiene la specializzazione frequentando i corsi della Scuola di direzione aziendale dell’Università Bocconi di Milano e della Luiss Management di Roma. E si afferma. (Racconterà ancora: «Ho goduto delle relazioni di mio padre, non sarei sincero se lo negassi. Penso comunque di aver dato prova delle mie capacità, della voglia di innovare, di costruire qualcosa per la mia isola, dell’onestà»). I rapporti con Berlusconi e le sue società restano stabili e nel 1994, quando l’imprenditore grande amico di Bettino Craxi decide di scendere direttamente in politica, a Ugo Cappellacci viene proposta la candidatura in Forza Italia. Alle elezioni regionali il designato alla presidenza è Ovidio Marras, l’avvocato sardo di Berlusconi, che però perde il confronto con il progressista Federico Palomba. Cappellacci dice no: preferisce continuare a seguire lo studio che il padre, che scomparirà dopo una decina di anni, gli affida sempre di più. Oltre che lo studio e i clienti, dal padre eredita anche le buone maniere: non alza mai la voce, si muove con garbo e rispetto, è pronto al sorriso. Le cronache iniziano a occuparsi di Ugo Cappellacci nel 2001, quando, anziché in politica, scende nel mondo dell’impresa anche se non con una propria azienda: viene nominato dai canadesi presidente della Sardinia Gold Maining, la multinazionale - c’è anche capitale australiano - che dal 1996 è autorizzata a divorare intere colline della Marmilla per cercare oro. All’inizio del 2003, Cappellacci, pare per contrasti con i proprietari, lascia questo Eldorado che ha deturpato l’ambiente e diventa, suo malgrado, protagonista di una polemica che lo turba. In un blog in cui si denuncia la distruzione del territorio per un’operazione che ha arricchito solo la Sgm, Cappellacci viene accusato di aver ottenuto quel ruolo dirigenziale perché di «fede massonica di rito scozzese». «La disinformazione - replica con una lettera al sito - è una delle cose più tristi, forse seconda solo all’anonimato». E invita chi è interessato a un «confronto leale». Sull’argomento ritornerà, a fine dicembre 2008, quando, già candidato alla presidenza della Regione, si riparla della sua presunta iscrizione alla massoneria e della disastrosa corsa all’oro. E preciserà: «Ho rispetto delle idee altrui, quindi anche di chi ha aderito alla massoneria, ma non sono mai stato iscritto ad essa». E a proposito della Sgm: «Ho denunciato con le mie dimissioni che la compagine sociale non assicurava adeguate garanzie per il ripristino e la salvaguardia ambientale. Mentre Soru non ha manifestato altrettanta preoccupazione nel corso delle sue visite presso la miniera». Nell’autunno del 2003, pochi mesi dopo le dimissioni dalla Sgm, Cappellacci torna agli onori della cronaca. Entrata in crisi la giunta di Mauro Pili, il Centrodestra affida la presidenza a Italo Masala, di An, il quale, con i voti del Psd’Az, riesce a evitare le elezioni anticipate perché spaventato dall’improvvisa ascesa politica di Renato Soru. A Cappellacci viene affidato l’assessorato al Bilancio. Si comporta da tecnico, si muove con rispetto nel rapporto con la politica e riesce a farsi approvare la Finanziaria nonostante la bagarre preelettorale. Ma quando, dopo la vittoria, Soru con l’assessore Francesco Pigliaru inizierà l’opera di risanamento del Bilancio, il Centrosinistra metterà anche Cappellacci sotto accusa per un «buco» senza precedenti. L’esperienza di assessore regionale per Cappellacci è poco felice non solo per lo scontro sul disavanzo. Diventa un dramma personale perché la magistratura lo indaga in due inchieste clamorose: gli scandali Fideuram (presunte truffe finanziarie a danno della Regione) e Cisi (un centro di consulenza aperto e subito chiuso dall’amministrazione di Centrodestra). Cappellacci riuscirà a uscirne indenne: su Fideuram viene prosciolto in istruttoria, sul Cisi la sua posizione viene subito archiviata. Quando nel 2008 toccherà a Soru essere indagato per il caso Saatchi, il dirigente politico Cappellacci si distinguerà da suoi amici di partito e non dirà una sola parola. Garantismo? «Non è solo questo, so cosa si passa quando si è indagati - risponderà - e non lo auguro a nessuno». Nel 2004, subito dopo le elezioni vinte da Soru, Cappellacci entra ufficialmente in politica e non più da tecnico. A fine agosto il neo coordinatore regionale Piergiorgio Massidda, che ha il compito di riorganizzare tutto, lo nomina commissario di Forza Italia per la Provincia di Cagliari. E il sindaco Emilio Floris, che dopo quattro anni avrà qualche motivo per pentirsene perché nella nomination che conta sarà superato proprio dalla sua creatura, lo sceglie per l’assessorato al Bilancio. Cappellacci inizia questa doppia attività politica e istituzionale con le consuete buone maniere ma senza riuscire quasi mai a fare notizia. Niente polemiche frontali. Sembra, anzi, che non cerchi i riflettori. Sino al 6 agosto 2008. Quando, come s’è visto, più che coordinatore sardo di Forza Italia viene nominato, in gran segreto, candidato alla presidenza della Regione, Cappellacci ha improvvisamente bisogno di farsi conoscere. E rapidamente. Perché da mesi, a causa degli scontri nel Centrosinistra sulle primarie, si ipotizzano le elezioni anticipate. Alla vigilia di Ferragosto, fresco di nomina, polemizza con il presidente del Veneto, Galan, che si era pronunciato contro le Regioni speciali e quindi anche contro la Sardegna. Ai primi di settembre organizza, assieme a Pili, la campagna per il referendum del 5 ottobre contro la legge salvacoste. Si impegna in tutte le province ma i più maliziosi dicono che lo fa pensando più a promuovere se stesso che a far vincere Pili, pericoloso rivale nella corsa per la presidenza. E infatti la sconfitta referendaria penalizza Pili e non lui, che ripiega subito su un altro tour: quello per la nascita del Pdl. Viste le crescenti tensioni nel Centrosinistra, gli alleati gli mettono fretta per la scelta del leader. Cappellacci partecipa a numerosi dibattiti, ma riesce sempre a prendere tempo: «Ci siamo vicini, siamo quasi pronti», ripete ogni volta. Il 21 novembre, quattro giorni prima delle dimissioni di Soru, parla alla convention per la confluenza di Forza Italia nel Pdl per dire che il rinnovamento, all’interno di regole certe, deve premiare non i fedeli ma i capaci e parla dell’esigenza di coniugare efficienza e solidarietà. Assicura pieno appoggio al coordinatore nazionale Verdini, il quale, gentilmente ricambierà. Siamo all’oggi. Arrivano le prime elezioni anticipate della storia della Regione e il nome di Cappellacci viene fuori due giorni dopo lo scioglimento ufficiale del Consiglio regionale. Emilio Floris, che ci sperava, è visibilmente deluso. A consolarlo è lo stesso Cappellacci: prima nella conferenza stampa del Comune per il bilancio dell’anno e poi nella visita a Villa Certosa. Il neo leader del Centrodestra ottiene il sostegno del premier in campagna elettorale e il rivale del Centrosinistra, ne approfitta per denunciare il «colonizzatore», scelto come l’avversario vero, e ripescare lo slogan del 2004: «Meglio Soru». Cappellacci ne sforna un altro («La Sardegna ritorna a sorridere») per sfruttare a suo vantaggio un dato psicologico che può influenzare l’elettorato. Il duello è iniziato, il finale è incerto. E un blogger amico di Soru avverte pubblicamente: «Attenti, Cappellacci non è un frillo».

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