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    Predefinito Il Fallimento Dei Centri "sociali"

    OMNIA SUNT COMMUNIA

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    IL FALLIMENTO DEI CENTRI "SOCIALI"

    Trenta anni di centri "sociali" in questo paese non hanno portato a nulla tranne che confusione.I centri sociali nascevano per bisogno di spazio accessibile a tutti sopratutto al proletariato,infatti in genere nascevano in aree densamente popolare.Il centro sociale dovrebbe funzionare un po sul modelo casa del popolo,cosa che non e' avvenuta perche' nelle case del popolo c'erano corsi di doposcuola per i bambini,sindacato,corsi di musica,luogo di rilassamento per gli operai nel dopolavoro,anziani che ci passavano le giornate a giocare a carte o a bocce,palestra,cinema,momenti di aggregazione popolare bar attivo e momenti di formazione politica con una sola linea fare dell'italia un paese socialista(M-L).Oggi i centri "sociali" fanno tutto l'inverso del sociale.In primis la gente nei quartieri popolari non li vede di buon occhio visto come sono ridotte le strutture e per il modello di gente che li frequenta,poi il disaggio notturno che creano nei quartieri e notevole musica di notte a tutto volume,muri del quartiere devastati da tag e schifezze varie, cacca dei cani e bottiglie lasciate ovunque, urinano in ogni angolo anche sotto i portoni dove ci giocano i ragazzini,non hanno nessun rapporto con il quartiere tranne quando c'e' qualcuno che giustamente si fa rodere il culo del casino perche' il giorno dopo deve andare a lavorare,gente che lucra,spaccio e uso indiscriminato di sostanze sintetiche,mancanza di rispetto per la gente nel quartiere con atteggiamento filoborghese.Poi non hanno un progetto politico tutto e' campato per aria gente che si definisce in modi piu' assurdi tipo(anarcocomunista libertari mutoidi,di sinistra,antagonista,precario e basta,autonomi antiautoritari libertari,ecc).Tutto questo ha portato la gente a fare un erba un fascio cioe' comunisti=centri sociali e quindi far allontanare la gente comune da quello che appartiene anche a loro perche' nessuna madre lascerebbe un figlio in un luogo del genere.Noi siamo per un italia socialista(M-L) e per le case del popolo come una volta perche' noi sappiamo quello che vogliamo e vogliamo creare una netta distinzione con questi soggetti antosocialisti!tutto questo non e' visto dall'esterno ma e' stato vissuto...e non e' un giudizio di un comune ma di un proletario comunista del popolo.

    FACCIAMO DELL'ITALIA UN PAESE SOCIALISTA!
    Antonio C.
    PER LA COMUNITA' UMANA

  2. #2
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    Casa del Popolo

    La storia delle Case del Popolo è una storia complessa. La prima Maison du Peuple nacque in Belgio, a La Louviere-Jolimont, nella seconda metà dell'800, come espressione della II Internazionale socialista. Fu davvero una rivoluzione, sia dal punto di vista politico, che architettonico: una Casa costruita, faticosamente, con i soldi dei lavoratori e per i lavoratori. Con uno schema rigido: la cooperativa di consumo, il teatro, il bar-posto di ritrovo con i giornali socialisti, lo 'scaldatoio' pubblico e gli uffici politici. Un fenomeno che 'sconfinò' presto anche in Francia e in Olanda. Un nuovo punto di aggregazione per anarchici, repubblicani e socialisti che fino ad allora erano stati costretti a ritrovarsi nelle osterie per studiare le loro strategie politiche. In Italia, dalla fine dell’800 e prima del fascismo, ne nacquero moltissime, soprattutto nel centro-nord, e in particolar modo in Emilia-Romagna e Toscana.
    Con l’avvento del fascismo le Case del Popolo precipitarono inesorabilmente nel baratro della dittatura. In principio, gli squadristi si ‘limitarono’ a distruggerle, saccheggiarle ed incendiarle. Stesso destino fu riservato alle camere del lavoro, alle cooperative ed alle sedi dei partiti di sinistra. Nella sola settimana dal 27 maggio al 3 giugno del 1920, nel bolognese, vengono devastate ed incendiate tre sedi della camera del lavoro e di enti autonomi, nove cooperative agricole, dieci cooperative di consumo, quattro magazzini di cooperative, cinque depositi di macchine agricole e due leghe operaie. Nella notte fra il 6 ed il 7 ottobre nelle zone tra Forlì, Cesena e Forlimpopoli i fascisti incendiano le sedi socialiste e comuniste. In tutta la regione le spedizioni punitive contro le organizzazioni “rosse” generano violenza e lutti. In un secondo momento con la presa del potere da parte del Pnf, e l’eliminazione delle opposizioni, le Case del Popolo e le cooperative sono gradualmente annesse al regime e trasformate in “case del fascio”. La loro gestione sarà affidata ad un’organizzazione coatta che da quel momento sarà la più ramificata sul territorio, denominata Opera Nazionale Dopolavoro (OND).
    Solo dopo la lotta di Liberazione le forze partigiane ed antifasciste si riapproprieranno delle Case del Popolo che, in un clima “unitario”, divengono sedi dei partiti di massa: Pci, Psi, Dc. L’idillio dura poco.
    Difatti la spaccatura nasce dalla scelta del governo di Liberazione di lasciare inalterata la legge del ’37 che attribuiva la proprietà degli immobili “acquisiti” durante “il ventennio”, all’Ente di gestione costituito dai fascisti, l’OND.
    In pratica, dell’Ente si vuole cambiare solo il nome (ENAL) ma le modalità di gestione e la proprietà degli immobili restano immutate. In questo frangente si creano due correnti: i più vecchi propongono la resurrezione della federazione delle cooperative e circoli recriminando la legittima proprietà delle Case del Popolo, realizzate attraverso sottoscrizioni volontarie di aderenti, soprattutto contadini ed operai, che le avevano costruite, in moltissimi casi, con le loro mani. I più giovani invece, in nome della volontà unitaria in voga in quel periodo, sostengono la proposta del governo. Vinsero i secondi, ma fu una vittoria di Pirro: infatti nel 1947 i circoli cattolici abbandonano l’ENAL per aderire alle ACLI ed i repubblicani, l’anno successivo, costituiscono l’ENDAS. Le Case del Popolo attraversano quindi un periodo di crisi che si intensifica nel 1954 a seguito della controffensiva impugnata dal governo Scelba il cui obiettivo è quello di colpire duramente la sinistra. E lo fa emanando il decreto di sfratto mirato ad indebolire la struttura democratica ed antifascista. Ciò innescherà fragorose proteste ed occupazioni diffuse di Case del Popolo, che in molti casi culmineranno in durissimi scontri tra forze dell’ordine ed occupanti. La lotta fu dura ed aspra e le sinistre spostarono il tiro: da quel momento in poi l’obiettivo non fu quello di avviare l’ENAL ad un processo di democratizzazione, ma la sua totale soppressione. Nel 1957 si riuniscono a Firenze i rappresentanti dei comitati a difesa dei circoli, dando vita all’ARCI riconosciuto ufficialmente “solo” dieci anni più tardi ma che divenne ben presto una realtà associativa ben organizzata in grado di sostenere e rianimare le case del popolo come centri di vita sociale e culturale. Nell'immaginario collettivo, le Case del Popolo più grandi, le più imponenti restano, ancora oggi, quelle di matrice comunista. Quelle di Peppone.

    ANTONIO.C


    PER LA COMUNITA' UMANA

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
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    IL FALLIMENTO DEI CENTRI "SOCIALI"

    Trenta anni di centri "sociali" in questo paese non hanno portato a nulla tranne che confusione.I centri sociali nascevano per bisogno di spazio accessibile a tutti sopratutto al proletariato,infatti in genere nascevano in aree densamente popolare.Il centro sociale dovrebbe funzionare un po sul modelo casa del popolo,cosa che non e' avvenuta perche' nelle case del popolo c'erano corsi di doposcuola per i bambini,sindacato,corsi di musica,luogo di rilassamento per gli operai nel dopolavoro,anziani che ci passavano le giornate a giocare a carte o a bocce,palestra,cinema,momenti di aggregazione popolare bar attivo e momenti di formazione politica con una sola linea fare dell'italia un paese socialista(M-L).Oggi i centri "sociali" fanno tutto l'inverso del sociale.In primis la gente nei quartieri popolari non li vede di buon occhio visto come sono ridotte le strutture e per il modello di gente che li frequenta,poi il disaggio notturno che creano nei quartieri e notevole musica di notte a tutto volume,muri del quartiere devastati da tag e schifezze varie, cacca dei cani e bottiglie lasciate ovunque, urinano in ogni angolo anche sotto i portoni dove ci giocano i ragazzini,non hanno nessun rapporto con il quartiere tranne quando c'e' qualcuno che giustamente si fa rodere il culo del casino perche' il giorno dopo deve andare a lavorare,gente che lucra,spaccio e uso indiscriminato di sostanze sintetiche,mancanza di rispetto per la gente nel quartiere con atteggiamento filoborghese.Poi non hanno un progetto politico tutto e' campato per aria gente che si definisce in modi piu' assurdi tipo(anarcocomunista libertari mutoidi,di sinistra,antagonista,precario e basta,autonomi antiautoritari libertari,ecc).Tutto questo ha portato la gente a fare un erba un fascio cioe' comunisti=centri sociali e quindi far allontanare la gente comune da quello che appartiene anche a loro perche' nessuna madre lascerebbe un figlio in un luogo del genere.Noi siamo per un italia socialista(M-L) e per le case del popolo come una volta perche' noi sappiamo quello che vogliamo e vogliamo creare una netta distinzione con questi soggetti antosocialisti!tutto questo non e' visto dall'esterno ma e' stato vissuto...e non e' un giudizio di un comune ma di un proletario comunista del popolo.

    FACCIAMO DELL'ITALIA UN PAESE SOCIALISTA!
    Antonio C.
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    buon articolo. Condivisibile.

    ma chi è questo Antonio C. che nel suo blog si definisce Giuseppe Stalin?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    buon articolo. Condivisibile.

    ma chi è questo Antonio C. che nel suo blog si definisce Giuseppe Stalin?

    Sia chiaro, non sono io.


  5. #5
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    L'articolo a mio avviso individua problemi reali ma li somma e mescola in modo sbrigativo fornendo una visione molto caricaturale della galassia dei centri sociali.
    Sono d'accordissimo sul fatto che raramente il CSA svolga una funzione socialmente utile a livello locale e quasi mai goda di una buona reputazione all'interno del contesto in cui è ubicato, ma ritengo che il vero nocciolo della questione sia l'esaurimento storico di quella esperienza, la quale protratta nel tempo è degenerata come sopra citato.
    Se una volta la casa occupata era luogo di aggregazione, catalizzava l'interesse giovanile e si dimostrava una struttura adatta, in quel determinato momento storico, a creare una realtà politicamente attiva (in che termini poi è un'altro discorso), oggi invece è condannata all'isolamento e all'autorefenzialità.
    I motivi sono molteplici, di ordine strutturale (parcelizzazione sociale, etc.) e sovrastrutturale (aumento delle offerte ricreative giovanili, demonizzazione mediatica, etc.), ma ciò non toglie che oggi rimangano semplicemente delle roccaforti identitarie condannate a una estenua battaglia per la sopravvivenza fine a se stessa.
    Non penso sia causa a di miopismo politico il perseverare in questa direzione, bensì del razionale rifiuto di mettere in discussione la propria natura politico/organizzativa.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da PvreHate Visualizza Messaggio
    L'articolo a mio avviso individua problemi reali ma li somma e mescola in modo sbrigativo fornendo una visione molto caricaturale della galassia dei centri sociali.
    Sono d'accordissimo sul fatto che raramente il CSA svolga una funzione socialmente utile a livello locale e quasi mai goda di una buona reputazione all'interno del contesto in cui è ubicato, ma ritengo che il vero nocciolo della questione sia l'esaurimento storico di quella esperienza, la quale protratta nel tempo è degenerata come sopra citato.
    Se una volta la casa occupata era luogo di aggregazione, catalizzava l'interesse giovanile e si dimostrava una struttura adatta, in quel determinato momento storico, a creare una realtà politicamente attiva (in che termini poi è un'altro discorso), oggi invece è condannata all'isolamento e all'autorefenzialità.
    I motivi sono molteplici, di ordine strutturale (parcelizzazione sociale, etc.) e sovrastrutturale (aumento delle offerte ricreative giovanili, demonizzazione mediatica, etc.), ma ciò non toglie che oggi rimangano semplicemente delle roccaforti identitarie condannate a una estenua battaglia per la sopravvivenza fine a se stessa.
    Non penso sia causa a di miopismo politico il perseverare in questa direzione, bensì del razionale rifiuto di mettere in discussione la propria natura politico/organizzativa.
    Direi qualcosa di più sui motivi che hanno portato all'attuale situazione dei centri sociali, ma, nella sostanza, sono d'accordo col tuo intervento.

  7. #7
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    BOH!

    1. Articolo vago che più o meno tutti sanno da anni e non offre nessuna analisi seria, se non vaghi riferimenti "alla buona" che come al solito offre la solita litania "bisognerebbe che ..." e stavolta la soluzione è L'ITALIA SOCIALISTA. (Si ma come ci arriviamo con i blog?)

    2. richiama al Marxismo Leninismo, che dubito (data l'assenza di analisi marxiste in tutto il blog) sappia di cosa parla.

    3. Un grande assolo di copia e incolla.

    4. Ci spieghino costoro ( ma credo che sia uno solo che apre un blog come "intervento politico") come è possibile che si riproponga una Pianificazione stalinista nel 2009 ( davvero basta......), no davvero speriamo che esca un articolo dettagliato e non slogan.

    5. Rieducazione marxista leninista..rimango basito! Ma chi è che "rieduca".

    Ma che davvero qualcuno pensa che lo stalinismo sia riproponibile? no perchè sono curioso se in questo forum ce ne fosse qualcuno.

    2009 comunismo = superamento scentifico del capitalismo.
    Basta con le fuffe centenarie identitarie che HANNO FALLITO in 3/4 di mondo, riproposte da persone che non hanno fatto un minimo di autocritica.

  8. #8
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    Mio punto di vista.

    E' vero i centri Sociali hanno fallito.
    Ma fare di tutta un'erba un fascio mi pare veramente riduttivo.
    Esistono tipologie di Cs molto variegate tra di loro e ognuno di riferimento all'aera politica di nascita. In gran parte Anarchica - Autonoma e altri di estrazione ML e altri (gli ultimi) nati da "generici" rivendicazioni sociali.

    Il fallimento dei centri sociali lo si deve (secondo me) come problema generale del fallimento del moviemnto comunista in totale o del movimento antagonista nello specifico. Certo se non ci fossero stati altri a sbagliare lo avremmo fatto ora noi e lo avremmo fatto in maniera peggiore visto il "ritardo".

    Ma dove hanno sbagliato i centri sociali?
    Nei party? Nelle droghe? Nel chiasso? Si pure..ma non solo, la botta grossa l'hanno presa in politica, con il loro distaccamento dai reali bisogni della gente rinnunciando ad un contatto che avrebbe potuto (medianti dovuti aggiornamenti) cercare di avere un'altra società.

    Nei primi casi si è imboccate strade che non sono comuniste nè di classe ( per chi ancora sta a rompere i coglioni con sta parola... e poi scrive su comunità!). Cortei con continui scontri, antifascismo, copyright, spazi sociali, non sono da anni nell'agendina delle necessità delle persone che subiscono il capitalismo.

    Altri ( i più duri) invece hanno sempre pensato che non votare, non rapportarsi con la stampa, rimanere lontani da tutte le altre organizzazioni non pure fosse il modo di rivoluzionare la società, fallendo completamente l'analisi perchè poi le richieste che si sono sempre portate avanti ( e ve lo dico io che mi sono sempre definito autonomo) erano e sono le più riformiste come sono riformiste e strutturalmente sbagliate le tipologie di organizzazione.

    Proprio così rivoluzionari che hanno solo provato a fare riforme!
    Una casa occupata, più soldi nel salario, trasporti gratuiti ecc.... sono solo state grosse riforme del capitale che non hanno mai ( ma proprio mai) messo in crisi il modello di produzione capitalista nè tantomeno mostrato un modello alternativo comunista.
    Infatti perchè tutto andasse bene, l'unica prerogativa era ed è tutt'ora che il capitalismo esista, divulgando poi un "mi faccio i cazzi miei e mi risolvo i problemi miei" cronico nel movimento rivendicativo totale ( qui ci metto tutti i cosidetti antagonisti e sindacalismi di base).
    Infatti nel movimento rivendicativo (parlare di antagonismo o comunismo è errato) si instaura sempre ( o molto spesso) il metodo :mi risolvo il mio problema e poi addio collettivo politico o organizzazione.

    Perchè?
    Perchè si rifuta sempre il comunismo .
    Perchè all'oggi tutta sta gente non aveva nulla a che fare con il comunismo ben 100 anni fa quando venivano chiamati da Lenin "economisti" con un giudizio antirivoluzionario.

    Ma wikipedia questo non lo può dire.

  9. #9
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    Direi qualcosa di più sui motivi che hanno portato all'attuale situazione dei centri sociali, ma, nella sostanza, sono d'accordo col tuo intervento.
    Si chiaramente il discorso è complesso e non esauribile in poche righe, inoltre bisognerebbe analizzare i casi specifici.
    bixio_cv ha toccato nello specifico altri tasti dolenti, in particolare il discorso sulle istanze riformiste, tipiche dei csoa che si rifacevano/rifanno all'autonomia. A tal proposito aggiungerei che un tempo rivendicazioni simili, seppur non rivoluzionarie, erano comunque espressione di una conflittualità che nel suo piccolo pagava, perchè ammaliava in quanto manifestazione "estremista" il sottoproletario o più in generale il giovane ribelle di quartiere.
    Ora che il tessuto sociale è cambiato, e con esso i modelli culturali, non si può neanche più parlare di una valenza tattica di queste pratiche.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da PvreHate Visualizza Messaggio
    Si chiaramente il discorso è complesso e non esauribile in poche righe, inoltre bisognerebbe analizzare i casi specifici.
    bixio_cv ha toccato nello specifico altri tasti dolenti, in particolare il discorso sulle istanze riformiste, tipiche dei csoa che si rifacevano/rifanno all'autonomia. A tal proposito aggiungerei che un tempo rivendicazioni simili, seppur non rivoluzionarie, erano comunque espressione di una conflittualità che nel suo piccolo pagava, perchè ammaliava in quanto manifestazione "estremista" il sottoproletario o più in generale il giovane ribelle di quartiere.
    Ora che il tessuto sociale è cambiato, e con esso i modelli culturali, non si può neanche più parlare di una valenza tattica di queste pratiche.

    Bravo.
    Se è tattica è un conto se con una serie di lotte parziali - economiche si pensa che il proletariato risvegli la propria coscenza di classe..beh mi dispiace..non è mai capitato.

    E come dici tu cambiando gli scenari cambia immaginario.

    Sia chiaro l'autonomia e l'idea di autonomia iniziale per resta validissima..sbagliarono qualche valutazione strategica data dallo strapotere dell'estremismo.

 

 
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