Vorrei proporre due spunti di discussione su due problemi slegati tra loro, forse in qualche modo "confinanti".
Il primo problema riguarda la trasformazione in peggio dell'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Non parlo solo della visione comune della geografia dei luoghi e della concezione dei confini nazionali (cosmopolitismo, immigrazione, atomizzazione), ma di come i paesi si trasformano in periferie anonime, sia dal punto di vista sociale che architettonico, e di come, aldilà dell'ambientalismo democratico, gli scenari che si prospettano e in cui la maggior parte delle persone dovranno crescere e vivere sono sempre più slegati dall'elemento naturale, asettici e asfissianti (a partire dal banale fatto che le case che si costruiscono oggi sono tuguri di pochi metri quadrati).
Un'altra questione che volevo trattare è la seguente: cosa ne pensate dei "social network" e in generale della virtualità, non solo come riflesso della realtà concreta, ma come dimensione a sé stante che di fatto influenza la quotidianità, favorendo livelli di astrazione, di alienazione, di apatia, e di altre pestilenze collettive sempre maggiori (per non parlare di come "facebook" e compagnia siano strumenti utili sobillare rivolte e veicolare idee sovversive).




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