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  1. #1
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    Predefinito Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Vorrei proporre due spunti di discussione su due problemi slegati tra loro, forse in qualche modo "confinanti".

    Il primo problema riguarda la trasformazione in peggio dell'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Non parlo solo della visione comune della geografia dei luoghi e della concezione dei confini nazionali (cosmopolitismo, immigrazione, atomizzazione), ma di come i paesi si trasformano in periferie anonime, sia dal punto di vista sociale che architettonico, e di come, aldilà dell'ambientalismo democratico, gli scenari che si prospettano e in cui la maggior parte delle persone dovranno crescere e vivere sono sempre più slegati dall'elemento naturale, asettici e asfissianti (a partire dal banale fatto che le case che si costruiscono oggi sono tuguri di pochi metri quadrati).

    Un'altra questione che volevo trattare è la seguente: cosa ne pensate dei "social network" e in generale della virtualità, non solo come riflesso della realtà concreta, ma come dimensione a sé stante che di fatto influenza la quotidianità, favorendo livelli di astrazione, di alienazione, di apatia, e di altre pestilenze collettive sempre maggiori (per non parlare di come "facebook" e compagnia siano strumenti utili sobillare rivolte e veicolare idee sovversive).
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 22-01-14 alle 20:46

  2. #2
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    Vorrei proporre due spunti di discussione su due problemi slegati tra loro, forse in qualche modo "confinanti".

    Il primo problema riguarda la trasformazione in peggio dell'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Non parlo solo della visione comune della geografia dei luoghi e della concezione dei confini nazionali (cosmopolitismo, immigrazione, atomizzazione), ma di come i paesi si trasformano in periferie anonime, sia dal punto di vista sociale che architettonico, e di come, aldilà dell'ambientalismo democratico, gli scenari che si prospettano e in cui la maggior parte delle persone dovranno crescere e vivere sono sempre più slegati dall'elemento naturale, asettici e asfissianti (a partire dal banale fatto che le case che si costruiscono oggi sono tuguri di pochi metri quadrati).

    Un'altra questione che volevo trattare è la seguente: cosa ne pensate dei "social network" e in generale della virtualità, non solo come riflesso della realtà concreta, ma come dimensione a sé stante che di fatto influenza la quotidianità, favorendo livelli di astrazione, di alienazione, di apatia, e di altre pestilenze collettive sempre maggiori (per non parlare di come "facebook" e compagnia siano strumenti utili sobillare rivolte e veicolare idee sovversive).
    Concorrono entrambi e nascono entrambi dall'idea di creare il bisogno nella plebe di doversi sentire coinvolti in un formicaio unico mondiale.
    Preferisco di no.

  3. #3
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Ce ne sarebbe da scrivere per km. ma oggi sono troppo depresso. Grazie Orco per gli spunti.
    Da qualche parte in passato avevo parlato della mia idea di società organica che si traduceva in un'archittetura organica anch'essa, e citavo come esempio la civiltà montanara e i paesini di montagna con le case une addossate alle altre e talvolta una dentro l'altra, senza confini precisi perchè abitate da rami distinti della stessa famiglia.
    Gli alveari che si è iniziato a costruire da metà anni 50 in poi avevano l'obiettivo ufficiale di spezzare quella che si credeva fosse "solidarietà di classe" atomizzando e isolando il più possibile i nuclei familiari. L'effetto ovviamente è stata la dis-integrazione della società. Oggi io non so più nulla delle decine di miei parenti rimasti al paesello, e pure nulla sul mio dirimpettaio di pianerottolo. Però so in tempo reale che Balotelli è diventato padre, o che un uragano flagella la costa orientale degli stati uniti. In questo contesto probabilmente i social network sono un surrogato di socialità, una sorta di arto fantasma della socialità amputata, e noi ne siamo vittime quanto i babbuini, perchè siamo qua a raccontarcela anzichè berci un aperitivo nella piazza del paese, e non potremmo neanche volendo perchè non c'è nessuno nel raggio di km che possa capire quel che diciamo (non per ignoranza o stupidità, sia chiaro. lungi da me la superbia intellettuale). Il fatto che i social network possano veicolare dissenso è tollerato quale trascurabile effetto collaterale.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  4. #4
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    concordo con i vostri interventi.
    il malessere del mondo moderno si riflette nelle nostre vite anche in questo modo.
    a me viene sempre in mente la canzone di claudio lolli, "angoscia metropolitana", che descrive perfettamente lo scenario folle e innaturale nel quale ci troviamo a vivere.
    io ho la fortuna di essere nato e cresciuto in campagna (si Miles, lo so che il Polesine è il Polesine..), il primo vicino ce l'ho a 4 km per dire. il paese è molto chiuso e diffidente verso l'esterno, tra di noi ci si conosce tutti, anche tra le nuove generazioni devo dire che non c'è stato una grande declino. la mentalità da "strapaese" continua ad essere viva, certo con sempre maggiori difficoltà, ma tiene duro. nessuno abita in grandi palazzoni anonimi che sembrano fatti apposta per istigare al suicidio, i rapporti umani non sono andati perduti, il legame con la natura è ancora presente (siamo tutti contadini alla fine, e qualche pescatore). quello di cui parli Orco non è un problema che serpeggia nel nostro tessuto sociale, ho l'ardire di affermare che non vi si trovi nemmeno allo stadio embrionale.
    comunque sia, oltre alla canzone che ho citato, leggendo i vistri post mi sono tornati in mente i due giorni passati a Bologna l'anno scorso, per fare le visite del militare.
    devo dire che mai mi ero sentito soffocare in quel modo, nemmeno durante uno strangolamento sul tatami. ricordo un traffico furioso, gente di corsa con lo sguardo fisso sull'asfalto, correndo incontro a non si sa cosa, nessuno che si scambiasse un saluto o anche solo un'occhiata, questi enormi palazzoni tutti uguali che si conficcavano in un cielo uniformemente grigio..
    e io sono arrivato in treno da ferrara, dritto alla stazione di bologna, e la caserma non era distante. voglio dire, ho visto il centro di bologna, non oso nemmeno immaginare come sia la periferia e le zone maggiormente in degrado, dev'essere uno scenario atroce.
    mai mi sono sentito così felice nell'andarmene da un posto, a voi magari sembrerò esagerato, ma io lo dico con assoluta sincerità, in quel postribolo di cemento e angoscia mi sentivo morire.
    ma il piano è questo, costringerci ad abbandonare la terra e costiparci in un formicaio unico mondiale, Miles l'ha detta meglio di quanto avessi potuto anche solo pensare, è una definizione perfetta.
    chi ha questo determinato tipo di sensibilità deve scappare nei paesini ancora integri o rifugiarsi nelle montagne, ma in alto, dove non ci sono i cretini che sciano e stuprano la sacralità delle montagne con il solo respirare. le città sono luoghi di perdizione, di alienazione, di morte interiore di ogni stimolo e passione.

    per quanto riguarda i social network direi che è meglio stendere un velo pietoso. sono una perfetta diapositiva del tramonto dell'occidente. trovo triste anche fare quattro chiacchiere in un forum come questo, ma per parlare di certe cose non ci sono alternative, sottoscrivo in pieno quello che afferma Cale.
    la mia generazione credo sia una masnada di lobotomizzati ormai in uno stadio di coma irreversibile. l'ultima volta che sono uscito ho visto in bar questa scena: un gruppo di ragazzi e ragazze tutti seduti intorno ad un tavolo che comunicavano via whatsapp..nessuno si scambiava una sola parola, tutti chini sui loro iphone. tra l'altro le femmine eran tutte belle fighe, ma è inutile, hanno le stesse facoltà cerebrali di un pezzo di granito.
    se vuoi trovare una donna con cui fare quattro chiacchiere (perchè anche per trombare ste tizie sono inutili, preferiscono il cybersex) e avere davvero un rapporto bello devi andare dalle straniere o negli ambienti di chiesa. certo, quelle di chiesa te la fanno sudare eh eh, ma fino ad ora nella comunità che frequento ( e da ateo è incredibilmente stimolante parlare e confrontarsi con dei veri credenti) non ho ancora conosciuto UNA persona con cui non valesse la pena fare una discussione.
    interessante notare che nella maggioranza dei casi sono individui che non fanno uso di social network e non guardano la televisione.

    per quanto riguarda il discorso sovversione, beh, finché la cosa rientra nei limiti non della legge, ma del non costituire un pericolo serio, delle pagine feisbuc rivoluzzzionarie ai governi non frega proprio un cazzo.
    fai qualcosa di serio e le conseguenze arrivano immediatamente. tuttavia a volte chi di dovere interviene anche per delle stronzate (tipo stormfront), per dimostrare al popolino e soprattutto ad eventuali sovversivi reali che loro ci sono sempre, e viggggilano.
    ...vivono tutte ancora le isole madri di Eroi
    ogni anno rifioriscono...


  5. #5
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Discussione interessantissima, nella quale posso inserirmi attingendo soltanto da sensazioni sfuggenti, sprazzi di consapevolezza (con conseguente angoscia), piuttosto che da riflessioni strutturate e ragionamenti chiusi.
    Per quanto riguarda l'ambiente e le relazioni "virtuali"..., a parte questo forum, lo ignoro completamente. Facebook et similia so che esistono, ma non ho mai avuto nemmeno la curiosità di iscrivermi. L'altro giorno ho sentito per radio un professore, un sociologo credo, che parlava di come l'esistenza dei social network stia creando dinamiche nuove nella mente delle persone... ecco, spero solo di non rimanere sottosviluppato rispetto agli altri.
    L'ambiente reale... eh eh... ne avrei da dire...
    A certi luoghi delle mie colline e montagne sono legato in un modo che è difficile da descrivere. Quando, ormai sempre più di rado vado a trovarli, (vivo in pianura) sento come di essere un albero, un masso investito dalla corrente... e provo invidia per gli uomini che cento, duecento anni fa vivevano in quei luoghi e di quei luoghi, con i loro campi, le loro povere case, la forza delle loro braccia, la semplicità, due o tre vacche, il maiale, le galline...
    [... continua]

  6. #6
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Citazione Originariamente Scritto da -Caligola- Visualizza Messaggio
    per quanto riguarda il discorso sovversione, beh, finché la cosa rientra nei limiti non della legge, ma del non costituire un pericolo serio, delle pagine feisbuc rivoluzzzionarie ai governi non frega proprio un cazzo.
    fai qualcosa di serio e le conseguenze arrivano immediatamente. tuttavia a volte chi di dovere interviene anche per delle stronzate (tipo stormfront), per dimostrare al popolino e soprattutto ad eventuali sovversivi reali che loro ci sono sempre, e viggggilano.
    Una precisazione: quando parlavo di sovversione intendevo rivoluzioni colorate e corredo ideologico...

  7. #7
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    A proposito di ambiente concreto e ambiente virtuale....

    Parla la mamma della baby bulla «Ho fallito come madre, perdono» - Corriere.it
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #8
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    Vorrei proporre due spunti di discussione su due problemi slegati tra loro, forse in qualche modo "confinanti".

    Il primo problema riguarda la trasformazione in peggio dell'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Non parlo solo della visione comune della geografia dei luoghi e della concezione dei confini nazionali (cosmopolitismo, immigrazione, atomizzazione), ma di come i paesi si trasformano in periferie anonime, sia dal punto di vista sociale che architettonico, e di come, aldilà dell'ambientalismo democratico, gli scenari che si prospettano e in cui la maggior parte delle persone dovranno crescere e vivere sono sempre più slegati dall'elemento naturale, asettici e asfissianti (a partire dal banale fatto che le case che si costruiscono oggi sono tuguri di pochi metri quadrati).

    Un'altra questione che volevo trattare è la seguente: cosa ne pensate dei "social network" e in generale della virtualità, non solo come riflesso della realtà concreta, ma come dimensione a sé stante che di fatto influenza la quotidianità, favorendo livelli di astrazione, di alienazione, di apatia, e di altre pestilenze collettive sempre maggiori (per non parlare di come "facebook" e compagnia siano strumenti utili sobillare rivolte e veicolare idee sovversive).
    Dire che i due problemi sono "slegati" tra loro significa solo che non sei arrivato a capire la matrice unica, totalizzante, della nostra società: la forma-merce.

    Fanno tuguri di pochi metri quadrati? si, per i poveri, i sfruttati. Per Berlusconi c'è il vulcano di plastica. I tuguri sono tutti uguali? E certo, l'articolo singolare costa, e i consumatori di tuguri non hanno di che pagare.

    I social network ricreano l'apparenza di una comunità la dove quella reale è distrutta dall'economia moderna.
    Oggi studi in una città, fai lo stage gratuito in un altra, vivi senza lavoro al paesello, sposi una ragazza di una altra città, andate a farvi sfruttare in un altro posto, e separato ti butti sotto ancora altrove mentre i figli scappano all'estero. Decide il capitale dove, come e fin quando vivi.

    In questa vita da schiavo ci si deve ancora salvare l'apparenza, cioè mostrarsi quale consumatore di cultura (vacanze, musica, informazione, etc), perché chi non consuma non è cittadino nella società capitalista.

    La rete sociale serve proprio a questo: affermare che ancora si è un cittadino, cioè si uno schiavo, ma uno schiavo che ogni tanto fa "cucu!" sulla foto presa a Palma o a Parigi.

    Ma se sei uomo per la rivoluzione, se sei parte della comunità che si crea sulle rovine del capitalismo, allora non ci stare in quella rete sociale virtuale di merda. Vai con la gente del tuo posto, vivi per strada, pratica la legalità solo finché questa non nega il tuo essere sociale.

    Non consumare. Vivere.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  9. #9
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Sarei in parte d'accordo con te se non fosse per i presupposti e per il tono da profeta.

  10. #10
    Papessa
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    Predefinito Re: Due questioni: l'ambiente concreto e quello virtuale

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    Vorrei proporre due spunti di discussione su due problemi slegati tra loro, forse in qualche modo "confinanti".

    Il primo problema riguarda la trasformazione in peggio dell'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Non parlo solo della visione comune della geografia dei luoghi e della concezione dei confini nazionali (cosmopolitismo, immigrazione, atomizzazione), ma di come i paesi si trasformano in periferie anonime, sia dal punto di vista sociale che architettonico, e di come, aldilà dell'ambientalismo democratico, gli scenari che si prospettano e in cui la maggior parte delle persone dovranno crescere e vivere sono sempre più slegati dall'elemento naturale, asettici e asfissianti (a partire dal banale fatto che le case che si costruiscono oggi sono tuguri di pochi metri quadrati).
    Secondo il Vishnu Purana la casta prevalente nel kali yuga sarà quella dei servi. E dove vanno ad abitare i servi? Forse nei palazzi o nelle dimore sontuose? Vanno là dove possono sopravvivere con qualche comodità e il minimo dispendio. Poi anche tra i servi si annoverano varie categorie e dunque anche una certa varietà di abitazioni più o meno confortevoli. Ma in generale il modello resta quello del luogo minuscolo all'interno di immensi alveari (caseggiati popolari o grattacieli non fa differenza) dove gente priva di qualità e di discriminanti alloggia il proprio anonimato totale e la propria totale omologazione a paradigmi precostituiti.
    Vi è da aggiungere poi che all'interno del bimillennio recentemente iniziato si intensifica la tendenza all'egualitarismo pauperistico, all'appiattimento, al livellamento, alla globalizzazione come fenomeno planetario che cataloga come cosa buona la non differenziazione delle grandi masse e promuove un solidarismo collettivo che costringe le popolazioni quasi a sentirsi anomale qualora non soddisfino la richiesta di partecipare a questa uguaglianza perseguita pressochè misticamente, in uno schema dove ogni dismorfismo, sia esso fisico, morale, intellettuale, rappresenti qualcosa di anomalo rispetto al modello desiderato.


    Il discorso sulle ca se non è che un aspetto di un fenomeno gigantesco intenso, inarrestabile, devastante agli occhi di chi non condivida.


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    Il social network, ma più in generale la Rete, è lo strumento perfetto per il tipo di umanità sopra descritta.
    Dietro lo schermo non vi sono differenze: ciascuno è uguale agli altri. Tutti accedono, tutti partecipano, tutti si nascondono dalla loro verità. Tutti sfogano anonimamente i prodotti della loro natura ( che è in assoluta prevalenza servile, come già abbiamo detto). E che cosa può esprimere un servo? Banalità, stupidità, adesione di massa alle varie figure leader che si propongono eccitando animi e volontà e trascinando tutti su varii versanti, siano essi politici, sociali, bassamente intellettivi, violentemente reattivi, scioccamente emulatorii. Quando va bene semplicemente inutili e insignificanti. I nove decimi della Rete è composta di questo. Poi sopravvive un decimo che si distingue dalla massa con qualche contenuto differente e significativo ma si tratta di assolute minoranze. La Rete è lo strumento perfetto del kali yuga e sempre più si perfezionerà nelle sue varie opportunità e nella sua offerta. Tutto si strutturerà in conformità alla natura degl'individui prevalenti e quando la prevalenza è anodinia non resta granchè da aspettarsi e sperare.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

 

 
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