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Discussione: Il Turkey Picio

  1. #1361
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    I voti non li perderà.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #1362
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    L'ultima del Picio.
    Le banche cooperative, al Nord sane e porto sicuro dei risparmi di onesti lavoratori, saranno riunite in un unico organismo nazionale.
    I soldi del Nord, sani, mischiati a quelli del Sud (se ci sono).
    Immaginatevi la gioia dei risparmiatori nostrani.
    Non me ne parlare... quella delle mie parti se l'è già presa una banca di Roma... appena ho ricevuto la "lieta novella" mi son detto "questi si mangieranno tutto"... ed è meglio se non penso che l'altro conto è su Antonveneta, cioè su MPS...

  3. #1363
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    Auguri!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #1364
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #1365
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #1366
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    Dalla serie "Ma non si può accontentare tutti".

    Dati ufficiali CGIA di Mestre (e un saluto al "federalismo" fiscale)

    Con il federalismo all’”italiana” boom della spesa pubblica (+68,7%) e delle tasse locali (+204%)

    Dal 1997 ad oggi, segnala l’Ufficio studi della CGIA, la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, è aumentata del 68,7%. In termini assoluti è cresciuta di quasi 296 miliardi: alla fine di quest’anno le uscite, sempre al netto degli interessi, ammonteranno a 726,6 miliardi di euro.

    Per contro, le entrate fiscali che comprendono solo le tasse, le imposte, i tributi e i contributi pagati dagli italiani (pertanto questa voce non include le “Altre entrate correnti” e le “Entrate in conto capitale non tributarie” che non “gravano” sulle tasche degli italiani), sono cresciute del 52,7%. A fronte di una variazione pari a +240,8 miliardi, il gettito complessivo previsto entro il 2013 ammonterà a 698,26 miliardi di euro.

    Le entrate tributarie (*), vale a dire solo imposte, tasse e tributi che costituiscono il 70% circa delle entrate fiscali totali, sono date dalla somma del gettito in capo alle Amministrazioni centrali e da quelle incassate dalle Amministrazioni locali. Nel periodo considerato l’incremento è stato del 58,8% . Ma se analizziamo il trend delle tasse locali ci accorgiamo che sono praticamente “esplose”: + 204,3% (pari, in termini assoluti, a +74,4 miliardi di euro), con un gettito che nel 2013 sfiorerà i 111 miliardi. Quelle centrali, invece, sono incrementate “solo” del 38,8% (pari a + 102,6 miliardi in valore assoluto), anche se nel 2013 le entrate di competenza dello Stato ammonteranno a ben 367 miliardi di euro. Tutti gli importi sopra citati, sottolinea la CGIA, sono a prezzi correnti (ovvero, includono anche l’inflazione).

    In linea generale possiamo affermare che lo scenario emerso da questa analisi è il seguente: la spesa pubblica, al netto degli interessi, ha “viaggiato” ad una velocità superiore a quella registrata dalle entrate fiscali, anche se a livello locale la tassazione ha subito una vera e propria impennata. Ciò ha contribuito ad aumentare il carico fiscale generale, portandolo a toccare un livello mai raggiunto in passato; in aggiunta, alla luce di una spesa pubblica complessiva che in questi anni è sempre stata superiore al totale delle entrate finali, la dimensione del nostro debito pubblico è continuata a crescere in maniera allarmante.

    L’anno di partenza di questa rilevazione, fa notare l’Ufficio studi della CGIA, coincide con l’approvazione della prima legge Bassanini che diede avvio al federalismo amministrativo e alla semplificazione burocratica.

    “Appare evidente – esordisce il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – che qualcosa non ha funzionato.
    Se i rapporti tra i cittadini e la Pubblica amministrazione sono oggettivamente migliorati, in materia di federalismo le leggi Bassanini e le riforme che sono state realizzate successivamente non hanno partorito i risultati che tutti ci aspettavamo. Ricordo che in Europa i Paesi federali – come la Germania, la Spagna, il Belgio o l’Austria – presentano un costo complessivo della macchina pubblica pari alla metà di quello registrato dai Paesi unitari. In Italia, invece, in questi ultimi 15 anni abbiamo assistito solo ad un processo di decentramento di una parte della spesa e delle entrate, con il risultato che sia l’una sia l’altra sono aumentate a dismisura”.

    Perché c’è stata una vera e propria “esplosione” della tassazione locale ?

    “L’aumento delle tasse locali – sottolinea Bortolussi – è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90. L’introduzione dell’imposta sugli immobili, dell’Irap, delle addizionali comunali e regionali Irpef hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali. Non dobbiamo dimenticare che, negli ultimi 20 anni, le Regioni ed i Comuni sono diventati responsabili della gestione di settori importanti come la sanità, i servizi sociali e il trasporto pubblico locale senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi. La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a molte amministrazioni locali che si sono difese facendo leva sulle nuove imposte locali introdotte dal legislatore”.

    Come fare per recuperare il tempo perduto ?

    “Bisogna completare il lavoro iniziato nella scorsa legislatura in materia di federalismo fiscale, ovvero definire al più presto i costi standard nella sanità e quelli degli Enti locali. Grazie ad una maggiore responsabilizzazione nella gestione della spesa da parte dei Presidenti di Regione e degli amministratori locali – conclude Bortolussi – saremo in grado di mettere in moto un processo virtuoso che porterà a tagliare gli sprechi, gli sperperi, le inefficienze e, conseguentemente, anche le tasse”.

    (*) sommate a quelle contributive determinano l’ammontare complessivo delle entrate fiscali


    Cliccca qui e scarica il comunicato stampa in formato pdf.


    Appare evidente che qualcosa non ha funzionato.
    E continuerà a NON funzionare, come era facile immaginare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1367
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #1368
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  9. #1369
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    Predefinito Re: Il Macio Picio

    E’ appena uscito il consueto ABI montly outlook, ovvero il bollettino statistico a cura dell’Associazione Bancaria Italiana.Dobbiamo incrociare i dati con quelli forniti dal Bollettino Statistico di Banca d’Italia perchè l’ABI NON fornisce più il dato sulle sofferenze lorde (che mentecatti).
    Come di consueto abbiamo controllato il livello delle sofferenze bancarie consapevoli che “quello” è il problema, forse il principale problema per tutto il sistema Italia.
    Al solito i dati si riferiscono a un mese e mezzo fa, ovvero Ottobre 2015.
    Come prevedibile e inevitabile la traiettoria delle sofferenze bancarie italiane è perfettamente in linea con quella Spagnola o Greca solo traslata di qualche trimestre, in particolare fa sensazione scoprire che le sofferenze NETTE rapportate al capitale+riserve (ovvero quelle sulle quali le banche non hanno ancora messo coperture a bilancio) stanno continuando a salire e dunque ad erodere il “margine” di sicurezza costituito dal capitale delle banche.
    Ecco i grafici auto esplicativi:
    Cominciamo con le Sofferenze Bancarie Nette e Lorde in % sugli Impieghi:



    • Sofferenze Nette : crediti problematici o inesigibili su cui NON sono ancora state messe coperture a bilancio
    • Sofferenze Lorde: Totale dei crediti problematici o inesigibili

    E con la loro variazione anno su anno….


    Infine il dato più preoccupante, l’incidenza delle sofferenze NETTE sul Capitale e sulle Riserve delle banche. Nonostate i ripetuti aumenti di capitale, e la distruzione del valore per gli azionisti, il rapporto fra sofferenze nette (non coperte da riserve) e capitale proprio continua a salire. Pagheranno gli obbligazionisti? E poi i correntisti? (ah saperlo)
    Commento: E quindi siamo di nuovo al solito aumento delle sofferenze lorde e nette ogni singolo mese che Dio manda in terra.
    Il totale delle sofferenze nette rispetto al capitale delle banche è vicino alla soglia del 22% una cifra elevatissima.
    Poi c’è la questione del totale del denaro che rappresenta la “raccolta bancaria”, obbligazioni e depositi:

    Vorrei fare notare l’acellerazione nel calo del livello del denaro raccolto dal sistema bancario italiano, dovuto principalmente dal crollo verticale delle sottoscrizioni delle obbligazioni bancarie (che sostanzialmente non vengono più rinnovate) ed anche da un calo della raccolta diretta sui conti correnti a gennaio-16.
    Due parole anche sulle intenzioni del Governo nel trasformare il macello delle BCC in un ente unico più solido. Io spero che si arrivi al modello Francese e che in sostanza spariscano le “banchette a vocazione territoriale” che altro non sono che il giocattolo dei politici e dei potentati locali per darsi credito facile.
    La questione dell’eventuale esenzione per gli istituti con 200 milioni di euro o più di capitale è un chiaro aiuto agli amici del Premier. Peraltro da quanto emerge le riserve indivisibili di queste BCC verrebbero tassate solo al 20% nella trasformazione in SPA un bel REGALONE agli amici di merende del premier.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #1370
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