



Almeno fino ad ora l'Unione Europea non sembra avere la coscienza politica per essere una potenza a sé stante, pare semplicemente un mostro burocratico-finanziario, un governo d'occupazione il cui "diritto" è modellato da banchieri privati e fondato sul loro dominio.
Insomma, questo scenario "Schmittiano" di antitesi tra il continente e gli anglo-americani per ora non lo vedo, anzi... poi io non sono un esperto di geopolitica, se ne sapete di più correggetemi pure.
Ultima modifica di Orco Bisorco; 18-02-14 alle 20:12


Perché NON possiamo fidarci di Renzi
No, non riesco a fidarmi di Renzi. E non solo perché non mi convince la persona, come ho già avuto modo di spiegare recentemente (“Renzi? Vi deluderà”). Nel valutare un leader politico cerco sempre di capire da dove venga, quali siano i suoi referenti e quali le sue intenzioni. Insomma, bisogna scavare nel suo passato, non per scoprire che ha fatto il boy scout e che ha partecipato alla “Ruota della Fortuna” – questa è aneddottica per il grande pubblico televisivo – ma per valutare i suoi legami politici e di interesse, soprattutto fuori dall’Italia, nonché la sua tempra e l’autenticità delle sue intenzioni.
Scrivo fuori dall’Italia, perché ormai i veri poteri – anzi, i cosiddetti poteri forti – non si trovano più all’interno del Paese ma in consessi sovranazionali, che perseguono i propri interessi applicando tecniche assai sofisticate.
Una di queste riguarda il reclutamento delle élite nazionali; trattasi di politici e alti funzionari che applicano agende in apparenza “patriottiche” ma in realtà funzionali ad altri obiettivi, mai dichiarati, e sovente antitetici rispetti a quelli nazionali. Ai loro occhi la distinzione destra-sinistra, che continua a infiammare gli animi, è ininfluente, perché il reclutamento è trasversale; include sia conservatori che progressisti; peraltro con una decisa predilizione per i leader « di sinistra » e i « tecnici » come Mario Draghi, Romano Prodi, Mario Monti, Ciampi, fino alla sua scomparsa Tommaso Padoa Schioppa, e a un livello più basso Enrico Letta, Giorgio Napolitano, Gianfranco Fini, Giuliano Amato.
I leader esclusi da questi consessi, ovviamente, vengono demonizzati mediaticamente (come ben sanno Berlusconi, Grillo, Bossi…).
La domanda da porsi è: ma Matteo Renzi da che parte sta? Come si parametra con le lobby sovranazionali? La risposta non è rassicurante. Matteo Renzi viene da lontano, da molto lontano. Il paragone più appropriato è con Barack Obama. E non è irriverente.
Ricordate? Nel 2008 Obama sembrava il rottamatore della politica americana, l’uomo che dava speranza, che prometteva lotta dura alle lobby della grande finanza Usa e del Pentagono. All’epoca seguivo in America la campagna elettorale e decisi di non lasciarmi annebbiare dalla retorica collettiva ma di analizzare l’indole del personaggio e, soprattutto, le sue reali relazioni con il potere che conta. Trovati i riscontri, scrissi, in perfetta solitudine, che Obama non avrebbe fatto nulla di quanto prometteva e che le lobby messe sotto accusa per il crash del 2008 avrebbero mantenuto la propria influenza; una verità che oggi è una banalità. Sei anni fa era eresia.
Ho applicato lo stesso approccio a Renzi.
Lo scoprii nel febbraio 2009, quando era solo il presidente della Provincia di Firenze, del tutto sconosciuto a livello nazionale. Lo scoprii perché il settimanale « Time » gli dedicò un articolo presentandolo come « l’Obama italiano ». Ne scrissi subito sul blog (vedi qui). Il mondo dei giornali è il mio mondo, come quello dello spin, e conosco molto bene le logiche della stampa americana. E’ assolutalmente inverosimile che un inviato speciale paracadutato a Roma da Washington possa scoprire, grazie al suo fiuto, le potenzialià di un giovanissimo presidente di Provincia. Quando avvengono questi miracoli c’è una ragione ovvero qualcuno ha fatto sì che alla redazione del settimanale arrivasse, nei modi appropriati, la dritta giusta. E un articolo su «Time» è una consacrazione ; il viatico per salire ancora più su o perlomeno per provarci.
E così fu. Da allora ho trovato altri riscontri sulla sua rete di relazioni. da una decina d’anni è grande amico dell’americano Michael Ledeen, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato ancora oggi pensatore molto influente, che lo accolse a Washington nel 2007. Il suo guru economico è un israeliano, ex uomo Mc Kinsey, Yoram Gutgeld, mentre Marco Carrai, giovane descritto come molto brillante e ben introdotto a livello internazionale, è il suo uomo di fiducia, che lo ha accompagnato dapprima da Tony Blair e poi da Barack Obama alla Convention democratica del 2012.
Il puzzle delle relazioni è certamente incompleto, ma sufficiente per delineare un disegno, una tendenza e soprattutto un clima.
Osservate le reazioni della stampa internazionale e delle cancellerie internazionali alle incredibili vicende di queste ore ovvero all’esautorazione del capo del governo italiano senza voto in Parlamento e senza spiegazioni plausibili, frutto semplicemente di una squallida manovra di Palazzo.
Nessuno, fuori dall’Italia, si indigna, nessuno si preoccupa, nessuno rilascia dichiarazioni sprezzanti sulla credibilità delle istituzioni. Va bene così, a tutti; perché un uomo di assoluta fiducia ma forse troppo prudente, come Enrico Letta, viene sostituito da un altro uomo di assoluta fiducia ma più deciso, più spregiudicato, come Matteo Renzi.
Temo che Renzi non sia un rottamatore ma un continuatore delle politiche di Mario Monti e di Enrico Letta. Cambiano gli interpreti, non le logiche; stessi interessi e stesse conseguenze. A voi di giudicare se positive o negative per l’Italia. Io, al riguardo, non ho dubbi.
Perché NON possiamo fidarci di Renzi ? il Blog di Marcello Foa
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




E poi c'è Grillo, il cui genio rivoluzionario è tale che Lenin in confronto non sapeva neanche coordinare la coreografia di un balletto.


Mica dicevo questo.
Il modello culturale e politico è identico sulle due sponde dell'Atlantico, ma questo è un fattore irrilevante perchè oggi comandano i quattrini e non le idee. La polarizzazione economica non coincide con quella politica, dal punto di vista politico abbiamo una Germania nana affogata in un'UE che è come la descrivi tu, un golem raccogliticcio; ma dal punto di vista economico è la Germania a suonare il piffero nell'area Euro (nonostante le resistenze di un Draghi, ad esempio), e questo non piace per nulla a USA e GB il cui modello economico e finanziario è strutturalmente diverso. E' un po' la riedizione degli scontri sull'Amur tra Russia e Cina negli anni '60, con broker e banchieri al posto delle guardie rosse.
Ultima modifica di Cale Yarborough; 18-02-14 alle 20:20
Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.






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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


beh un pò con Monti c'avevo visto giusto, una riforma è riuscita a farla, quella pensionistica
anche se fatta maluccio (esodati)
a regime nel 2019 la riforma consentirà risparmi dell'ordine di 40 mld l'anno
le altre riforme, a partire dalle liberalizzazioni, il cdx ha fatto muro...
qui ancora non s'è capito che per sviluppare una politica di potenza devi prima produrre ricchezza e la ricchezza si produce in una sola maniera, incentivando la gente a lavorare, le imprese ad assumere, i ricchi ad investire i loro denari nell'economia reale, non nella finanza o nelle case
cioè per fare politica di potenza non devi soggiacere ai desiderata del popolo
il popolo, se lasciato libero di esprimersi, vorrebbe oziare, lavorare (forse) una volta alla settimana e andare in pensione a 50 anni
cosi non crei un cazzo, solo una masnada di debosciati
e uno stato che non cresce da 5, 10, 12 boh neanche mi ricordo più da quanti anni....
queste riforme qui avrebbe dovuto fare il Berlusca nel 2001-2006 e non ci saremmo trovati in questa melma
ma lui preferi assecondare i benestanti sazi over 60, le uniche tasse che decise di togliere (poi rimesse ovviamente altrimenti i conti sarebbero sballati) furono la tassa di successione e l'ICI
mica le imposte sui redditi di chi lavora e produce noooo
ma mi sa che ne abbiam parlato mille volte, mi sarei anche annoiato a ripeterle
CLAUDIA CONTE, TI AMO!