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Discussione: Feccia

  1. #1
    ___La Causa del Popolo___
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    Predefinito Feccia

    Feccia - Stato & Potenza

    Pubblicato il: 23 febbraio, 2014
    Opinioni

    Feccia

    Come la Libia e la Siria sono state la prova del fuoco per la sinistra atlantista italiana, completamente denudatasi in tutto il suo splendido orrore, così l’Ucraina è il tornante che sciacqua via le minime illusioni sull’estrema destra neofascista, neotradizionalista e neonazista italiana.
    Forza Nuova, Casa Pound, Primatonazionale e altre carabattole per “Ben” e altri baracchini siglati 18 (AH), (non osando declamare ad alta voce i nomi delle loro divinità pentagonali), si sono schierati, dopo la sbornia pseudo-siriana, indefettibilmente, com’è nella loro natura, con la NATO, la CIA e fondazioni di Soros. Dietro una fraseologia patriottarda ed anti-europeista a chiacchiere (con tanto di azioni clamorose, rese possibili grazie alla connivenza di polizia e servizi segreti, con cui tali organizzazioni hanno sempre avuto rapporti più che intimi), si nasconde una finalità precisa, fiancheggiare la linea politica atlantista e americanista e autenticamente anti-eurasiatica.
    Il supporto dato da tale feccia neonazi-fascista italiana ai loro degni compari dell’estrema destra russofoba e antisemita galiziana (galiziani, non ucraini, essendo solo aspiranti servi della gleba dei latifondisti polacchi o guardiani dei campi di sterminio nazisti), significa soltanto questo: combattere contro l’Unione Eurasiatica, i BRICS e la rinascita del ruolo strategico dello spazio ex-sovietico.
    Non sono mai stati un caso la sinofobia intestinale e il razzismo anti-indiano e pro-mercenari dei pagliacci a contratto di Casa Pound, Forza Nuova e ciarpame simile.
    Speculari alle carnevalate pseudo-umanitarie e imperialiste della sinistra arcobaleno, schierata contro il Blocco Anti-egemonico che va formandosi nel mondo: da Cuba al Venezuela, dall’Iran alla Bielorussia, dall’India alla Cina, dal Brasile alla Russia, dove starlettes della TV, trans, invertiti e pervertiti di ogni risma hanno applaudito e salutato con gioia la distruzione della Jamahiriya Libica e l’aggressione alla Siria baathista. Così oggi vediamo naziskin cinquantenni; giovani nazi-fascistucoli adoratori di reliquie del III Reich, fulminati che vedono il cristo nazista risorto dall’America Latina all’Antartide, vedove di adolf e ben e altri derelitti salutare la guerra civile e la distruzione dell’Ucraina, nel nome del sanguinario kollabò dei nazisti e della CIA Stepan Bandera (e dei suoi padroni, l’UE, la NATO e la Grande Germania, sempre nel loro cuoricino nero marcio).
    Oggi, il partito americanista si dispiega al massimo in Italia, con l’avanguardia rappresentata dal neo-nominato governo ‘arancione’ italiano di Matteo ‘Peppa Pig’ Renzi: ministri realmente sionisti, agenti reaganiani della BCE, putrettole allevate nei campi Hobbit del dipartimento di Stato USA e altre degenerazioni prodotte dai laboratori della Republikina antisociale del cittadino svizzero Carlo Demaledetti e del decrepito avanguardista Scalfari, con l’ausilio della buffonata a 5 stelle delle ‘giovani’ risorse italidiote del golpismo americanista, i cui deputatini chiacchieroni e cialtroni si vedono regolarmente con ambasciatori e consoli degli USA, per ricevere le direttive del giorno.
    Un governo bellico affiancato a sinistra dallo squallido circo salottiero catto-ex-comunista dei Vendola e delle Boldrini, sempre in prima linea nei ‘bombardamenti umanitari’ della NATO e degli USA, attraversando tutta la scena sinistra fino alla propaggine acchiappamoscerini del ‘taximarxista’ Marco Rizzo, lo stalinista da talk show, che aizza i suoi seguaci contro l”imperialismo’ sudafricano e brasiliano…
    Dall’altro lato dell’italiana full spectrum del Pentagono, vi sono i succitati kameraden, pronti a supportare la nuova operazione ‘Barbarossa’ atlantista, bastandogli solo che i carri armati americanisti siano decorati con qualche ‘sticker‘ con la svastica o con il grugno di Mussolini.
    Una nuova fase si apre non solo in Ucraina, ma anche in Italia, dove il partito americanista non è stato mai così scopertamente palese, ma proprio per questo, assai meno convincente.
    -----------------------------------------------------------------------------------------
    Ho evidenziato in neretto le parti con cui non concordo, nè nei toni nè nel merito, ma il senso dell'articolo resta, a mio avviso, valido e condivisibile. Purtroppo, aggiungo.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
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  2. #2
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    Predefinito Re: Feccia

    credo che vi sia un errore di fondo (che riscontravo anche in lagrassa): la tecnocrazia europea è un altro blocco geopolitico rispetto agli USA.
    pur essendo talvolta alleati sono cose diverse sia in termini geografici sia come caratteristiche di dominio.

    che casa pound stia in posizione anti-russa mi pare coerente,
    non sognano l'eurasia ma l'europa.

  3. #3
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    Predefinito Re: Feccia

    MaIn, non concordo. Perchè la eurotecnocrazia sarà anche un blocco diverso, ma fondamentalmete è una propaggine in terra europea degli interessi americani. Mi sa che a volte ci si dimentica di chi sono le basi militari installate in Europa e chi è che determina le scelte politiche ed economiche. Ci piaccia o no, con o senza UE noi siamo colonia. E questo si riallaccia al discorso CasaPound: nemmeno io sono eurasiatista, non al 100% almeno, come certi eurasiatisti che hanno la testa rivolta ad est come se di là dovesse giungere chissà quale messia e liberatore. Anzi io personalmente sono nazionalista, nemmeno tanto europeista, soprattutto se questa UE è l'Europa che si vorrebbe costruire. Il punto è proprio questo: se ci si vuole liberare della occupazione yankee e di questa europa farlocca di tecnocrati e banchieri, ebbene questo a mio parere passa necesseriamente da un indebolimento che metta ancora più a nudo l'artificiosità di questa costruzione che strangola i popoli per ingrassare altrui interessi. E questo, volenti o nolenti, può avvenire solo tramite un riequilibrio tra i due poli, non certo con un indebolimento della Russia. Non si tratta di essere filo-Putin, si tratta solo di masticare un pò di geopolitica; a me non interessa che simboli ci siano nelle bandiere di Svoboda, se sono camerati, compagni, questa è l'ultima cosa che guardo, al contrario di quanto evidentemente hanno fatto CPI e FN. Io so solo che nulla mi lega a chi evidentemente ha una visione diversa di Europa rispetto alla mia, considerato che ci tengono tanto ad entrare in questa UE, che anche i due suddetti movimenti dicono di negare e di voler abbattere, evidentemente solo a parole.
    Spero, considerato l'orario, di essere stato chiaro.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Feccia

    Il problema della destra radicale si chiama Adinolfi Gabriele. Uno che cambia casacca spesso e volentieri ma che giura di essere un fascio "duro e puro" perché in passato militò nella Terza Posizione. Adinolfi ne ha sparate di cazzate, a sostegno di Berlusconi, di Tremonti e ora si spertica in lodi nei confronti dei camerazzi ucraini.

  5. #5
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    Predefinito Re: Feccia

    Aggiungo: ora Adinolfi sta cercando di traghettare CPI al fianco dei berlusconiani di Fardelli d'Italia. Un uomo che ha perso ogni parvenza di dignità e che, purtroppo, viene letto con molto interesse dai giovani di quella fazione politica.

  6. #6
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    Predefinito Re: Feccia

    Ucraina 2014: consolidamento di Mosca - Stato & Potenza

    Pubblicato il: 24 febbraio, 2014
    Editoriali

    Ucraina 2014: consolidamento di Mosca

    Con il golpe orchestrato dalle fazioni della destra liberista atlantista e dalle bande nazifasciste ad esse associate, si conclude la storia dell’Ucraina ‘indipendente’ dal 1991, a sua volta nata a seguito dell’altro golpe che portò alla dissoluzione dell’URSS e all’indipendenza più o meno formale delle 15 repubbliche sovietiche che la costituivano. Kiev da allora è stata governata da un dirigenza politica propensa solo a ricatti, convenienze temporanee ed accordi di basso profilo, arrivando a partecipare a vari tentativi di erodere e danneggiare la Federazione Russa: adesione al GUUAM, partecipazione indiretta all’aggressione della Georgia all’Ossezia del Sud, continui flirt con la NATO e l’UE. Il tiramolla con Bruxelles e Washington finisce con l’instaurazione di un governo liberal-fascistoide che accetterà gli ordini dei propri mandanti atlantisti: USA, Germania, Polonia e Francia. Ovviamente, le bande di squadristi nazifascisti e i locali mercenari della NATO potranno estendere il loro dominio fino a un certo punto in Ucraina, le regioni russofone, più industrializzate ed economicamente autosufficienti, hanno già deciso di ignorare il governo di pagliacci quisling insediatosi illegalmente a Kiev.
    In sostanza le aree strategiche dell’Ucraina, il premio agognato della ‘rivolta colorata’ istigata sia dall’apparato euro-parassitario tedesco che dalle agenzie strategico-sovversive statunitensi a Kiev, restano e resteranno fuori dalla presa della NATO e dell’UE. Difatti si assiste alla frattura definitiva dell’Ucraina, frattura voluta dai pidocchiosi manichini atlantisti imposti a Kiev. Infatti, il neo-governo fantoccio ha emanato leggi che vietano la lingua russa (lingua naturale di metà della popolazione), nonché la soppressione dei partiti e dei media espressione di questa parte russofona della popolazione ucraina. Ciò indica solo la volontà autodistruttiva e vendicativa tipica dei ‘democratici’ estremisti obnubilati e drogati dalle chiacchiere tantriche allucinatorie dei neocon americanisti sguinzagliati in Ucraina dal fantoccio mediatico Obama e dall’euro-burattino Merkel, inane bancarelliera dell’europolitica farlocca e economicida della Bundesbank. Se un vecchio rincoglionito come il senatore statunitense John McCain, o la killer personale della nullità Obama, l’isterica ambasciatrice Susan Rice, arrivano ad ammonire Mosca di non ‘intervenire’ in Ucraina, vuol dire che a Washington si sente puzza d’inquietudine, sapendo che la Federazione Russa interverrà con tutti i mezzi per consolidare il vantaggio strategico concessole da cotanta manfrina colorata. Infatti, a Washington si rendono conto di aver fallito anche questa partita a poker con Mosca. Sì, sono riusciti ad imporre il loro fantocci a Kiev, ma non su tutta l’Ucraina, e quella parte dell’Ucraina, russofona e patriottica, che gli sta sfuggendo, andrà a ripararsi sotto l’ombrello nucleare russo, come hanno già fatto le molto più piccole repubbliche autonome caucasiche di Abkhazija e Ossezia del Sud. Per difendere queste piccole repubbliche, Mosca non esitò ad affrontare sul campo di battaglia la Georgia e la NATO, vincendo la partita. I falchi-gallina di Washington, Londra, Parigi e Berlino comprendono benissimo che i russi non avranno timori nel ricorrere alle stesse misure per difendere la popolazione russofona ucraina. Passando la palla così alla ‘diplomazia’ euro-atlantista che, per quanto preda di eccitazioni infantili, sa benissimo che davanti all’incolumità della popolazione dell’Ucraina orientale Mosca non resterà impassibile.
    Le olimpiadi di Sochi sono passate, e il tacito scambio Kiev per Damasco deciso tra Washington e Mosca, è stato chiuso. Infatti, abbattuto il fanatico gagà saudita Bandar bin Sultan, per aver sostanzialmente perso la partita primaverile araba, Ryadh e Washington paiono aver rinunciato all’ennesimo assalto contro Damasco, che sembrava imminente, (in realtà sembrava imminente almeno dall’agosto 2013, ma senza mai avverarsi). In sostanza, le truppe mercenarie in Siria subiscono una sconfitta dopo l’altra, venendo esaurite, mentre i sauditi disperdono le loro forze aumentando i fronti dello scontro con l’Asse delle Resistenza, allargandosi in Iraq e in Libano, e probabilmente anche in Egitto e Palestina, mentre i loro ascari si scontrano con i banditi al soldo di Ankara e Doha, in una guerra fratricida che fortunatamente miete sempre più vittime tra le file taqfirite.
    Il premio ucraino andrà alla Federazione Russa, che in un modo o nell’altro, riunirà alla Madrepatria la Piccola Russia, cioè l’Ucraina sud-orientale, con capitale Kharkov. La Piccola Russia porterà in dono a Mosca i complessi industriali metalmeccanici di Dnepropetrovsk, l’industria missilistica di Juzhnoe, i giganteschi cantieri navali di Nikolaev, dove furono costruite le portaerei russe, cinese e indiana, permettendo così alla marina russa di realmente avviare un programma navale comprendente le future portaerei a propulsione nucleare, senza dover costruire da zero i cantieri navali necessari. E tutto ciò oltre alle coste dell’Ucraina, alla penisola di Crimea, ai bacini minerari del Donbass e alla relativa industria estrattiva. Tutti obiettivi bramati da Berlino e da Washington nella loro operazione colorata ucraina. Davanti a tale immenso patrimonio strategico-industriale, Mosca accetterà l’abbandono all’UE delle instabili regioni ucraino-occidentali, prima ragione dell’instabilità imperante a Kiev, che ne rendeva impossibile l’adesione all’Unione Eurasiatica. Invece, l’adesione della Piccola Russia permetterà all’Unione Eurasiatica di consolidarsi, acquisendo delle regioni strategiche, sviluppate ed omogenee, che non creeranno focolai d’instabilità all’interno dell’Unione progettata da Mosca.
    E restino pure tranquilli coloro che s’irritano, dopo essersi bagnati le mutandine all’idea, del fatto che Mosca in realtà non scatenerà nessuna guerra termonucleare soltanto per tenersi le instabili e miserabili regioni della Galizia, oramai preda anche dello squallore ideologico-culturale espresso sia dalla teppaglia nazifascista inquadrata da Mossad, Soros e servizi polacco e tedesco, e sia dalle bande mercenarie ‘berlusconiane’ guidate da fenomeni da baraccone come il pugile suonato Klishko e la mafiosa Tymoshenko. Se è vero che è possibile che le basi NATO avanzeranno verso Mosca, è anche vero, che avanzeranno per mettersi entro la portata dei missili tattici e di teatro russi, cosa impossibile con in mezzo l’Ucraina, pavida, tremolante e inutile che ha vivacchiato fino al 20 febbraio 2014.
    Alessandro Lattanzio, 24/2/2014
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  7. #7
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    Predefinito Re: Feccia

    Blitz negli aeroporti «La Crimea invasa da aerei e parà russi» - IlGiornale.it

    Simferopoli (Crimea) - L'aeroporto della capitale della Crimea è presidiato da soldati filo russi in tenuta da combattimento.





    Tutti portano elmetto, mimetica verde, fucile d'assalto e mefisto per non farsi riconoscere. (guarda il video)
    Proviamo a chiedere chi sono, ma tirano dritto guardandosi attorno con il dito sul grilletto. Non spiccicano una parola e dallo sguardo si capisce che hanno ricevuto ordine di non aprire bocca. Dall'alba di ieri reparti militari hanno preso il controllo di due aeroporti strategici. Marines della flotta del Mar Nero stanno circondando la guardia costiera ucraina a Sebastopoli «per prevenire che le armi a disposizione della base siano sequestrate da estremisti». I militari di frontiera a Balaclava sono pure sotto tiro di truppe russe. I Berkut, i corpi speciali di polizia usati contro i manifestanti di Maidan, cui Mosca ha concesso ieri il passaporto russo, bloccano l'istmo che collega la penisola della Crimea al resto dell'Ucraina. Secondo il governo di Kiev «all'aeroporto militare di Gvardiiski sono atterrati 13 aerei militari russi, con duemila paracadutisti». Pavel Sheprov della milizia filo russa di Simferopoli smentisce e dichiara a il Giornale: «Abbiamo forze sufficienti sul terreno. Non c'è bisogno di truppe russe russe di rinforzo».
    I militari all'aeroporto di Simferopoli non sono miliziani fai da te, ma uomini addestrati e ben equipaggiati con mitragliatrici pesanti. La polizia sembra che collabori. I volontari di «samoobarona», la milizia civile filo russa, crea un cordone attorno ai soldati. Una signora con il trolley accelera per prendere il volo e i taxi rallentano, ma non vengono fermati o controllati. Il blitz sull'aeroporto è scattato dopo l'annuncio del nuovo presidente rivoluzionario dell'Ucraina, Turchynov di essere pronto a volare su Simferopoli in mano ai filo russi. I soldati in assetto da combattimento non hanno mostrine, bandiere, gradi o segni di riconoscimento. Non si capisce se sono i fanti di marina dell'810° reggimento anfibio di stanza a Sebastopoli, base della flotta russa del Mar Nero. Oppure soldati ucraini in Crimea, che hanno voltato le spalle al governo rivoluzionario di Kiev.
    Cinquanta chilometri più a sud pure l'aeroporto militare di Bilbek è presidiato. (guarda il video) In mezzo alla strada, davanti al cancello d'ingresso della base, è messo di traverso un grosso camion militare. Soldati in assetto da combattimento con le stesse uniformi senza mostrine viste a Simferopoli tengono la posizione. Arriva un ufficiale per impartire ordini con un colbacco nero, che assomiglia molto al tipico copricapo dei graduati della flotta russa. A Bilbek è stato segnalato l'arrivo di una decina di elicotteri di Mosca compresi quelli d'attacco, Hind Mi 24. Dentro la base, però, sventola ancora la bandiera ucraina.
    A cento metri dal camion messo di traverso la milizia civile filo russa ferma tutti ad un posto di blocco con cavalli di frisia. Maxim è un ragazzetto di 20 anni con il poncho mimetico e l'elmetto in testa, che non dorme da giorni. «Ci hanno mobilitato da Sebastopoli. Non posso dirvi nulla sui soldati - spiega con gli occhi verdi che brillano - Ma sto facendo il mio dovere per evitare che in Crimea ci sia un'altra Maidan». Il riferimento è alla piazza di Kiev dove è scattata la rivolta anti russa. Sulla strada del ritorno troviamo una colonna in sosta di camion della flotta russa diretta verso la capitale. Quando un ufficiale si accorge che stiamo filmando cerca di prendere la telecamera. Poi ci lascia andare. (guarda il video)
    A Simferopoli il nuovo capo del governo locale, Volodimir Konstantinov, è stato nominato da un parlamento occupato da commando filo russi. Secondo lui il presidente deposto, Yanukovich, è ancora «il capo dello Stato in carica». Kiev ha destituito il comandante delle forze armate, l'ammiraglio Yuriy Ilyin, ma il quartier generale della Marina ucraina, che potrebbe guidare la controrivoluzione è a Sebastopoli. Non a caso negli ultimi giorni dei caccia hanno sorvolato la città e si segnalano movimenti di blindati dalle basi della flotta russa. Dopo il dispiegamento di forze militari nei punti strategici, la Crimea non sembra più parte dell'Ucraina. E oggi lo spazio aereo sarà chiuso. Ma nessuno sa chi l'abbia ordinato.
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    Predefinito Re: Feccia

    Ucraina, i militari leali al popolo abbandonano i golpisti della NATO | Aurora

    Ucraina, i militari leali al popolo abbandonano i golpisti della NATO

    marzo 3, 2014 Lascia un commento

    Il servizio delle guardie di frontiera della Russia ha dichiarato che 675000 cittadini ucraini sono emigrati in Russia dall’inizio dell’anno. Solo a febbraio, il flusso migratorio dalla regione di Rostov, in Ucraina, è aumentato del 53 per cento, mentre dalla regione di Kursk è aumentato del 71 per cento. “La gente ha paura per la sorte di chi gli è vicino e non chiede solo protezione, ma anche aiuti ricevendo subito la cittadinanza russa. Nelle ultime due settimane di febbraio sono emigrate circa 143000 persone“, ha detto il capo del dipartimento della cittadinanza del servizio di migrazione. Nel frattempo, il governo golpista di Kiev invocava l’intervento della NATO per garantire l’“integrità territoriale”, un chiaro segno che i golpisti non hanno il supporto delle forze armate e dei servizi di sicurezza ucraini. I golpisti hanno definito “aggressione” la risposta del parlamento russo alle richieste di aiuto dei cittadini russofoni dell’Ucraina, minacciati da una serie di provvedimenti discriminatori e revanscisti da parte degli atlantisti xenofobi eterodiretti, messi al potere a Kiev. Oltre a chiedere la protezione della NATO, il “ministro degli Esteri” ucraino Andrej Deshitsa ha esortato l’alleanza atlantica a presidiare le centrali nucleari in Ucraina. La Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, avendo perduto ogni legittimazione presso le forze armate nazionali, con tono lamentoso pretende che Mosca abbandoni al suo destino la popolazione russofona ucraina, “Qualsiasi movimento di truppe, attrezzature e armi deve essere effettuato solo con l’accordo delle autorità competenti dell’Ucraina in conformità agli accordi e alle leggi dell’Ucraina“, aveva detto il parlamento ucraino, mentre nel frattempo il fantoccio dei tedeschi, Vitalij Klishko, su ordine di Berlino, presentava la proposta per una commissione di negoziazione con la Russia. “E’ imperativo avviare dei negoziati. Dobbiamo risolvere questo problema senza l’uso della forza o armi, ma attraverso consultazioni per evitare lo spargimento di sangue“.
    Manifestazioni pro-Mosca si svolgono da Odessa a Kirovograd a Kharkov e Sebastopoli, tutta l’Ucraina meridionale e orientale non riconosce il governo golpista dei maidanisti (coagulo di forze revansciste, xenofobe, neofasciste, liberiste e atlantiste cementate dai dollari e dalla propaganda russofoba ed anti-eurasiatista della NATO e di Soros). Il segretario di Stato USA John Kerry minaccia Mosca: “A meno che passi immediati e concreti non siano presi da Russia per ridurre le tensioni, l’effetto sulle relazioni USA-Russia e sulla posizione internazionale della Russia saranno profondi“. Senza dubbio ciò è vero. Ma sarebbero stati profondi anche se la Russia non si fosse mossa. Nel primo caso, per l’Eurasia, gli “effetti profondi” sono positivi, nel secondo caso sarebbero stati estremamente negativi. L’occidente è “pronto ad andare fino in fondo per isolare la Russia“, ha detto Kerry, aggiungendo che la Russia perderà la sua appartenenza al G-8, così come subirà il divieto dei visti e il congelamento dei beni all’estero. Il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, minacciava la Russia che “deve fermare la sua attività militare e le sue minacce“, all’apertura della riunione straordinaria sull’Ucraina del Consiglio Nord Atlantico, principale organo della NATO.
    Intanto, le forze armate ucraine abbandonano i criminali insediati a Kiev dalla rete terroristica atlantista di Gladio: l’ammiraglia della flotta dell’Ucraina, la fregata Hetman Sakhajdachnij, ha rifiutato di eseguire gli ordini di Kiev ed aderiva alla flotta russa issandone la bandiera. “La nave ammiraglia della Flotta dell’Ucraina, la Hetman Sakhajdachnij, ha issato la bandiera di Sant’Andrea, l’equipaggio segue gli ordini del comandante in capo delle forze armate dell’Ucraina, Viktor Janukovich“, dichiarava il senatore Igor Morozov, della commissione per gli affari internazionali della Duma. Ciò avveniva il giorno dopo le dimissioni del Contrammiraglio Denis Berezovskij, appena nominato comandante della marina militare ucraina dall’autonominatosi presidente Aleksandr Turchinov. Berezovskij ha dichiarato fedeltà “al popolo della Crimea” impegnandosi a “difenderlo“, durante una conferenza stampa presso lo Stato maggiore della marina russa di Sebastopoli. La fregata Hetman Sakhajdachnij, di ritorno dal Golfo di Aden, doveva essere bloccata nello stretto dei Dardanelli; infatti Arsenij Jatsenjuk, l’autonominatosi premier dell’Ucraina, aveva chiesto al premier turco Recep Tayyip Erdogan di non far attraversare lo stretto del Bosforo alla fregata. Il capitano della nave e comandante della squadra navale ucraina, Ammiraglio Andrej Tarasov, ha disobbedito a tali ordini. Infine, i militari ucraini di stanza in Crimea aderivano alle forze di autodifesa locali dichiarando di prendere ordini solo dal comando delle forze di autodifesa della Crimea. Le autorità della Crimea confermavano che le unità ucraine si affiancano alle forze filo-russe, “Oggi le forze armate ucraine in Crimea sono passate al fianco delle autorità della regione autonoma di Crimea. La transizione è stata assolutamente pacifica, senza che un solo colpo sia stato sparato.“ Altri cinque comandanti militari ucraini hanno giurato fedeltà alla Crimea, mentre il Primo ministro della Repubblica autonoma, Sergej Aksjonov, annunciava la creazione della Marina Militare e del Ministero della Difesa della Crimea. Il comandante del Servizio di sicurezza della Crimea Pjotr Zima, il direttore del dipartimento degli Interni della Crimea Sergej Abishov, il direttore del servizio delle situazioni d’emergenza Sergej Shajov e il comandante delle Guardie di Frontiera della Crimea Viktor Melnichenko, hanno giurato fedeltà al popolo di Crimea, presso il Consiglio dei ministri e alla presenza del governo regionale e dei sindaci di diverse città e regioni. I militari hanno promesso di “rispettare rigorosamente la Costituzione della Repubblica autonoma di Crimea” e “di promuovere la conservazione della pace etnica e civile” della penisola. “Penso che questo giorno sarà ricordato nella storia della Repubblica autonoma di Crimea come il giorno in cui le agenzie di sicurezza divennero autonome“, ha detto il primo ministro regionale Sergej Aksjonov, “dimostreremo che il popolo di Crimea sa proteggersi e garantire sicurezza e libertà ai cittadini. Finora, il 90 per cento di tutte le forze dell’ordine sul territorio della regione autonoma si sono subordinati al Consiglio Supremo della Crimea“. Le Forze armate ucraine nella Repubblica Autonoma di Crimea, il 2 marzo, hanno quindi giurato fedeltà alle autorità locali. La decisione è stata presa mentre sempre più soldati in Crimea e nelle altre regioni meridionali ed orientali dell’Ucraina, abbandonano i golpisti di Kiev ed aderiscono alle milizie di autodifesa locali, al comando dei governatori e delle autorità locali.
    Sul piano internazionale, si evidenzia che Mosca e Pechino hanno un punto di vista coincidente sulla situazione in Ucraina, dopo la telefonata del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov al collega cinese Wang Yi. “I ministri degli Esteri si sono scambiate le opinioni sulla situazione in Ucraina, evidenziando la sintonia dei punti di vista di Russia e Cina sulla situazione nel Paese. Sergej Lavrov e Wang Yi concordano nel mantenere contatti stretti sul tema”. Inoltre, il ministro degli Esteri iraniano, Muhammad Javad Zarif, ha chiesto una maggiore cooperazione tra Teheran e la Shanghai Cooperation Organization (SCO), sottolineando la necessità di ampliare la cooperazione con il Patto di Shanghai, durante un incontro a Teheran con il Segretario Generale della SCO Dmitrij Mezentsev, affermando che la Repubblica islamica e l’organizzazione hanno “interesse ad azioni comuni“. Il ministro degli Esteri iraniano ha espresso la disponibilità di Teheran a una maggiore cooperazione con la SCO nell’economia, commercio, energia, trasporti e lotta al terrorismo. Mezentsev ha valutato positivamente la visita a Teheran, affermando che il viaggio rafforza ulteriormente i legami SCO-Teheran, salutando anche i progressi del programma nucleare di Teheran. La SCO è un’organizzazione internazionale di sicurezza fondata nel 2001 a Shanghai da Cina, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Iran, India, Mongolia, Afghanistan e Pakistan hanno lo status di osservatori presso l’organizzazione.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

 

 

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