



Vero, ma il Catechismo della Chiesa Cattolica, in tema di Eucaristia, chiede esplicitamente di farla almeno il giorno di Pasqua (ovviamente dopo il sacramento della Riconciliazione). Va da se che ciò è valido per i fedeli in stato di grazia, certo, ma credo che per i divorziati risposati che dimostrano di avere una grande fede e che partecipano attivamente alla vita ecclesiale si possa fare, almeno quel giorno, una piccola eccezione. Non credo che Dio si offenderebbe.


La tua proposta è improntata a spirito di misericordia, e questo è lodevole.
Però la misericordia, consta nell'esercizio della carità, e la carità prima è l'espressione della Verità.
Il sacerdote che ad esempio si rifiuta di dare la comunione ad un divorziato risposato non esercita un abuso od una cattiveria, ma viceversa la Verità nell'annunciare la Dottrina laddove questa esprime "26 Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. 27 Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. 28 Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; 29 perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.
La volontà di evitare una , incosapevole o meno comunione sacrilega è perciò di giovamento spirituale alla persona stessa.
Che però ha ugualmente Cristo davanti a se, nell'adorazione Eucarestica. Ed è altrettanto vicina al Signore.
Così come appunto la privazione della Comunione Reale è però pena medicinale laddove porta ad un processo di riflessione e , si spera, pentimento e quindi conversione.
Se si è fuori dallo stato di grazia, lo si è, e non c'è condono...
E te lo dico perché in passato, trovandomi in situazione simile di esclusione sacramentale e conoscendo bene il significato della Comunione, la sua privazione e la riflessione relativa alla privazione di essa mi ha portato a riflettere molto e rimettermi un po' sulla carreggiata.
Il buonismo uccide non tanto la Fede , ma la possibilità della Salvezza.
Se la Chiesa non ci insegnasse la dottrina , saremmo ciechi che navigano nelle tenebre.
Ultima modifica di Miles; 15-03-14 alle 20:34
Preferisco di no.




D'accordo, essere in uno stato di colpa, e non di grazia, non consente un corretto recepimento del Sacramento, ma proprio leggendo la lettera di San Giacomo ti dico che se un divorziato risposato fa vedere la sua fede con le opere di carità e con le opere cristiane si può rendere degno, almeno nel giorno della Pasqua del Signore, di ricevere il Corpo di Cristo. A volte una corretta predisposizione dell'animo può anche parzialmente riscattare la colpa terrena, non credo che Dio si offenda di fronte a ciò.
Ha detto bene Miles, è un atto di pura misericordia, ed essa, associata ad un percorso di fede che consenta al divorziato di comprendere il suo stato, di accettarlo e di viverlo nel miglior modo possibile può comportare, almeno per quel giorno, una piccola eccezione. Poi, certo, fiat voluntas Dei...


Sembra quasi però che il Sacramento della Confessione diventi superfluo.
Eppure quest'ultimo oltre al valore ex opere operato di riconciliazione con Dio, è proprio metafora anche della stessa missione di Cristo sulla terra adempiuta a partire dall'incarnazione.18 E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. 19 Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio
Centra poco S.Giacomo in questa lettura, laddove le opere sono sì testimonianza della Fede, ma di certo non possono supplire alla mancanza di Grazia. Il peccato mortale ci allontana da Dio ed è la Grazia conseguita mediante il battesimo che ci porta comunque a ricercarlo per il pieno perdono.
Le buone opere si compiono cioè nonostante la mancanza di piena Grazia e non certo in funzione di essa.
Francamente, no. Dio ci ha dato mezzi ben precisi e non certo impossibili per riscattare i nostri peccati.A volte una corretta predisposizione dell'animo può anche parzialmente riscattare la colpa terrena, non credo che Dio si offenda di fronte a ciò
Non mi sembra corretto inventarsene di più comodi . Più che mancanza di correttezza sarebbe come dire, mancanza di Fede.
Il pentimento è l'inizio del cammino di conversione ,ma non la conversione in se e per se.
Poi francamente, Cristo parla di conversione dal e non di accettazione del peccato.
Alla fine se Dio non fosse somma giustizia non potrebbe essere sommo bene. E se per i nostri peccati ha mandato in dono il proprio figlio fino alla morte ed alla morte di Sacrificio come espiazione dei nostri peccati, vuol dire che il peccato è un'inimicizia tale con Dio , che ha dovuto richiedere un così carissimo prezzo per essere saldato , che non basta una semplice "accettazione" dello stesso.
La misericordia non prescinde dalla giustizia di Dio. Perché se Dio non fosse giusto, non potrebbe essere misericordioso.
Preferisco di no.


Le opere devono corrispondere al proprio status e in primis c'è fare il proprio dovere, che pensi che un ladro che vada a Messa abbia fede? Le sue opere saranno riportare la refurtiva, lo stesso per i risposati, onorare l'unico matrimonio..che poi dopo se.fanno anche elemosina è meglio, ma non è quello che gli chiede il Signore.
ϟ qualis vibrans


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