



In ambito antico protocristiano per "inferi" ( e non tenebre!), pur essendo la dottrina del purgatorio già anticipata nel testo evangelico ed in quello paolino e trovando piena testimonianza nella letteratura subapostolica nel Pastore di Erba , si intendeva variegatamente tutto l'aldilà (ad eccezione del Paradiso).
Un po' come il tartaro dei greci , per intenderci.
Ergo sia inferno che purgatorio che limbo.
Giacchè l'inferno è dimensione atemporale che possiamo ascrivere all'eternità (e da cui non v'è ritorno), in questo caso si intendono quindi purgatorio e limbo.
Comunque , puoi ben vedere l'indicazione del significato di inferi nel c.d. Credo Apostolico.
Scusate il tono un po' professorale, sapete bene che su queste materie preferisco eccedere nello zelo che essere vago o non circostanziato.
Preferisco di no.




(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio


E gli Inferi cosa sono?La discesa agli Inferi anzitutto "è una conferma che la sua (di Gesù) fu una morte reale, e non solo apparente. La sua anima, separata dal corpo, era glorificata in Dio, ma il corpo giaceva nel sepolcro allo stato di cadavere". [37]Durante i tre giorni (non completi) passati tra il momento in cui “spirò” (Cfr. Mc15, 37) e la Risurrezione, Gesù ha sperimentato lo “stato di morte”, cioè la separazione dell’anima dal corpo, nello stato e condizione di tutti gli uomini. Questo è il primo significato delle parole “discese agli Inferi”, legate a ciò che lo stesso Gesù aveva preannunziato quando, riferendosi alla storia di Giona, aveva detto: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt12, 40). [38]Per comprendere definitivamente la differenza che v'è fra Inferi ed Inferno, ci viene in aiuto la Scrittura stessa:"C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi»". [40]E' importante analizzare: "Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui".Gli Inferi ove Gesù discese dopo la morte, corrispondono ad un preciso lembo dell'Inferno, dove i giusti morti prima della "discesa agli Inferi", sostarono in attesa di ricongiungersi al Padre.E' altresì fondamentale ricordare che assolutamente le pene e le sofferenze delle anime da sempre dannate, quindi situate nell'Inferno, sono differenti da quelle delle anime dei giusti che sostavano negli Inferi.San Tommaso a riguardo ci ricorda che: "Esistono due specie di dolore. Il primo è dovuto alla sofferenza della pena, subita dagli uomini per il peccato attuale; ad essa si riferiscono le parole del Salmista: "I dolori dell'inferno mi hanno circondato". - Il secondo è il dolore derivante dalla dilazione della gloria sperata, secondo l'allusione dei Proverbi: "La speranza differita affligge l'anima". Codesto dolore era sofferto nell'inferno anche dai santi Patriarchi. E S. Agostino accennando ad esso afferma, che "pregavano Cristo supplicandolo con lacrime". Ebbene, Cristo col discendere agli inferi mise fine a entrambe le specie di dolore: però in maniera diversa. Infatti pose fine ai dolori dei castighi preservando da essi: come di un medico può dirsi che mette fine a una malattia preservando da essa con l'opportuna medicina. E mise fine sull'istante ai dolori causati dalla dilazione della gloria, donando la gloria". [41]L'unico dolore che soffrivano i giusti negli Inferi, in attesa della "discesa" di Cristo, era dato dalla "dilazione della gloria sperata", ossia dalla lontananza dalla visione beatifica di Dio. Nessun altro tipo di dolore essi patirono.Ecco che gli Inferi o "Limbo dei Padri" o "Seno di Abramo" possono essere considerati sotto 2 aspetti:- "Primo, per l'esenzione che vi si godeva dalla pena del senso. E sotto tale aspetto ad esso non si addiceva il nome d'inferno, né vi si riscontravano dei dolori. Secondo, si può considerare quale privazione della gloria sperata. E da questo lato esso presentava l'aspetto d'inferno e di dolore. Ecco perché adesso per seno di Abramo s'intende la sede dei beati: ma non può chiamarsi inferno, né si ammettono dolori nel seno di Abramo". [42]Gesù discese negli Inferi o "Limbo dei Padri" o "Seno di Abramo" ed ai giusti predicò la Buona Novella e aprì per loro le porte del Paradiso. L'inferno, che ha sempre accolto i dannati, esiste quale momento in cui Satana si ribellò con gli altri angeli ribelli.
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio