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Discussione: Dion Fortune

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    Predefinito Dion Fortune

    Posto questo breve articolo. Mi pare ben scritto e il sito da cui l'ho tratto (airesis.net) è di sicuro interesse. Buona continuazione a tutti.


    DION FORTUNE: DALLA PSICOANALISI ALL'OCCULTISMO

    di Luciano Pirrota - saggista


    In Dion Fortune sono sempre esistite in coesistenza due facce: la colloquiale scrittrice di pubblicazioni divulgative piena di prudenza nel guidare i suoi lettori nei primi passi sulla via dell’occulto, la sciava il posto, nella vita interiore, alla ricercatrice inquieta sulle tracce di oscure tradizioni stregoniche immerse nella notte dei tempi. Uno dei suoi principi fondamentali fu: il sapere occulto non è terreno riservato solo ai grandi ingegni o a individui eccezionali cui è destinato per elezione divina. tutti ne possono godere, ed è giusto che ne godano, nella misura in cui lo sviluppo spirituale e la maturità intellettiva di ciascuno lo consentano.


    Se poche donne hanno occupato con autorevolezza qualche spazio nella storia della ricerca esoterica, ancor meno sono rimaste in auge presso i posteri all'indomani della loro scomparsa. Vi sono però due eccezioni significative: Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), la dinamica animatrice della Società Teosofica, e Dion Fortune (pseudonimo di Violet Mary Firth, 1891-1946) l'eclettica studiosa di Misteri fondatrice anch'essa di una scuola mistico-magica, la meno nota «Fraternity (poi Society) of the Inner Light». In realtà ciò che lega queste due donne dalla spiccata personalità, non è soltanto la sorprendente continuità cronologica delle loro vite terrene ma una profonda consonanza di idee scaturite da interessi comuni. La Fortune fu per qualche tempo affiliata alla Società Teosofica e questo può spiegare certe enunciazioni di lei perfettamente in sintonia con la teorica di tale scuola; ma paiono esservi anche motivazioni più profonde che, pur nella diversità delle vicende biografiche, portano la seconda a ripercorrere e spesso a delineare meglio quanto già sperimentato dalla prima.

    Violet Mary Firth nasce a Llandudno, una località dello Yorkshire già teatro di insediamenti nordici. Nelle sue stesse vene scorre sangue norvegese riconoscibile nel fisico atletico caratterizzato da quella tipica bellezza che contraddistingue le stirpi scandinave. Rimasta presto orfana, viene accolta presso una famiglia rigidamente osservante della Scienza Cristiana i cui principi lasceranno un segno indelebile sul suo carattere. Durante l'adolescenza si manifestano intanto doti medianiche e di sensitiva che fanno di lei una piccola celebrità del contado inducendola ad approfondire con lo studio quanto SI andava evidenziando come predisposizione naturale. All'età di vent'anni circa, mentre lavora in un istituto privato d'istruzione, vive l' esperienza traumatica che segna una vera e propria svolta nella sua vita: la datrice di lavoro, una certa signora Warden, manipola le personalità dei suoi dipendenti mediante tecniche orientali oscillanti fra l'ipnosi e la magia nera. Anche

    la giovane Violet viene obbligata dalla odiosa direttrice a compiere atti che le aborrono finche un giorno, espressa la volontà di andarsene, si trova a subire da parte della donna un autentico attacco psichico che la ridurrà in penose condizioni psico-fisiche per ben tre anni. Sarà proprio questo evento a indurre l'inesperta ragazza di provincia a studiare sistematicamente l' origine di certi disturbi nervosi uniti a stati di prostrazione, ambedue piuttosto diffusi nella casistica clinica delle malattie mentali.

    Inizia così a frequentare i corsi di psicologia e psicoanalisi all'università di Londra fino a divenire, nel 1912, psicoterapeuta alla East London Clinic. L 'influsso di Freud, Jung e Adler si sposa durante questi anni a un effettivo contatto con sodalizi occulti: l'iscrizione alla Società Teosofica coincide con l'incontro dei primi «maestri» d'iniziazione, i misteriosi «]esus» e «Radoczi», mentre una filosofia sincretistica in cui confluiscono dà una parte le teorie freudiane sul sesso e quelle junghiane sull'inconscio collettivo, dall' altra gli assiomi reincarnazionistici della Blavatsky e le formule meditative orientali, comincia a prendere forma, aggregando un primo nucleo della più vasta concezione che costituirà la base d'insegnamento della futura Inner Light.

    In realtà la vivace intelligenza della Firth, dietro l'apparente oscillazione fra polo psicoanalitico e polarità magica, mostra l' insofferenza per gli angusti limiti delle due scuole: si rende conto che la spiegazione freud-junghiana con il suo ibrido naturalismo positivistico da cui emerge qua e là uno spiritualismo che fa di Dio stesso un archetipo, non è sufficiente a dare conto di certi fenomeni più profondi esperiti dall'uomo.

    Si accorge ugualmente altresì, pur accettando la visione teleologica della teosofia condita dalla zuccherosa immagine di un mondo in perpetua evoluzione verso un traguardo finale raggiungibile indistintamente da tutti, delle incrostazioni che affliggono l'universo esoterico, popolato da una folla sterminata di imbroglioni, di mitomani, di falsi sapienti.

    Ella sente vivamente l' esigenza di unificare in una superiore sintesi ciò che di valido è stato raggiunto nei rispettivi campi, ma soprattutto anela a una nuova collocazione della donna nell'ambito esoterico, cristallizzato nella concezione occidentale che vede in essa il ricettacolo di forze passivo-caotiche se non infero-demoniache.

    La chiave di volta di tale ricerca sembra giungere nel 1919 dall'incontro con la filiazione diretta della famosa società «Golden Dawn»: accolta nella sezione dell ' «Alpha et Omega» presieduta dall'occultista J. W. Brodie Innes, la Firth riceve il suo nome magico «Deo Non Fortuna» che, semplificato, diverrà il suo costante pseudonimo. L'anno seguente passa direttamente sotto la direzione della vedova di Mac Gregor Mathers (1) che dopo la morte del marito rappresentava la più alta autorità in ordine agli insegnamenti iniziatici impartiti dall'«Alba d'Oro». Il rapporto, rivelatosi tempestoso anche se estremamente fecondo, culminerà nell'espulsione della Fortune dal gruppo e in un autentico duello magico fra le due donne (conclusosi peraltro con esiti incerti) (2).

    Uscita dalla gloriosa scuola ormai avviata a un lento declino la tenace fanciulla, che aveva dato vita nel 1922 (prima dello scontro con la rivale) alla "Fraternità della Luce Interiore" dedicherà al potenziamento della propria creatura, alternando alla collaborazione con riviste specializzate (fra cui la Occult Review) l' attività di scrittrice a tempo pieno. Dalla sua penna uscirà così nel corso degli anni seguenti, fino alla morte, una serie saggi, racconti, romanzi (in cui la casistica magica funge da denominatore comune) di valore diverso.

    Due opere soprattutto si sollevano però al di sopra della restante produzione, assicurandole un posto di tutto riguardo nella storia della tradizione occulta occidentale: il volume Psychic Self-Defence, uscito nel 1930, in cui l'autrice con ampie indicazioni pratiche riporta una serie di esperienze occorsele nell'area dell’hinterland occultistico, e lo studio teorico The Mystical Qabalah (del 1935), che pur essendo lontano dall’interpretazione ortodossa della filosofia esoterica dell’ebraismo, costituisce una più lucide introduzioni all'impiego del sistema cabalistico adottato dalla «Golden Dawn».

    Leggendo i libri della Fortune, sia il lettore ferrato in materia, che l’esordiente ai primi passi, hanno sensazione curiosa: eccetto per "La Cabala Mistica", la facilità della scrittura:, il tono discorsivo, la banalità sensazionalistica con la quale certi fatti vengono riportati, danno l’impressione di avere a che fare una delle tante espressioni di ciarpame magico pullulanti nel settore. Tale sensazione però si scontra continuamente ( specie in chi conosce bene i domini di certe discipline) con la constatazione della quantità di informazioni esatte fornite dalla studiosa in merito alle questioni trattate.

    È piuttosto difficile ad esempio, nonostante le conclamate affermazioni di aver detto molto più del consentito, trovare in un qualunque testo di magia ragguagli completi circa l'operatività dei rituali. Al massimo si concedono accenni, frammenti spesso interpolati da volute falsificazioni, senza peraltro menzionare le debite salvaguardie da prendere prima di iniziare un cerimoniale occulto.

    Nella maggior parte dei casi occorre notevole tempo e disponibilità di opere, uniti a una congrua dimestichezza con la materia, per riuscire a orientarsi in una congerie tanto caotica di dati. La Fortune invece conduce il discorso su toni colloquiali, quasi una massaia un po' svanita che spieghi a un'amica come confezionare il dolce domenicale divagando poi intorno ai problemi della famiglia o sull'ultima furfanteria compiuta dal gatto di casa; ma ecco poi, improvvisamente, condensarsi in poche, semplici frasi, la spiegazione di un argomento complesso. Ciò che altri hanno esposto con termini altisonanti, fra mille oscurità atte ad accrescere l' atmosfera di segreto, viene messo, per quanto sia possibile, alla portata di tutti; soprattutto mediante consigli pratici: cosa fare in caso di attacco psichico, quali sono i segni attraverso cui riconoscerlo e i metodi di difesa, quale la condotta migliore da adottare di fronte a episodi di infestazione, stregoneria, vampirismo (3). «Gli esercizi che vengono compiuti da un ginnasta allenato, sono interamente al di là delle finalità dell'uomo comune; nondimeno gli stessi esercizi con i quali il ginnasta si allena, non portati però allo stesso estremo livello, rendono l'uomo comune forte e in forma quando li pratica regolarmente» (4).

    Con questa esemplificazione quasi puerile la Fortune esprime uno dei suoi principi fondamentali: il sapere occulto non è terreno riservato solo a grandi ingegni o a individui eccezionali cui è destinato per elezione divina. Tutti ne possono godere, ed è giusto che ne godano, nella misura in cui lo sviluppo spirituale e la maturità intellettiva di ciascuno lo consentano.

    Con altrettanta franchezza scevra da orpelli moralistici, che pur affliggono tanta produzione del genere, ella affronterà il tema della «magia nera» : «La tecnica della magia nera non differisce in nulla da quella della magia bianca; applica gli stessi principi, usa i medesimi metodi; lo stesso addestramento è necessario nella concentrazione; la differenza sta nell'atteggiamento dell' operatore, nel simbolismo impiegato, e nei poteri contattati per tali motivi».

    Certamente alcune sue affermazioni appaiono troppo rozze ai palati raffinati e il suo pensiero non è esente da contraddizioni. Così quando afferma che l'uomo non viene cambiato dalla morte o che la personalità del singolo rimane inalterata allorché il corpo si disfa; o quando riaffiora il sostrato teosofico, che la rende certa di un processo evolutivo spiritualizzante, alla fine del quale l'anima, libera dal ciclo delle reincarnazioni continuerebbe la sua esistenza come essenza disincarnata con una mente umana.

    In realtà è opportuno scindere le istruzioni operative che costellano i suoi testi, la cui efficacia è quasi sempre ottimale, dalle elucubrazioni teoriche infarcite di considerazioni personali che spesso fanno loro da cornice.

    Tali antinomie derivano per lo più dagli influssi discordanti subiti dalla scrittrice nel corso della vita: le massime rigoristiche della Scienza Cristiana, alla luce delle quali l'adolescente Violet crebbe nella famiglia adottiva, potevano convivere solo a prezzo di gravi compromessi con il misticismo orientaleggiante della Società Teosofica, e ancora più difficile diventava conciliare l'ammirazione che la Fortune nutrì durante tutta la vita per Madame Blavatsky, con l'attrazione irresistibile, mista a riverente rispetto, per la figura sulfurea di Aleister Crowley, anche lui transfuga dalla Golden Dawen (5).

    Può accadere così che mentre in Psychic Self-Defence ella sostenga essere il sistema di Abramelin l'unico metodo valido «per invocare i demoni senza rimanerne invasati», (6), si trovi poi a chiedere delucidazioni alla «Grande Bestia» (con cui tenne una fitta corrispondenza) circa le procedure evocative in un sacrificio cerimoniale di sangue.

    La spiegazione più plausibile di certi aspetti antitetici, è che di questa donna straordinaria siano sempre esistite, in coesistenza, due facce. La colloquiale scrittrice di pubblicazioni divulgative piena di prudenza nel guidare i suoi lettori nei primi passi sulla via dell' occulto, lasciava il posto, nella vita interiore, alla ricercatrice inquieta sulle tracce di oscure tradizioni stregoniche immerse nella notte dei tempi.

    La profonda conoscenza delle tecniche di proiezione del «corpo astrale» (che ella chiamava «viaggio nella visione dello spirito»), l'uso di simboli specifici quali tattwa e sub-tattwa per indurre una sorta di autoipnosi (7), l'impiego del sesso magicamente controllato volto al risveglio della polarità femminile sotto l' aspetto distruttivo dell'eros sabbatico, la avvicinano del resto alle più torbide propaggini del buddismo tantrico e ai pericolosi esperimenti di Crowley.
    D'altra parte, alcune teorie sulla funzionalità degli stati di shock conseguenti profonde delusioni al fine di provocare vortici di energia attingenti al terreno dei territori inconsci, assomigliano troppo alle ipotesi di Austin Osman Spare in merito ai cosiddetti «atavismi risorgenti», per non gettare una luce ancora più sinistra sul percorso di ricerca battuto da questa studiosa sui generis (8).

    Forse proprio durante un itinerario lungo tali sentieri liminali, si generò la causa della sua immatura scomparsa, avvenuta, in circostanze poco chiare, e ancora più sorprendente per una donna sana e forte come lei, all'età di cinquantacinque anni.


    NOTE:

    (1) Un rapido profilo di quest’ultimo è tracciato nell’articolo di J. Sabellicus si Abstracta, n°4, aprile 1986, contenente anche utili ragguagli sulla “Golden Dawn”.

    (2) Un resoconto dei motivi del disaccordo e delle modalità di combattimento fra le due magiste, unitamente ad altre notizie curiose, è contenuto nel saggio di F. king, Magia rituale, Mediterranee, 1979, pp. 175-187; 195-198.

    (3) Con quest'ultimo termine la Fortune non intende la suzione di sangue della vittima da parte dei vari epigoni del conte Dracula, bensì l'assorbimento di energia psichico-vitale compiuta da alcuni individui dotati di forte personalità consciamente o inconsciamente malevola, a spese di altri più fragili emotivamente, che cadrebbero cosi preda di stati di spossamento fisico, prostrazione morale, esaurimento nervoso, fino a stadi irreversibili di patologia mentale.

    (4) Il presente brano e il successivo sulla “magia nera” sono entrambi tratti da Applied Magic, una raccolta di saggi inedita in Italia, pubblicata da The Aquarian Press, Wellingborough, Northamptonshire, 1981,pp. 5 e 50. La traduzione è di chi scrive.

    (5) È nota la particolare avversione dimostrata sempre da Crowley per la Blavatsky, che in più di un'occasione egli additò come la vera artefice dei delitti attribuiti al fantomatico “.Jack lo Squartatore”. Per un esame sistematico della vita e l'opera del mago si rimanda alla biografia stesa dal suo esecutore letterario: J. Symmonds, La Grande Bestia, Mediterranee, 1972. Un efficace compendio è fornito da J. Sabellicus in Abstracta n. 1, gennaio '86.

    (6) Cfr. pag. 153 dell'edizione italiana. Del grimoire di Abramelin, uno dei manuali operativi più affidabili ben conosciuto da tutti i cultori di scienze occulte, sono disponibili in italiano due edizioni: la prima, de1 1980, basata sulla collazione delle tre copie manoscritte ancora esistenti, introdotta e annotata da chi scrive per l'Ed. Atanor, col titolo La Magia Sacra di Abramelin il Mago; la seconda, de1 1981, riproducente la trascrizione inglese effettuata da Mac Gregor Mathers dell'unica copia a sua conoscenza (Biblioteca dell' Arsenale di Parigi), pubblicata dalle Ed. Mediterranee nel secondo volume di Magia della Cabala.

    (7) Sull'impiego dei tattwa e sub-tattwa quali supporti per la concentrazione, si vedano S. L. Mac Gregor Mathers, Proiezione Astrale, Magia e Alchimia, Mediterranee, 1980, il nostro La Scienza Alchemica 'attraverso' la Porta Ermetica di Roma in Atti e Memorie dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria, Roma, 1982, n. 3, pp. 145-152.

    (8) Per la figura di A. O. Spare si rimanda al nostro articolo su Abstracta n. 6, giugno-luglio '86.

    http://www.airesis.net/ArsRegia/ars%...on_fortune.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-05-10 alle 01:28

  2. #2
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    Riporto qui un articolo che avevo postato nella vecchia POL...



    Enrica Perucchietti

    DION FORTUNE E LA CABALA AL FEMMINILE




    John William Waterhouse - Il cerchio magico (1886)


    Dion Fortune nacque come Violet Mary Firth a Llandudno (Galles) il 6 dicembre 1890, da una famiglia di albergatori. Viene ricordata come donna dello Yorkshire, per via del padre, originario di quel luogo. Il motto della famiglia era Deo, non Fortuna e da ciò derivò il suo appellativo Fortune. Molti biografi sostengono che già a quattro anni avesse visioni di Atlantide e che concepisse elementi di magia, ritenendosi la reincarnazione di una grande sacerdotessa del tempio. Fin da piccola ebbe un vero talento letterario e a soli sedici anni pubblicò un suo poema, Il regno della ragazza, su una rivista letteraria. Già durante la pubertà sviluppò una particolare attitudine verso la medianità. Dion Fortune desiderava fortemente allargare al vasto pubblico le sue conoscenze di magia e di occultismo, che descrivevano la possibilità di un ritorno a una libertà individuale, dove il femminile diveniva l'intermediario tra cielo e terra. […]

    Nel 1919, Fortune fu iniziata all'Ordine della Golden Dawn, conosciuto come London Temple of the Alpha and Omega Lodge of the Stella Matutina, ma la sua formazione si realizzò all'interno della Society of the Inner Light, che portò avanti sino alla morte. Il tema dei suoi libri narra di come una persona esclusa dal mondo, a causa di nemici, insuccessi personali o motivi di salute, sia recuperata e reintegrata grazie a una sacerdotessa potente o da un mago. Dall'inizio della I Guerra Mondiale, poco più che ventenne, studiò psicologia e lavorò per qualche anno come psicanalista. Dion Fortune fu probabilmente la prima scrittrice di magia cerimoniale e di ermetismo e si ispirò quasi completamente a Freud, più tardi a Jung. Durante gli anni della guerra (1914-1918) fece parte dell'esercito della "Terra delle Donne" e nel frattempo creò collegamenti con la Società Teosofica, per la quale diresse la Christian Mystic Lodge, attraverso la quale divulgò il suo pensiero, al punto di diventare una delle più grandi studiose di ermetismo. Nella solitudine nella quale si trovò, ebbe molte esperienze in campo astrale che la condussero a scoprire le scritture di Annie Besant, precedentemente assistente di madame Blavatsky, pietre miliari della Società Teosofica. Nell'inverno del 1923-24, Dion si trasferì a Glastonbury, dove comprò una dimora che fu denominata Chalice Orchard, allo scopo di sfuggire agli impegni della quotidianità. In questo luogo praticò molti dei rituali appresi, che si tradussero in evocazioni spiritiche che la misero in contatto con il pantheon delle divinità celtiche. Entrò in relazione spiritica con Socrate, con Erksine d'Inghilterra e, successivamente, con lo stesso Merlino, personaggio appartenente alla saga arturiana che tanto la suggestionò.

    Nel 1926 sposò Thomas Penry Evans, un dottore gallese che lavorava a Londra, che poco dopo assunse l'appellativo di Merlino, per via dei suoi interessi magici. Il loro rapporto matrimoniale si basò soprattutto sulle attività magiche comuni, incentrate sulla zona di Glastonbury, vicino a Stonehenge, piuttosto che su un'autentica relazione di coppia. Nel 1939 fu lasciata dal marito, che la tradì con un'altra donna, ma Dion proseguì la sua attività presso il centro di Londra, ma anche quello di Glastonbury, dove aveva fondato per il suo gruppo, ormai famoso, The Fraternity of the Inner Light. Proprio a Glastonbury creò un centro di ricerche che aveva lo scopo di raccogliere i pensatori in pellegrinaggio in quella zona, con un tempio dedicato ai misteri di Iside. A ovest di Londra, in una zona conosciuta come Belfry, realizzò un altro tempio dove venivano esaltate le cerimonie magiche, sempre dedicate alla divinità femminile egizia. Dion Fortune morì di leucemia a Londra l'8 gennaio 1946.



    Dion Fortune


    II suo percorso si svolse attraverso molti orientamenti, che le procurarono una grande fama, ma anche dei dissensi, in quanto ella attingeva il suo sapere dal bacino di ritualità considerate pagane e, verosimilmente, legate alla stregoneria. In realtà, ciò accadde anche per via degli studi effettuati con il romanziere J.W. Brodie-Innes, autore di romanzi estremamente incentrati sulla stregoneria e sulla magia, che istruì Dion su come utilizzare le sue abilità psichiche naturali. Nel frattempo, la donna entrò in conflitto con la moglie di MacGregor-Mathers, uno dei fondatori originari della Golden Dawn e quindi si distaccò da questo Ordine, creando appunto The Fraternity of the Inner Light, una congregazione che basava i suoi precetti sul simbolismo esoterico cristiano. Ciò le fece prendere le distanze dal tema della stregoneria e soprattutto tacitò coloro i quali avevano avanzato dubbie ipotesi sul suo lavoro. Nonostante ciò, fu molto dibattuta la sua conoscenza con Aleister Crowley. Fortune si dedicò soprattutto all'analisi dei tarocchi di Crowley ispirati al dio Thot e lo stesso occultista le dedicò un mazzo di queste carte. Non è da escludersi che Fortune, che già operava a livello magico per sconfiggere il potere nascente di Adolf Hitler, fosse venuta a conoscenza di alcuni segreti di Crowley proprio su questo tema e da lui portati avanti attraverso il simbolismo delle lamine dei tarocchi. Dion riteneva che, attraverso l'energia emanata dai tarocchi, punta di diamante per lo studio della Cabala, si potesse giungere a un livello tale di ispirazione da poter modificare, non solo la propria vita, ma anche gli eventi storici. […]

    Dall'inizio della II Guerra Mondiale, aveva raccolto intorno a sé molti iniziati, che faceva esercitare attraverso tecniche di medianità unite alla visualizzazione, allo scopo di rinvigorire il morale delle truppe in difesa dell'Inghilterra. Ogni domenica, all'ora di pranzo, erano tenuti dei convegni per meditare su concetti inerenti gli archetipi nazionali e razziali. L'unico studioso che ha approfondito l'esamina del rapporto tra Fortune e Crowley fu Kenneth Grant, presente quando i due personaggi s'incontrarono a Hastings. I due pilastri dell'esoterismo moderno furono considerati come due facce della stessa medaglia, Fortune attraverso la medianità e Crowley grazie all'utilizzo dei tarocchi. Nel libro di Fortune, La Cabala mistica, ella nega il contatto con Crowley, anche se vi sono molte prove che testimoniano il contrario, come molte sue lettere indirizzate all'occultista. Dion, al vertice della Fraternity of the Inner Light affermò che le autorità principali a cui fare riferimento erano MacGregor Mathers e Aleister Crowley, entrambi parte in causa dell'Ordine. In questo periodo, Dion propose più volte il suo pensiero relativo alla Cabala e come questo non fosse separato da altre dottrine mistiche. Certamente, proprio in questo caso, si evince la potenza del femminile in senso archetipale, da cui la donna attingeva il suo sapere. Ella diede quindi un volto nuovo alla stessa Cabala, riferendo che questa non era soltanto una mistica legata alla cultura ebraica. Questo modo di vedere le cose era, secondo lei, assolutamente maschile e settario. La Cabala era un sistema simbolico che aveva imperato anche in Europa, durante il Medioevo e attraversando questa cultura si era trasformata, in altre parole si era aperta a una visione cosmica. L'Albero della Vita cabalistico, composto da dieci cerchi e tra loro collegati da ventidue sentieri, era il cuore energetico della Cabala. La sua rappresentazione evocava un sistema cosmico, il modello dell'universo e dell'umano, contenente all'interno di sé una descrizione di tutti i rapporti possibili e di tutti i fenomeni. Per questo motivo, non era separabile e doveva essere patrimonio di tutti i popoli. All'interno di questa mistica, risiede la summa delle scienze occulte e la base degli studi ermetici legati alla tradizione occidentale. Questa era la sua ideologia, che trasformava, dopo gli studi di Pico della Mirandola, la visione giudaica della Cabala, rendendola collegata ai simboli occidentali. La sua intima convinzione era che questa mistica fosse strettamente collegata al simbolismo dei tarocchi, elemento che altri studiosi confermarono. […]



    L’albero cabalistico



    Fortune considerò che vi fosse una relazione tra tutti i sistemi di divinazione. Per questo era possibile stilare un oroscopo e fissarlo sull'Albero cabalistico, anche se il sistema più completo, a livello simbolico, era quello dei tarocchi. Questa istanza creò una nuova linea di pensiero, tale da assimilare l'antica cultura egizia, da cui originavano le lamine dei tarocchi, alla mistica ebraica. Nasceva da ciò un nuovo modo di vedere la Cabala, attraverso la ruota dei tarocchi, che permetteva di compenetrare ogni più piccolo segreto dell'Albero cabalistico. Questa considerazione del tutto concettuale, si connetteva, però, a un aspetto concreto, ovvero quello legato al rituale, ovvero alla magia cerimoniale. Ogni simbolo dei tarocchi aveva un posto preciso sull'Albero e l'occultista aveva la conoscenza necessaria per tradurlo in rituale, al fine di progettare un talismano o rinforzare l'energia. Partendo dalla sfera più bassa dell'Albero, in altre parole quella di Malkuth, si potevano attivare tutti i tipi di divinazione e far vibrare le altre sfere, quelle superiori e invisibili. Attraverso lo studio dell'astrologia era possibile rivelare le tendenze e le circostanze generali a cui l'individuo era indirizzato. Tutto ciò veniva poi trasferito sull'Albero, allo scopo di valutare quali sentieri fossero più opportuni da percorrere, attraverso il sistema delle corrispondenze. Tutto ciò, però, non bastava a dare una risposta precisa a una singola domanda, in quanto i fattori in gioco erano troppi e tali da modificare il risultato. Per questo, l'iniziato doveva usare un sistema più specifico e diretto, che consisteva appunto nell'uso dei tarocchi. L'utilizzo degli arcani, però, doveva sottintendere uno studio approfondito di ognuna delle 72 carte e le relative corrispondenze astrali, una per una. Raggiunta una preparazione sufficiente, l'operatore poteva entrare in contatto con l'angelo che presiedeva alle lamine e, attraverso ciò, trattare tutta la materia che desiderava. Questo angelo era HRU, colui che aveva rivelato il sapere sacro proprio della Golden Dawn. The Fraternity of the Inner Light esiste ancora oggi a Londra e sta lavorando per dimostrare che Dion Fortune non fu mai implicata in storie relative alla stregoneria, anche se è indubbio che le sue opere abbiano influenzato molti operatori di wicca e stregoneria. In realtà, Dion Fortune rappresenta la sintesi tra il sapere iniziatico antico e quello moderno, legato alla magia occidentale, senza separazione dai temi connessi alla psicologia. La sua grande "rivoluzione" al femminile è stata quella di riunire ciò che era separato, creando una profonda interazione tra le varie mistiche. La Cabala non viene disgiunta dagli studi astrologici e da quelli dei tarocchi, generando una funzione cosmica, al di là delle radici di appartenenza di ogni singola materia. Non era forse questo il percorso legato alle antiche divinità femminili cresciute e prosperate nel bacino del Mediterraneo? La funzione della dea madre era proprio questa, unire ciò che era stato separato, trascendere l'origine di ogni cosa per giungere alla vera anima della stessa, senza confini prestabiliti, né etichette di carattere possessivo. La magia diviene l'arte di trasformare la natura secondo natura e la natura, come madre terra, è femminile.

    Da Hera n° 70 (novembre 2005)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Dion Fortune

    Dio non fortuna... Ma quale Dio? Quello di Winston Churchill?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-05-10 alle 00:45

 

 

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