
Originariamente Scritto da
Anxur
Buongiorno. Mi scusi se intervengo, ma, a parte il primo concetto, su cui non posso che essere ovviamente d'accordo (guerra no lavoro sì), sul resto dei concetti espressi rimango un po' perplesso. Innanzitutto sulla loro contestualizzazione cronologica: mi sembra che si faccia di tutta l'erba un fascio, cosa che è assolutamente pericolosa. Nei circa 1200 anni trascorsi dalla fondazione di Roma al crollo dell'Impero romano d'occidente - se vogliamo prendere per buone le date convenzionali - la società romana ha conosciuto una evoluzione continua, di cui non si può non tenere conto. Quando lei dice che nell'antica Roma ai plebei era stato destinato il lavoro nei campi (ma - attenzione - anche il commercio e l'artigianato) ed impedita l'appartenenza al Senato, e i patrizi (o comunque le classi dominanti) si astenevano dai lavori pesanti e si limitavano a gestire il potere, probabilmente prende spunto dalla testimonianza di Dionigi d'Alicarnasso relativa all'età romulea, ma ci andrei con le molle relativamente all'attendibilità. Cincinnato alla metà del 5° sec. a.C. era un ex-console (e ho detto tutto...) cui venne offerta la dittatura mentre stava arando i suoi campi ('ste cose una volta venivano insegnate alle elementari), e alla fine del secolo fu aperta ai plebei la possibilità di ricoprire la questura, e quindi automaticamente di accedere al Senato. Dunque, alla fine del 5° secolo la situazione era questa: le classi superiori si sporcano le mani e quelle inferiori arrivano alle leve del potere. E poi, lei dice che i plebei Ma chi? Quando? Dove? Come? Innanzitutto i padroni ce l'hanno solo i cani e gli schiavi, e i plebei non erano né gli uni né gli altri: erano uomini liberi che - se dediti all'agricoltura - possedevano, lavoravano e amministravano la propria terra, senza problemi e scossoni almeno fino a quando non si creò un problema in età pre-graccana. Inoltre, lei probabilmente cade nella facile ma non esatta equazione plebei=poveri. I più intraprendenti di loro - non pochi - grazie alla loro abilità nei commerci (arttività in teoria preclusa ai senatori, fra l'altro) riuscirono ad accumulare non trascurabili fortune che - fino a quando sussistette la composizione dell'esercito per classi - consentirono loro di acquistare senza problemi una panoplia completa e militare nella fanteria pesante (fra l'altro, questa possibilità di acquisire guadagni - e quindi potere - dalla fine della repubblica diventa via via più frequente anche fra i liberti, e quindi ex schiavi, molti dei quali di colore: immagini un po' quanto era classista e razzista la società romana...). Infine, perché non voglio tediare ulteriormente, a forza di conquistare e manovrare le leve del potere fra le gentes plebee senatorie si formò una vera e propria aristocrazia, quella della nobilitas, che aveva poco da invidiare a quella del patriziato. Insomma, tutto questo solo per dire che bisognerebbe stare attenti a determinate affermazioni generiche, che potrebbero finire per svilire il ragionamento generale.