La privatizzazione costituisce, da sempre, lo strumento principale dell'arricchimento privato, e le privatizzazioni comportano per la comunità un doppio impoverimento poiché non consistono soltanto nella perdita di un bene pubblico, ma devono essere finanziate dalla spesa pubblica in ogni loro fase.
Uno degli attuali bersagli della lobby delle privatizzazioni riguarda il settore dei beni culturali, lasciati decadere nell'incuria per presentare i privati come i salvatori della patria. Nelle rappresentazioni mitologiche della propaganda sedicente "liberista", ci si prospetta un mondo in cui tutto - proprio tutto - sia affidato ai privati; ma si tratta appunto di una millanteria propagandistica. Il privato infatti non può sopravvivere senza un settore pubblico da parassitare in continuazione. Se, ad esempio, il settore previdenziale venisse interamente privatizzato e finanziarizzato, non potrebbe più sussistere il business privato dei prestiti ai pensionati, poiché, per poterne prelevare una quota, la pensione deve esserci davvero. Si spiega così il provvedimento del Medicare (o Obamacare) negli Stati Uniti, dove ormai la gente non era più disposta a contrarre assicurazioni sanitarie presso un privato che non garantiva nulla; a questo punto è intervenuto il governo, che ha fiscalizzato i contributi sanitari, per poterli poi versare alle solite assicurazioni private.
La religione civile delle tasse non tiene conto del fatto che il principale destinatario-beneficiario dei proventi del fisco non è il bene pubblico, ma il lucro privato. Le tasse, pagate soprattutto dai poveri, vanno a finanziare principalmente i ricchi.
Link: IL MITO-ALIBI DELLA LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE - C.O.M.I.D.A.D.




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