



Scherzavo... un po'
Cmq non vorrei farvi dei pipponi...e poi non sono neanche d'accordo completamente con l'analisi della Tabet, però, per chi ha voglia di leggere qualcosina di serio... incollo una cosa... però vi metto in guardia: è un'analisi antropologica
La categoria prostituta o puttana, prostituzio*ne, non è qualcosa che si possa distinguere e definire per un proprio contenuto concreto o per tratti specifici, ma è una categoria definita da una relazione: questa categoria è una funzione del*le regole di proprietà sulla persona delle donne nel*le differenti società. Di queste regole essa è più pre*cisamente la trasgressione, la rottura. E si presen*ta come scandalo proprio perché si tratta delle grandi regole, delle regole fondamentali su cui si basa la famiglia, la riproduzione, le regole della circolazione delle donne tra gruppi di uo*mini come oggetti di scambio, in breve dello scambio delle donne. Fa scandalo perché sia*mo di fronte ai grandi pilastri dei rapporti so*ciali tra i sessi. La trasgressione è perciò sottoli*neata dal carattere di orrore, di tabù, che tocca così frequentemente questo ordine di fenome*ni.
Questa è dunque l’unità soggiacente alle defi*nizioni dal contenuto in apparenza così dispa*rato, l’unità ideologica che ne fa ad ogni passo un discorso sul e del potere maschile per diver*so che questo potere sia nelle sue espressioni e forme nelle varie società.
E ci spiega perché certe forme di relazione su compenso non sia*no affatto trasgressive – quelle trobriandesi ad esempio o quelle delle iniziazioni come lo tsa-rance - giacché esse si trovano sull’asse stesso della organizzazione sociale del matrimonio in tali società, e trasgressive (i. e. puttane) invece sono, come nel caso trobriandese visto, quel*le donne che assumono più iniziativa o gestione della loro sessualità di quanto il sistema così “libero” voglia concedere. L’unità così definita comprende insieme forme in cui le donne si pongono o cercano di porsi in qualche misura come soggetti e altre in cui il loro stato di oggetto è prevalente. Comprende dunque – per ragioni espositive ne faccio dei tipi assoluti, ma abbiamo visto che considerando le cose da altre angolazioni si possono stabi*lire delle serie di variazioni graduali da un tipo all’altro – quattro grandi categorie:
1. le donne che trasgrediscono le regole e usano direttamente il loro corpo come strumento di lavoro in un rapporto al limite non di sessualità ma di servizio sessuale chiaramente definito (i.e.. le prostitute nel senso ristretto del ter*mine).
2. le donne che usano la propria sessualità an*che senza remunerazione ma fuori dalle regole della circolazione matrimoniale stabilite dalla propria società.
3. le donne di cui viene fatto uso con la violenza (più o meno aperta e materiale ma vi andrebbero incluse anche forme di ricatto, estorsione o costrizione psichica), ma fuori ancora una volta dalle regole di scambio matrimoniale: è il ca*so della violenza sessuale individuale o di gruppo, violenza che le varie società tendono quasi sempre a distinguere – pur costruendole uno spazio di esercizio – dallo stupro “rituale”, quello delle iniziazioni ad esempio, o da quello matrimoniale “legittimo”, presente nelle cerimonie nuziali di tante popolazioni. Non è lo stupro individuale o anche collettivo infatti che è visto come irregolare né tantomeno la reificazione della donna, ma il suo contesto “fuori regola”.
4. le forme di schiavitù sessuale, di prostituzione coatta dove viene fatto uso improprio delle donne ancora una volta rispetto alle regole della circolazione delle donne e dello scambio reciproco tra gruppi di uomini. Non è dunque definito prostituzione il servizio sessuale a molteplici partners imposto alla moglie hima dal marito. Queste forme coatte si distinguono da quelle viste prima (punto 1) in cui le donne entrano in transazioni economiche che implicano l’uso del loro sesso o meglio in genere il loro servizio sessuale a) per la loro durata indefinita: la donna non ha in genere facoltà di uscirne, può essere messa anzi nella impossibilità di lasciare la prostituzione (regole dei bordelli, minacce o punizioni fisiche ecc.); b) perché la donna non è una delle parti dello scambio ma uno strumento scambiato e offerto per il profitto, economico, politico o simbolico poco importa, di altri da lei [una documentazione contemporanea recente in Barry, Bunch e Castley 1984]. Questa relazione, per quanto per i punti a) b) si possa avvicinare al matrimonio o a molte sue forme, ne differisce tra l’altro per un aspetto importante. La donna essendo stata sottratta alla legge di scambio matrimoniale tra gruppi non ha neppure quell’appoggio né quella tutela da parte della sua parentela che è presente in qualche modo nel rapporto matrimoniale. Questa forma appartiene a un sistema di rapporti sociali e di sfruttamento diverso da quello dei rapporti di parentela e matrimonio e fa invece parte dei sistemi di proprietà e utilizzazione degli esseri umani che sono definiti come schiavitù.
Ancora una volta l’elemento pertinente della definizione o classificazione non è il servizio reso, il lavoro fatto o la parte del corpo usata, ma la relazione sociale di cui la prestazione fa parte.
Da questa ridefinizione dunque comincia il lavoro vero e proprio di distinzione e di analisi dei tipi di relazioni sessuali implicanti compenso e la loro ricontestualizzazione nelle strutture sociali di cui fanno parte. La definizione proposta è tuttavia troppo larga, giacché comprende anche altre forme di trasgressione e di rottura delle regole sociali di proprietà della persona delle donne che non rientrano direttamente e specificatamente nel campo di indagine che ho scelto. Come trasgressioni più o meno gravi anche esse subiscono vari gradi di ostracismo sociale, dallo scherno all’orrore.
Tale è la rottura “ad uso interno”, patriarcale, della reciprocità dello scambio, l’incesto [Lévi-Strauss 1967], fatto così frequentemente unito nelle nostre società alle storie di prostituzione [Buttafuoco 1985] e fenomeno tanto diffuso quanto occultato. Per certi aspetti è da unire alle forme viste sopra (punto 3).
Tale è il nubilato, dove una donna resta fuori dell’uso sessuale e della circolazione matrimoniale, con le forme di scherno o ridicolo che spesso la colpiscono.
Tale infine è il lesbismo, duplice trasgressione in cui non una ma due (o più) donne insieme escono dal circuito di scambio delle donne tra uomini, circuito di alienazione della nostra sessualità.
Relazioni sessuali implicanti compenso
Trickster - Master in Studi Interculturali
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij










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