Ecchime !
Dunque, la mia opinione, sinteticamente, è che sotto il craxismo il PSI abbia cercato di farsi carico di una delle poche operazioni di trasformazione strutturale del capitalismo nostrano, usando la leva del debito pubblico per rilanciare l'economia e il sistema impresa, finanziandone la riconversione e l'ammodernamento, con un occhio privilegiato alle PMI e alle industrie di Stato o Stato-private. Questo ha portato il PSI a proporsi, come fece più tardi Blair, come il partito che meglio avrebbe potuto garantire la coesione sociale necessaria a far passare alcune riforme strutturali in grado di puntellare la crescita (dalla riforma istituzionale alla scala mobile all'integrazione nel mercato comune).
L'insofferenza per il controllo politico di fondo, nel 1994, si è andata saldando in questi ceti alla paura di un arrivo al potere dei "comunisti tassatori", che si presentavano programmaticamente del tutto avversi alla PMI e ben più attenti alle istanze della grande industria, con Prodi e D'Alema che poi tenteranno la seconda grande tentata trasformazione recente del nostro capitalismo (privatizzazioni, rientro del debito, euro). A questo punto, scomparso l'interlocutore politico socialista, le PMI hanno sposato il verbo thatcheriano del primo Berlusconi, formando la base più sicura del suo potere.
Tuttavia, arrivati al potere nel 2001, i piccoli imprenditori si sono progressivamente resi conto che, nell'ambiente concorrenziale drogato tipico del nostro paese, ci stavano fin troppo bene: perchè l'imprenditore della piastrella, del tessile, del rubinetto e degli altri settori a basso valore aggiunto che punteggiano i nostri distretti industriali, avrebbe dovuto investire in innovazione e ricerca, quando poteva continuare tutto come era sempre stato? E' qui che si è passati da una retorica liberista e che strizzava l'occhio all'evasione, a una "identitaria", fortemente condizionata dalla Lega.
E oggi, se ci fate caso, puntello del potere di Tremonti sono le PMI sempre più egemonizzate dalla Lega (la risposta "identitaria" in grado di assicurare alle PMI protezione dalla concorrenza orientale e accesso "politicizzato" al credito) e le grandi aziende di Stato (che parte del centrosinistra avrebbe volentieri smantellato e che oggi pullulano di ex socialisti anni '80, grazie a Dio Prodi era meno ideologizzato a favore delle privatizzazioni dei postcomunisti ansiosi di legittimarsi coi mercati e ha rilanciato alla grande alcune di loro).
In sintesi, lo spostamento dell'elettorato socialista anni '80 nel centrodestra, al di là di quei settori più ideologizzati (che non credo pesino troppo nel computo finale) e dei fenomeni di clientelismo legato alla pubblica amministrazione e diffuso sopratutto al Sud, lo vedo come un fallimento del centrosinistra a proporre a un consistente settore dell'economia nazionale una credibile prospettiva programmatica.




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iaociao:
