Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 20

Discussione: Io, Giovane Padano

  1. #1
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Io, Giovane Padano

    2
    A chi non ha mai tradito
    L’han giurato: altri forti a quel giuro
    Rispondean da fraterne contrade,
    affilando nell’ombra le spade
    che or levate scintillano al sol.
    Già le destre hanno strette le destre;
    già le sacre parole son porte:
    o compagni su letto di morte,
    o fratelli su libero suol.
    (sciur Lisander, Marzo 1821, vv. 9-16)
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  2. #2
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Premessa


    Scrivere la storia del Movimento Giovani Padani è come
    chiedere ad una scultura di Michelangelo di parlare. Si può
    fare un capolavoro ma, alla fine, resterebbe sempre la
    sensazione di un incompiuto. Perché la nostra è una storia
    vera, che ognuno ha vissuto a modo suo, con le lacrime
    versate davanti a risultati che si credevano irraggiungibili,
    con i diversi modi di sentire sulla pelle il Va’ pensiero, con
    le mani sporche di colla e vernice, con l’orgoglio di aver
    fatto qualcosa, con il rammarico di non aver fatto tutto.
    Quando abbiamo creato il Movimento Giovani Padani, è
    bene che tutti lo sappiano, l’“Mgp” non era altro che una
    sigla, né più né meno di quelle che, ad ogni colpo di vento,
    popolano per motivi diversi le piazze per poi ritornare nel
    4
    nulla da cui sono state partorite. Con una differenza
    sostanziale: quella scatola vuota era il cassetto dei nostri
    sogni, l’abbiamo tenuto aperto e continuiamo a farlo tuttora.
    Avremmo potuto chiuderlo per nasconderci dentro una
    poltrona, uno stipendio immeritato, una stagione di vanagloria.
    Invece, l’abbiamo tenuto aperto per fare vedere a
    tutti come si costruiscono i sogni: con centinaia di migliaia
    di chilometri fatti in auto per spiegare, anche ad un solo
    nuovo giovane, che la nostra non è una rivoluzione di
    bandiera; con il coraggio delle proprie idee anche a costo di
    essere tacciati di essere sognatori o, peggio ancora,
    sovversivi oppositori di chissà quale Sistema; con la voglia
    di dimostrare che quella magia che ci ha fatto alzare la testa
    alla fine degli anni Ottanta (quando la maggior parte di noi
    era ancora incollato ad un banco di scuola a leggere sui libri
    di storia la bella copia di una realtà che era tutt’altro) non ha
    esaurito il suo incantesimo; con la speranza, infine, di
    dimostrare che è facile essere idealisti da giovani ma che si
    può continuare ad esserlo per tutta la vita.
    Ogni Giovane Padano, a suo modo, ha arricchito questo
    cassetto e si è spaccato le dita per evitare che qualcuno lo
    chiudesse.
    Nessuno, crediamo, riuscirebbe compiutamente a dare forma
    allo spirito che ruggisce in quel cassetto.
    In una storia dei Giovani Padani mancherebbe sempre
    qualcosa: anche il più breve respiro versato per la causa.
    Lasciamo, dunque, ai nostri fratelli, e a chi vorrà fermarsi su
    queste pagine, non tanto la storia dei Giovani Padani.
    Lasciamo, piuttosto, una sensazione, il sapore soggettivo
    che deriva da un assaggio furtivo. Nessuno di noi sarebbe
    stato in grado di scrivere la vera Storia del Movimento
    Giovani Padani. Abbiamo pensato di lasciare alcune pagine
    di storie vissute, consapevoli di non poter raccontare la
    5
    maggior parte delle nostre imprese, dalla fondazione del più
    sperduto gruppo giovani alla singola chiacchierata davanti
    ad un gazebo. Una storia “totale” che promettiamo di
    scrivere quanto prima.
    Pubblichiamo, oggi, alcuni ricordi, emanazione dello spirito
    del nostro Movimento, nella speranza che molti si possano
    ritrovare e che molti altri, per una volta senza filtri, lusinghe
    o distorsioni, possano capire perché i Giovani Padani non
    chiuderanno mai quel cassetto.
    7 aprile VI Dip
    nell’anniversario del giuramento di Pontida
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  3. #3
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Alcuni frammenti di un sogno
    divenuto realtà
    Perché ignoti che qui non han padri
    qui staran come in proprio retaggio?
    Una terra, un costume, un linguaggio
    Dio non anco non diede a fruir?
    La sua parte a ciascun fu divisa;
    è tal dono che basta per lui.
    Maledetto chi usurpa l’altrui,
    chi ‘l suo dono si lascia rapir!
    Su, lombardi! Ogni vostro comune
    ha una torre; ogni torre una squilla:
    suoni a stormo. Chi ha in feudo una villa
    co’ suoi venga al comun ch’ei giurò.
    Ora il dado è gettato. Se alcuno
    di dubbiezze ancor parla prudente,
    se in cor suo la vittoria non sente,
    in suo cuore a tradirvi pensò.
    7
    L’alba
    Repubblica del Nord, 1991
    Senza luogo
    E’ nato tutto all’improvviso, non certo per caso. Avevamo
    sempre avuto la sensazione che la Storia ci avrebbe riservato
    un ruolo e, non si sa perché, covavamo la speranza che il
    nostro destino fosse per sempre legato alla nostra terra, al
    nostro popolo.
    Qualcuno di noi, camminando distrattamente per le strade
    bagnate del centro del proprio paese, aveva dato un’occhiata
    ad alcuni fogli stropicciati, lasciati da ignoti sul muretto
    dietro ad una banca. In prima pagina c’era quel simbolo che,
    bene o male, tutti avevamo già visto di sfuggita in
    televisione: a tutti, come ci saremmo raccontati anni dopo,
    era piaciuto a prima vista; l’immagine di forza di quel
    guerriero aveva qualcosa che già ci apparteneva. Faceva
    sorridere il fatto che, allora, quasi nessuno di noi avesse
    avuto voglia di leggere gli articoli di quel periodico, per
    svariati motivi: eravamo giovani, troppo giovani, i vecchietti
    del paese ci guardavano di traverso, la politica era davvero
    una delle ultime necessità (purtroppo) della nostra
    generazione.
    Molti avevano avuto la sensazione che quei fogli, in qualche
    modo, scottassero. Si parlava di tasse, di diritti del Nord, dei
    ladrocini di Roma. Le cose che, nei paesi, tutti pensavano
    ma nessuno diceva. Forse era la volta buona. Sembrava
    quasi che pronunciare la parola “Lega Lombarda”,
    “indipendenza Nord”, “federalismo” potesse suonare, nella
    8
    coscienza, come una bestemmia in una terra dove alcune
    maestre di scuola bollavano come “maleducazione” il
    comportamento dei genitori che si permettevano di parlare
    “il dialetto” (che definizione umiliante) con i propri figli.
    Ripensandoci faceva quasi piacere essere guardati di
    traverso: per il piacere quasi masochistico di essere criticati,
    indicati, offesi.
    Non era del resto la nostra cultura da sempre offesa?
    Nati in una terra dove non solo non si parlava la nostra
    lingua, ma in cui eravamo costretti a subire quella di altri
    (monito più che mai attuale), cresciuti in una scuola che
    aveva dimenticato il nostro passato per abbracciare la favola
    di un Risorgimento vigliaccamente riscritto ad arte, buttati
    in una realtà in cui era diventata un’onta la voglia di
    rivendicare la propria identità, sinceramente non ce la
    sentivamo più di farci trascinare nel fiume dell’indifferenza
    e di farci tritare nella macchina dell’aculturalismo. Ci venne
    naturale abbracciare simbolicamente quel gesto che divenne
    un’arma incredibilmente rivoluzionaria:
    il coraggio di alzare la testa
    Ogni giovane, però, faceva da sé. Qualcuno frequentava le
    sezioni, altri (la maggior parte) si limitavano a condividere
    con gli amici la passione per quel movimento che per molti
    era già una realtà ma, per i più giovani, era piuttosto
    un’idea. I giovani tesserati, poi, vivevano ognuno nel
    proprio universo locale. Ci si vedeva negli incontri pubblici,
    nelle rare occasioni delle manifestazioni e nulla di più.
    L’idea di poter fare un Movimento giovani padani non era
    ancora venuta in mente a nessuno e gli stessi numeri, forse,
    9
    ci impedivano di sognare il grande passo. Ognuno di noi
    dava, comunque, il proprio contributo in sezione: un apporto
    in lavoro ed entusiasmo che l’Mgp non avrebbe mai fatto
    mancare.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  4. #4
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Eppur si muove…
    Repubblica del Nord, 1991
    Ovunque
    Finalmente gli adesivi! Li avevamo recuperati nei modi più
    disparati. Buttando timidamente la testa nelle sezioni che si
    stavano aprendo in diversi Comuni. A qualcuno li aveva
    portati un compagno di classe, paradossalmente figlio di un
    consigliere comunale dei Verdi di un Comune vicino, altri li
    avevano recuperati dai primi banchetti nelle città capoluogo
    di Provincia, altri ancora li avevano avuti attraverso quel
    passa parola maledettamente eccitante. Un gesto banale, da
    alcuni bollato come atto vandalico, ma straordinariamente
    provocatorio e rivoluzionario: attaccare un adesivo
    significava partecipazione, significava far sapere a sé e agli
    altri che un altro aveva alzato la testa.
    Il movimento stava prendendo piede anche fuori dalle urne
    elettorali e la gente stava uscendo dallo stato di carboneria.
    A scuola si parlava poco di politica1: attorno alla Lega lombarda c’era molta curiosità ma anche parecchio,
    incomprensibile astio. Durante le manifestazioni
    studentesche, qualcuno cantava “Lega lombarda, razzista e
    bastarda”. Poco male. Questa sintesi ingiusta e
    approssimativa ci aveva dato ancora più carica. Avevamo
    iniziato ad attaccare quegli adesivi ovunque: sui banchi di
    scuola, sul diario, sui cartelli stradali. Ci rincuorava il fatto
    che, quando percorrevamo autostrade e tangenziali,
    vedevamo quelle scritte sui muri e capivamo che, insieme a
    noi, da qualche parte, c’era qualcun altro che aveva raccolto
    l’invito ad alzare la testa. La Lega aveva già tagliato i primi
    traguardi storici, ma ci avevamo fatto poco caso. In quel
    momento eravamo attraversati da un’inspiegabile frenesia,
    da una voglia di fare, quasi volessimo recuperare il tempo
    perso da noi stessi e da tutti i nostri avi.
    Quella che vivevamo era magia, difficile da spiegare. Era
    bastato un disegno, una percentuale ininfluente, un’idea, ma
    soprattutto un progetto, per farci rinascere.
    Di colpo avevamo trovato il modo per dare una risposta ad
    un malessere che ci bruciava dentro e, come a noi, ancora
    dispersi in ogni angolo della Padania, così a molti altri. Una
    strada in salita, ma la sfida iniziava a darci forza. Stavamo
    inconsciamente abbracciando una delle virtù dei giovani
    padani. Accusati di essere razzisti da una società di razzisti,bollati come ignoranti e rozzi da una comunità che viveva
    all’oscuro della propria cultura, definiti violenti eppure,
    paradossalmente, sempre nel mirino sia della destra che
    della sinistra, ci divertivamo a constatare l’assurdità di certe
    accuse. Certo ci faceva male vedere i nostri genitori quasi
    imbarazzati per i primi vagiti politici dei figli, per quelle
    idee ritenute insostenibili soprattutto nei piccoli Comuni
    dove la Dc aveva fatto opinione per cinquant’anni e dove si
    era tollerato, senza battere ciglio, l’occupazione di
    moltissimi posti pubblici.
    All’inizio fu un amore viscerale per l’idea,
    un istinto sopito di ribellione,
    poi venne la sostanza.
    Divoravamo gli articoli di giornale (e raramente la penna dei
    cronisti era amica), e più ci davano contro, più ci
    convincevamo di essere dalla parte della ragione.
    Frequentare le sezioni a quindici, sedici, diciassette anni era
    un impegno che non era ancora entrato nell’agenda (per chi
    ce l’aveva…) di tutti. Combattevamo con pochissime armi
    nei corridoi del liceo e nelle aule, dove i compagni di classe
    sgranavano gli occhi e dove i professori faticavano a
    comprendere la metamorfosi di quei bravi ragazzi che,
    chissà dove, avevano pescato quelle balzane idee federaliste.
    Poco alla volta arrivarono nuove sedi, la prima tessera di
    cartone, l’incanto di quel prato di Pontida raggiunto da molti
    in bicicletta senza dire nulla ai genitori. Poco alla volta si
    fece concreta la possibilità di avventurarsi in quella sfida
    che, oggi, ci ha portato ad essere il primo movimento
    giovanile della nostra Terra: l’idea, il sogno di fondare in
    ogni angolo della Padania un gruppo di giovani leghisti per
    inondare del nostro entusiasmo le battaglie del Carroccio e
    13
    dimostrare che, anche tra i ragazzi, è viva la voglia di fare
    politica al servizio della propria Terra.
    All’inizio nessuno di noi aveva la patente e moltissimi dei
    primi giovani leghisti si “conobbero” per telefono.
    Come esercito non disponevamo di un grande
    equipaggiamento: una magliettina color giallo in qualche
    Provincia più organizzata, un fazzolettino verde con uno
    sbiadito drago, adesivi a tonnellate, secchi di colla e vernice
    per far gridare i muri delle nostre città. Tutto il tempo che si
    poteva rubare alle scuole superiori prima, e all’università o
    al lavoro poi, veniva assorbito dalla Lega. In bicicletta in
    tutti i mercati possibili nei giorni di vacanza, a piedi (e di
    corsa!) per fuggire dalle pattuglie della Polizia municipale,
    in macchina con i più grandi per raggiungere gli studi di
    Antenna3 a Castellanza, una delle poche televisioni che
    dava la possibilità al nostro segretario federale di spiegare il
    proprio progetto senza le deformazioni della lente distorta
    della tv di Stato.
    E distorto è pure il ricordo di quei primi passi dei giovani
    che in Trentino, in Friuli, in Veneto, in Piemonte, in
    Lombardia, in Liguria, in Emilia ma anche in Toscana,
    Romagna, Marche, Sudtirolo e Umbria iniziarono a
    muovere per conto proprio. Avere due, tre giovani nella
    stessa sezione voleva dire aritmeticamente avere un gruppo
    giovani cittadino. Avere più gruppi nella stessa
    Circoscrizione o Provincia voleva dire dargli la possibilità di
    incontrarsi sotto una comune bandiera. Ma, almeno nei
    primi anni Novanta, mancò proprio la volontà di soffiare lo
    spirito di comunità e fratellanza su questi primi valorosi
    manipoli.
    Sono passati così in fretta quegli anni che è difficile mettere
    in ordine cronologico tutte le epiche battaglie combattute
    14
    insieme ai Giovani padani. Un insieme di emozioni e di
    leggende realmente vissute che colmano di lacrime di gioia
    il vaso d’inchiostro versato su queste pagine. Anche perché,
    nel lasciare a chi verrà dopo di noi queste pagine, vorremmo
    tanto dipingere gli sguardi, le speranze, le smorfie, i sogni,
    le delusioni, le vittorie di ogni singolo giovane padano che,
    nel suo piccolo, ha permesso alle Nazioni padane di
    riscoprirsi vive e fiere.
    Tra le centinaia di riunioni di fondazione di un nuovo
    gruppo (un rito che, in Padania, si celebra, per fortuna,
    anche mentre scriviamo queste pagine), abbiamo deciso di
    immortalarne una, risalente al 1995, frutto del racconto di
    un giovane padano, uno dei tanti, e proprio per questo
    rappresentativo di tutti gli altri.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  5. #5
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Il racconto
    Repubblica del Nord, Ottobre 1995
    lì… come in ogni altro posto
    “Quella sera ci trovammo in un magazzino di un negozio di
    bricolage. Tanta polvere, riscaldamento spento e, forse, un
    paio di bottiglie di birra. Era da un paio d’anni che col
    gruppo giovani ci davamo da fare, ma sempre per conto
    nostro. Venne a trovarci, da un paese vicino, un ragazzino
    che diceva di voler far partire una struttura coordinata di
    giovani, che avremmo dovuto lavorare sul territorio ma
    tenendoci in contatto, lavorando insieme per realizzare
    imprese ancora più grandi. Agenda sotto braccio, occhi
    piccoli, un fiume di parole che poi si potevano riassumere
    nel motto “lavoro e costanza”. Cosa significasse essere
    leghisti lo sapevamo tutti: potere dal basso e fine del
    centralismo romano, lotta alla corruzione dilagante, rifiuto
    della politica per interesse, difesa della nostra cultura e della
    nostra identità, sostegno alle giovani coppie, agli studenti e
    ai lavoratori del Nord, sempre dimenticati dalle manovre dei
    vari Governi. Parlammo di questo e molto altro. Adesso si
    trattava di “svelare il segreto” anche agli altri ragazzi della
    nostra età, divisi tra disinteresse e falsi miti.
    “Non ci interessa che i giovani che ci accompagnano in
    questo cammino di libertà siano di destra o di sinistra - si
    diceva allora sbrigativamente - Dev’essere chiaro che
    l’epoca delle false ideologie2 è finita. I nostri giovani devono avere a cuore, in primo luogo, la nostra terra e i suoi
    valori. Un giorno li troveremo tutti, con le loro idee diverse
    ma non contrastanti, con le loro filosofie, con la loro
    differente impostazione culturale riuniti idealmente sotto la
    grande bandiera della Padania”. Insieme a quel matto, ne
    spuntarono molti altri:
    erano giovani che ci credevano davvero
    e, se il sogno è ancora vivo,
    è perché quegli stessi giovani, con poche eccezioni,
    ci credono ancora adesso.
    “Sono capaci tutti di essere idealisti da giovani - disse una
    volta uno di noi3 che, con uno stratagemma irripetibile, era
    riuscito ad entrare in una scuola tenendo a bada una folla di
    quattrocento ragazzi - La vera impresa è continuare ad
    esserlo sempre”. Il nostro idealismo non si nutriva di
    ideologie ma di idee, precise, concrete, realizzabili. Dure da
    realizzare, come tutti i sogni. Ma proprio per questo più
    affascinanti.
    La riunione seguì più o meno questo ordine del giorno
    assolutamente anarchico: tanti racconti, a volte romanzati,
    altre volte mitizzati, e qualche battuta per ricordare che la
    nostra era una politica in chiave giovanile, con poche
    direttive ma estremamente chiare. A dare la carica era l’eco delle tante imprese che si stavano compiendo sul territorio,
    il mito della volontà, dell’esempio, dei piccoli ma grandi
    passi. E, in effetti, la pietra filosofale di quello che, di lì a
    poco, si sarebbe trasformato nel Movimento giovani padani
    non era nient’altro che la consapevolezza che
    …bastava crederci…
    Il gruppo giovani era presto fatto: statuto alla mano per
    compilare il verbale, una riunione settimanale in calendario,
    l’elenco dei tanti tesserati smarriti negli anni da contattare e
    “caricare”, un nome per farsi conoscere, i banchetti in
    piazza e qualche idea per portare le nostre bandiere e il
    nostro sorriso in ogni angolo del Nord. Crescere e contarsi,
    innanzitutto, perché la regola del “pochi ma buoni”,
    purtroppo, in politica non sarebbe servita. Uscimmo da
    quella riunione con uno spirito diverso. In poche settimane
    “arruolammo” nuovi giovani, recuperammo quelli persi per
    strada, fondammo un giornalino, stampammo le magliette
    col nostro simbolo. Era nato un nuovo gruppo giovani. E, di
    conseguenza, il cuore della Lega Nord batteva un po’ più
    forte”.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  6. #6
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    La fiducia
    Vares, 1995
    C’è una caratteristica innata nel Movimento giovani padani:
    la fiducia riposta nel segretario federale Umberto Bossi.
    Non una fede immotivata ed emotiva, ma una fiducia
    sempre ripagata e sempre rinnovata. Una fiducia che Bossi
    si è conquistato facendo una cosa che, pur semplice, tanti
    (troppi) non sono stati in grado di compiere: lottare sempre e
    comunque per la nostra terra senza mai tradire.
    Anche quando il Movimento giovani padani non era ancora
    una realtà consolidata, fu subito chiaro che la nostra azione
    sarebbe stata inscindibile dalle direttive del segretario
    federale, l’unica figura in grado di dare continuità alla nostra
    battaglia e certezza al fatto che non avremmo mai alzato
    bandiera bianca.
    Per questo motivo, in un periodo in cui traditori e codardi
    gettarono la maschera pugnalando in massa la Lega Nord
    (era il periodo in cui il Carroccio lasciò un Governo troppo
    sordo alle reali esigenze del Nord), alcuni giovani decisero
    di ribadire la propria lealtà all’uomo che ci aveva insegnato
    ad alzare la testa.
    Quel giorno, provenienti da svariate province della
    Lombardia, ci trovammo nella segreteria provinciale di
    Varese per un atto semplice ma necessario. Poche righe di
    piena e leale solidarietà al nostro segretario in un momento
    estremamente difficile. Glielo inviammo direttamente a
    casa, per fargli sapere (se mai ce ne fosse stato bisogno) che
    i suoi giovani non l’avrebbero mai abbandonato. Qualcuno
    19
    ci ha poi raccontato che Bossi apprezzò molto il contenuto
    di quel foglio di carta. Con gli anni, del resto, avrebbe
    imparato che le parole incise su quel fax rappresentavano un
    impegno a cui i Giovani padani non sono mai venuti meno.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  7. #7
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    20
    Scritto su un foglio di carta
    Repubblica del Nord
    14 dicembre 1995
    senza luogo
    Un’altra pagina di diario, un’altra rivelazione di un giovane
    padano. Un altro respiro per capire da dove siamo arrivati…
    “Sta nascendo qualcosa. E’ stata una serata particolare. A
    parte la polvere di quel retrobottega e la colla che non ne
    voleva sapere di rapprendersi, ho avuto la sensazione che
    intorno a quel tavolo non ci fossero solo dei ragazzini che si
    divertono a inneggiare sui muri del paese e a godere dei
    cartelli che annunciano la Repubblica del Nord. Ho guardato
    tutti negli occhi. Negli sguardi, credo anche nel mio, c’era la
    profondità di chi ha davanti a sé un progetto. Non siamo
    ancora molti ma credo non sarà difficile, con questo
    entusiasmo, contagiare centinaia di altri giovani. Questa sera
    è bastato poco: un furgoncino guidato da un militante che
    non avevamo mai visto, noi dietro come degli idioti a fare
    “surf” in equilibrio tra scope e secchi di colla, una
    tappezzata di manifesti in paese e, per concludere, un
    brindisi sul marciapiede bagnato dalla pioggia (vino
    rigorosamente rosso in bicchieri necessariamente di
    plastica…). Cose in sé banali, ma a rendere il tutto magico è
    la certezza che stiamo creando qualcosa di diverso.
    Qualcuno di noi ha buttato lì: “Il Giovane Padano è nato non
    21
    per fare politica ma per cambiarla4”. Beh, in questa sottile distinzione sta il senso della nostra missione. Credo che chi
    sceglie di combattere al nostro fianco sia animato da un
    fuoco che si sprigiona dalla nostra stessa natura. Quel fuoco
    è la voglia insopprimibile di libertà, di giustizia e di onestà, i
    valori della nostra terra e della nostra gente, i valori che,
    quando nacque la Lega Lombarda insieme agli altri
    movimenti autonomisti, erano considerati marginali rispetto
    al fare della politica. Accantonarli fu una scelta di comodo,
    una comodità che ci ha portato pian piano alla rovina. Per
    questo la nostra è una scelta di sacrificio, è la decisione di
    chi ha davanti a sé Valori più grandi del successo, della
    fama, del guadagno, della stima da salotto. Ho la certezza
    che il fare politica di un padano sia altra cosa. Chi non se la
    sente, se ne stia pure in disparte.
    Pochi obiettivi ma chiari: la libertà delle nostre terre, la
    difesa della nostra cultura, l’affermazione dei nostri valori
    nella società, il rifiuto di un universo pseudo-integrato e
    incolore. Sempre, a tutti i costi. Una politica che non è di
    destra né di sinistra ma più semplicemente è l’espressione
    della gente del Nord. Questo vuol dire lavoro, rispetto,
    famiglia, onestà, solidarietà, identità: imperativi che non
    sono semplici parole, regole che devono appartenere prima
    di tutto a chi li predica per poi contagiare, per emulazione,
    tutti gli altri.
    Il Giovane Padano deve essere disposto a sacrificarsi senza
    chiedere niente in cambio. Il Giovane Padano non deve mai
    aspirare a ricoprire ruoli che non siano di sua competenza.
    Il Giovane Padano non tradirà mai la sua terra, i suoi fratelli,
    i suoi valori. Anche davanti alle difficoltà i Giovani Padani
    dovranno essere sempre uniti e fedeli alla Lega Nord perché,
    come ci ha insegnato la storia, le divisioni sono sempre
    dettate da egoismi personali: e chi lotta per la propria terra
    non ha modo o tempo di pensare alla propria persona.
    Questo è un impegno che dobbiamo prendere per rispetto
    dei nostri avi ma soprattutto per onorare il nostro futuro,
    perché non accada mai che la speranza di cui la Lega Nord
    ha irrigato le nostre terre possa un giorno essere spazzata via
    dal tradimento di qualcuno. A noi fare in modo che, come
    ora, l’essere leghista sia per sempre un motivo d’orgoglio,
    una medaglia al valore. In questi giorni abbiamo deciso di
    cambiare le regole del gioco e lo abbiamo fatto credendoci
    davvero. Qualcuno magari si perderà ma lo spirito di questi
    giorni non crediamo possa mai spegnersi. E vivrà fino
    all’Indipendenza. Partendo da queste basi, finalmente, si può
    passare dall’essere i giovani della Lega al costituire il
    “Movimento Giovani Padani”.
    Ultima modifica di Dark Knight; 27-05-10 alle 18:52
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  8. #8
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Il Sole delle Alpi in mondovisione
    Munscia (Monza), 7 settembre 1997
    Anno della dichiarazione
    d’Indipendenza della Padania


    E’ stata un’impresa. Una vera impresa. Se qualcuno,
    leggendo queste pagine, dovesse abbozzare un sorriso velato
    di compassione, è solo perché quello che abbiamo fatto
    quella domenica ha sfondato realmente un muro. Muro di
    censura, di ghettizzazione, ma anche di paura. Ed è stato
    così, perché oggi, quella che era stata una sfida e anche una
    provocazione, tra l’altro rischiosa, si è trasformata in una
    tranquillissima abitudine.
    Purtroppo chi compie l’impresa ha lo svantaggio di non
    poterla osservare dall’esterno. Tutti noi, in quel momento,
    avremmo volentieri voluto sdoppiarci: per essere sotto quel
    palco con i vessilli orgogliosamente al vento ma, allo stesso
    tempo, per essere seduti davanti alla televisione e
    condividere con qualche fratello il piacere e l’emozione di
    quella inaspettata sorpresa: le bandiere della Padania sotto il
    podio del Granpremio di Monza e, soprattutto, il Sole delle
    Alpi in mondovisione! Per la prima volta.
    E’ stato uno schiaffo. Schiaffo a quanti, in quel periodo,
    avevano messo il bavaglio alle nostre idee e confinato la
    nostra visibilità in angoli inaccessibili.
    Schiaffo a chi non aveva il coraggio di sventolare le nostre
    bandiere e sopportava l’ennesima decapitazione della nostra
    libertà di espressione.
    Schiaffo a chi non aveva creduto fino in fondo nell’impresa
    e si era tirato indietro all’ultimo istante o si era perduto
    strada facendo.
    All’ingresso del parco eravamo davvero tanti. Una
    settantina, provenienti da tutti i paesi della Brianza. Solo
    con quei volantini di “Benvenuti in Padania”, scritti in
    diverse lingue, avremmo fatto il nostro dovere. Comunicare,
    informare, farsi conoscere: imperativi fondamentali nel
    circo della politica. Ma, mai come in quel momento,
    l’imperativo era anche farsi vedere. E far vedere a tutti
    26
    indistintamente (padani, tedeschi, austriaci, svizzeri,
    spagnoli, inglesi e italiani) che dietro quelle bandiere non si
    nascondevano terroristi col volto mascherato, folcloristici
    mercenari o vuote caricature imprigionate nelle vignette
    della stampa militante. Era stato divertente confrontarsi,
    discutere, litigare e constatare (e ce n’era bisogno) che per
    arrivare al cuore della gente avremmo dovuto sempre
    guardarla negli occhi senza il filtro patinato e corrotto dei
    mass-media. Pochi comunicati stampa e molta, molta
    presenza fisica sul territorio.
    Così, quella domenica, all’ingresso del parco di Monza
    c’eravamo anche noi, in carne ed ossa. La prima missione
    era filata via liscia. Dopo aver volantinato all’ingresso del
    parco per un paio d’ore, c’eravamo messi in cammino verso
    il prato dell’autodromo. Da giorni era stato tutto pianificato:
    alcuni giovani padani avrebbero issato uno striscione in
    tribuna, tutti gli altri si sarebbero diretti sotto il podio (era
    prevista la presenza di Veltroni che si ricorderà per sempre
    la nostra festa d’accoglienza in Padania) per offuscare
    l’eventuale presenza di tricolori (rispolverati solo in queste
    occasioni e nelle parate ufficiali) con l’orgoglio della nostra
    bandiera di appartenenza. Le tappe di avvicinamento
    all’autodromo si erano susseguite nella più assoluta
    normalità. Varcato il cancello e presi i contatti con i
    poliziotti che ci dovevano “tenere a bada”, era presto
    accaduto di tutto. Non ci era mai capitato di essere
    accerchiati da migliaia di persone che, imboccate a
    menzogne e veleno, avrebbero potuto decretare qualcosa di
    simile alla nostra rovina. Uno dei poliziotti che ci stava
    accanto, e che contemplava per nulla sorridente quelle
    montagnette stracolme di persone infastidite dalle nostre
    bandiere, aveva usato poche parole per farci capire come
    27
    stavano le cose: “Se quelli tirano i sassi noi abbiamo i
    caschi. Se decidono di scendere, è solo peggio per voi”.
    La situazione si era fatta piuttosto tesa, con qualche
    momento di autentico smarrimento. Per chi proveniva da
    sotto Firenze la Lega Nord era solo il fumo negli occhi
    uscito dai mass-media e quella poteva essere l’occasione per
    dare una lezione a quegli “esaltati”. Anche gli sfottò a
    livello sportivo non erano per nulla graditi. Atene, solo
    poche ore prima, aveva scippato l’organizzazione delle
    Olimpiadi a Roma: un’inezia che noi utilizzavamo
    ironicamente come coretto da stadio contro gli italiani
    tiburtini, già infastiditi dall’”affronto” delle nostre bandiere.
    I poliziotti crearono, allora, una sorta di riserva nell’attesa
    che gli animi si sbollissero: in quel fazzoletto di verde
    avremmo dovuto restare buoni fino alla fine della gara. Poi,
    ognuno sarebbe stato libero di andare in pista e di assumersi
    le proprie responsabilità. Quando ci contammo, il numero si
    era pressoché dimezzato: qualcuno aveva tagliato la corda e
    altri avevano celermente fatto sparire magliette e bandiere
    negli zaini. Sulle tribune gli altri fratelli se la passavano
    decisamente meglio: lo striscione era stato appeso e l’unica
    minaccia da tenere a bada era lo sguardo inviperito di
    qualche animale mansueto da tribuna. Sul prato, invece,
    temevamo da un momento all’altro il confronto bellico. Ma
    finalmente venne l’ora di riversarsi in pista.
    La pressione ai cancelli era fortissima. Qualcuno scavalcò il
    muretto, gli altri attesero l’apertura della “diga”. La fiumana
    umana invase l’autodromo.
    …e le bandiere esplosero al vento…
    Occhi puntati al podio, le decine di migliaia di persone
    stipate in pista, in un primo momento, non si accorsero
    28
    nemmeno di quanto stava accadendo sopra le loro teste.
    Finite le premiazioni, andò com’era prevedibile. Ci
    ritrovammo accerchiati da un centinaio di italiani pronti al
    linciaggio ma, per fortuna, resi molli dal sole e dell’alcol.
    Alla fine riuscimmo a salvare tutte le bandiere,
    respingemmo tutti gli attacchi con una strategia bellica
    invidiabile e, quando anche i più infervorati decisero di
    lasciar perdere, tornammo a casa con qualcosa da
    raccontare. E, oggi, quando anche nelle scuole e nelle
    università il Sole delle Alpi è una realtà che non ha più
    bisogno di premesse, abbiamo la presunzione di credere che
    una parte di merito sia anche nostra.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  9. #9
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    La nazione Emilia
    Brescello, estate 1999
    II Anno della dichiarazione
    d’Indipendenza della Padania (II Dip)
    “Promettimi che ti rivedrò ancora, che non mi lascerai solo
    in questa battaglia”. Può capitare che, in momenti
    particolarmente intensi dal punto di vista emotivo, quando
    ad amplificare i sentimenti ci si mette anche il vino,
    qualcuno si lasci sfuggire frasi di questo tipo. E, più o meno,
    memoria permettendo, quella è la frase con cui si salutarono
    un giovane lombardo, capitato per caso ad un comizio di
    Roberto Calderoli mentre faceva ritorno a casa, e un giovane
    emiliano, che avrebbe presto ricoperto ruoli di primo piano
    nell’Mgp dell’Emilia. L’incontro tra i due fu piuttosto
    casuale: uno era impegnato a servire alla festa di Brescello,
    l’altro, abituato a “indottrinare” i giovani per spiegare loro
    l’essenza dell’Mgp, non si era lasciato sfuggire l’occasione
    per fare quattro chiacchiere. La situazione dei giovani in
    Emilia era quella di molte altre nazioni: qualche militante e
    simpatizzante sparso in diverse province ma nessun progetto
    per coordinarli. Dopo la “folgorazione di Brescello”, invece,
    seguì a breve distanza una riunione programmatica nel
    seminterrato di un bar, dove venne individuato il possibile
    coordinatore nazionale. L’entusiasmo era alle stelle e l’idea
    di poter compiere qualche impresa anche in terra emiliana,
    impropriamente marchiata di rosso nell’immaginario
    collettivo, riusciva non poco a galvanizzare i presenti alle
    prime riunioni. Non è un caso che, il 4 marzo duemila,
    30
    proprio a Piacenza (la notte precedente era stato eletto
    ufficialmente il coordinatore emiliano Mgp) venne
    organizzata la prima manifestazione federale dei Giovani
    padani. Duemila tesserati, da ogni angolo della Padania,
    sfilarono per dire “basta” all’uso strumentale della giustizia
    che aveva raggiunto con degli avvisi di garanzia
    assolutamente infondati (il Tribunale, per fortuna, ci diede
    ragione) alcuni nostri fratelli. Quando dal palco, anche se
    ognuno a suo modo e qualcuno col suo carico di impaccio,
    parlarono tutti i coordinatori nazionali eletti (Veneto,
    Piemonte, Lombardia, Friuli, Romagna, Emilia) si ebbe una
    prima dimostrazione della crescita del Movimento giovani
    padani.
    In Emilia la strada fu sicuramente in salita. Cartina
    geografica in pugno, la nazione sembrava davvero
    sconfinata e, più che altro, non si aveva una mezza idea di
    dove andare a bussare per reclutare i giovani. Ma anche
    questo ostacolo, con tantissimo lavoro, venne superato, fino
    ad arrivare a traguardi numerici e qualitativi davvero
    impensabili. La nascita dell’Mgp Ferrara fu sicuramente uno
    di quegli episodi che resteranno sempre incastonati nei
    nostri racconti. Un giorno telefonò un ragazzo per avere
    informazioni sulla marcia su Roma del 5 dicembre 1999.
    Poi, per qualche disguido, quel giovane a Roma non riuscì
    più a raggiungerci. Alcuni mesi dopo venne nuovamente
    contattato. Della Lega e dell’Mgp sapeva ben poco: era un
    elettore leghista, fermamente convinto della bontà delle
    nostre battaglie ma nulla di più. Poteva sembrare un
    semplice curioso e, invece, quel giovane è riuscito a mettere
    in piedi uno dei gruppi più stimati dell’intera Padania. Un
    risultato straordinario per quel fratello che andammo una
    sera a recuperare alla stazione dei treni e riuscimmo a
    31
    riconoscere solo grazie a “La Padania” infilata sotto il
    braccio.
    Dopo Ferrara, naturalmente, la terra emiliana ebbe la fortuna
    di ripetere altre imprese e, più la ricerca dei giovani
    sembrava impossibile, maggiore era il gusto dei brindisi che
    precedevano il ritorno a casa. Pieni d’orgoglio. Pieni di
    speranza.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  10. #10
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Una ferita lunga tre anni
    Corso Monforte (Milàn, Padania)
    23 luglio 1999
    III Dip
    Quel pomeriggio del 23 luglio del 1999 l’afa attanagliava
    Milano, ma la cosa non sembrava affatto preoccupare il
    manipolo di Giovani Padani che, bloccato da un cordone di
    polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, calcava il suolo
    antistante corso Monforte.
    Eravamo tutti incazzati.
    Lo eravamo perché un nostro borgomastro era stato sospeso
    dal prefetto per aver assegnato più punti in un concorso
    comunale ai residenti del paese. Si trattava di Cesarino
    Monti, allora semisconosciuto sindaco di Lazzate, Comune
    brianzolo di qualche migliaio di anime. La notizia si era
    diffusa a macchia d’olio grazie a Radio Padania Libera
    (Rpl) e, tra i tanti, anche Giulio lasciò sulla scrivania i libri
    di microeconomia per precipitarsi a Milano. Quando arrivò
    a Milano, incontrò subito tantissimi giovani della sua
    Provincia e con loro inscenò quello che, da lì a poco, non
    certo per colpa dei manifestanti, si sarebbe trasformato da
    semplice presidio a vera e propria rivolta. La gente
    continuava ad arrivare; giovani, anziani, donne e adulti. Il
    fiume era inarrestabile: come il 15 settembre 1996, si aveva
    il sentore che da quel giorno le cose sarebbero cambiate
    definitivamente. Ci avevano attaccati frontalmente, avevano
    destituito una figura eletta dal popolo, erano andati contro la
    volontà della gente infrangendo il principio fondante di ogni
    33
    forma di democrazia. Le foto di quella giornata sono rimaste
    indelebili nei nostri ricordi. Un furgone tentò di passare
    attraverso la folla e, quando l’autista si prodigò nei più
    rituali insulti nei nostri confronti, fu salvato in extremis
    dalla Polizia: per la gente scesa in piazza a manifestare,
    quell’omuncolo avrebbe tranquillamente potuto rivestire i
    panni del capro espiatorio delle tante nefandezze sopportate
    troppo a lungo col sorriso sulla bocca.
    Il cordone di Polizia cominciò ad avanzare. Un altro giovane
    padano, Marco, venne colpito alle costole e di quella ferita
    porta ancora la cicatrice.
    Qualche celerino, in borghese, infangando il ruolo che
    avrebbe dovuto compiere, tirava calci nella folla e poi
    correva a nascondersi dietro il cordone dei colleghi.
    Intanto la protesta cresceva di numero e, con essa, anche i
    toni si fecero più accesi. Tutto sembrò calmarsi a
    pomeriggio inoltrato; anche Giulio decise di sedersi in
    disparte per riposarsi. Quando uno dei cordoni avanzò
    all’improvviso per allontanare alcuni manifestanti, Giulio,
    che nella folla aveva incontrato anche Citte e Mauro, si
    trovò letteralmente circondato. Un istante. E quel dito di un
    capo della Digos puntato contro. “Prendete lui!” disse con
    tono deciso e due poliziotti con caschi e manganelli furono
    addosso a Giulio. Lo trascinarono fino a una camionetta, lo
    perquisirono e lo caricarono sul veicolo, dove lo attendeva
    un altro Giovane Padano, caricato pochi minuti prima di lui.
    “Mal comune mezzo gaudio” si dice. Non fu proprio così,
    ma il fatto di non essere solo gli dava coraggio. All’atto
    dell’identificazione in Questura li raggiunsero, sempre presi
    dalla Digos, altri tre Giovani Padani. Li avevano fermati in
    piazza San Babila. Fuori dalla manifestazione, mentre erano
    isolati. Avevano colpito solo chi era isolato dal gruppo.
    34
    Probabilmente i poliziotti si trovarono costretti a
    comportarsi così. Senza motivi reali, ma con una precisa
    strategia oscura, noi eravamo dipinti come i sovversivi
    nemici di un ordine intoccabile e per questo andavamo
    puniti o, per lo meno, spaventati. Non si rendevano conto
    che, per quella ingiusta condanna, molti giovani avrebbero
    perso tre anni della loro vita! Sottoposti ad un procedimento
    penale (maledettamente infondato) i Giovani padani
    dovettero rinunciare, ad esempio, a studiare all’estero o a
    lavorare in università. Giulio, quella sera, era preoccupato
    soprattutto per come l’avrebbero presa i suoi genitori e, in
    particolare, la madre che già non stava affrontando un
    periodo dei più sereni. Avrebbero creduto a quel figlio
    indagato oppure no? Sarebbero riusciti ad andare oltre
    l’evidenza degli schemi classici per comprendere la
    situazione alla luce del loro senso critico? Per fortuna, anche
    se dovette capirlo strada facendo, Giulio ebbe l’appoggio
    dei genitori fin dal primo giorno.
    A settembre venne spezzato l’ultimo filo di speranza quando
    si trovò tra le mani quell’avviso di garanzia. E se, per i
    fratelli padani, forse con un eccesso di entusiasmo, quella
    carta divenne una specie di “medaglia al valore”, il
    rincorrersi delle voci nella città di residenza potevano
    rischiare di infangare la sua innocenza con un’immeritata
    fama di violento o teppista. Ma Giulio era stato solo un
    leghista fedele al suo compito: difendere la propria terra,
    lottare perché i diritti di chi ha versato sudore per creare una
    realtà non venga per lo meno discriminato nei concorsi
    pubblici, scendere in piazza sempre e comunque a difesa dei
    fratelli padani. Lui, quella sera, aveva giustamente alzato la
    voce nel momento in cui aveva visto lesi gli altrui e i propri
    diritti. Come ricompensa si ritrovò con una denuncia seguita
    da cinque capi di imputazione. Impossibile dimenticare il
    35
    lavoro e l’affetto profuso dal giovane avvocato piemontese,
    di lì a qualche anno segretario nazionale del Piemonte.
    In Questura, accompagnato dal padre, Giulio venne
    “fucilato” di domande. La morsa allo stomacò si allentò e le
    parole cominciarono a correre fluidamente e riempire quella
    stanza, paradossalmente agghindata da un poster di Che
    Guevara e da un adesivo di Forza Italia.“Hai risposto bene”
    disse il legale, rassicurandolo al termine dell’interrogatorio.
    Tornato a casa, steso sul letto, Giulio pensò all’assurdità
    dell’intera vicenda. Un ragazzo di vent’anni, un bravo
    ragazzo, la cui unica pecca era semmai la difficoltà nel
    passare l’esame di microeconomia, veniva processato per
    aver manifestato contro un provvedimento che metteva in
    dubbio la stessa Costituzione, cioè la Magna Charta della
    Repubblica. Seguirono varie udienze e il rinvio a giudizio. Il
    sostegno del Movimento giovani padani non è mai venuto
    meno. Mai. Le azioni e le parole dei Giovani Padani non
    erano dettate da interesse, ma dal sentimento che ci lega e
    dalla certezza che ogni fratello è essenziale per il
    raggiungimento del nostro obiettivo finale. In quei momenti
    niente valeva di più dello sguardo dei fratelli padani che,
    insieme alla solidarietà, sostenevano Giulio rassicurandolo
    sul fatto di essere nel giusto e di essere in quella situazione
    solo per sbaglio. In Tribunale Giulio (e con lui altri fratelli
    padani) dovette tornare diverse volte, confrontandosi con le
    lungaggini, i ritardi, le inefficienze, e anche i privilegi, della
    giustizia all’italiana. Giulio, e con lui molti Giovani padani,
    durante il processo hanno avuto modo di crescere.
    L’assoluzione, infatti, venne comunicata solo tre anni più
    tardi, il 18 novembre 2002. Era un lunedì sera, e Giulio era
    alla guida della propria auto. Scoppiò a piangere. Non
    piangeva da anni, ma il fatto di non dover più mettere in
    agenda udienze e incontri con l’avvocato fu una liberazione.
    36
    Sulla pelle di chi ha condiviso l’emozione di quella notizia,
    si mischiarono, però, anche la rabbia per quell’affronto
    lungo tre anni e l’orgoglio per aver subito un ingiusto
    supplizio per una giusta causa. Giulio era cambiato, la realtà
    intorno a lui era in parte cambiata. Cambiata in meglio,
    anche grazie a quella piccola grande battaglia.
    Lo Stato italiano, naturalmente, ammise il proprio errore e
    Cesarino Monti tornò su quella poltrona dove lo avevano
    voluto i suoi cittadini e per garantire i quali, da vero
    sindaco, aveva introdotto i punteggi a favore dei residenti.
    La lista dei ragazzi che, per svariati motivi, vennero
    raggiunti (prima e dopo questo episodio) da avvisi di
    garanzia o denunce incomprensibili sarebbe interminabile.
    Due fratelli bresciani dovettero rispondere (!) per un coro
    intonato durante un corteo6, a Lecco ci chiamarono a
    rispondere per danneggiamento aggravato a causa di un
    semplice adesivo e gli episodi, davvero, sarebbero infiniti.
    In tutti i casi rimanemmo sempre compatti e solidali,
    attivando tutte le strutture della Lega Nord (in primo luogo
    gli avvocati…) e non lasciando mai soli i nostri fratelli,
    come giurato nel giorno della Dichiarazione
    d’Indipendenza. Una sera, mentre discutevamo di alcune
    imminenti elezioni all’interno di un ristorante7 sardo, entrò
    Umberto Bossi con al seguito alcuni giornalisti e
    l’immancabile Aurelio. Si sedettero a poca distanza dal
    nostro tavolo e quando Bossi sentì parlare di avvisi di
    garanzia si alzò per venire da noi. “Chi ha preso l’avviso di garanzia?”, disse con il tono severo ma umano di un padre.
    E quando noi indicammo uno dei nostri fratelli, lui spiegò
    senza mezzi termini: “Proprio perché immeritato quel foglio
    non è un onta, è una medaglia al valore”.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 39
    Ultimo Messaggio: 07-02-14, 15:28
  2. Pif - Il Padano
    Di L'idraulico (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 02-09-08, 13:01
  3. Padano o non padano...
    Di el condor nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 27
    Ultimo Messaggio: 25-04-08, 22:40
  4. per chi è più giovane
    Di iproscritti nel forum Destra Radicale
    Risposte: 103
    Ultimo Messaggio: 20-04-06, 11:31
  5. Giovane Padano Aggredito E Ferito Oggi A Treviglio
    Di Jenainsubrica nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-03-06, 00:26

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito