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Discussione: Focus Libia

  1. #51
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Libia: attaccata base forze speciali a Bengasi, uccisi 2 civili


    200 24 MAG 2014

    (AGI) - Tunisi, 24 mag. - Almeno due civili hanno perso la vita ieri sera a Bengasi, nella zona orientale della Libia, dove una base delle forze speciali libiche e' stata attaccata con razzi che hanno tuttavia mancato il bersaglio e colpito un'area residenziale della citta'. A Bengasi e' in corso dalla scorsa settimana una vasta offensiva del generale in congedo Khalifa Haftar, sostenuto da alcuni reparti delle forze armate e alcune formazioni tribali, contro le milizie islamiste attive nell'area. Le forze speciali libiche hanno annunciato in settimana il proprio sostegno all'operazione condotta da Haftar, ed e' dunque probabile che del lancio di razzi siano responsabili i gruppi jihadisti. "Non e' la prima volta che la base di Benina viene attaccata, da quando le forze speciali hanno detto di appoggiare il generale Haftar", ha spiegato un ufficiale dell'esercito.


    fontelink

  2. #52
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    Predefinito Re: Libia, 79 morti e 141 feriti in scontri a Bengasi

    Citazione Originariamente Scritto da Dogma Visualizza Messaggio
    [...]


    L'interesse nazionale si difende con le unghie e con i denti ...sempre e qualsiasi sia l'ordinamento politico, economico o ideologico a governare uno stato!!!
    Sante parole.

  3. #53
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Ma più che altro: come mai l'intellettuale militante , giornalista , filosofo e scrittore francese (socialista ma grande elogiatore di Sarkozy durante l'intervento militare) Bernard henry Levy che nel 2011 aveva inondato i giornali europei (il Corriere della sera e La stampa li pubbicavano tre volte alla settimana) dei suoi appassionati interventi a favore dell'intervento militare "umanitario e democratico" contro Gheddafi ha improvvisamente smesso di scrivere un rigo che sia uno sulla Libia?
    Perché è un gran pezzo di merda come Sarkozy, con la speranza che un giorno qualche autobomba li faccia saltare in aria entrambi.

  4. #54
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Bengasi, CIA e guerra in Libia

    giugno 10, 2014 Lascia un commento

    Eric Draitser New Oriental Outlook 09/06/2014
    La violenza e il caos esplosi nella seconda città della Libia, Bengasi, dovrebbero essere intesi come lotta di potere tra fazioni per affermare la propria autorità sul critico centro commerciale. Tuttavia, ciò che viene volutamente omesso dai media occidentali è il fatto che entrambi i gruppi, uno militare guidato dal generale libico Haftar, l’altro terroristico islamista Ansar al-Sharia, sono ascari degli Stati Uniti, da cui hanno ricevuto sostegno da vari canali, in questi ultimi anni. Visto così, i disordini in Libia devono essere intesi come continuazione della guerra intrapresa contro il Paese dalle forze USA-NATO. Mentre scontri a fuoco, esplosioni e attacchi aerei sono la norma a Bengasi e nelle aree circostanti, la natura del conflitto rimane oscura. Da un lato c’è il generale Qalifa Belqasim Haftar, vecchio comandante militare sotto Gheddafi fuggito dalla Libia negli Stati Uniti dove divenne una notevole risorsa della CIA fino al suo ritorno in Libia durante l’assalto USA-NATO contro questo Paese. Dall’altra c’è l’organizzazione islamista Ansar al-Sharia, guidata da Ahmad Abu Qatala, implicata nell’attacco dell’11 settembre 2012 al compound USA-CIA di Bengasi che uccise l’ambasciatore statunitense Chris Stevens. Esaminando il conflitto e le connessioni tra questi due individui e le fazioni che guidano, le tracce dell’intelligence degli Stati Uniti non potrebbero essere più evidenti. Tuttavia, la situazione a Bengasi e nella Cirenaica in generale, è molto più complessa che non semplicemente tali due fazioni. Ci sono altre importanti milizie che hanno svolto un ruolo significativo nel portare la regione sull’orlo della guerra totale. I conflitti intestini tra le milizie dei movimenti/coalizioni bloccano i porti petroliferi di Bengasi e Cirenaica, tali milizie non hanno nemmeno pensato alla possibilità di una riconciliazione. E così, nonostante la guerra USA-NATO in Libia sia conclusa quasi tre anni fa, il Paese è ancora innegabilmente in guerra. La guerra di Bengasi
    Le notizie da Bengasi sono sempre più preoccupanti. Il 2 giugno, quasi un centinaio di libici, molti dei quali civili, sono stati uccisi o feriti nella metropoli costiera e nelle città circostanti, quando la milizia islamista Ansar al-Sharia ha attaccato un accampamento delle forze fedeli al generale dell’esercito Haftar. Gli uomini di Haftar, dotati di una modesta ma efficace forza aerea tra cui elicotteri da combattimento, risposero all’attacco respingendo i molti militanti di Ansar al-Sharia. Nel processo però, gli abitanti di Bengasi sono stati costretti a fuggire o rifugiarsi a casa, mentre aziende e scuole rimasero chiuse per via degli spari e dei combattimenti. Anche se lo scontro era di modesta portata rispetto agli orrori della guerra USA-NATO alla Libia nel 2011, è un duro monito sulla triste realtà attuale della Libia. Nazione una volta orgogliosa, ora è ridotta a un mosaico di milizie, clan e tribù in lotta, senza un’autorità centrale che governi il Paese, priva di servizi sociali affidabili e in completa assenza dello Stato di diritto. Nel vortice del conflitto politico e sociale va esaminata la natura del conflitto a Bengasi. La città è scossa da scontri e manifestazioni politiche dal rovesciamento e assassinio di Gheddafi nel 2011. Mentre un governo provvisorio a Tripoli fu istituito dal cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (Cnt), il potere reale viene esercitato dalle milizie concorrenti affiliate a tribù e/o clan, di solito limitate a una importante cittadina o città. Anche se vi sono numerose milizie islamiste operanti presso Bengasi, le due più potenti e ben organizzate sono la Brigata dei martiri del 17 febbraio e Ansar al-Sharia. Mentre entrambe le organizzazioni sono nominalmente indipendenti, ognuna ha un’affiliazione diretta o indiretta al terrorismo di al-Qaida.
    Ad opporsi a 17 febbraio e Ansar al-Sharia è il cosiddetto Libyan National Army, una raccolta di milizie e unità minori fedeli al generale Haftar. Avendo recentemente avuto notorietà dichiarando un quasi-colpo di Stato contro il governo di Tripoli, nel febbraio 2014, l’esercito nazionale libico conduce una guerra di bassa intensità contro le milizie islamiste nella speranza di avere il controllo di Bengasi e Cirenaica. Naturalmente, i piani del generale Hafter vanno ben oltre Bengasi, volendo utilizzare il conflitto come pretesto con cui sperare di mettere il Paese sotto la sua guida. Mentre alcuni vedono ciò come improbabile, è comunque una parte importante del calcolo strategico. Infine, c’è la questione persistente delle altre milizie che, in momenti diversi, controllano terminali petroliferi e impianti portuali a Bengasi e nell’Oriente in generale. Di particolare nota è la milizia di Ibrahim al-Jathran, capo tribale che ha chiesto l’autonomia regionale della Cirenaica dal governo centrale di Tripoli. Jathran e i suoi uomini hanno più volte bloccato gli impianti petroliferi avanzando le loro richieste. Anche se ancora non sono riuscite che a causare problemi politici e diplomatici a Tripoli, la milizia di al-Jathran e altre simili, complicano ulteriormente l’infinitamente complessa politica della piazza libica. “Rivoluzione” libica e intelligence USA
    Fin dall’inizio della guerra contro la Libia, Stati Uniti e loro alleati della NATO utilizzarono diversi gruppi terroristici e agenti dell’intelligence per rovesciare il governo di Gheddafi. Mentre alcuni erano direttamente legati alla CIA, altri furono tratti dalla stalla delle organizzazioni terroristiche utilizzate in tempi diversi dagli Stati Uniti, come i mujahidin in Afghanistan, Kosovo e altrove. In sostanza quindi gli Stati Uniti hanno sviluppato una rete a maglie larghe di ascari, alcuni ideologicamente oppositori degli Stati Uniti e altri, scatenati sulla Libia per fare il lavoro sporco di Washington. Un gruppo chiave alleato dell’intelligence degli Stati Uniti è il Libyan National Army di Haftar. L’organizzazione fu fondata da Haftar dopo la sua defezione (o espulsione) dalla Libia nei primi anni ’80. Da lì, Haftar divenne un agente significativo della CIA nel tentativo di rovesciare Gheddafi. Usando la forza di Haftar in Ciad durante la guerra alla Libia, nei primi anni ’80, la CIA tentò il primo di molti tentati cambi di regime in Libia. Come il New York Times riportò nel 1991: “L’operazione paramilitare segreta, avviata negli ultimi mesi dell’amministrazione Reagan, fornì aiuti militari e addestramento a circa 600 soldati libici catturati durante gli scontri al confine tra Libia e Ciad nel 1988… furono addestrati da agenti dell’intelligence statunitensi in sabotaggio e altre attività di guerriglia, dissero gli agenti, in una base nei pressi di N’Djamena, capitale del Ciad. Il piano per utilizzare gli esuli si adattava perfettamente al desiderio dell’amministrazione Reagan di rovesciare il colonnello Gheddafi”.
    L’articolo del Times sopra citato osserva che gli sforzi per il cambio di regime fallirono e Haftar ed i suoi soci furono poi trasferiti al sicuro e ospitati negli Stati Uniti. Un portavoce del dipartimento di Stato al momento spiegò che gli uomini avrebbero avuto “accesso alla normale assistenza al reinsediamento, tra cui corsi di lingua inglese e professionali e, se necessario, assistenza finanziaria e medica”. Infatti Haftar trascorse quasi vent’anni vivendo comodamente in una casa di periferia in Virginia, a breve distanza dal quartier generale della CIA a Langley. Era noto come “l’uomo di punta in Libia” della CIA per aver preso parte a numerosi tentativi di cambio di regime, tra cui il tentativo fallito di rovesciare Gheddafi nel 1996. E così, quando Haftar convenientemente apparve di nuovo in Libia per partecipare al cambio di regime del 2011, molti osservatori politici notarono che ciò significava che la mano della CIA era intimamente coinvolta nella rivolta. Infatti, come la guerra mutava e divenne chiara la connessione profondamente radicata tra intelligence degli Stati Uniti e cosiddetti “ribelli”, la verità su Haftar non poté essere nascosta. Tuttavia, Haftar non era certo il solo burattino di NATO e CIA. Un altro gruppo importante era il famigerato Gruppo combattente islamico libico (LIFG), guidato dal terrorista internazionale Abdelhaqim Belhadj che avrebbe ucciso statunitensi in Afghanistan, oltre ad essere direttamente legato ad al-Qaida. Dopo essere stata incarcerata da Gheddafi, la leadership del LIFG cercò di allinearsi agli Stati Uniti nella speranza di occupare il vuoto di potere post-Gheddafi. Guidato da Belhadj, il LIFG fu parte fondamentale della ribellione che rovesciò Gheddafi, prendendo l’iniziativa dell’attacco al compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya. A tal proposito, il LIFG ebbe intelligence e probabilmente supporto tattico, dall’intelligence e dall’esercito degli Stati Uniti, in particolare attraverso la rete di AFRICOM di Camp Lemonnier a Gibuti. Una volta che Gheddafi cadde, Belhadj divenne il capo militare di Tripoli, agendo temporaneamente da dittatore. Tuttavia, pur di continuare a spacciare la mitologia della “democrazia libica”, i finanziatori USA-NATO di Belhadj decisero di mettere al suo posto il cosiddetto “governo di transizione”, considerato inefficace, nella migliore delle ipotesi, e assolutamente irrilevante nella peggiore.
    La Brigata dei martiri del 17 febbraio è un altro gruppo terroristico con stretti legami con il “governo” di Tripoli e soprattutto la CIA. Dopo esser apparso nell’operazione di cambio di regime come milizia ben addestrata, ben armata e organizzata, la Brigata dei martiri del 17 febbraio subito salì alla ribalta nel panorama politico del dopoguerra. Atteggiandosi a forza affidabile delle autorità di Tripoli, la 17 febbraio subito divenne un’agenzia di sicurezza a noleggio. Qui CIA e 17 febbraio entrarono in contatto diretto. Il Los Angeles Times ha riferito: “Nell’ultimo anno, una volta assegnate le milizie a protezione della missione degli Stati Uniti a Bengasi, addestrate da personale di sicurezza statunitensi alle loro armi, occuparono gli ingressi, superarono le mure e ingaggiarono combattimenti corpo a corpo… I miliziani negarono seccamente di sostenere gli assalitori, ma riconobbero che la grande forza alleata al governo, nota come Brigata dei martiri del 17 febbraio, potesse includere elementi antiamericani… La brigata 17 febbraio è considerata una delle milizie più capaci della Libia orientale”. È essenziale notare che il cosiddetto “consolato” di Bengasi non era la tipica missione diplomatica, ma piuttosto un impianto della CIA probabilmente utilizzato dall’ambasciatore Stevens come quartier generale da cui organizzare l’invio di armi e combattenti per destabilizzare la Siria. Così, esaminando esattamente ciò che il regime di Bengasi è stato, si dovrebbe dire che gli Stati Uniti agirono da mecenate e mandante dell’organizzazione terroristica i cui membri ammettono che il loro gruppo “potrebbe includere elementi antiamericani“.
    Ansar al-Sharia, naturalmente, rientra nella narrazione dell’attacco dell’11 settembre 2012 convenientemente da aggressore al compound della CIA difeso dai suoi rivali (e a volte alleati) della Brigata dei martiri del 17 febbraio. Ansar al-Sharia, guidata da Ahmad Abu Qatala, è ritenuta il gruppo che attaccò la stazione della CIA a Bengasi. In realtà, Qatala ammette di aver preso parte all’assalto al compound, anche se ammette solo di essere stato presente, non di guidarlo.
    Nonostante professino un islamismo antioccidentale e radicato nella sharia, Ansar al-Sharia e Qatala in particolare, non sembrano particolarmente turbati dalla collaborazione con gli “infedeli americani.” In effetti, il New York Times ha osservato che Qatala e la sua organizzazione probabilmente svolsero il ruolo di carnefice in uno dei più significativi assassini (a parte quello di Gheddafi) di tutto il conflitto. Il rapimento e l’assassinio del generale libico Abdalfatah Yunis, fino al 2011 considerato il successore prescelto degli USA di Gheddafi, fu un importante punto di svolta. Come Times spiega, “Dopo che gli islamisti inviarono una squadra per prendere il generale per un processo improvvisato, nel luglio 2011, i suoi carcerieri lo trattennero di notte nella sede della brigata di Abu Qatala. I corpi di Yunis e due suoi aiutanti furono trovati su una strada il giorno dopo, crivellati di pallottole”. Allora, anche secondo i resoconti ufficiali, Qattala e Ansar al-Sharia sono almeno indirettamente, se non direttamente, responsabili della morte di Yunis. Ciò diventa particolarmente importante alla luce della vecchia competizione tra Yunis e Haftar per il controllo delle forze “laiche” nella Libia post-Gheddafi. Sarebbe giusto quindi sostenere che, nella lotta di potere tra Haftar e Yonis, Haftar, caro alla CIA, trasse vantaggio dalle azioni dell’organizzazione terroristica. E ora queste due fazioni sono in guerra. Così va nell’attuale Libia.
    Qualsiasi analisi del conflitto in Libia, e in particolare a Bengasi, deve tener conto del ruolo degli Stati Uniti (e di altre nazioni), le cui agenzie d’intelligence vi sono profondamente coinvolte fin dall’inizio. In particolare, esaminando la natura dei combattimenti, Bengasi deve essere intesa come campo di battaglia e lotta ideologica. Da un lato, si tratta di controllare la città più importante del Paese dopo la capitale Tripoli. Dall’altro, è la lotta esistenziale per il futuro della Libia. Haftar e la sua fazione immaginano una Libia laica aperta a finanzieri, speculatori e società occidentali. Ansar al-Sharia e gli altri gruppi terroristici vedono la Libia elemento costitutivo dello Stato islamico governato dalla sharia. E, in agguato sullo sfondo, sopra e dietro tutti i principali attori del conflitto, la CIA e l’agenda geopolitica degli Stati Uniti. E così la guerra continua; nessuna fine in vista. Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org, editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook.” Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

  5. #55
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    Predefinito Re: Focus Libia

    La Stampa - Libia, successo italiano: le fazioni in guerra oggi riunite a Ginevra


    Libia, successo italiano: le fazioni in guerra oggi riunite a Ginevra


    Vertice all’Onu per il cessate il fuoco
    Gli aerei messi a disposizione dell’Italia sono andati a prenderli direttamente a Misurata per portarli al tavolo delle trattative di Ginevra. Un dettaglio che dà l’idea dello sforzo diplomatico messo in campo dal nostro Paese per fermare l’autodistruzione della Libia che va avanti da tre anni. E oggi, nel primo giorno di colloqui nel quadro della missione Onu Unsmil, in Svizzera ci saranno anche i rappresentanti della fazione più importante fra quelle che si oppongono al Parlamento di Tobruk, l





  6. #56
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Libia: ministro Esteri chiede rimozione embargo su armi

    (AGI) - Il Cairo, 17 gen. - Il ministro degli Esteri libico, Mohamed al Dayri, ha chiesto oggi alle Nazioni Unite la rimozione dell'embargo sugli armamenti destinati alle forze armate di Tobruk. E' quanto si legge in una nota diffusa dall'agenzia di Stato egiziana "Mena" al termine di un incontro al Cairo tra Dayri e il segretario generale della Lega araba, Nabil al Araby. Secondo il capo della diplomazia del governo di Abdullah al Thani, i paesi arabi dovrebbero "mettere in campo tutti gli sforzi per sostenere l'esercito libico nella sua guerra contro il terrorismo". La Lega araba, ha proseguito Dayri, e' impegnata nella stabilizzazione della Libia, come dimostra il prossimo viaggio a Ginevra, dove si tengono i colloqui tra le parti in conflitto, da parte dell'inviato dell'organizzazione in Libia.

    Libia: Usa invitano a lasciare il Paese - Africa - ANSA.it

    (ANSA) - NEW YORK, 21 GEN - Il Dipartimento di stato americano ha lanciato un nuovo allarme per la situazione in Libia, raccomandando a tutti i cittadini americani presenti nel Paese a partire immediatamente. Il Dipartimento mette anche in guardia tutti coloro che intendono viaggiare verso il Paese nordafricano, sullo sfondo del caos in cui è precipitata la Libia del dopo-Gheddafi.

  7. #57
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Libia: cugino Gheddafi, Occidente responsabile dell'instabilità Paese - Adnkronos

    E' l'Occidente il responsabile della situazione di instabilità e insicurezza in Libia, dove milizie rivali sono impegnate in una lotta di potere dalla deposizione del regime di Muammar Gheddafi. A sostenerlo è un cugino ed ex consigliere del Colonnello, Ahmed Gaddaf al-Dam, che all'agenzia di stampa Dpa dice che ''l'Occidente ha offerto assistenza finanziaria e militare ai militanti durante la loro guerra per deporre il regime di Gheddafi. Questa assistenza è stata poi usata per trasformare tutte le città della Libia in roccaforti per terroristi''. Attualmente in Libia ci sono due parlamenti e due governi rivali, uno solo dei quali viene riconosciuto dalla comunità internazionale.


    ''Ora il Paese non ha né un esercito, né una polizia. Le armi sono nelle mani di tutti e lo sconfitto numero uno è la Libia'', ha detto Gaddaf al-Dam, 64 anni, un tempo coordinatore delle relazioni tra Egitto e Libia sotto Gheddafi. ''La gente ha iniziato a rimpiangere i giorni di Gheddafi dopo tutti i guai e il caos che hanno visto negli ultimi anni'', ha detto.

  8. #58
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Eh eh rimpiangere Gheddafi...ma se lo odiavate o quanto meno lo trattavate da pagliaccio tutti quanti.
    Lui lo disse: la caduta della Libia portera' il terrorismo in eurocania......previsione azzeccata anzi in difetto...presto portera' la guerra!

    200.000 soldati islamici sbarcati in questi anni sono pronti a mettere a ferro e fuoco l'itaglia.
    Aspettano solo il segnale ed il momento e cio' avverra' quando il focolare ucraino si espandera' nell'eurocania tutta.
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  9. #59
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Libia. «L'Occidente ha creato cento Gheddafi» | Tempi.it

    «Il problema è questo: in Libia c’è una crisi di legittimità. La gente è disposta ad accettare il processo democratico solo quando vince. La gente accetta lo stato di diritto solo se va in suo favore. È questo il motivo per cui abbiamo due governi, due Parlamenti, due primi ministri». In Libia l’Occidente, Stati Uniti e Francia in testa, hanno fatto di tutto per buttare giù l’ex dittatore Muammar Gheddafi ed esportare la democrazia, senza chiedersi se i libici fossero disposti ad accoglierla. È questo il pensiero dell’esperto libico Mohamed Eljarh, intervistato dalla Bbc.
    STATO FALLITO. A quattro anni dalla morte di Gheddafi, è perfino difficile definire la Libia come uno Stato. Dopo che la capitale Tripoli è stata conquistata in estate dai ribelli islamisti di Alba libica, il Parlamento eletto dal popolo si è trasferito nell’est a Tobruk. I ribelli, in compenso, hanno eletto un proprio governo, di stanza a Tripoli. Nell’est del Paese, a Bengasi, ex roccaforte della cosiddetta “Primavera araba”, l’esercito guidato dal generale Haftar e legato al governo di Tobruk combatte le milizie islamiste e terroriste per il controllo della città. Partendo dalla capitale invece, gli islamisti, che già hanno il controllo di importanti pozzi petroliferi, si stanno espandendo a ovest verso Zintan e i giacimenti di gas occidentali. Nel mezzo operano centinaia di milizie e diverse fazioni di terroristi, tra cui lo Stato islamico che ha conquistato Derna, città costiera a 430 miglia nautiche dall’Italia.
    COLLOQUI DI PACE SALTATI. La scorsa settimana, le Nazioni Unite hanno condotto un nuovo round di colloqui a Ginevra con i governi rivali per cercare un’intesa comune. Ieri un portavoce del governo ribelle ha annunciato che non proseguirà i colloqui perché a Bengasi «le truppe del criminale di guerra Haftar» hanno conquistato la banca centrale, prima nelle mani dei terroristi di Ansar al-Sharia e fondamentale per sfruttare i proventi del petrolio.
    «CENTO GHEDDAFI». La situazione dunque rimane bloccata, anche per colpa dell’Occidente, come ricorda l’attivista libico Guma el-Gamaty: «Quando la rivoluzione è finita, l’Occidente se n’è semplicemente andato lasciando i libici a loro stessi. Ma la gente non sapeva come restare unita, creare un consenso e fondare un nuovo Stato dal nulla. Abbiamo ereditato un Paese senza istituzioni, senza Costituzione, non sapevamo come guidarlo. La comunità internazionale non doveva andarsene». Per sbarazzarsi di Gheddafi, è il ragionamento di un altro osservatore, «ne hanno creati altri cento». In lotta fra loro.
    ITALIANO SEQUESTRATO? A ottenere vantaggi da questa situazione di completa confusione e anarchia è la criminalità, sia comune che di matrice estremista. La stessa che potrebbe avere rapito il medico catanese Ignazio Scaravilli, irreperibile in Libia dal 6 gennaio scorso e su cui la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona.

  10. #60
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Libia: Guardian, 007 Londra aiutarono Gheddafi a rapire oppositori - Adnkronos

    I servizi di intelligence britannici, durante il governo laburista di Tony Blair, collaborarono con il regime libico del colonnello Gheddafi in una serie di operazioni segrete che portarono anche al sequestro e alla detenzione illegale di alcuni dissidenti libici che venenro torturati per ottenere informazioni. Lo rivela il Guardian attraverso l'analisi di documenti ufficiali ritrovati a Tripoli dopo la caduta del regime del colonnello. La collaborazione tra gli 007 di Londra e quelli libici riprese dopo che i due Paesi ristabilirono le relazioni diplomatiche nel 1999 ed ebbe un'accelerazione all'indomani degli attacchi terroristici di Al Qaeda dell'11 settembre 2001.


    Il materiale proveniente dagli archivi del governo libico, scrive il quotidiano britannico, mostrano che i legami tra l'MI5 e l'MI6 (i servizi di sicurezza interna ed esterna britannici) e i servizi di sicurezza di Gheddafi furono assai più estesi di quanto si sapesse finora, al punto che gli agenti libici vennero invitati ad operare sul suolo britannico per condurre insieme all'MI5 azioni di intimidazione nei confronti di dissidenti libici che avevano trovato asilo nel Regno Unito.


    In precedenza, era noto che l'MI6 aveva fornito assistenza al regime di Gheddafi nel rapimento di due leader dell'opposizione libica che erano stati trasferiti a Tripoli nel 2004 con le loro famiglie, tra i cui membri figuravano anche una bambina di 6 anni ed una donna incinta.


    Attraverso lo studio dei documenti recuperati in Libia, il Guardian ritiene che i risultati delle operazioni clandestine dei servizi britannici e libici furono impiegati tra il 2002 e il 2007 in alcuni procedimenti giudiziari a Londra nei quali il governo laburista dell'epoca tentò senza successo di ottenere l'espulsione di alcuni oppositori di Gheddafi in base a informazioni che erano state ottenute da persone sequestrate e rinchiuse nelle carceri libiche.


    Una serie di documenti che indicavano dettagli delle operazioni di 'rendition' condotte congiuntamente dai servizi segreti di Londra e di Tripoli erano già stati rinvenuti nel settembre 2011 in un palazzo governativo nella capitale libica, in piena rivoluzione, dalla Ong Human Rights Watch. Da allora, scrive il Guardian, sono stati ritrovati centinaia di altri documenti. Un team di avvocati insediatosi a Londra ha messo ordine nel materiale, formando un archivio che costituisce la base di un procedimento di risarcimento danni presentato a nome dei 12 libici che sarebbero stati rapiti, torturati, soggetti a misure di controllo o spinti a rientrare il Libia, dove vennero poi imprigionati e abusati.


    Il governo britannico, attraverso i propri avvocati, ha tentato di bloccare le richieste di risarcimento, ma l'istanza, riporta il quotidiano, è stata respinta oggi dal giudice Irwin, che ha stabilito che le accuse "sono potenzialmente di reale interesse pubblico" e devono quindi essere ascoltate e valutate in un'aula di tribunale. Il procedimento fa seguito ad altri due procedimenti analoghi avanzati a nome delle due famiglie libiche rapite dal suolo britannico e condotte in Libia.


    Uno dei procedimenti si è concluso con un risarcimento di 2,23 milioni di sterline all'oppositore libico Sami al-Saadi e alla sua famiglia. Il secondo, che coinvolge l'altro leader dell'opposizione libica dell'epoca, Abdulhakim Belhaj è ancora in corso, nonostante il tentativo degli avvocati del governo di farlo rigettare dal tribunale. In questo procedimento, oltre ad accusare il governo britannico, Belhaj ha chimato in causa anche sir Mark Allen, ex direttore della sezione anti terrorismo dell'MI6 e Jack Straw, che all'epoca del rapimento ricopriva l'incarico di ministro degli Esteri.

 

 
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