L'Isis punta ai terminal petroliferi
Dopo aver preso Sirte, lo Stato Islamico punta verso l'est della Libia, con armi pesanti e veicoli blindati
IL CAIRO - Dopo Sirte, i terminal petroliferi. L'Isis avanza verso l'est della Libia, minacciando Harawa, Nufaliya e Bin Jawad, con l'obiettivo di piantare le sue bandiere nere nell'area di Ajdabiya, la porta verso i campi della mezzaluna petrolifera, a metà strada tra Bengasi e Sirte, quest'ultima già conquistata nei mesi scorsi.
Numerose fonti locali, citate dal sito di informazione Alwasat, hanno infatti riferito che i terroristi stanno "trasportando armi pesanti e veicoli blindati verso est", aggiungendo che "elementi della formazione pattugliano armati le strade principali, accompagnati dalla polizia islamica".
Il controllo delle risorse energetiche del Paese è strategico per i tagliagole del Califfo, proprio come nel nord dell'Iraq, dove i terroristi ne utilizzano i proventi vendendoli al mercato nero per autofinanziarsi.
La conquista di queste aree farebbe compiere all'Isis un salto di qualità nella sua strategia, anche in considerazione dell'allarme lanciato da fonti dell'intelligence Usa, citate da New York Times e Wall Street Journal, secondo le quali Sirte potrebbe diventare la nuova base del gruppo dirigente dello Stato islamico che, per sfuggire ai bombardamenti della coalizione internazionale in Medio Oriente, potrebbe ritirarsi proprio di fronte alle coste italiane.
Ad Ajdabiya gli abitanti si sono detti già "pronti ad un'azione militare in collaborazione con l'esercito libico contro i jihadisti". Un gruppo chiamato i 'giovani di Al wefaq al Gharbì, ha reso noto che "dispone di armi e munizioni per combattere le formazioni terroriste". Ma la situazione resta incandescente anche a Bengasi dove le forze armate sono riuscite ad assaltare uno dei "centri direzionali in mano all'Isis", con un bilancio di "decine di vittime ed arresti".
Intanto mentre la diplomazia araba tenta di raggiungere un nuovo compromesso alla vigilia della riunione - nelle prossime ore in Algeria - dei Paesi africani confinanti con la Libia, l'inviato speciale dell'Onu, Martin Kobler, ha affermato che entro fine dicembre si arriverà ad un accordo fra le parti.
"Credo che con l'inizio del prossimo anno assisteremo alla nascita del governo di intesa nazionale libico sulla base delle discussioni", ha scritto sul suo account Twitter. "Dobbiamo moltiplicare il nostro impegno diplomatico per favorire un'intesa", ha aggiunto il ministro italiano degli esteri Paolo Gentiloni nel messaggio trasmesso a diversi colleghi tra cui Kobler.
Dal premier libico designato per il futuro governo, Fayez Sarraj, un nuovo appello a "fermare lo spargimento di sangue", affinché "i libici, in patria e all'estero, ritrovino unità e combattano l'unico e vero nemico: il terrorismo".