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Discussione: Focus Libia

  1. #351
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Libia, Al Thani: "Occidente non vuole armare l'esercito". Interrotta la trattativa Onu - Il Fatto Quotidiano

    Usa, Regno Unito e Ue non vogliono fornire armi all’esercito, ma nel paese nordafricano “sono arrivati anche i miliziani di Boko Haram“. E’ l’allarme lanciato da Abdullah Al Thani, premier del governo di Tobruk, interlocutore della comunità internazionale nella crisi libica, il giorno dopo che il Parlamento eletto del Paese ha sospeso la sua partecipazione al dialogo mediato dalle Nazioni Unite e mirato a mettere fine alla crisi politica. Intanto a Tripoli è stata uccisa Intissar Al Hasaari, attivista per i diritti umani.
    “Purtroppo la comunità internazionale e soprattutto gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione europea hanno rifiutato di armare l’esercito libico – ha detto Al Thani – l’Alba libica (milizie che appoggiano il governo di Tripoli, non riconosciuto dai Paesi occidentali, ndr) fa parte di gruppi militanti islamisti che ricevono armi, munizioni e forniture da tutto il mondo. Ma l’America e il Regno Unito hanno altre idee, contro gli interessi del popolo libico”, ha spiegato il premier, fornendo al mondo un quadro sempre più allarmante di destabilizzazione e rischi in cui versa il suo Paese, anche nel tentativo di accelerare gli sforzi internazionali per la Libia. Al Thani ha lanciato anche un altro allarme: in Libia “ci sono anche i miliziani di Boko Haram”, il gruppo terroristico attivo in Nigeriache ha aderito al jihadismo dello Stato Islamico. Il capo del governo di Tobruk ha anche lanciato un’accusa all’Occidente: quella di aver “chiuso un occhio” sul contrabbando di armi e di “sapere” che questo traffico coinvolge le milizie filo-islamiche al potere a Tripoli.
    Che il confine sud della Libia con il Ciad e il Niger sia un colabrodo, da dove passano criminali e migranti in fuga, è ben presente alle cancellerie occidentali, in particolare alla Francia che dalla sua posizione in Mali ha avvertito, nei mesi scorsi, del pericolo di infiltrazioni terroristiche attraverso il deserto. Lo stesso Al Thani aveva avvisato già alcuni giorni fa che Isis e Boko Haram stavano raggiungendo gli altri gruppi terroristici libici e che si stavano avvicinando alla Tunisia.
    Tripoli, uccisa attivista dei diritti umani Al Hasaari
    Una attivista libica è stata uccisa oggi in un agguato a Tripoli. Lo riferiscono amici della donna, che si chiamava Intissar Al Hasaari. E’ stata colpita mentre era a bordo della sua automobile, insieme a una zia. Intissar aveva fondato l’Enlightenment Group, che ha guidato alcune dimostrazioni contro le milizie armate della capitale.

    Interrotta la trattativa Onu: rinviati i colloqui in Marocco
    È stata rinviata a data da destinarsi la ripresa del dialogo nazionale libico, cioè dei colloqui fra le parti mediati dall’Onu, che era in programma per giovedì in Marocco. A deciderlo è stata la Missione di appoggio delle Nazioni unite per la Libia (Unsmil) poche ore dopo che il Parlamento riconosciuto internazionalmente, con sede a Tobruk, aveva annunciato la sua intenzione di non recarsi in Marocco dicendo che, a suo parere, non c’erano le condizioni sufficienti per giungere a un accordo di rinconciliazione come voluto dall’Onu. La conferma del rinvio giunge anche da Saleh al Majzum, deputato del Congresso nazionale generale facente capo al governo ribelle insediato a Tripoli e non riconosciuto dalla comunità internazionale.

    La riunione in Marocco era stata organizzata dall’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon, con incontri unilaterali con ognuna delle parti e sarebbe dovuta essere la continuazione dei contatti avviati a gennaio a Ginevra. Le conversazioni si erano trasferite a febbraio nell’oasi libica di Ghadames su espressa richiesta dei ribelli con sede a Tripoli. In questa cornice ieri Bernardino Leon era andato in visita in Algeria per cercare l’aiuto del Paese, che si oppone fermamente all’intervento militare straniero in Libia, tramite la sua influenza nella regione.
    L’Isis, intanto, mette al bando tutte le parti. Un proclama firmato dalla “brigata Battar“, principale formazione del califfato in Libia, ripreso dai media libici, definisce “infedeli” sia il governo di Tobruk sia il Congresso generale di Tripoli e ammoniscono le milizie di Misurata a “non interferire con le operazioni dello Stato islamico”.

    ---------------------------
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  2. #352
    vae victis
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  3. #353
    vae victis
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    Predefinito Re: Focus Libia



    WASHINGTON Città-Stato in guerra tra loro, un’infinità di milizie poco compatte, due governi, interessi di attori esterni. È questa la Libia, vittima delle sue divisioni e dell’eredità lasciata da Muammar Gheddafi, un leader che ha gestito il Paese da capo clan senza dargli un vera struttura.

    Sulla mappa brillano alcuni punti chiave. Partiamo da Est, a Tobruk, Cirenaica, luogo che evoca battaglie lontane. È la sede del governo presieduto da Abdullah al Thani. Lo riconosce la comunità internazionale e ha l’appoggio del generale Khalifa Haftar. L’alto ufficiale ambisce al ruolo di uomo della Provvidenza. A lungo coccolato dagli Usa, dove ha vissuto, ha scatenato l’«offensiva Dignità» contro le milizie islamiche, Fajr, e i mujaheddin filo-Isis. Campagna condotta con la copertura — anche militare — di Egitto e Emirati Arabi Uniti. Haftar comanda quello che resta dell’esercito regolare libico e dispone di un’aviazione rimessa in linea con l’aiuto del Cairo.
    Ancora a Oriente: Bengasi. Islamici di Ansar al Sharia e uomini del Consiglio rivoluzionario sono attestati in tre quartieri fronteggiati dai «regolari» e formazioni locali. Quadro comunque complesso perché gli estremisti bersagliano gli avversari con attentati, cecchini, omicidi e trappole esplosive. Sempre nella zona est c’è Derna, il cuore del nascente califfato libico e culla di dozzine di volontari morti in Iraq dopo il 2003. A ottobre Ansar al Sharia e il Consiglio dei Giovani Thuwar hanno dichiarato fedeltà ad Al Baghdadi. A Derna opera inoltre la Brigata Battar, circa 800 uomini molti dei quali hanno combattuto a Deir Zor, Siria, e Mosul, Iraq. Hanno campi d’addestramento dove sono presenti anche elementi arrivati dall’estero. Una figura importante è stata quella di Sufian Bin Qumu: di recente sono circolate informazioni sulla sua morte dopo un ricovero in Turchia. Al fianco di Bin Laden in Sudan, poi con i talebani, è stato catturato dai pachistani e «passato» agli Usa che lo hanno rinchiuso a Guantanamo fino al 2007. In quell’anno è stato mandato in Libia dove ha trascorso un altro anno di prigione per essere poi liberato da Gheddafi. Sin dai primi giorni della rivolta si è imposto come capofila di una fazione ultra-integralista ed è stato anche sospettato di aver partecipato all’assalto contro il consolato Usa di Bengasi.
    In queste ore la città più osservata è Sirte. Alla sua periferia hanno girato il video con la decapitazione dei copti e da qui l’Isis ha lanciato le sue minacce. Ora è circondata da più lati e i seguaci del Califfo hanno abbandonato molte posizioni, un ripiegamento tattico per evitare conseguenze peggiori. I responsabili sarebbero Alì Qiem Al Garga’i e due emissari di Al Baghdadi, un saudita e un mauritano distaccati dal movimento in qualità di consulenti.
    Misurata era e resta una realtà particolare. Conta su una miriade di organizzazioni — oltre 300 — molte delle quali dotate di armamento pesante e alcuni caccia, da vero esercito. È l’apparato più potente e temprato. Le unità ricadono sotto tre grandi cartelli politici: i Fratelli musulmani di Al Sahili, gli ex membri del Gruppo combattente libico (fazione che fu pro Qaeda), una formazione più estrema della Fratellanza. La linea principale sostiene il governo ribelle ma alcuni esponenti hanno compiuto passi per negoziare anche con gli avversari.
    A Tripoli cerca di imporre la propria autorità il governo parallelo di Omar al Hassi ostile a quello di Tobruk. Alle sue spalle la Fratellanza, la Turchia e la milizia Fajr, formata in gran parte dai veterani di Misurata. Il quadro è reso confuso dalla presenza di gruppi di autodifesa nati in alcuni quartieri, come Abu Selim e Wershefana. Erano al fianco di quelli di Zintan, ma dopo la loro sconfitta sono venuti a patti con Al Hassi. Non per sempre. Nella capitale si fanno notare i mujaheddin del Wilayat Trabulus, islamisti in favore del Califfato.
    Le milizie di Zintan, attestate sui monti Nafusa, sono schierate con il governo legittimo e rappresentano la seconda forza militare del Paese. Uno schieramento che ha avuto, durante l’insurrezione, un aiuto diretto da parte degli Emirati. Ancora a ovest ci sono Bani Walid e Gharian favorevoli ad Al Thani mentre in altre località lavorano con gli islamisti ma sempre con mille distinguo. L’ultima conferma di come sia complicato il puzzle chiamato Libia.
    Guido Olimpio
    ( Ha collaborato Farid Adly )

    Il puzzle chiamato Libia - Diritti Globali 3.0Diritti Globali 3.0 | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali
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  4. #354
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Abdalhaqim Belhadj, capo del SIIL in Libia

    febbraio 27, 2015 Lascia un commento

    Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 24 febbraio 2015
    In una nota inviata all’Interpol, il procuratore generale dell’Egitto Hisham Baraqat ha presentato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL nel Maghreb. Come abbiamo recentemente scritto il 16 febbraio, in un articolo sul fratello musulmano Recep Tayyip Erdogan, Abdalhaqim Belhadj è stato istruito dai servizi turchi e qatarioti a trasferire parte dei mercenari del SIIL in Libia per preparare la destabilizzazione di due Stati nel mirino degli strateghi della “primavera araba”: Egitto e Algeria. Algeria ed Egitto, obiettivi del SIIL
    Tale estesa operazione ultrasegreta è iniziata nell’ottobre 2014, con il trasferimento con aerei cargo e navi da guerra di materiale, autoveicoli 4×4 e combattenti dal fronte siriano-iracheno. La loro nuova missione, sancita dagli statunitensi, è aprire due nuovi fronti sui confini tra Egitto e Libia e tra Algeria e Libia. Ciò perché nell’amministrazione degli Stati Uniti, non essendo più l’Egitto alleato affidabile, alcuni falchi non disperano dal reinsediare al potere i Fratelli musulmani egiziani, tanto più che il fortunato cambio con l’avvento di Abdalfatah al-Sisi ha completamente compromesso il nuovo ordine statunitense in tutta la regione. Riguardo l’Algeria, non c’è dubbio che rimane padrona del suo petrolio e gas naturale. L’esercito algerino è consapevole del pericolo, ma alcuni vicini a Butefliqa pensano che moltiplicando le concessioni agli statunitensi, l’Algeria non verrà destabilizzata. A cosa gioca la Tunisia?
    I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan”, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi. SIIL creazione turco-qatariota
    Nel prendere tale posizione, la Tunisia è coerente con la politica degli Stati Uniti, che sono anche contrari ad ogni azione militare contro il SIIL in Libia, e per una buona ragione: il SIIL non è un miracolo divino ma una creazione turco-qatariota coperta dagli Stati Uniti. Il SIIL è la sintesi tra al-Qaida e al-Nusra, creata appositamente per distruggere la Siria ed Hezbollah e indebolire l’Iran. Secondo il comandante Husim al-Awaq, ex-ufficiale dell’intelligence militare siriana unitosi all’opposizione e capo del gruppo degli “ufficiali liberi” dell’ELS, Turchia e Stati Uniti non hanno mai ha sostenuto l’Esercito libero siriano, ma solo SIIL e Jabhat al-Nusra. “Abbiamo tre basi in Siria, mentre il SIIL ne ha 20 e al-Nusra 5, tutti finanziate dall’organizzazione turca Marmara“, ha detto. Da parte sua, il generale Wesley Clark, ex-comandante delle forze militari della NATO in Europa dal 1997 al 2001, ha recentemente affermato in un’intervista alla CNN che “lo Stato islamico (l’organizzazione taqfirista SIIL) è stato istituito con finanziamento dei nostri amici e alleati, tra cui Turchia e Qatar… al fine di combattere fino all’ultimo contro Hezbollah“. Il SIIL perseguito dall’Egitto
    Secondo al-Arabiya, il procuratore generale egiziano Hisham Baraqat, via Interpol ha lanciato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Abdalhaqim Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL in Maghreb. Dei cinquanta terroristi ricercati, la metà sono cittadini tunisini, tra cui Brahim al-Madani, Abdarahman Suyhli, Haytham Tajuri, Usama Salabi, Adal Tarouni, Salahudin bin Umran, Salah Uarfli, Ahmad Zaui, Sadoq Gariani, Abdalwahab Gayad, Qalid Sharif, Ali Salabi, Ajmi Atri, Abdalbasat Azuz, Harun Shahibi, Umar Qadraui, Fradj Suyhli… In una dichiarazione al giornale tunisino al-Sarih del 24 febbraio 2015, il portavoce dell’esercito libico Ahmad Masmari affermava l’esistenza di un campo di addestramento del SIIL a Sabrata, 50 km dal confine tunisino. Quindi non vi sono solo Derna e Sirte sotto il controllo dei barbari e mercenari del SIIL. La diffusione di tale tumore è così rapida che prefigura un caos totale in Libia e di certo la sua partizione futura in diversi micro-Stati. Se il governo tunisino crede di uscirsene ospitando Abdalhaqim Belhadj, ex-luogotenente di Usama bin Ladin divenuto dopo la distruzione della Libia uomo di punta e capo occulto del SIIL del Maghreb, commette un crimine contro il popolo tunisino e un chiaro tradimento di Algeria ed Egitto. Giocando con il fuoco, può bruciarsi per prima. Tatawin, Zarzis, Gabis e Madanin possono finire sotto il “califfato” del SIIL prima di Marsa Matruh in Egitto e dei Wilaya Illizi e Djanet in Algeria! Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

  5. #355
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Citazione Originariamente Scritto da [B
    A cosa gioca la Tunisia?[/B]
    I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi.
    Strano,il nuovo governo tunisino uscito dalle elezioni sembra su posizioni nazionaliste anti integraliste.ultimamente ha dichiarato l'intenzione di riprendere i rapporti con la Siria,criticando l'atteggiamento antisiriano del governo precedente....sembrava delinearsi un asse anti fratelli musulmani tra egitto algeria e tunisisa in appoggio al governo laico di Tobruk in libia
    la stessa citta' di Zintan,dove sarebbero finite le 40 tonnellatte di aiuti, e' in mano ai sostenitori del governo di Tobruk anti fratelli musulmani,quindi nn si capisce come si dica che siano aiuti agli integralisti
    E' vero anche,che tunisia ed algeria si sono mostrate fredde dinanzi alla proposta di una offensiva antiintegralista araba in libia presentata dall'egitto,probabile che siano sotto pressione da parte di francia e stati uniti per nn dare troppo corda al nazionalismo nasseriano di alSissi,oltre che dai paesi del golfo(emirati ed oman esclusi) sempre per lo stesso motivo dato che sono quest'ultimi i principali finanziatori delle formazioni integraliste
    Ultima modifica di AIM54 Phoenix; 27-02-15 alle 19:30

  7. #357
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Citazione Originariamente Scritto da Crescenzo Garofalo Visualizza Messaggio
    Ma un po' di sano senso del realismo no? Gheddafi non era un santo era un mediocre mascalzone ovviamente ma era comunque il male minore per la Libia e con lui ci sarebbe stata una destabilizzazione molto minore e con un minimo di controllo statale (ora lo stato è totalmente insesistente) in Libia che invece ora è del tutto assente. Ora dopo il catastrofico intervento della NATO in Libia nel 2011 abbiamo invece il caos totale nel paese con due governi in carica contemporanemante che si combattono tra loro, milizie tribali che controllano le varie zone guerreggiando tra loro, una mafia che controlla senza il minimo freno le coste imbarcando a pagamento centinaiaia di migliaia di clandestini venuti dal africa sub sahraiana e per finire la crescita prograssiva delle forze dell'Isis in vari territori libici
    Ultima modifica di C@scista; 27-02-15 alle 22:03

  8. #358
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Ma un po' di sano senso del realismo no? Gheddafi non era un santo era un mediocre mascalzone ovviamente ma era comunque il male minore per la Libia e con lui ci sarebbe stata una destabilizzazione molto minore e con un minimo di controllo statale (ora lo stato è totalmente insesistente) in Libia che invece ora è del tutto assente. Ora dopo il catastrofico intervento della NATO in Libia nel 2011 abbiamo invece il caos totale nel paese con due governi in carica contemporanemante che si combattono tra loro, milizie tribali che controllano le varie zone guerreggiando tra loro, una mafia che controlla senza il minimo freno le coste imbarcando a pagamento centinaiaia di migliaia di clandestini venuti dal africa sub sahraiana e per finire la crescita prograssiva delle forze dell'Isis in vari territori libici
    Penso che superata la fase dell'illusione lo abbiano capito quasi tutti che in MO e NA
    le dittature "laiche" erano il male minore . Il problema è che la destabilizzazione su
    larga scala dell'intera area ad opera dei dell'Usa, Gb , Francia, Arabia Saudita , Qatar
    Turchia e mi scuso se ne ho dimenticato qualcuno ma gli attori di questa farsa sono
    davvero molti ha creato terreno fertile per la gramigna islamista e si è creato un circolo
    vizioso per cui se non intervieni l'infestazione va avanti e se intervieni militarmente fungi
    da concime perché ne cresca ancora , quindi non se ne esce .

    http://media.cagle.com/82/2014/06/17/149866_600.jpg
    Ultima modifica di King Z.; 27-02-15 alle 23:01
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  9. #359
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Ma un po' di sano senso del realismo no? Gheddafi non era un santo era un mediocre mascalzone ovviamente ma era comunque il male minore per la Libia e con lui ci sarebbe stata una destabilizzazione molto minore e con un minimo di controllo statale (ora lo stato è totalmente insesistente) in Libia che invece ora è del tutto assente. Ora dopo il catastrofico intervento della NATO in Libia nel 2011 abbiamo invece il caos totale nel paese con due governi in carica contemporanemante che si combattono tra loro, milizie tribali che controllano le varie zone guerreggiando tra loro, una mafia che controlla senza il minimo freno le coste imbarcando a pagamento centinaiaia di migliaia di clandestini venuti dal africa sub sahraiana e per finire la crescita prograssiva delle forze dell'Isis in vari territori libici
    Avere senso del realismo significa anche ammettere che ormai Gheddafi non c'è più e bisogna guardare avanti.Avere un po' di senso del realismo significa ammettere che l'attuale situazione è anche un po' merito suo,visto che non è riuscito in 40 anni a creare un vero sistema sicuro per riappacificare le tribù.

  10. #360
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Egitto fornisce aerei ed elicotteri all’aeronautica libica?

    febbraio 28, 2015 Lascia un commento

    L’aeronautica libico, riattiva i vecchi cacciabombardieri Su-22?
    Spioenkop 9 febbraio 2015Un servizio del notiziario al-Shuruq sulle attività della base aerea al-Watiya dell’aeronautica libica (LAF), conferma la reintroduzione degli Su-22 nell’arsenale libico, voce apparsa all’inizio di dicembre 2014. La Forze armate libiche (LNA) e la LAF sono schierate quasi all’unanimità con il generale Qalifa Belqasim Haftar, che fa parte del governo riconosciuto internazionalmente oggi basato a Tobruq. Haftar cerca di eliminare le organizzazioni islamiste in Libia con l’operazione Dignità. Si oppone ad Alba di Libia che combatte per il parlamento non riconosciuto che attualmente controlla Bengasi e Tripoli, insieme a varie altre fazioni islamiste, Ansar al-Sharia e persino Stato islamico. Una questione complicata per non dire altro. Alba di Libia, che può essere considerata il più serio avversario di Qalifa Belqasim Haftar e delle sue forze, avrebbe una propria forza aerea. Almeno 4 Soko G-2 Galeb sono attualmente presenti a Misurata e 1-2 MiG-23 sarebbero operativi a Mitiga, ma avrebbero lasciato la base aerea da qualche tempo. Alba di Libia ha anche affermato di avere 1 MiG-23 operativo a Misurata e, anche se la base non ospitava alcun aeromobile, ed anche affermato di lavorare su un MiG-25. Non è noto se il MiG-23 operativo sia in realtà uno degli esemplari di Mitiga. Inoltre, Alba di Libia controlla anche l’aeroporto internazionale di Tripoli (IAP) e la base aerea di Benina. L’annientamento quasi totale della Libyan Air Force con i bombardamenti della NATO e la pesante usura negli ultimi anni, hanno depotenziato l’aeronautica libica al livello più basso di sempre. Tuttavia continuano ad operare diversi MiG-23ML e MiG-23UB, 3 MiG-21MF donati dall’Egitto, molti MiG-21bis e L-39 e numerosi elicotteri. Tra questi sono numerosi i Mi-8, almeno 3 dei quali donati dall’Egitto, e molti Mi-25 e Mi-35, alcuni di questi ultimi originariamente acquisiti dal Sudan. La LAF avrebbe anche acquisito 4 Su-27 dalla Russia, ma tale voce è rigettata come disinformazione. La mancanza di sufficienti strutture per i velivoli operativi, che sono già esigue in Libia, ha costretto la LAF a cercare altre soluzioni per acquisire aerei ed elicotteri per sostenere l’esercito nazionale libico dall’aria. Sebbene l’Egitto ha donato 3 MiG-21 e 3 Mi-8, non bastano e non possono coprire l’intera Libia.
    Le LNA combattono contro Alba Libia, Ansar al-Sharia e Stato islamico su più fronti. Le battaglie più pesanti hanno avuto luogo a Bengasi, dove combatte Alba di Libia per il controllo della città. Le LNA sono anche pronta a riprendere Tripoli, dove la prossima offensiva si avrà sicuramente presto. La base aerea al-Watiya, nota anche come al-Watya o al-Zintan, rimane l’unica base aerea in Libia dell’aeronautica vicina a Tripoli ed è quindi di vitale importanza per qualsiasi offensiva volta a riconquistare la capitale. La stessa al-Watiya fu riconquistata dall’Esercito nazionale libico il 9 agosto 2014. La base aerea fu originariamente costruita dai francesi e ospitava parte della flotta di Mirage della Libia prima del loro ritiro per mancanza di ricambi, causata dall’embargo. Al-Watiya era anche sede di una squadriglia di Su-22MK e parte della flotta di Su-22M3. Tutti i Su-22M3 della Libia furono distrutti dai bombardamenti della NATO durante la guerra civile libica, che travolse anche la base aerea al-Watiya. Due hangar corazzati (HAS) che ospitavano i Su-22M3 così come diversi depositi di munizioni furono colpiti. I Su-22MK libici, conservati in alcuni dei restanti 43 HAS vennero smantellati molto prima della rivolta, e quindi ne sono usciti illesi non essendo obiettivi della NATO. Un solo aereo operativo è attualmente di stanza ad al-Watiya, 1 MiG-23UB già impiegato contro depositi di munizioni e altri obiettivi presso Tripoli. Il MiG-23UB è del tutto insufficiente a supportare nel modo adeguato l’Esercito nazionale libico in qualsiasi futura offensiva su Tripoli. Sebbene il MiG-23UB sia una variante d’addestramento biposto, può essere armato con lanciarazzi UB-16 e UB-32 per razzi da 57mm S-5 e vari tipi di bombe, trasportate sui quattro piloni del MiG-23UB.Gli altri velivoli disponibili in numero sufficiente ad al-Watiya sono i 10-12 Su-22 radiati almeno vent’anni fa, alcuno dei quali in condizioni di volare. Ma con la revisione degli aeromobili più vecchi c’è la possibilità per la LAF di recuperare parte della potenza di fuoco persa negli anni, per questi vecchi Su-22 è il momento. La Libia avrebbe ricevuto 2 squadroni di Su-22 e ancora più Su-22M2 alla fine degli anni ’70 e ai primi anni ’80, alcuni dei quali inviati nel Golfo della Sirte contro gli F-14 Tomcat statunitensi nel 1981. Un colloquio con il colonnello Muhammad Abdulhamid al-Satni ha rivelato i piani della LAF per i Su-22: ”Abbiamo… aerei Su-22 quasi non-funzionanti, ma grazie al personale militare, tutti libici e nessuno straniero, abbiamo cercato di mettere in servizio 1 o 2 dei 10-12 aeromobili. Questo è il primo che siamo riusciti a riparare e sarà schierato entro dieci giorni per la battaglia per liberare Tripoli”. 1-2 Su-22 sono quindi presumibilmente operativi, probabilmente cannibalizzando gli altri Su-22. Ma mentre il colonnello dice che il Su-22 operativo è quello dietro di lui, l’aeromobile appare coperto da uno spesso strato di polvere ed ha ancora i contrassegni verdi della Jamahiriya su fusoliera e coda, creando una certa confusione circa la loro presunta revisione. Questo però non significa che la LAF non lavori per avere 1 o 2 esemplari operativi, correlandosi alla situazione della sicurezza, invece. Le attività della TV al-Shuruq erano strettamente controllate dal personale LAF, in quanto è vietato scattare foto nella base aerea, per non rivelare la posizione esatta del prezioso velivolo nella base. Anche se potrebbe sembrare esagerato con 43 HAS in cui nasconderlo, Alba di Libia è pronta a distruggere il MiG-23UB ed ha anche cercato di trovarne l’esatta posizione inviando un UAV Schiebel Camcopter S-100 su al-Watiya, successivamente abbattuto dal personale della base aerea. Pertanto, la revisione reale del Su-22 è probabile, ed è posizionato altrove nella base aerea, con i 2 Su-22 nel video quali esemplari usati per nascondere la reale posizione del presunto Su-22 operativo.
    Contrariamente a MiG-21 e MiG-23, che sono dei caccia, i Su-22 sono veri cacciabombardieri, dotati di sei piloni invece dei quattro su MiG-21 e MiG-23, potendo trasportare ordigni a maggiore distanza. Mettere in servizio questi Su-22 sicuramente si dimostrerà una grande sfida, anche per i meccanici esperti della LAF. Tuttavia, se ci riescono il velivolo sarà di grande valore nell’attacco imminente per riconquistare Tripoli. Solo il tempo dirà se gli sforzi degli ingegneri siano vani o siano necessari a far pendere la bilancia a favore delle LNA.
    Un ringraziamento speciale ad ACIG e Hasan Hasani. L’Egitto fornisce aerei ed elicotteri all’aeronautica libica?
    Spioenkop 13 novembre 2014
    Molto è stato detto sul coinvolgimento dell’Egitto nel conflitto tra l’Esercito nazionale libico e diverse fazioni islamiste, e qualsiasi cosa, da piccole forniture di armi ai raid aerei su depositi di armi, viene menzionata. L’estensione dell’assistenza dell’Egitto alla Libia viene ora finalmente rivelata da una serie di foto che mostrano aeromobili dell’aeronautica egiziana in servizio nell’aeronautica libica. La paura della rivolta islamista libica verso l’Egitto ha già causato grande preoccupazione nel governo egiziano. Fornire armi pesanti ai militari libici, quasi tutti fedeli al generale Qalifa Belqasim Haftar, aumenta le possibilità di sconfiggere la rivolta, di grande importanza per il governo egiziano di Abdalfatah al-Sisi. L’aeronautica libica fu praticamente annientata dai bombardamenti della NATO durante la guerra civile libica. Gli attacchi aerei videro tutti i Su-22 e Su-24 libici distrutti, lasciando solo pochi obsoleti Mirage F1, L-39, MiG-21 e MiG-23 in servizio, con un disperato bisogno di una revisione. Mentre la LAF è stata successivamente rafforzata con 2 elicotteri d’attacco Mi-35 dal Sudan, uno si schiantò lasciando solo l’altro in servizio. Ulteriori perdite hanno lasciato solo un paio di MiG-21, un MiG-23 e un paio di elicotteri operativi, non abbastanza per fornire copertura aerea sufficiente all’Esercito nazionale libico. Ora sembra che la LAF sia stata aiutata dall’Egitto recuperando parte della potenza di fuoco perduta. 6 velivoli ex-EAF, 3 MiG-21MF e 3 Mi-8, sono stati recentemente avvistati presso la LAF. I 3 MiG-21MF, numeri 18, 26 e 27 furono avvistati all’inizio di novembre. Mentre la Libia già utilizzava solo 1 MiG-21bis, questi hanno una mimetizzazione mai vista sugli aeromobili libici, gli aerei dovevano provenire dall’estero. La mimetizzazione è esattamente la stessa vista sulla maggior parte dei MiG-21 dell’Egitto, non lasciando alcun dubbio sull’origine dei 3 MiG-21. L’Egitto ha una grande flotta di MiG-21, che dovtebbe smantellate nei prossimi anni. La loro vendita a prezzi bassi o anche donati alla Libia ha perfettamente senso, data la posizione dell’Egitto sul conflitto in Libia.
    L’altro materiale ex-egiziano ora gestito dalla LAF sono i Mi-8. Mentre la Libia già impiega decine di Mi-8/17, non ha mai acquisito alcun esemplare armato. Una foto scattata il 27 ottobre 2014 mostra un Mi-8 con lanciarazzi UB-16 e sfoggiare la stessa verniciatura vista sui Mi-8 egiziani. La somiglianza con il Mi-8 attualmente usati dall’Egitto è illustrato dall’immagine qui sotto. Sebbene la Libia non abbia mai avuto Mi-8 armati, l’elicottero ha la stessa colorazione dei Mi-8 egiziani, ed appartiene a un lotto vecchio, oggi raramente venduto per l’esportazione, assicurando che tale elicottero è stato fornito alla Libia dall’Egitto. Le uniche differenze nelle due foto è l’assenza dell’argano e la rimozione della blindatura dalla cabina di pilotaggio; il posto vuoto ora illustra la scritta Raad (Tuono). Avendo la LAF impiegato per decenni MiG-21 e Mi-8/17, molti piloti e tecnici sono disponibili per mantenerli operativi. La mossa è sicuramente un investimento intelligente dell’Egitto per garantirsi la propria sicurezza. Bisogna ancora vedere se l’Egitto continuerà a consegnare armi pesanti alla Libia. Se sarà così, potrebbe aiutare i militari libici a prevalere sulle fazioni islamiste. Un ringraziamento speciale a ACIG. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
    Filed under Difesa, Geopolitica Tagged with Abdel Fatah al-Sisi, aerei militari, agente d'influenza, agenti d'influenza, Al-Qaeda, anti-egemonia, anti-egemonismo, a

 

 
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