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Discussione: Focus Libia

  1. #491
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    Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai

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  2. #492
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    Predefinito Re: Focus Libia

    gli porterei la figlia di Fantozzi


    apprezzerebbero i piaceri della castita'
    Scherzi a parte , con richieste del genere dovrebbero rendersi odiosi alla popolazione locale

  3. #493
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  4. #494
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Quel che temevo ed era prevedibile, una continuità fisica dello stato islamico tra Magreb e il centro Africa.
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  5. #495
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Mmm .. ci sono altre fonti o prove ?

  6. #496
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Citazione Originariamente Scritto da kodiak Visualizza Messaggio
    Mmm .. ci sono altre fonti o prove ?
    Più fonti ci sono.Il problema è che su Internet la stessa notizia rimbalza con una facilità impressionante.Sembra che BH sia presente anche in Yemen.

  7. #497
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    Predefinito Re: Focus Libia

    "Io che ero ministro della Libia post Gheddafi dico: la Nato ha ucciso il Medio Oriente con le menzogne" - World Affairs - L'Antidiplomatico

    "Io che ero ministro della Libia post Gheddafi dico: la Nato ha ucciso il Medio Oriente con le menzogne"







    "A proposito di bombardamenti…ricorda quando attaccarono la Libia nel 2011, accusando le forze di Gheddafi di stupri, di aggregare mercenari ecc.? Nessuna di queste accuse avanzate a livello di Nazioni unite per giustificare ha avuto riscontri."

    FATIMA AL HAMRUSH, MEDICO, MINISTRO DELLA SALUTE DEL GOVERNO LIBICO DI TRANSIZIONE (POST GUERRA NATO, dicembre 2011- dic 2012. Ora è tornata a lavorare in Irlanda, dove una radio l’ha intervistata.



    D. Che cosa ha suscitato la foto del bambino curdo annegato in Turchia?


    FATIMA. Finora tutti cercavano di stornare lo sguardo dalla realtà. Ci sono stati tanti bambini morti. Questo è stato fotografato. E’ la punta dell’iceberg. Non è la prima e nemmeno l’ultima. Ho confrontato questa situazione con l’olocausto. L’unica cosa che manca sono le camere a gas. In Medioriente c’è una massa di persone che scappano dalle loro case per paura di essere uccise, le donne per non essere schiavizzate dal cosiddetto Isis. Il fatto che accettino di rischiare di morire alle frontiera o in mare dice chiaramente quanto sia disperata la loro situazione. Vede, il Medio oriente è in un momento terribile. All’inizio eravamo tutti contenti di queste “primavere arabe”, e speravamo nel meglio. Ero anche io fra chi voleva il cambio ma ora credo che sia andata malissimo, e non parlo di teorie cospirazioniste, ma di fatti provati. Si sta distruggendo il Medio oriente, per creare una nuova mappa.


    D. E chi è dietro questo?

    FATIMA. Se il Medio oriente non fosse ricco, tutto questo non succederebbe! Ci sono molti e potenti interessi.


    D. Interessi da fuori?

    Sì. E’ provato ormai da molte cose. Pensiamo alla Libia, il pese che conosco meglio, il mio paese. Quando iniziammo la primavera araba, volevamo un futuro migliore. Ma in seguito, da ministro rimasi scioccata dal numero di compagnie straniere che bussavano alla porta perché volevano concludere affari, quando il paese non poteva. Non solo: i servizi segreti stranieri in Libia, sono diventati più presenti e forti dei nostri. Infine, i gruppi estremisti, al Qaeda, gli antenati dell’Isis, erano fiorenti in Libia. Una parte della popolazione aveva all’inizio simpatizzato con loro perché Gheddafi li aveva messi in prigione. Ora vediamo bene che aveva ragione, ma allora non lo sapevamo. Quando lui andò in tivù all’inizio della crisi e disse: “Sarete governati da al Qaeda, governerà il paese, schiavizzerà le donne”, i libici ridevano, “ma che sta dicendo? inventa”. Adesso vediamo che aveva ragione. Intere città libiche sono cadute completamente nelle mani del cosiddetto Isis.

    D. L’Isis vuole creare il califfato in Medioriente; la Siria è stata il trampolino. Come mai gli interessi occidentali alla fine li hanno appoggiati, quando quelli dicono di voler distruggere l’Occidente, fanno attacchi, propongono distruzioni?


    FATIMA. Devo precisare. Non accuso gli occidentali, vivo qui da 20 anni e il popolo è ok, parlo di certi politici…


    D. Robert Fisk parla appunto di disconnessione fra la classe dirigente e le popolazioni…

    FATIMA. Sì, lo rispetto e quel che dice riflette davvero quel che avviene in Medioriente. Non tutti i politici sono cattivi. Ma molti ritengono che per l’interesse superiore del loro paese si può fare qualunque cosa. Non è giusto. E finalmente questo bambino ha toccato tutti noi.


    D. Davanti a questa fuga in massa di persone che cercano di evitare la morte, l’Europa dovrebbe accoglierne di più?

    FATIMA. Queste persone vorrebbero rimanere a casa loro. Vorrebbero la pace. E come mai i paesi arabi del Golfo non li accolgono come rifugiati, visto che sono arabi? Anzi, quando vanno là sono trattati male. Quindi vengono in Europa, ma vogliono tornare indietro se arriva la pace. Ringrazio la Germania per quel che ha fatto. Ma voglio tornare a quello che queste persone vogliono. Io stessa vorrei tornare in Libia e aiutare il mio paese, ma c’è una sentenza di morte su di me da parte dei jihadisti: mi hanno accusata di essere contro la religione, perché ero contro di loro. Così vanno le cose in quei luoghi. Insomma, chi scappa vorrebbe poter tornare a casa!

    D. Allora che cosa deve fare l’Occidente? Deve guardare alle cause di queste situazioni. Perché è successo?

    Parliamo ad esempio della Libia. Mi ha molto colpita il fatto di sentire che tutta la discussione a livello europeo è su “come distribuirsi i profughi”. E invece nessuno si sofferma sulle cause, sul perché. Come esempio. Torno sempre alla Libia perché è il caso che conosco bene. Le frontiere libiche sono completamente aperte, perché c’è molta corruzione oggi, e confusione, è il caos totale. Ma le frontiere da dove queste persone arrivano, sono frontiere sorvegliate, presidiate, no? Terra, aereo, mare. Quelli che arrivano da quei paesi, per esempio in aereo dalla Turchia, sono già stati controllati, alla partenza. E così quando partono da paesi africani. Vuol dire è là la radice del problema. C’è una rete mafiosa che manda queste persone, promette loro una vita migliore, sapendo che qualcuno in Libia li tratterà come schiavi, mettendoli su barconi che affondano... Chi manda queste persone? Chi fa loro promesse? Perché queste persone arrivano in aereo in Libia dove non ci sono controlli? I governi potrebbero collegarsi!


    D. Dunque i trafficanti…Certo lei dice che le persone vogliono stare nei loro paesi ma non possono, c’è l’Isis. La mia domanda è: dove sono gli Usa e le “forze alleate” che andarono in Afghanistan e Iraq?

    FATIMA. E’ molto facile trovare su internet il video nel quale la stessa Hillary Clinton ha ammesso, al Congresso: “we created them”; li abbiamo creati noi. Nella lotta fra Usa e Unione sovietica, gli Usa crearono al Qaeda, e l’Isis è il figlio di al Qaeda, a un più profondo livello di atrocità. Quel che fanno, lei pensa che serva ai musulmani? Ma no, i musulmani sgozzati, catturati, trattati come schiavi solo le loro prime vittime dirette, e quelle indirette sono i musulmani e gli arabi che scappano.

    D. Allora le forze statunitensi e alleate che hanno già creato così tante tragedie storicamente in questo mondo, lei pensa che loro possano combattere e sconfiggere l’Isis?

    FATIMA. No, non sono d’accordo. Guardi a tutti i paesi nei quali sono andati, che destino: Iraq, non c’è più l’Iraq adesso!


    D. E allora? Lasciamo l’Isis libero di creare il califfato?

    Penso che i servizi segreti sappiano come fare. La persona accusata di ucciso l’ambasciatore Chris Stevens
    in Libia, una forza speciale degli Usa è arrivata, lo ha preso e l’ha portato negli Usa. Se vogliono prendere i responsabili, possono farlo così, senza…


    D. …Senza andare con bombe e uccidere innocenti…

    A proposito di bombardamenti…ricorda quando attaccarono la Libia nel 2011, accusando le forze di Gheddafi di stupri, di aggregare mercenari ecc.? Nessuna di queste accuse avanzate a livello di Nazioni unite per giustificare ha avuto riscontri. Niente stupri di massa, niente mercenari portati in Libia (c’erano corpi speciali a guardia di Gheddafi); e anche la terza scusa secondo la quale le forze di Gheddafi stavano per arrivare a sterminare l’est del paese, si è rivelata falsa. Dunque dopo quest’esperienza, i popoli non vogliono più interventi da parte di qualunque comunità internazionale. Vogliamo che quei paesi che ci mandano terroristi siano fermati. Possiamo fare da noi. Quando ci buttano questi terroristi nel paese, e non possiamo controllarli, ecco che noi diventiamo una piscina dove nuotano, una terra di nessuno per questi terroristi!

    D. Quindi quelli che si radicalizzano e vogliono partire per il Medioriente, dovrebbero essere fermati?

    Certo! Si sa chi chi sono. Le dico questo. Il sindaco di Tripoli, la mia capitale, è irlandese, perché ha vissuto qui e ha ottenuto la cittadinanza irlandese, oltre a quella libica. Poi è arrivato in Libia per fare la “rivoluzione”, e si è rivelato essere un estremista, non dirò terrorista, ha aiutato a mandare armi e combattenti in Siria. Ha anche formato una brigata in Siria. E poi, è diventato sindaco di Tripoli! Non lo è più…Comunque l’Irlanda sa di lui!

    D. In ogni caso, certo dobbiamo aiutare chi si ammassa alle nostre frontiere, anche se vogliono tornare a casa.

    Certo, occorre aiutarli. Ci sono due tipi di migranti. Quelli che scappano dall’orrore, e quelli che vogliono una vita migliore, come gli africani. E dall’altra parte ci sono i terroristi che arrivano qui. L’intelligence sa bene come separarli.

    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
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  8. #498
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Però dalla Siria se ne andranno una volta rovesciato Assad, fidatevi.....

    Lo Stato islamico in Libia

    Roma, 8 settembre 2015, Nena News – Da alcuni mesi alla già difficile situazione libica si è aggiunto un nuovo fattore destabilizzante: la penetrazione dello Stato Islamico. Grazie alla mancanza di strutture statuali solide, il gruppo jihadista è riuscito a radicarsi sempre maggiormente in Libia trovando base prima a Derna e poi a Sirte, città portuali nel nord del Paese. La mancanza di uno Stato centrale forte non è, però, l’unico aspetto che ha favorito l’espansione dello Stato Islamico: in un contesto bellico fortemente frammentato il reclutamento è stato più semplice rispetto a situazioni con una maggiore definizione degli schieramenti; i deficit nel controllo territoriale sia del Governo di Tobruk sia di quello di stanza a Tripoli sia dei gruppi minori ha consentito un più agevole accesso alle armi ed una maggiore porosità dei confini; dopo anni di battaglie e di mancanza di prospettive di lungo termine, la vittorie sul campo dello Stato Islamico in Iraq e Siria hanno, anche solo per emulazione, portato molti a volgersi verso il progetto di Califfato, considerato un’opzione percorribile per la costruzione di una nuova Libia.Questo fenomeno ha suscitato grande preoccupazione nell’occidente in generale e nell’Europa in particolare. Il timore di infiltrazioni jihadiste attraverso i canali della migrazione e il presunto controllo dello Stato Islamico sui flussi migratori sono stati punti centrali nella discussione del Vecchio Continente portando sostegno alla teoria della necessità di un nuovo intervento, inizialmente diplomatico, nel Paese. Ad approfondire i timori europei ha contribuito anche la rivendicazione di inizio mese con la quale lo Stato Islamico ha riconosciuto la paternità dell’attacco al quartier generale situato a Tripoli della compagnia petrolifera di gestione del terminal di Mellitah. Un attacco senza reali danni a strutture e persone, ma chiaramente diretto agli interessi dell’italiana ENI nel Paese e spia di una presenza del gruppo nella capitale. Un eventuale intervento europeo, mirato alla salvaguardia degli investimenti internazionali in Libia, potrebbe, però, essere un fattore di ulteriore destabilizzazione del Paese. Il finanziamento e l’armamento dei diversi soggetti che, a seconda del contesto, hanno garantito la sicurezza di alcune aree strategiche del Paese, ha, infatti, negli anni favorito una sempre maggiore frammentazione della società locale, minando possibili soluzioni di lungo periodo.Le problematiche interne alla Libia date dalla sempre maggiore forza del gruppo sono, però, ben più ampie dei possibili riflessi di questa presenza sulla sicurezza dei confini e degli investimenti europei. Gli scontri per il controllo di Derna prima e di Sirte in seguito tra Stato Islamico e milizie locali hanno fatto crescere esponenzialmente il numero di vittime, anche e soprattutto, civili sul campo e le azioni armate del gruppo non sono circoscritte alle due cittadine. Se di pochi giorni fa è la notizia di morti e feriti negli scontri a Benghazi, numerose sono state, in questi mesi, le rivendicazioni di rapimenti e decapitazioni di abitanti locali, lavoratori stranieri e immigrati provenienti principalmente da Paesi del Corno d’Africa. Quella dello Stato Islamico libico si configura, dunque, come una lotta di ampio raggio contro concorrenti, opposizioni e minoranze che pone pone problemi rilevanti per la stabilità presente e futura del Paese. Alla luce di questo contesto sembra, infatti, impossibile pensare ad un coinvolgimento del gruppo in trattative e piani di pacificazione nazionale, lasciando, di conseguenza, alcuni territori scoperti da una possibile normalizzazione della situazione.A questo si aggiunga che il radicamento territoriale dello Stato Islamico ha consentito, attraverso confini sempre più permeabili, l’ingresso di militanti armati provenienti dai Paesi vicini. Sarebbe questo il caso dei circa 200 appartenenti a Boko Haram che, passando per il territorio del Niger, avrebbero raggiunto Sirte il mese scorso. Secondo fonti locali, a seguito dell’adesione al progetto di Califfato del gruppo nigeriano a marzo di quest’anno, i legami tra i due gruppi sarebbero diventati sempre più solidi fino a giungere ad una vera e propria partnership strategica con l’invio di un nutrito gruppo di membri dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale (denominazione acquisita da Boko Haram dopo l’alleanza siglata con lo Stato Islamico) a sostegno dell’azione del gruppo libico a Sirte. La notizia, per quanto non verificata, apre ad un’analisi sul potere di attrazione del modello Stato Islamico e alla conseguente creazione di reti tra i diversi gruppi che vi fanno riferimento. Laddove i sistemi statuali falliscono e gli interventi interni ed internazionali, come nel caso libico, ambiscono a creare un nuovo sistema di controllo che sostituisca quello precedente, senza eliminare le cause del dissesto socio-politico e senza agire in favore di un mutamento delle condizioni di debolezza economica ed istituzionale pregresse, un sistema chiaro e definito come quello del Califfato rischia di diventare un modello che suscita consenso. Nena News
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  9. #499
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Pubblicato il: 11/09/2015 12:12
    'Svolta' islamista per le impiegate del ministero degli Esteri di Tripoli. Le dipendenti del dicastero, che fa parte del governo di Tripoli non riconosciuto dalla comunità internazionale, avranno l'obbligo di indossare sul posto di lavoro il 'khimar', un mantello che copre dalla testa fino alle caviglie e che, a seconda della tradizione, può anche nascondere il viso. Non sarà più sufficiente per loro indossare solo il velo sul capo, come previsto finora dal codice interno.

    Le nuove disposizioni, secondo fonti citate dal quotidiano Libya Herald, non sono state decise dalle autorità del governo di Tripoli, ma da non meglio precisati ''consulenti'' islamisti comparsi al ministero la scorsa settimana.

    Oltre al nuovo codice di abbigliamento femminile, gli islamisti hanno inoltre stabilito che nei locali del ministero vige la segregazione dei sessi: uomini e donne dovranno lavorare in ambienti separati. Chi non rispetterà le disposizioni sarà licenziato. Le nuove regole - hanno fatto sapere gli islamisti - saranno applicata nelle prossime settimane anche in altri ministeri.

    Velo e uffici per sole donne, svolta islamista a Tripoli - Adnkronos
    Regressista amante della pucchiacca.

  10. #500
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    Predefinito Re: Focus Libia

    Il governo di Tripoli è in cerca di una qualche legittimazione internazionale, quindi si potrebbe in qualche modo far capire loro che questa mossa e soprattutto questi misteriosi consulenti non sono un buon segnale e compromettono più di un passo avanti.

    Il problema sarebbe capire quanto queste pressioni siano realmente effettive.
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