Notate anche voi che la filosofia moderna sia più difficile da comprendere di quella antica? Soprattutto per quel che concerne la terminologia.


Notate anche voi che la filosofia moderna sia più difficile da comprendere di quella antica? Soprattutto per quel che concerne la terminologia.
"Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)


Senza alcun dubbio: capolavori del pensiero come il Parmenide o la Metafisica posson risultare ardui per la complessità intrinseca, opere di minor spessore concettuale della riflessione moderna lo sono per le acrobazie linguistiche. Si leggano le pagine del Sistema trascendetale dello Schelling, si sfoglino quelle della Scienza della logica dello Hegel, l'andamento discorsivo ostacola la concentrazione, l'utilizzo di termini non adeguatamente definiti nella loro portata rischia di compromettere la comprensione a ogni battuta. E con ciò nulla è da togliere al merito di questi testi. Ma l'eleganza espositiva, la chiarezza espressiva sono sintomi di grandezza, tanto più quanto devon dare forma a un pensiero concettualmente complesso: è ciò che accade ad alcuni esseri privilegiati, in cui la natura dà il meglio di sé, come in Aristotele o San Tommaso, dove forma discorsiva e materia speculativa si intrecciano virtuosamente come raramente è dato vedere.
Ultima modifica di Platone; 01-05-11 alle 22:20
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


Infatti. E' proprio alle acrobazie linguistiche a cui ricorrono molti filosofi moderni e contemporanei che mi riferisco, più che alla complessità del contenuto dei loro scritti. Sono del parere che se un concetto è chiaro alla mente di chi scrive debba essere espresso senza fronzoli o tecnicizzazioni, che non fanno altro che rendere indigesta l'opera.
Ultima modifica di Strapaesano; 02-05-11 alle 14:11
"Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)


il problema dei filosofi moderni è che vogliono sembrare originali, dotti e intelligenti: per dimostrare di essere originali si inventano boiate, per dimostrare di essere dotti inseriscono citazioni inutili, per dimostrare di essere intelligenti fanno discorsi contorti. Il risultato finale solitamente è una porcheria, però basta che la "critica" dica "capolavoro, genio, magnifico" e tutti a battere le mani.
Succede qualcosa di simile anche nell'arte moderna.
Ultima modifica di k21; 10-05-11 alle 14:27




La filosofia antica è la fisica del passato.
Un confronto esatto sarebbe tra la filosofia antica e la fisica moderna.
Quelli che oggi si dicono filosofi sono nulla a gettone.




è vero in parte, perché i filosofi antichi si sono posti anche questioni e problemi non strettamente connessi alla fisica; penso alla logica, alla morale, ecc...
non hai tutti i torti a fare questo parallelo, anche se probabilmente sulla fisica moderna abbiamo opinioni diverse.
Io, dopo aver studiato per anni fisica da autodidatta, sono giunto ad una conclusione drastica: la fisica teorica moderna è una porcheria.
Il motivo principale per cui è diventata una porcheria è che ha assunto posizioni filosofiche di fondo e ha reso tali posizioni filosofiche indiscutibili; rendendole indiscutibili, sono diventate indiscutibili anche le teorie che si basano su quelle posizioni filosofiche, col risultato finale che relatività e meccanica quantistica sono praticamente intoccabili.
In realtà, sono teorie discutibilissime, sia perché entrambe hanno dei problemi a livello sperimentale, sia perché quello che spiegano può essere spiegato con teorie alternative.
L'impressione che ho è che vogliano renderle intoccabili proprio per propagandare le filosofie di fondo.
Adesso ho abbandonato la teoria e mi concentro sugli esperimenti, sulle cose che si toccano; è bellissimo, è come nuotare senza lo scafandro.
sicuramente hai ragione, ma in realtà si può fare buonissima filosofia anche nel presente, ci sono tante cose da studiare e investigare.
Secondo me, per fare della buona filosofia in epoca moderna bisogna conoscere bene la fisica sperimentale, l'astrofisica e la logica matematica (soprattutto la logica modale, ma non solo).
Purtroppo, la stragrande maggioranza dei filosofi contemporanei è incompetente in questi settori e giustifica tale incompetenza.
Ultima modifica di k21; 17-06-11 alle 23:57




C'è una difficoltà di penetrare il lessico, ma non si può pretendere di prender in mano certi testi senza respirare la cultura del tempo in cui vivono e che li ha preparati (tralasciando cioè il contesto storico e filosofico) : non solo perchè così non si capiscono influssi, interessi e problemi che sono il motore della speculazione, ma perchè solo così si posson cogliere i riferimenti terminologici nella loro esatta significanza e nella loro variazione (evitando così di metter in bocca qualcuno qualcosa che non gli è proprio o di ridurre tutt a un mucchio di banalità). Guardate che tale scarsa attenzione può essere comune perfino tra i maggiori interpreti, giocando brutti scherzi anche a chi si promette consapevolmente di non cascarci. Noi viviamo in un clima antistorico che ha i propri padri nell'illuminismo e nel kantismo, voglio dire nella parte peggiore di essi: sospettate sempre di chi vuol far piazza pulita e ricominciare tutto da capo, ne vien fori qualcosa di buono solo a patto di stare in continuità con la tradizione, di averne simpatia (solo così si può comprendere qualcosa), si può correggerla solo mantenendo ciò che ha di buono e solo così si fa opera di rigorizzazione. Perciò diffidare dei vari Cartesio di turno, che voglion far piazza pulita dei presupposti e invece finiscono per assumerne in modo spropositato. Insomma, prima di giudicare un ciclo come quello moderno, in sé o nei suoi autori, bisogna far opera di buona filologia e comprensione, nonj accostarsi con l'arroganza di ridurre il loro vocabolario al nostro o estrapolando un pensiero dal percorso in cui è inserito, ovvio che poi non si capisce più nulla.
E per ultimo: dire che la filosofia debba adottare modelli sperimentali significa non aver chiaro d cosa si debba occupare e di cosa si sia di fatto occupata - incomprensione, questa, strettamente legata a quella inizialmente discussa, si tratta pur semre sempre di vedere se si capisce quel che si legge in fin dei conti, o se si capisce solo quel che si vuol capire.
Ultima modifica di Platone; 19-06-11 alle 11:30
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.