Rivoltae rinascitaIlcimitero delle idee allarga i propri confini. La dittatura del «pensiero unico»– che, col passare degli anni, sta sempre più delineandosi come del «nonpensiero» – si espande e diviene totalizzante e repressiva.Sembradi essere immersi nella Storia infinita di Michael Ende quando, come unaintensa nebbia, avanzava, lentamente ma implacabilmente, il Nulla, avvolgendotutto quello che incontrava, togliendogli colore e linfa vitale.«Perchéil potere favorisce l’avvento del Nulla?» chiese Atreyu a Gmork, il servo delmale. La risposta giunse pronta e precisa: «Perché è più facile dominare chinon crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conservare il potere».Oggistiamo sprofondando in uno stato soporifero fino a poco tempo fa impossibile daimmaginare, anche assecondando le previsioni più pessimistiche. I giornalid’opinione, quelli politici, vengono fatti chiudere. Le rassegne-stampa sonodecimate, moltissime edicole chiudono; le superstiti, per sopravvivere, sonocostrette a vendere gadget e souvenir. «Si legge sempre di meno» è il lamentoche viene da tutti i settori della carta stampata. Le grandi, storiche caseeditrici stanno masticando il fiele della crisi e di qualcuna già si paventa laprossima chiusura.Anchel’informazione tramite web arranca. Numerosi siti anticonformisti vengonooscurati, altri sono messi in difficoltà fino a paralizzarne l’operatività.Etutto questo avviene furtivamente. Nessun giornale ha informato la pubblicaopinione sulla chiusura di decine di quotidiani; nessuna televisione haraccontato quello che accade nel mondo di Internet.Sottovoce,stanno addormentando la pubblica opinione, spegnendo le idee, anestetizzando lecoscienze, «perché è più facile dominare chi non crede in niente».Lanostra Rivista ha svolto per lunghi anni un triplice ruolo. Primo, quello ditraghettare, verso un domani ancora non databile, un intero mondo di valori edi idee che hanno indelebilmente segnato la storia e hanno smesso di incidereoperativamente solo perché piegati dalle armi.Secondo,offrire agli uomini liberi più sensibili una chiave di lettura della storia,dell’economia, della politica e dell’antropologia, utile sia per leggere in unacorretta luce gli avvenimenti del passato, sia per decodificare l’oggi edelineare i contorni del futuro dei popoli europei. Trentaquattro anni dianalisi precise, coraggiose, mai contraddette dal successivo svolgersi deifatti, hanno ampiamente dimostrato la validità della chiave di lettura che sinqui abbiamo offerto.Terzo,la formulazione di quei temi storici, politici ed economici fondamentali peravviare una controinformazione destinata ad arginare la dilagantedisinformazione pilotata e finalizzata al mantenimento dello status quo. Oggiviene offerta una rappresentazione della realtà falsa attraverso un’azioneconcomitante: l’invenzione di notizie false, l’occultamento di quelle vere e ladiffusione petulante di informazioni riguardanti avvenimenti futili,ininfluenti, ma capaci di tenere occupata l’attenzione della pubblica opinione.Untriplice ruolo che potrebbe apparire sproporzionato alla nostra piccola realtàeditoriale, ma che, a ben guardare, è stato sin qui puntualmente assolto.Quante idee, quante valutazioni, persino quante frasi e scelte di paroleprovenienti dalle nostre pagine hanno camminato anche con gambe altrui, si sonodiffuse, hanno influito nel formarsi di opinioni sia in ambienti di nicchia chein movimenti più ampi. Argomenti quali l’immigrazione, il revisionismo storico,la difesa dell’ambiente naturale, la libertà dei popoli, la sovranità monetaria– solo per citarne qualcuno – rappresenterebbero una monodia ancor piùstucchevole e paralizzante di quella che oggi è, se non ci fosse stato il tamtam di dissenso – motivato e documentato – suonato dalla strenua pattuglia del’Uomo libero e dalle altre iniziative che hanno operato sulla stessa lunghezzad’onda.Oggi,mentre i giornali vengono chiusi e i siti oscurati, l’Uomo libero, nonritenendo esaurito il proprio compito, sceglie la strada di continuare a farascoltare la sua voce. La nostra iniziativa, pur se sarà costretta, per leripercussioni della crisi economica, a sacrificare qualcosa nell’aspettoeditoriale, farà tutto il possibile per proseguire le proprie pubblicazioni.* * *Nellepagine successive pubblichiamo il testo di un Manifesto per la SovranitàMonetaria che, assieme a numerosi altri firmatari – provenienti da ambientipolitici e culturali eterogenei – abbiamo già iniziato a diffondere, tramiteInternet, con lo scopo di sensibilizzare ai temi monetari sempre maggioristrati della pubblica opinione, svolgendo così, ancora una volta, quell’operadi controinformazione che riteniamo fondamentale.IlManifesto – che sollecitiamo i nostri lettori a leggere, diffondere e firmare –vuole concretamente indicare i primi provvedimenti necessari per riconquistarequella sovranità monetaria che rappresenta l’imprescindibile premessa ad ognipossibilità di uscire dalla crisi e costruire un domani diverso dall’attuale.Ma si tratta di obiettivi che non si vogliono perseguire ed è per questo che itemi riguardanti la sovranità politica ed economica, così come quelli che inqualche modo potrebbero condurre a far riflettere sulla proprietà della moneta,sono tenuti nascosti. Giornali e TV non ne parlano. Sono argomenti proibiti.Chi si lascia sfuggire qualche «accenno» sparisce dai giornali, gli vienespento il microfono ed è esiliato dai salotti televisivi.Lapubblica opinione non deve sapere che la moneta è stampata e gestita daibanchieri privati e non dai governi delle nazioni. Non deve essere noto che ilbaricentro dell’economia non poggia sul popolo, sul suo lavoro, sul suobenessere, ma sul potere finanziario internazionale e i suoi interessispeculativi. E anche quando alcuni aspetti della questione risultano ormaitroppo «risaputi» per poterli negare, il silenzio-stampa imposto induce ilpubblico a non collegare mai il tema della crisi con quello della sovranitàmonetaria. Per la tranquillità del potere usurocratico e mondialista.È perquesto che, invece, noi queste informazioni dobbiamo e vogliamo diffonderle.Puòapparire uno scontro impari, una partita impossibile da disputare. Ma noiquesta partita vogliamo giocarla lo stesso. Con la stessa pervicacia cheabbiamo sin qui dimostrato nel non voler accettare, in termini politici eculturali, le conseguenze della sconfitta militare del 1945 e la criminalizzazionedell’Europa che ne è seguita. Anche perché, nonostante giornali, TV e tuttal’«informazione ufficiale» non ne parlino, in varie parti del mondo «le cosestanno cambiando», e ciò sta a significare che domani – forse un domani nonmolto lontano – potrebbero cambiare anche in Italia.InArgentina, dopo la grave crisi economica pilotata dalla finanza internazionale,il popolo si è stretto intorno al partito peronista e ha dato impulso allavolontà d’indipendenza e di libertà economica. I governi di Néstor Kirchner e,dopo la sua morte, della moglie Cristina, hanno ottenuto risultati importanti,solo qualche anno fa ritenuti inimmaginabili. Mentrenell’Occidente «illuminato» dal pensiero unico si impone ai governi diprivatizzare ogni bene di pubblica utilità e di importanza strategica, comel’acqua, l’energia, le banche, gli aerei, i treni, le autostrade, le spiagge,gli ospedali, le carceri, le poste, in Argentina lo Stato ha allontanato legrinfie della speculazione internazionale dai «beni del popolo» e hanazionalizzato ciò che era stato precedentemente alienato: la compagnia aereadi bandiera, le aziende aeronautiche, gli idrocarburi e i fondi pensionistici.È inatto un programma di rimpatrio dei ricercatori all’estero. È stato istituito unassegno familiare e si è promossa un’ampia serie di riforme agricole eindustriali che hanno ridotto il livello della disoccupazione dal 34 al 3,5% equello di povertà del 55%.Mentretutto l’Occidente, in balia delle bolle finanziarie alimentate dai truffaldinitraffici di titoli tossici, si dibatte tra crisi, recessione e chiusura deicrediti, Cristina Kirchner ha, semplicemente, vietato in territorio argentinole speculazioni sui «derivati» e ha stampato moneta di Stato in quantitàsufficiente a dare impulso all’economia.L’Islanda,travolta dalla crisi finanziaria, dalla recessione e dall’«austerità», haletteralmente cacciato i controllori del Fondo Monetario Internazionale. Lebanche d’affari in difficoltà sono state abbandonate al loro destino e quelled’interesse nazionale sono state nazionalizzate. Al popolo, strozzato dagliistituti di credito, è stato tolto il 40% degli interessi passivi e cancellatauna grossa fetta dei debiti. Geir Hilmar Haarde, il primo ministro islandesedel governo che ha gestito la crisi economica ubbidendo alle imposizioni dellafinanza internazionale – ruolo che in Italia è stato svolto da Mario Monti eora è ricoperto da Enrico Letta – è stato deposto e messo sotto processo. Iltribunale lo ha condannato per «non aver preso le iniziative per assicurareun’analisi completa e professionale del rischio da parte dello Stato a frontedella crisi finanziaria».InUngheria il governo di Viktor Orban ha varato una nuova Costituzione e hapromosso una graduale statalizzazione della Banca centrale, con la conseguenteriappropriazione della proprietà della moneta; ha cacciato i controllori delFondo Monetario Internazionale e, con un anno di anticipo sugli impegniassunti, ha saldato il debito di venti miliardi di euro. Contemporaneamente ha portatol’economia fuori dalla zona recessione e ha abbassato il tasso didisoccupazione. Ha ridato impulso all’agricoltura, impedendo l’acquisto deiterreni da parte degli speculatori esteri e stanziando contributi a fondoperduto a favore delle aziende agricole. Esattamente il contrario di ciò chesta avvenendo in Italia.Perevitare di incappare negli ingranaggi delle speculazioni finanziarie emonetarie, lo Stato magiaro sta cercando di adottare un metodo di scambiinternazionali basati sul sistema «merci contro merci», come già fanno Brasile,Russia, India, Cina e Sudafrica.Puòessere interessante considerare come questi Paesi abbiano debiti pubblici tra ipiù contenuti del mondo: India 58% del PIL, Brasile 45%, Sudafrica 39,9%, Cina18% e Russia 6%. Una combinazione?IlGiappone, nonostante abbia invece uno spropositato debito pubblico – 236% delPIL – è riuscito ugualmente a mantenere il controllo della propria finanzaperché il 96% dei titoli di Stato sono rimasti in mano ai risparmiatori e allebanche del Sol Levante.Ilnuovo governo di Shinzo Abe, guardandosi bene dall’imitare le politiche diausterità imposte alle nazioni europee, ha deciso di far ripartire l’economiaraddoppiando la massa monetaria entro il 2014. La Banca centrale del Giappone,che è controllata dallo Stato, ha già iniziato a porre in essere quello che èstato definito «il più grande esperimento monetario della storia».InFrancia, nel programma del Front National di Marine Le Pen è affermata lavolontà di uscire dall’euro e ridiscutere tutti i trattati economici e monetaridell’Unione Europea. Nei primi sondaggi effettuati, riguardanti le prossimeelezioni europee, in Francia, il primo partito è risultato proprio il FrontNational.Questenotizie giungono a confermare che una politica differente dall’attuale èpossibile; che le strade percorribili sono molteplici; che il partito delpensiero unico, quello dei Signori del Denaro, può e deve essere smascherato,combattuto e abbattuto.InGrecia è stata chiusa la Televisione di Stato. I suoi 2650 dipendenti sonostati licenziati. Alcuni di loro si erano asserragliati, per protestare, neilocali dell’Emittente pubblica. Il 7 novembre scorso la polizia ha sgomberato,con la forza, i dimostranti. Fuori, a riprendere la scena, gli inviati deigiornali e delle TV estere. Un giornalista greco, mentre era trascinato viadalle forze dell’ordine ha urlato ai suoi colleghi europei: «Non fateabbastanza per raccontare la nostra tragedia! Ma ricordatevi che oggi tocca anoi e domani toccherà a voi».Mentrenel quartiere ateniese di Agia Paraskevi i dipendenti della TV di Statovenivano manganellati e la folla accorsa in loro difesa era fatta oggetto dellancio di lacrimogeni, non molto lontano, in piazza Syntagma, nella sede delParlamento greco, veniva aggiunto nel codice penale un articolo, il numero 458,che configura un nuovo reato d’opinione. Da oggi in Grecia chi si esprimecontro le direttive europee è punito con una pena che va da sei mesi a due annidi reclusione.Eanche su questa notizia in Italia si è sorvolato. La politica e la stampa –sempre in prima fila sulle tribune di ogni futile garantismo – questa volta sisono ben guardate dal protestare e dall’informare la pubblica opinione.Damolti osservatori la Grecia è ormai considerata il Paese-laboratorio degliesperimenti liberticidi della finanza internazionale, ed è per questo che l’ecodi ciò che avviene in quella nazione ci giunge solo a tratti e senza il dovutorilievo. La fame, le proteste, la repressione, gli arresti, la disoccupazione,la disperazione che aumenta e si espande di giorno in giorno, i suicidi, soncose da non pubblicizzare.Tornaall’orecchio il monito del giornalista greco: «Oggi tocca a noi, ma domanitoccherà a voi».Inquesta vicenda, pur tuttavia, potrebbe anche nascondersi un aspetto positivo.Nella storia, quando un potere arriva ad assumere provvedimenti tanto estremi eaberranti, significa che «sta perdendo la testa», che è già arrivato allapropria fase finale.* * *«Èpiù facile dominare chi non crede in niente». È vero. Ma esiste anche un altroconcetto che si addice alla situazione attuale. Scrisse il romanzierestatunitense Howard P. Lovecraft: «La più antica e potente emozione umana è lapaura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto».Hannodistrutto i valori tradizionali, ogni certezza che legava l’individuo al gruppoe proiettava l’esistenza oltre il contingente, verso un destino degno.Hannodistrutto tutto e hanno tentato di sostituirlo con l’idolo del denaro. Ma oggila scelta di provocare la crisi finanziaria ed economica per sottrarre aipopoli i superstiti brandelli di sovranità sta fortemente inficiando ilDio-denaro e tutti i suoi miti: il consumismo e l’individualismo. È come se letende poste ad una finestra cadessero all’improvviso, e si potesse vederefinalmente con chiarezza il panorama che si prospetta: il nulla e un domaniignoto.Cisono cose che i Signori del denaro, tanto bravi a far di conto, a speculare edinventar truffe, mostrano molta difficoltà a comprendere e valutare: lepotenzialità dell’uomo e l’anima dei popoli.Quandotutte le certezze saranno scomparse e l’anima dei popoli sarà piena di paure edi angosce, si potrebbero rimettere in moto questioni che si ritenevano ormaichiuse, rendere praticabili strade che erano state abbandonate e perseguireobiettivi oggi considerati impossibili. Perché a quel punto non sarebbe più unaquestione «contabile».Quandoprevale la paura e l’angoscia, nei popoli subentra la rabbia, e la rabbia dàforza, quella forza che nel corso della storia ha segnato i cambiamenti escatenato le rivoluzioni.È pertutto questo che, nonostante la partita della controinformazione possa apparireimpari e impossibile, noi, uomini liberi, siamo convinti che possa e debbaessere giocata. Crediamo fermamente che il nostro popolo sia destinato aconquistarsi un domani – vicino o lontano che sia poco importa – dove saràpossibile, ancora una volta, dar corpo alla rivolta e costruire la rinascita.MarioConsoliRivoltae rinascitadiMario Consoli