Cosa mi dite di lui? Libri consigliati?


Cosa mi dite di lui? Libri consigliati?
Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.


Era il segretario della rivista "Est Ovest", fondata da Giovanni Gentile ma in realtà coideata dal grande Giuseppe Tucci. Ha scritto libri mirabili come "La tradizione solare".
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-05-10 alle 01:36


Massimo Scaligero era nettamente contrario all'utilizzo di sostanze stupefacenti, anche e soprattutto nel caso di coloro che fossero interessati a vie spirituali. Ecco un interessante passo tratto da "il mito della scienza", dal capitoletto "Dialettica e Possessione mentale", in cui Scaligero analizza il retroscena che agisce spesso dietro la coscienza che abitualmente fa uso di un certo tipo di dialettica (che a sua volta è una forma di droga mentale, verrebbe da aggiungere). Il grassetto è mio.
Dialettica e possessione mentale
Il sentimento che domina il pensiero - in quanto il pensiero smarrisce l'originaria autonomia nell'identificarsi con il processo discorsivo - e perciò utilizza il pensiero, assumendone la veste formale, ma escludendone il moto ideativo, così da prevalere come non gli è dato nell'immediata manifestazione di sé, emotiva e psichica, riuscendo di conseguenza a legittimare la vita istintiva nel veicolo della regolarità espressiva, è la DIALETTICA: termine che ormai - come già si è accennato - per ragioni logiche non può più essere usato nel senso che ebbe da Platone e dagli svolgitori del logos socratico, sino agli idealisti europei, i quali ultimi nel pensiero erano ancora capaci di intuire un movimento recante in sé germinalmente ogni forma logica. Oggi, la dialettica è la retorica del realista, scienziato o politico, ma parimenti dello psicologo, del mistico, dello spiritualista: il guscio vuoto della razionalità.
La situazione odierna del dialettismo formalmente è la persuasione di esprimere qualcosa che sia pensiero, e perciò assunzione obiettiva di un tema, mentre in realtà è divenuta l'esigenza del mentale di esprimere la propria possessione da parte di un processo estraneo: che non è errore in sé, come non è errore un male fisico, ma opera nel mondo come errore, dandosi proiezione di pensiero:apparendo forma di un contenuto di pensiero che in verità non c'è. Il problema è scoprire quale effettivo contenuto operi.
Allorché, per esempio, un cultore di scienze morali o psicologiche afferma la possibilità di conseguire esperienze elevate della coscienza mediante uno stupefacente, o un «allucinogeno», adeguatamente dosato e usato, in realtà, non esprime il pensiero indipendente da tale esperienza, ma il pensiero sollecitato da essa, per il fatto che non dispone di un'attività interiore capace di considerare l'effetto della sostanza sui centri cerebrali, ponendosi fuori di essi, ma inconsapevolmente lascia agire i processi fisiologici eccitati da tale sostanza, come produttori del suo stesso giudizio. Uno sperimentatore dotato di indipendenza rispetto ai processi cerebrali, che intendesse sperimentare su sé gli effetti della mescalina, o della psilocibina, o dell'acido lisergico - non certo per conseguire una lucidezza di cui dovrebbe non aver bisogno - li percepirebbe come processi insorgenti dal piano fisiologico contro le sue facoltà di coscienza, per un inversione del rapporto tra mente e corporeità, onde dovrebbe lottare energicamente contro di essi. Si troverebbe dinanzi a processi tendenti a menomare l'organo del pensiero.
Sarebbe ingenuo obiettare che una simile lotta diverrebbe creativa per lo spirito, in quanto stimolerebbe un «in più» del suo potere ordinatore. Le cose, per chi sperimenti con senso di responsabilità in questo campo, stanno esattamente all'opposto.


Premettendo che Scaligero seguiva un percorso molto caratterizzato in una particolare direzione e che quindi le sue affermazioni vanno contestualizzate in quel percorso e in quella visione del mondo e dell’uomo e ricordando anche che le seguenti sono solo estrapolazioni da periodi più ampi e articolati, secondo me può essere interessante riportare qualche passo tratto da “La tradizione solare”; il grassetto è mio.
"L’uomo ha nel pensiero il principio della guarigione, perché può pensare fuori del male del corpo e dell’anima; il pensiero è ciò che in lui non può sentire il male, non appartenendo né al corpo né all’anima: anche se per determinarsi esige mediazione animica e corporea. Il pensiero può pensare la stessa cosa inesauribilmente, fuori del male del corpo o dell’anima, se non si lascia indurre a pensare da ciò che in essi soffre: se non si lascia indurre ad essere il pensiero del male, piuttosto che del Soggetto che pensa.
La forza del pensiero è non essere sentimento, essere l’attività intoccabile al sentire, inafferrabile alle sensazioni, al piacere, al dolore, all’anima senziente, ma parimenti essere l’attività indipendente dall’anima razionale, il cui processo dialettico è dominato dalla corporeità. La forza reale del pensiero è non essere soggettivo sentimento, né riflessa razionalità. Indipendente dall’anima senziente come dall’anima razionale il pensiero è il potere della guarigione, perché è l’arto dell’Io: come tale, però, esso esige essere realizzato."


“Il pensiero al livello dialettico non è consapevole del proprio potere d’indipendenza: il livello dialettico essendo il grado in cui comincia bensì a essere consapevole, ma solo del contenuto per cui si determina. In verità, il pensiero ignora la propria natura: non conosce la sua indipendenza dal corpo e dall’anima. Non conosce perciò il suo fluire dall’Io”
“E tuttavia solo nei determinati pensieri esso può cominciare ad essere. Determinarsi per essere, ma essere, per attuarsi libero da ogni determinazione, è il compito che si pone al pensiero.”
“Tuttavia, proprio il male e il dolore possono dar modo di cogliere la profondità e l’essenza del pensiero, poiché nell’organismo psichico o fisico che soffre, il pensiero, come attività estranea al male, in quanto estranea a tale organismo, viene chiamato a operare come principio della distinzione dell’Io da tutto ciò che non è l’Io.
Nell’organismo psichico o fisico che soffre, il pensiero è l’unico ente che in sé non soffre”