Torna Ruby. Berlusconi vede lo spettro dei domiciliari a vita
Si apre a Milano il processo d'appello. Nel giro di pochi mesi il leader di Forza Italia può "totalizzare" una condanna di dieci anni. Fino al 2024: quando avrà 88 anni. Dopo l'esperienza Ghedini la strategia della difesa nelle mani del professor Coppi
Il conto alla rovescia è finito. Domani presso la seconda corte d’appello del tribunale di Milano – mentre l’ex Cavaliere varcherà per la settima settimana consecutiva il cancello della Sacra Famiglia di Cesano Boscone dov’è stato affidato in prova ai servizi sociali – si apre il processo in secondo grado per Silvio Berlusconi imputato per il caso Ruby. Poche udienze, 3 o 4, si dice sottovoce. Poi la sentenza. Che se sarà di conferma della condanna in primo grado, con le stesse pene o in misura ridotta, farà scattare il ricorso in cassazione.
Dopo la Cassazione e dunque entro l’anno, se le cose non cambieranno verso in positivo per Berlusconi, l’ex premier vedrà spalancarsi di fronte a sè la prospettiva degli arresti domiciliari per dieci anni, fino al 2024, quando il leader di Forza Italia avrà 88 anni: cioè una condanna praticamente a vita.
Il motivo? Le norme della legge sull’indulto. Berlusconi è stato condannato 24 giugno 2013 in primo grado, dal tribunale di Milano, a 7 anni di carcere per i reati di prostituzione minorile e concussione per costrizione, a 7 anni di interdizione legale e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Se la condanna venisse confermata fino in Cassazione il beneficio dell’affidamento in prova ai servizi sociali concesso dal tribunale di sorveglianza verrebbe a cadere. Il comma 3 della legge sull’indulto del 2006 parla chiaro: «Il beneficio dell’indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro 5 anni dall’entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni».
Nel caso di Berlusconi (i fatti dell’affaire Ruby, l’allora diciassettenne marocchina Karima El Mahroug risalgono al 27 maggio 2010) sarebbe automatica la revoca dell’indulto e i 3 anni scontati finora sui 4 complessivi cui l’ex premier è stato condannato nel processo Mediaset, si andrebbero a sommare alla pena per il processo Ruby, facendo salire il conto a 10 anni di reclusione. Con un reato, come quello di prostituzione minorile, che impedirebbe perfino di usufruire degli arresti domiciliari: beneficio invece concesso per gli ultra sessantenni.
La seconda corte d’appello è presieduta da Enrico Tranfa con Concetta Lo Curto e Alberto Puccinelli quali giudici a latere. Berlusconi sarà difeso dagli avvocati Franco Coppi e Filippo DInacci, in considerazione del fatto che i suoi ex legali nel primo grado – Niccolò Ghedini e Piero Longo – sono attualmente indagati nel processo Ruby-ter.
Domani si capirà se ha preso corpo o meno l’ipotesi di presentare istanza di rimessione del processo da parte della difesa di Berlusconi, con deposito di richiesta di trasferimento di sede giudiziaria presso il tribunale di Brescia che bloccherebbe il dibattimento prima della requisitoria del pg Piero De Petris, rappresentante della pubblica accusa.
Un forte appiglio per i legali di Berlusconi per chiedere il trasferimento del processo da Milano a Brescia è rappresentato dalla vicenda del clamoroso scontro tra il procuratore Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo – finito di fronte al Csm che ha oggi archiviato il caso – e che ha avuto al suo centro proprio l’affaire Ruby e l’affidamento del fascicolo al procuratore aggiunto Ilda Bocassini.
Secondo indiscrezioni che circolano in ambienti forensi, il professor Franco Coppi avrebbe espresso perplessità su questa opzione ritenendo più utile verificare la praticabilità di una riapertura del dibattimento con la richiesta di testi o prove non accolte in primo grado
@francelosardo
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