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Discussione: Avanti!

  1. #251
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    Predefinito Re: Avanti!

    Una costituente per un moderno partito liberalsocialista


    di Andrea Pinto - "Avanti!", 10 luglio 2018


    Nadia Urbinati intervenendo nel dibattito sulla crisi del PD (“Se la Sinistra dimentica il Socialismo”, La Repubblica del 9 giugno 2018) ha colto finalmente nel segno quando ha stigmatizzato, tra le altre cose, come la carenza identitaria e di proposta politica di tale partito derivi anche dalla scelta deleteria di quanti, anziché ancorare il PD nell’alveo della tradizione socialista, preferirono “consapevolmente” – pur di non dare ragione alla Storia – rimuoverla in nome di un indistinto “democraticismo” dall’incerto avvenire.

    Un’ambiguità identitaria che nemmeno i fondatori hanno mai saputo compiutamente chiarire (salvo aderire opportunisticamente al gruppo parlamentare europeo del Partito Socialista Europeo) e che ha finito per rendere il PD una sorta di “ossimoro politico”, l’incarnazione vivente del celebre adagio montaliano : “Una sola cosa sappiamo: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.

    Ebbene, se si vuole evitare che la sinistra scompaia definitivamente condannandosi all’irrilevanza, appare più che mai indispensabile ritornare ai fondamentali della politica, ripartendo – per parafrasare Asor Rosa – da alcuni “pilastri di saggezza” il primo dei quali consiste nella rivalutazione di quelle culture politiche la cui improvvida rimozione ha contribuito non poco a realizzare quel deserto ideale che caratterizza l’attuale dibattito politico e nel quale prospera l’incultura sovranista e populista che ha avuto, tuttavia, il merito di far tesoro della regola prima dei tanto bistrattati partiti d’un tempo: il radicamento territoriale e la capacità di ascolto dei bisogni della gente.

    Di qui la necessità di prendere serenamente atto del sostanziale fallimento politico del PD e del suo progetto politico, promuovendo la formazione di una vera costituente per la formazione di un moderno partito liberalsocialista che rappresenta il naturale approdo di una moderna sinistra riformista e liberale. Un partito che si richiami espressamente alla tradizione del socialismo liberale in modo tale che, per una volta, nomina sunt consequentia rerum.

    “Il socialismo – affermava Carlo Rosselli – è liberalismo in azione, è libertà che si fa per la povera gente”. Un partito nuovo che, partendo dalla presa d’atto di quelle che Guido Calogero, con linguaggio quanto mai attuale, definiva le “insufficienze unilaterali del liberalismo e del socialismo” – che la storia e la cronaca di questi ultimi decenni si sono incaricate di dimostrare massimamente sul piano socio-economico – sviluppi un serio programma in nome della “coerente pienezza del liberalsocialismo”.

    Non si tratta, come pure qualcuno potrebbe pensare, di un vetusto ideologismo superato dalla Storia, quanto della necessità di recuperare un po’ di quella “cultura politica” che altro non è se non l’indispensabile corredo di cognizioni intellettuali applicate alla cura della cosa pubblica che nasce dall’esperienza e si consolida attraverso lo studio e l’interazione di conoscenze storiche, politiche, economiche, culturali, sociologiche, applicate al contesto di riferimento, nel tentativo di comprendere e governare i fermenti ed i mutamenti del nostro tempo. Un bagaglio di conoscenze ed esperienze rielaborate e filtrate attraverso i sempiterni valori di giustizia e libertà propri della tradizione politica del socialismo democratico e riformista.

    Da questo punto di vista occorre lavorare ad un programma politico che facendo proprie, in qualche misura, le ragioni e le analisi sottese alla fine delle “grandi illusioni” (Amato – Graziosi “Grandi illusioni” Il Mulino) che hanno condotto il Paese nelle attuali condizioni, porti a nuova sintesi i valori di libertà e giustizia sociale e si faccia finalmente carico di un nuovo “contratto sociale” – per rimanere nella metafora rousseauiana tanto di moda – inteso a riequilibrare le finanze pubbliche ed a ridisegnare un nuovo e selettivo Stato sociale che garantisca solo ed esclusivamente i ceti effettivamente meno abbienti.

    Per fare ciò bisogna ritornare a radicarsi tra la gente con proposte chiare e convincenti rivalutando la forma partito ed opponendosi con forza alle suggestioni ed all’insopportabile vulgata populista di quanti considerano i partiti e le istituzioni rappresentative anziché un “valore” semplicemente un “costo” per la democrazia.

    Si tratta di un impegno di lunga lena per affrontare il quale occorre adoperarsi per formare una classe politica che dimostri di avere una statura personale e morale almeno pari a quella che gestì la ricostruzione del nostro Paese creando le premesse del successivo miracolo economico. Una classe dirigente veramente disposta a mettersi in gioco anteponendo il superiore interesse del Paese ai propri destini personali. Diversamente, senza un orizzonte ideale, un chiaro programma ed un’adeguata leadership politica in grado di giustificare le ragioni di un’appartenenza, la sinistra rischia di essere nel panorama politico italiano nemmeno più un’espressione geografica.



    Una costituente per un moderno partito liberalsocialista | Avanti!
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    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

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    Predefinito Re: Avanti!

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    Una costituente per un moderno partito liberalsocialista


    di Andrea Pinto - "Avanti!", 10 luglio 2018


    Nadia Urbinati intervenendo nel dibattito sulla crisi del PD (“Se la Sinistra dimentica il Socialismo”, La Repubblica del 9 giugno 2018) ha colto finalmente nel segno quando ha stigmatizzato, tra le altre cose, come la carenza identitaria e di proposta politica di tale partito derivi anche dalla scelta deleteria di quanti, anziché ancorare il PD nell’alveo della tradizione socialista, preferirono “consapevolmente” – pur di non dare ragione alla Storia – rimuoverla in nome di un indistinto “democraticismo” dall’incerto avvenire.

    [COLOR=#373737][FONT=Verdana]Un’ambiguità identitaria che nemmeno i fondatori hanno mai saputo compiutamente chiarire (salvo aderire opportunisticamente al gruppo parlamentare europeo del Partito Socialista Europeo) e che ha finito per rendere il PD una sorta di “ossimoro politico”, l’incarnazione vivente del celebre adagio montaliano : “Una sola cosa sappiamo: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.
    Da persona che potrebbe tranquillamente riconoscersi in un partito liberale isolata, devo dire che questo articolo cade in errore già da questo primo passaggio, o meglio rimane fermo in un errore tipico del revanscismo reducista dei socialisti: pensare che tutto giri attorno solo al rifiuto dei postcomunisti cattivi di dargli ragione.

    Non è così, non è che il Pd nasce così perché si voleva fare un dispetto ai socialisti: piaccia o non piaccia, in Italia avevamo due forse aderenti al PSE, i Ds ( al 16-17%) e lo Sdi ( all'1-2%), con tanto di richiami al socialismo europeo ben in vista, negli ultimi anni.

    Semplicemente le forze della sinistra socialdemocratica NON avevano questa gran forza, né questo radicamento.

    Il Pd non nasce da un indistinto, e nell'articolo c'è una rimozione volontaria di questo punto: il Pd nasce dalla tradizione socialcomunista e da quella cattolico democratica, oltre che da liberali ed ecologisti... insieme avevano radicamento e consensi con un bacino tra il 30 e il 35%.

    I cattolico-democratici, i liberali, gli ecologisti socialisti non sono, e non vedo perché dovrebbero diventarlo.

    Il programma del Pd poi può evolvere ovviamente, ma la questione dell'identità è altra cosa.
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  3. #253
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    Predefinito Re: Avanti!

    Sì all'appello di Cacciari

    di Mauro Del Bue - "Avanti!", 10 agosto 2018


    L’Avanti aderisce immediatamente all’appello di Massimo Cacciari dopo aver sostenuto e ripetuto le stesse cose da settimane. Il Psi aderirà certamente, visto che Riccardo Nencini per primo ha lanciato un’idea analoga. Mi preme sittolineare le seguenti convergenze di analisi e di proposta con quelle registrate dal nostro quotidiano:


    1) L’urgenza di una piattaforma culturale alternativa ai valori prospettati da questo governo, a partire dal tema dei migranti che va affrontato ben sapendo che la questione di fondo più che il tema dei numeri é riferito a quello della loro gestione. Si tratta di rilanciare valori che fanno parte della storia del riformismo italiano e mettere in campo soluzioni pragmatiche e non elaborazioni e comportamenti che rischiano di portare l’Italia all’isolamento in Europa.


    2) Il pericolo che l’infatuazione della rete e della democrazia diretta si esaurisca nella fine della democrazia e nel prevalere autoritario dei pochi capi. Lo abbiamo più volte sottolineato. Chi vuole annullare il principio della rappresentanza finisce per colpire il merito e la competenza e di fronte a una sorta di continui plebisciti nasce una dittatura di una piccola oligarchia che si rivolge direttamente al popolo.


    3) Il rilancio di una dimensione europea che non può essere, come é stato, fonte dei nostri problemi, ma unica occasione della loro soluzione. Forse siamo drammaticamente in ritardo, ma la politica dei vincoli e dei patti di stabilità che concepivano come spesa gli investimenti pubblici è alla base della crisi della solidarietà europea e della nascita e della diffusione di fenomeni vasti di sovranismo antieuropeo.


    4) La necessità di chiudere col passato dei partiti presenti nell’opposizione. Inutile nasconderci. Il Pd non è strumento adeguato ed è difficilmente riformabile. Occorre un soggetto o più soggetti nuovi, credibili, rinnovati, altrimenti l’intesa pentastellata durerà a lungo. Bisogna che si convincano i dirigenti del Pd tutti, non il solo Renzi, a fare un passo indietro. L’esperienza del Pd é nata e si é sviluppata senza identità, senza storia, senza un minimo comun denominatore politico, che non fosse l’ambizione di governare. Non é stata capace di creare entusiasmo, partecipazione, tensione, ma solo divisioni, litigi, scissioni. Va superata al più presto.


    5) La scadenza, ravvicinata, delle elezioni europee impone che il nuovo inizio cominci subito in Italia e si diffonda in Europa. Il rischio, come sottolinea Cacciari, é che il vento di destra, populista e sovranista, s’imponga in tutta Europa annientando qualsiasi possibilità di rilancio di un’unione diversa, fondata sulla solidarietà, sul lavoro, sulla democrazia. Aggiungo che questo pare oggi l’obiettivo dell’amministrazione americana e del presidente russo col quale la sintonia del governo italiano si registra evidente. Occorre il rilancio dell’Europa unita che sappia fronteggiare il vecchio pericoloso, ma paradossalmente convergente, bipolarismo politico ed economico, con l’Asia sempre più protagonista e la Cina divenuta non già il terzo ma ormai il primo dei poli. L’Europa ha due possibilità. O sciogliere qualsiasi rapporto e diventare terra di conquista o rinsaldare un’unione in crisi, affidarsi nuovi poteri sul governo unitario dell’economia, della difesa e della politica estera e darsi un’autonoma e unitaria funzione nel mondo. Noi siamo, ovviamente, per questa seconda soluzione,


    Un appello di Massimo Cacciari:


    La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura — europea e occidentale — dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una seria opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e risentimento. Il popolo è contrapposto alla casta, con una apologia della Rete e della democrazia diretta che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato dei pochi, dei capi. L’ossessione per il problema dei migranti, ingigantito oltre ogni limite, gestito con inaccettabile disumanità, acuisce in modi drammatici una crisi dell’Unione europea che potrebbe essere senza ritorno.

    L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo, contrario ai suoi stessi interessi. Visegrad nel cuore del Mediterraneo: ogni uomo è un’isola, ed è ormai una drammatica prospettiva la fine della libera circolazione delle persone e la crisi del mercato comune. È diventata perciò urgentissima e indispensabile un’iniziativa che contribuisca a una discussione su questi nodi strategici. In Italia esiste ancora un ampio spettro di opinione pubblica, di interessi sociali, di aree culturali disponibile a discutere questi problemi e a prendere iniziative ormai necessarie. Perché ciò accada è indispensabile individuare, tempestivamente, nuovi strumenti in grado di ridare la parola ai cittadini che la crisi dei partiti e la virulenza del nuovo discorso pubblico ha confinato nella zona grigia del disincanto e della sfiducia, ammutolendoli. Per avviare questo lavoro — né semplice né breve — è indispensabile chiudere con il passato ed aprire nuove strade all’altezza della nuova situazione, con una netta ed evidente discontinuità: rovesciando l’ideologia della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova strategia per l’Europa, denunciando il pericolo mortale per tutti i paesi di una deriva sovranista, che, in parte, è anche il risultato delle politiche europee fin qui condotte.

    C’è una prossima scadenza, estremamente importante, che spinge a mettersi subito in cammino: sono ormai alle porte le elezioni europee. C’è il rischio che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati aderire.



    Sì all?appello di Cacciari | Avanti!
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  4. #254
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    Predefinito Re: Avanti!

    Dopo la festa. Sintesi, riflessioni, obiettivi



    Sono stati tre giorni intensi di dibattiti con ospiti di rilievo intenti a discutere dei problemi dell’Italia. Dell’Italia malata e colpita al cuore dal populismo e sovranismo che l’hanno conquistata. Tento di mettere in fila i concetti chiari usciti dal confronto casertano (non finirò mai di ringraziare i socialisti di Caserta per l’impegno e lo spirito di sacrificio dimostrati).


    1) Credo abbiano ragione Pierferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto quando sottolineano il carattere pericoloso e nel contempo popolare dell’alleanza gialloverde, ma soprattutto del vertiginoso aumento di consensi di Salvini. E credo sia anche giusto considerare entrambe le forze di governo come avversarie del fronte o alleanza o concentrazione repubblicana o riformista. Senza eccezioni, improbabili scorpori e future perniciose alleanze.


    2) Ritengo sia parimenti giusto richiamare il fatto, lo hanno dichiarato lo stesso Casini, ma anche Pizzolante e Caldoro, che la situazione é profondamente mutata rispetto anche al 4 marzo. Inesistenti, o ridotti all’osso sono ormai partiti che si ritenevano ancora protagonisti. Parlo di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, di LeU, ma anche del Pd, del quale il suo presidente si augura oggi lo scioglimento. Non esiste più il centro-sinistra e non esiste più il centro-destra. In questa situazione occorre far nascere l’alba di un nuovo mondo. Occorrono esploratori, capitani coraggiosi, credibili navigatori in un mare in tempesta.


    3) Nell’area riformista un occhio va tenuto sul Pd o su quel che ne scaturirà. E’ incredibile l’amara previsione di Gentiloni, confessata a Nencini, secondo il quale il congresso qualcuno intende celebrarlo dopo le europee. Per scioglierlo, rinnovarlo, rilanciarlo, non ci sono tempi lunghi. I tempi lunghi portano al suicidio. A mio giudizio se il Pd sceglie il suicidio é giusto che coloro che non intendono gettarsi nel pozzo legati e affratellati da analogo destino, scelgano un’altra via e decidano loro quale orizzonte indicare a tutti i riformisti.


    4) I temi del rilancio sono quelli trattati dai nostri dibattiti: in primis quello dell’immigrazione e della sicurezza sui quali De Luca ha focosamente richiamato tutta l’area dell’attuale opposizione e in particolare il suo partito. Bisogna riconoscere che Marco Minniti, nostro graditissimo ospite, ha analizzato con correttezza il problema. Oggi non c’è un’emergenza e Salvini non affronta la questione della sicurezza e della paura per risolverle. Il leader leghista sfrutta a suo favore questi sentimenti con show di maniera, ma gli sbarchi sono diminuiti gia da gennaio e oggi il ministro degli Interni mette nel suo sacco anche i risultati di Minniti che in sei mesi ha diminuito gli sbarchi di oltre l’80 per cento. Forse a proposito di diritto d’autore l’ex ministro potrebbe intentare una causa al suo successore. Occorre una grande campagna di informazione e di sensibilizzazione, non negando ma anzi riconoscendo gli errori compiuti nella cattiva gestione del fenomeno.


    5) Si é parlato di Europa e di lavoro. E’ il secondo grande tema che abbiamo di fronte. L’Europa solo monetaria, l’Europa dei vincoli e delle sanzioni ha prodotto il populismo e il sovranismo, malattie infantili di un continente politico non ancora nato. Giustamente Maurizio Turco, ma anche la nostra Pia Locatelli, hanno sottolineato l’urgenza della nascita degli Stati uniti d’Europa, dell’Europa federale, con un governo e una politica estera ed economica uniche. E’ questo, e non lo spirito antieuropeo, quello che va sviluppato e perseguito come obiettivo utile. Il sovranismo, o nazionalismo, non produce solidarietà tra gli stati, ma solo egoismo e sfide. Ne è la prova l’asse tra Orban e Salvini (Cicchitto e Casini hanno duramente criticato Forza Italia per il voto contro le sanzioni al governo ungherese). Italia e il gruppo di Visegrad sono oggi su posizioni opposte attorno alla revisione di Dublino e alle quote. Le forze socialiste europee, quelle liberali e popolari devono unirsi in occasione delle prossime elezioni europee per tentare di arginare le forze nazionaliste e reazionarie. Ma nel contempo devono seriamente e concretamente lavorare per liberare gli investimenti nei paesi in cui il lavoro, soprattutto per i giovani, é diventato una chimera.


    6) Gentiloni, nel dibattito col nostro Riccardo Nencini, ha rivolto l’auspicio che il nuovo inizio dell’area riformista coinvolga direttamente anche i socialisti. Lo ringraziamo, ma di questo coinvolgimento ci sentiamo già partecipi. Con Ugo Intini e poi con Acquaviva, Covatta, Bobo Craxi, abbiamo ricordato gli anni felici del Psi e dell’Italia. Bisognerebbe ritornare a quel binomio indissolubile. Quello di una diretta conseguenza tra il lancio di un nuovo soggetto politico e il livello di benessere di una nazione. Alla prova dei fatti oggi è chi fino a ieri ha approfittato della protesta e del disagio. Oggi deve mantenere fede alle tante promesse. Vedremo, tutto in Italia, vedasi il Pd renziano, é velocamemte logorabile e bio degradabile.


    7) Infine la nostra idea di presentarci all’appuntamento con un ‘area più ampia del solo Psi. Stefano Caldoro si è dichiarato disponibile a una Confederazione dei socialisti e dei riformisti, che può essere aperta anche ai radicali pannelliani, a singoli soggetti del mondo riformista, laico e cattolico. L’Avanti giocherà un ruolo in questa aggregazione. Come sempre. Come ha tentato di fare prima e durante la sua festa.


    M. Del Bue



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