

«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


se vabbe... della serie la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici.
abbiamo un sistema per cui si concede la "grazia" presidenziale a detenuti, abbiamo avuto presidente della repubblica e ministri che sono stati fieri sostenitori di dittature, piazze intitolate a massacratori come bixio, a gente che con il sistema democratica non c'entrava nulla e poi si discute se a un politico morto con una condanna non scontata si può o meno concedere la grazia. la situazione continua ad essere tragica ma non seria.
come al solito, stai dalla parte dell'ingiustizia gdem. quando imparerai?


Sei completamente fuori strada, ma proprio completamente: è proprio l'opposto, la legge è uguale per tutti; e la grazia moralmente si può concedere a chi sta scontando la pena, non a chi ha rigettato in toto il sistema e si è sottratto alla giustizia dichiarandola vuota.
La grazia ha un valore di umanità quando coinvolge una persona che sta pagando, riconoscendone pagato il debito verso la società. Una grazia data ad una persona morta latitante senza mai scontare neanche un giorno di pena avrebbe non un significato umanitario ma politico, e coinciderebbe con una assoluzione postuma,una cancellazione delle condanne, una sovrascrittura dei pronunciamenti giudiziari...e non ne vedo il motivo, a meno che non emergano nuovi elementi che dimostrino l'innocenza.
Ricordo che, sebbene Craxi abbia sempre negato, la magistratura l'ha riconosciuto colpevole di corruzione con sentenza definitiva.
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


la grazia è il sancire che la legge non può contemplare ogni caso e l'aver avuto in cariche istituzionali difensori di regimi totalitari e strade dedicate a personaggi da processo di norimberga mostra tutto il ridicolo del nostro Paese.
lascia perdere gdem che tra qualche anno ti renderai conto che non ci stai facendo una bella figura.


Ti auguro a mia volta di poter capire che provocare a freddo gli interlocutori come strategia costante ti rende solamente sgradevole e non aggiunge nulla, anche qualora tu voglia usare questo modo di porti come strategia maieutica. Buon proseguimento![]()
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]




La fine della destra e della sinistra, il ruolo dei socialisti
Ormai le categorie tradizionali, per la verità tipiche dello scenario politico francese e italiano, più che non di altre, e cioè quelle che descrivevano i connotati della sinistra e della destra, sono entrate in crisi. Si tratta generalmente, più in Italia che in altri paesi europei, di una delegittimazione derivante dalla fine del comunismo e che ha dunque radici ultra ventennali. Oggi si accentua e si completa in una più netta dissoluzione a fronte di una crisi economica che da anni colpisce, sia pur in modi differenti, l’intero occidente e che è dovuta a tre fattori: la globalizzazione, la finanziarizzazione e l’immigrazione. Il mondo con la globalizzazione é diventato meno squilibrato, ma l’Occidente, in cui sono prevalse anche forti speculazioni finanziarie, ha visto nascere nuove disuguaglianze, affiorare distanze crescenti, aumentare la vecchia povertà.
Questo porta la cosiddetta società liquida, per riprendere il Bauman da poco scomparso, a una profonda incertezza, a forme di paure per il futuro, a una crisi d’identità che provoca ansia e che non trova più risposta nei parametri della politica. Prendiamo alcuni effetti di tutto questo. Cominciamo dagli Stati Uniti dove la crisi è meno grave di quella che generalmente si vive in Europa. Trump viene descritto, e talune sue posizioni autorizzano a inquadrarlo come tale, come uomo di destra. Dunque, si potrebbe pensare che l’elettorato americano si é spostato a destra. Contemporaneamente, però, alcuni sondaggi dimostrano che l’unico candidato che avrebbe potuto batterlo era Sanders, quello considerato più a sinistra.
L’elettorato è schizofrenico? No. Semplicemente esso tende a superare le vecchie categorie politiche, anche quelle tra democratici e repubblicani, affidarsi a chi propone un forte progetto di cambiamento e legarsi a chi riesce a suscitare speranze per il futuro. In Europa questo spazio è occupato dai cosiddetti movimenti populisti che non sono di destra, come la vetero sinistra è obbligata a definirli, ma decisamente trasversali, il movimento Cinque stelle e quello inglese di Farage soprattutto. Ma anche le Front national di Marine Le Pen ha un largo e composito nucleo che va ben oltre la destra. C’è poi oggi un programma che non è più alternativo, ma in larga parte comune, tra destra radicale e sinistra estrema del quale i populisti fanno sintesi. Pensiamo al rapporto con l’Europa, all’euro, al potere delle banche, ad alcune proposte sul reddito di cittadinanza.
Sempre più il panorama politico va orientandosi attorno alla convergenza sulle cose concrete e ai leader che le sanno interpretare. D’altronde quale governo più trasversale è mai esistito di quello greco presieduto dal maxi sinistro Tsipras e composto anche da un partito di estrema destra? Reato di milazzismo? No, coerente intesa sul programma. Semmai è lo spazio dei moderati e dei conservatori che oggi si restringe e che costituisce il polo della inevitabile sconfitta. I popoli, compreso quello tedesco, che dovrebbe affidarsi, per gratitudine, alla Merkel, vacilla. Dove non è la crisi economica è l’immigrazione la causa dell’insoddisfazione. Tutto sembra oggi senza controllo. E alle tensioni richiamate si aggiunge quella, la più drammatica, del terrorismo islamico. Che tutto é tranne un fenomeno di destra o di sinistra, anche se taluno tende a configurarlo, e l’errore a mio giudizio è piuttosto grave, come la conseguenza di un novello imperialismo.
Il nuovo fanatismo religioso che invita a uccidere gli infedeli porta inevitabilmente acqua al mulino della cultura che tende, come quella di Trump, all’autarchia e al rifiuto degli altri. Non a caso il populismo europeo, compreso quello dei Cinque stelle, ha assunto su tale fenomeno una posizione non dissimile. Naturale dunque che attorno a questi nuovi gravi problemi che hanno spezzato le tradizionali categorie politiche anche il movimento socialista si interroghi, non solo semplicemente spostando più a sinistra il suo asse, com’è avvenuto tra i laburisti con la vittoria d Jimmy Corbyn, o tra i socialisti francesi, come pare stia avvenendo in Francia con il parziale successo di Benoit Hamon. Servirebbe andare oltre la destra e la sinistra. Ma è certo che i candidati socialisti più moderati non avrebbero maggiori chances di conquistare l’elettorato avversario. L’esempio di Trump vale anche per gli europei.
Nel nuovo bipolarismo europeo che si configura non in tutti i paesi, ma in molti, come quello tra populisti e polo alternativo di convergenza tra socialisti e popolari, ma anche centristi e gollisti, altro non c’è che una semplice sintesi o compromesso in funzione di difesa, come in Italia durante il terrorismo con l’unità nazionale? Basterebbe? Ne dubito. Anche questa possibile e forse inevitabile convergenza deve nascere col coraggio dell’innovazione. Anche questa sintesi non può non alzare il tiro per contestare e fortemente correggere la politica europea, anche a costo di dissociazioni radicali. Se nascesse come trincea di conservazione dell’esistente franerebbe facilmente di fronte alla temibile avanzata delle forze nemiche.
M. Del Bue
La fine della destra e della sinistra, il ruolo dei socialisti | Avanti!
Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...
…bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa


Una forza riformatrice
È raro che la storia conceda una seconda possibilità, eppure a me pare che quelle condizioni, che mai forse ci furono in passato, necessarie a creare una “forza riformatrice”, per dirla con Ugo La Malfa, si stiano prospettando ora all’orizzonte. Quella “forza riformatrice” socialista, liberale, radicale, laica, progressista, che, a differenza degli altri paesi europei, l’Italia non ha mai avuto.
Le cause sono note. La nostra grande anomalia è dovuta alla presenza di un possente Partito comunista che, rifiutando la civiltà liberale (di cui fa parte a pieno titolo anche il capitalismo) e ponendosi come un’alternativa non solo politica ma di sistema, si era precluso la via del governo del paese. Di qui il bipartitismo imperfetto (Giorgio Galli).
C’è di più, l’assenza di una destra repubblicana forte e la debolezza di una sinistra liberale impedivano l’alternanza e facevano della DC il perno necessario, insostituibile, ma pur tuttavia non sufficiente a governare il paese. Di qui il monopartitismo imperfetto (Marco Pannella).
E’ tra queste tante anomalie (la forza muta di un PCI che congelava milioni di voti, di una DC indispensabile ma non sufficiente) che i tentativi, in particolare quello condotto con grande determinazione e coerenza da Bettino Craxi, per la creazione di una sinistra costituzionalmente compatibile e in grado di porsi come alternativa alla Democrazia Cristiana, sono falliti.
Oggi, dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre e se si dovesse scegliere un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, non solo ci sarebbe la possibilità di fare un nuovo tentativo, ma le probabilità di riuscita sarebbero maggiori rispetto al passato.
Mi spiego. Il M5S, convito com’è della propria superiore moralità, pur di non infettarsi con gli altri attori di un sistema politico che ritiene marcio e quindi da abbattere, si arroccherà, come il PCI del Berlinguer della “seconda svolta di Salerno”, sul Monte Sinai (per usare le parole critiche che allora adoperò Nilde Iotti), congelando così milioni voti.
Sebbene in proporzioni diverse, lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi a destra, dove Lega e Fratelli d’Italia, per le loro posizioni anti-sistema, potrebbero occupare il posto che fu dell’MSI ed essere così esclusi da coalizioni di centro-destra. Cosa che di fatto Berlusconi, prendendo le distanze da Salvini, sta già facendo. Come in passato, dunque, si creerebbero due “poli di esclusi”.
Così Forza Italia e una parte del PD convergerebbero verso il centro, alleandosi in nome di una comune (o presunta tale) tradizione liberale e popolare, aggettivi cari sia a Berlusconi (e Parisi) che a Renzi.
Come negli anni della Prima Repubblica, quindi, la vita politica italiana ruoterebbe intorno a due poli, che mai potrebbero, a differenza di quanto accaduto con i governi di solidarietà nazionale, intendersi. Tuttavia rispetto al passato c’è una differenza sostanziale: questi due poli (M5S e il centro liberale e popolare in fieri) oggi hanno una forza infinitamente minore rispetto a quelli del passato (PCI e DC), non solo e non tanto in termini di voti, ma soprattutto a causa della debolezza della loro offerta politica: da una parte un populismo arruffone, dall’altra un continuo confuso gravitare all’interno di quel paradigma neoliberista che è la causa prima della crisi sociale ed economica.
Ciò apre un campo vasto a sinistra del PD per la formazione di quella forza socialista, liberale, radicale, laica, progressista alla quale in passato non si è riusciti a dar vita.
Di qui la necessità che il PSI si faccia promotore di un dialogo con le altre forze che animano quest’area, da Sinistra Italiana a Possibile, dai Radicali a quanti nel PD non convergeranno verso il centro, con la prospettiva di avviare un processo federativo.
Su quali basi? Credo che il perno su cui incardinare tale processo non possa che essere la Costituzione repubblicana ed in particolare quei diritti sociali, frutto della tradizione socialista (sia di matrice laica che religiosa), necessari a garantire concretamente a tutti le promesse di libertà fatte dalle grandi rivoluzioni liberali del passato, e questo perché: “La libertà – le parole sono di Carlo Rosselli – non accompagnata e sorretta da un minimo di autonomia economica, dall’emancipazione dal morso dei bisogni, non esiste per l’individuo, è un puro fantasma” e là dove non vi sono “uomini liberi non vi è nessuna possibilità di uno Stato libero”.
È per questo che, ora più che mai, è necessario garantire a tutti un’esistenza “libera e dignitosa” (art. 36), senza la paura delle malattie (art. 32 e il diritto alla salute), con la sanità pubblica; senza la paura della fame (art. 38 e il diritto alla vita), con lo strumento del reddito minimo garantito (utilizzato già generosamente in tutti i paesi europei e sconosciuto da noi), necessario tra l’altro a controbilanciare la nuova flessibilità del mercato del lavoro.
Ora più che mai, inoltre, diventa necessario spostare un intero paese, attraverso la scuola pubblica (art. 33 e art. 34) e i finanziamenti pubblici alla ricerca (art. 9), dai settori a basso contenuto tecnologico, fagocitati dalla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, ai settori ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza, piuttosto che invocare protezionismi e barriere.
Infine, ora più che mai è necessaria una riforma della tassazione in linea con quanto l’articolo 53 della Carta impone, vale a dire un “sistema tributario informato a criteri di progressività”, per avere le risorse finanziarie necessarie e promuovere una maggiore perequazione sociale.
Stato di diritto e Stato sociale. Sanità pubblica e reddito minimo garantito. Tutela dei salari e del lavoro. Scuola pubblica e un nuovo ruolo dello Stato nell’economia, attraverso il finanziamento della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Progressività del sistema tributario e maggiore giustizia sociale. Su questi temi, non mi pare impossibile intessere un dialogo con le altre forze politiche, al fine di creare quel polo socialista, liberale, radicale, laico, progressista, in grado di impedire che il paese s’impantani in uno sterile centrismo e in grado di dare vita a nuovo centro-sinistra, animato dallo stesso spirito di Nenni e Moro, vale a dire riportare all’interno dello Stato liberal-democratico quelle masse, vittime della crisi sociale ed economica, che ora sono ostaggio dei populisti palingetico-rivoluzionari.
È raro che la storia conceda una seconda possibilità. Non sciupiamola.
Nunziante Mastrolia
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E la Corte parlò, eccome
Tutti appesi al filo della Consulta che in materia di leggi elettorali era già intervenuta rendendo incostituzionale il precedente Porcellum, a causa di un premio senza soglia e di liste bloccate. Il Parlamento aveva approvato una legge solo riferita all’elezione della Camera dei deputati, essendo quella del Senato prevista in Costituzione “su base regionale” e sottoposta al vincolo referendario della riforma. Siccome è prevalso il no al referendum oggi ci troviamo con una legge elettorale, l’Italicum, sostanzialmente riformulata dalla sentenza della Corte che si potrebbe applicare per la Camera dei deputati e con un’altra legge, chiamata Consultellum, che può essere immediatamente applicata per il Senato.
Ma vediamo le modifiche introdotte oggi dalla Corte. Esse sono sostanzialmente due. La prima è clamorosa e riguarda l’eliminazione del ballottaggio, lo strumento indispensabile, secondo la filosofia dei suoi propugnatori, per stabilire l’esistenza del vincitore. L’Avanti ha vinto. E’ stato il giornale che questa filosofia ha vivacemente combattuto e che ha sostenuto l’illogicità di questo meccanismo, oggi divenuto incostituzionale. Noi avevamo precisato che il ballottaggio nazionale di lista non esisteva in nessuna legge elettorale del mondo, che il secondo turno o è di collegio,come in Francia, o è riservato alle persone, come avviene nelle elezioni presidenziali o dei sindaci. Inoltre avevamo introdotto l’illogicità e anche la sproporzione, dunque la mancanza di un rapporto equilibrato, tra il risultato delle due liste conseguito al primo turno e il risultato al secondo, col premio di maggioranza ottenuto da chi vince. Possiamo dichiarare la nostra soddisfazione?
Il secondo cambiamento riguarda il modo di scegliere i collegi da parte dei capilista multipli. Nessuna obiezione da parte della Corte alla possibilità di più candidature, ma il metodo introdotto è il sorteggio e non la decisione soggettiva dei singoli. Restano due opzioni al Parlamento. O prendere atto che una legge esiste, anzi ne esistono due, peraltro non dissimili (quella al Senato dovrebbe essere definita in taluni dettagli) e della “immediata applicabilità” della stessa, come scrive la Corte in una nota, o cercare un punto di convergenza su una legge differente, da applicarsi a Camera e Senato, pur con le specificità dell’elezione dei senatori previste dalla Costituzione. La Corte ha salvato invece il premio di maggioranza alla lista con soglia del 40 per cento. Difficile per una lista raggiungere tale soglia. Anche per questo, oltre che per il rispetto che si deve alle singole identità politiche, il Psi aveva da tempo sottoposto al Parlamento, con una sua proposta di legge, l’opportunità di tornare alle coalizioni. Resta valida la iniziativa lanciata dal Pd per il ritorno del Mattarellum, magari con una soglia di sbarramento più bassa per le liste collegate sulla quota proporzionale? Oggi in molti si sgolano con il desueto e sconclusionato coro: “Al voto, al voto”. Noi dovremmo aggiungere solo due parole: a scadenza naturale. E aggiungere una altra frase, che pare ormai non più di moda: la Consulta decida sulla costituzionalità delle leggi, ma le leggi le faccia il Parlamento.
M. Del Bue
E la Corte parlò, eccome | Avanti!
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Non è la Corte che fa le leggi
Cerchiamo di approfondire le ragioni in base alle quali, anche dopo l’intervento della Corte, e nonostante nella nota essa dichiari che la legge elettorale della Camera, così come emendata, é immediatamente utilizzabile, il Parlamento non può essere sciolto senza l’approvazione di nuovi dispositivi legislativi. Partiamo dalla legge del Senato. Si tratta del vecchio Porcellum, con le correzioni intervenute dopo la sentenza della Corte. Come é noto, esse riguardavano soprattutto le liste bloccate e il premio di maggioranza senza soglia.
Dunque quel che resta del Porcellum per il Senato è un proporzionale di coalizione senza premio di maggioranza e con suddivisione dei seggi “su base regionale” come prevede la Costituzione repubblicana. Naturalmente resta aperto il tema della modalità di voto. Non era compito della Corte definirlo. Senza liste bloccate i sistemi sono solo due: o le preferenze o i collegi. Ma é il Parlamento che deve scegliere. Si può forse intervenire anche tramite decreto ministeriale, come suggerisce Ceccanti, ma sarebbe opportuno affidare una decisione così rilevante al Parlamento. Anche perché tornare alle preferenze per tutti al Senato, mentre alla Camera rimangono i capilista, anche plurimi, bloccati, appare una contraddizione immotivata.
Esiste poi il problema del premio alla lista alla Camera che al Senato diventa di coalizione e sulla base di suddivisioni regionali. Quest’ultimo aspetto é immodificabile se non attraverso una riforma costituzionale che oggi appare impraticabile, soprattutto in tempi brevi, ma che esistano le coalizioni al Senato, mentre alla Camera risultano abolite, questo finisce per distorcere i caratteri del sistema politico. Che diverrebbe, senza le dovute correzioni legislative, bicefalo. Esiste poi un problema ancor più di fondo. Possibile che il Parlamento deleghi le sue funzioni alla Corte? Non é la prima volta che ciò avviene. Basti pensare alle numerose decisioni in materia di diritti civili affidate a organismi esterni alle Camere, siano essi la Corte, i tribunali, la Corte europea dei diritti dell’uomo. Già abbiamo due leggi elettorali sostanzialmente corrette e adesso vogliamo anche sciogliere presto le Camere. Non c’é da essere preoccupati?
M. Del Bue
Non è la Corte che fa le leggi | Avanti!
Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...
…bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa