Roma, 29-05-2010
L'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi su Repubblica ricorda i giorni delle stragi del 1993 e chiede chiarezza. Dopo il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, anche l'ex presidente sottolinea come le domande sui mandanti di quelle stragi siani ancora inevase: "Perchè e da chi partì questo attaco allo Stato?". Il presidente emerito all'epoca dei fatti era Presidente del Consiglio di un esecutivo di emergenza.
La sua ipotesi è che l'Italia, uscita da Tangentopoli politicamente a pezzi e sull'orlo del collasso finanziario, rischiò il golpe. Ricorda il 27 luglio 93, la bomba a Milano, in Via Palestro. Telefonò al suo consigliere, Andrea Manzella, e mentre lo informava sull'attentato a Milano udirono in diretta il boato dell'esplosione a San Giorgio al Velabro, a Roma. La comunicazione si interruppe, Ciampi cercò di richiamare e non riuscì: "Ebbi paura che fossimo a un passo dal colpo di stato".
Insomma Ciampi è convinto che non furono solo stragi di mafia ma che vi fu la partecipazione di settori deviati dello Stato.
Grasso nei giorni scorsi aveva affermato che le stragi servirono a preparare il terreno ad una nuova forza politica che doveva irrompere sulla scena dopo Mani Pulite. Nel 94, scrive Massimo Giannini su Repubblica, quando 'entra in campo' Berlusconi con Forza Italia le stragi mafiosi finiscono. Ciampi non risponde alla domanda di Giannini se sia credibile che si preparasse il terreno con quelle bombe proprio a Forza Italia si limita ad affermare: "Il procuratore antimafia dice la verità" e l'appello: "E' sacrosanto che chi sa parli" e chiede che si apra una sessione parlamentare per far luce su quei fatti.
Per Ciampi il clima di oggi è pericolosamente simile a quello dl 92-93. Ne scrive su un libro in prossima uscita edito da "IL MUlino" scritto con Arrigo Levi.