J. Evola scrisse nel 1955 un articolo per la rivista in inglese "East and West" diretta da M. Scaligero (organo dell' IsMEO di G. Tucci), dal titolo "Zen and the West", dove segnalava l'importanza del nuovo interesse, in Occidente, per lo Zen, nato dalla lettura dell'opera di D.T. Suzuki. Non solo, lo stesso Evola si fece in seguito grande promotore della conoscenza in Italia dell'opera di D. T. Suzuki. Questo mi serve per ricordare, che tra gli anni 1930 e 1960, vi fu, appunto, un notevole interesse, tra gli intellettuale e artisti in Occidente, per lo Zen. Il primo autore che ha influito su questo incredibile successo dello Zen, fu quindi,come già detto, D. T. Suzuki, soprattutto con i suoi tre voluminosi "Saggi sul Buddhismo Zen", che ebbero un successo incredibile sia in America che in Europa (che grazie a Evola furono tradotti anche in Italia). In seguito a questo successo apparvero altri due libri che ebbero pari successo: A. Watts "The Way of Liberation in Zen Buddhism" e E. Herrighel "Lo Zen e il tiro con l'arco". Questi tre autori influenzarono le idee di una intera generazione di filosofi, psicanalisti, poeti, scrittori e pittori, ma al di là di questo piccolo gruppo di intellettuali, lo Zen non era visto come reale via spirituale, tale da essere praticata anche da occidentali, era solo una curiosità intellettuale, esotica e nulla di più.
Tutto cambia con l'arrivo in Occidente di due maestri giapponesi (vengono considerati i veri "apostoli" dello Zen in Occidente) di tradizione Soto. Il primo, Shunryu Suzuki (da non confondere con D.T. Suzuki) sbarca il 23 maggio del 1959 negli Stati Uniti; dopo qualche anno arriva in Europa Taisen Dheshimaru. Questi maestri per la prima volta accettano gli occidentali e li iniziano alla prarica dello "Zazen". Non più un interesse solamente culturale ma una "vera" pratica buddhista, e questo senza doversi recare in Giappone.




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