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  1. #61
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Duca Bianco Visualizza Messaggio
    e cos'è che differenzia Italia e Germania sulle politiche immigratorie, allora?

    Ti rispondo con un articolo tratto da "Il Manifesto", dunque una prospettiva di estrema sinistra, ma questo solo perché siamo in Italia...


    La «grande» Germania e il progetto multietnico

    —  Alberto Piccinini, 14.7.2014




    Brasile 2014. L'idea di calcio - e di società - vincente della corazzata tedesca che ha sconfitto l'Argentina nella finale di Coppa del Mondo


    Mul­tiet­nico è uno degli agget­tivi da tutti più acco­stati alla Ger­ma­nia cam­pione. È un buon segno, anche se qui da noi l’altra sera i tifosi in cerca di una fina­li­sta da adot­tare sem­brano averlo messo da parte. Ci tor­niamo dopo. Ovvio che la tra­di­zione spor­tiva fac­cia della Ger­ma­nia una «nostra» avver­sa­ria sto­rica. Non par­liamo della sto­ria e della poli­tica, sia pure distil­late nell’immaginario car­ne­va­le­sco del cal­cio. Così, se i più anziani non hanno potuto rinun­ciare allo scherzo sulle facce da kapò in un film di nazi­sti (copy­right Ber­lu­sca, anni fa) di alcuni gio­ca­tori tede­schi, la sagoma della Mer­kel in tri­buna faceva il resto sui seg­menti tifosi più gio­vani e radicali.

    Il tifo dif­fuso per l’Argentina, sem­pre qui da noi, si può com­pren­dere altret­tanto bene. Par­tiva sfa­vo­rita – e que­sto è impor­tante per con­qui­stare sim­pa­tie occa­sio­nali. Gio­cava un cal­cio tutto som­mato tra­di­zio­nale e estre­ma­mente com­pren­si­bile alle gene­ra­zioni venute su a cate­nac­cio e con­tro­piede. Gli inter­preti erano all’altezza: Masche­rano e i suoi sgherri in difesa e a cen­tro­campo, un por­tiere san­ti­fi­cato dai rigori parati all’Olanda. Attac­canti soli­tari di pari genio, pip­pag­gine e sre­go­la­tezza (Higuain, Lavezzi, Aguero). Il laziale Biglia, il napo­le­ta­ni­sta Higuain, l’ex Lavezzi. E un certo sen­tore di popu­li­smo suda­me­ri­cano, guer­ri­gliero, un fascino magari cheap e retro ma indub­bio. Cal­cio­mo­lo­tov, andiamo chia­mando que­ste ecce­zioni rivo­lu­zio­na­rie nel calcio.

    Lascio da parte il mar­ziano Messi, solo per­ché l’unica cosa capace di rac­con­tarlo sarebbe un volume bor­ge­siano di pagine bian­che. Ma su Messi – meri­ta­ta­mente o no — svo­laz­zava il fan­ta­sma di Mara­dona, e tanto basta. L’andamento della par­tita si è inca­ri­cato di con­vin­cere altri inde­cisi. Né i falli duri, da k.o, su Kra­mer, Higuain, Sch­wein­stei­ger e altri, visti da un tele­vi­sore ita­liano hanno fatto scat­tare in piedi l’arbitro che è nel dna ogni appas­sio­nato ita­liano e l’infinito pro­cesso som­ma­rio che ne con­se­gue. Visto da qua l’arbitro Riz­zoli ha lasciato cor­rere con una certa impar­zia­lità. Visto dall’Argentina, è stato scan­da­loso. I tede­schi hanno avuto la for­tuna di infi­schiar­sene del pro­blema. Risul­tato: due-tre occa­sioni lim­pide degli attac­canti argen­tini messi di fronte al por­tiere tede­sco Neuer, quando dall’altra parte bal­bet­tava il loda­tis­simo gioco corale della Mann­schaft. Tutte but­tate via. Duris­sima puni­zione, infine, al limite del vec­chio gol­den gol, lo stop e tiro di Super­ma­rio Götze al 113’, così veloce da vedere appena la palla già in rete prima dei mille replay. Bravo Götze, gio­vane, carino, cat­to­li­cis­simo e fidan­zato con una modella come ogni cal­cia­tore gio­vane, carino e stra­pa­gato (è del Bayern Monaco, pagato un record di 37 milioni).

    Bravi tutti. Il cal­cio tede­sco, si ripete adesso, ha vinto per­ché aveva gioco col­let­tivo, niente star tutti star, e soprat­tutto un «pro­getto». Addi­rit­tura un pro­getto decen­nale. Pas­sato indenne si ricor­derà tra l’altro, alla bru­ciante scon­fitta con­tro la sporca doz­zina azzurra nella semi­fi­nale casa­linga del 2006. Il fatto è che quando si parla di «pro­getto» appli­cato al cal­cio, l’appassionato ita­liano subo­dora la fre­ga­tura. Anche per que­sto il nostro cam­pio­nato è sull’orlo del bara­tro. Nel les­sico della nostra serie A, la parola «pro­getto» si legge mol­tis­simo sui gior­nali spor­tivi estivi e scom­pare nel malau­gu­rato caso della quarta scon­fitta casa­linga in cam­pio­nato. Nel les­sico della nazio­nale, meglio lasciar per­dere. Tutto som­mato l’acqua santa di Tra­pat­toni in Corea è ancora il pro­getto più con­vin­cente della nostra sto­ria cal­ci­stica recente. La coppa del 2006, come si ricor­derà, l’abbiamo vinta per via della rea­zione dei gio­ca­tori al cal­cio scom­messe. E così, una basta e avanza.

    A pro­po­sito di mul­tiet­nico, ci si può chie­dere se del «pro­getto» tede­sco facesse parte anche la legge sullo jus soli tem­pe­rato del 2000, pro­po­sta dai social­de­mo­cra­tici e appro­vata dopo due anni di scon­tri e com­pro­messi con il cento-destra. Ma, alla fine, appro­vata. Gra­zie a quella legge a undici anni un ragaz­zino nato in Ger­ma­nia da geni­tori immi­grati e rego­lari resi­denti può diven­tare cit­ta­dino tede­sco e gio­care nelle squa­drette da «comu­ni­ta­rio» fino a poter rap­pre­sen­tare il suo paese senza tanti altri problemi.

    Da noi le pra­ti­che si comin­ciano a 18 anni, e non durano poco. Prima sei nel limbo dell’«extracomunitario». Non si vedono all’orizzonte cam­bia­menti di sorta. E, a pro­po­sito di pro­getti futuri, invece: «Troppi stra­nieri (e troppo scarsi)», tito­lava l’altro giorno la Gaz­zetta dello sport, a sca­tola chiusa. Accanto, la noti­zia della foto insta­gram ormai notis­sima di Balo­telli che impu­gna un grosso fucile e lo punta con­tro chi guarda.
    Si par­lava di cal­cio e sce­menze. Di oriundi, cam­pioni e bidoni. Forse. Ma l’altro giorno Luca Pisa­pia di fut​bo​lo​gia​.org ha scritto giu­sta­mente nel suo blog cal­ci­stico ospi­tato dal Fatto Quo­ti­diano che un titolo come quello della Gaz­zetta si acco­sta senz’altro «alla peg­gior vul­gata xeno­foba». E allora apriti cielo. I 168 com­menti, ancora leg­gi­bili in Rete, se si ha lo sto­maco forte, si rias­su­mono facil­mente così: la Gaz­zetta ha ragione, noi ita­liani non siamo raz­zi­sti, è che loro sono neri. Va bene: quando si parla di cal­cio non si parla di cose serie, ma pro­prio per que­sto a volte viene fuori un bel po’ di verità. Se è così, pro­getto per il futuro di sfor­zarmi di tifare almeno un po’ Ger­ma­nia mul­tiet­nica, la pros­sima volta.

    http://ilmanifesto.info/la-grande-ge...o-multietnico/
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  2. #62
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ti rispondo con un articolo tratto da "Il Manifesto", dunque una prospettiva di estrema sinistra, ma questo solo perché siamo in Italia...


    La «grande» Germania e il progetto multietnico

    —  Alberto Piccinini, 14.7.2014




    Brasile 2014. L'idea di calcio - e di società - vincente della corazzata tedesca che ha sconfitto l'Argentina nella finale di Coppa del Mondo


    Mul*tiet*nico è uno degli agget*tivi da tutti più acco*stati alla Ger*ma*nia cam*pione. È un buon segno, anche se qui da noi l’altra sera i tifosi in cerca di una fina*li*sta da adot*tare sem*brano averlo messo da parte. Ci tor*niamo dopo. Ovvio che la tra*di*zione spor*tiva fac*cia della Ger*ma*nia una «nostra» avver*sa*ria sto*rica. Non par*liamo della sto*ria e della poli*tica, sia pure distil*late nell’immaginario car*ne*va*le*sco del cal*cio. Così, se i più anziani non hanno potuto rinun*ciare allo scherzo sulle facce da kapò in un film di nazi*sti (copy*right Ber*lu*sca, anni fa) di alcuni gio*ca*tori tede*schi, la sagoma della Mer*kel in tri*buna faceva il resto sui seg*menti tifosi più gio*vani e radicali.

    Il tifo dif*fuso per l’Argentina, sem*pre qui da noi, si può com*pren*dere altret*tanto bene. Par*tiva sfa*vo*rita – e que*sto è impor*tante per con*qui*stare sim*pa*tie occa*sio*nali. Gio*cava un cal*cio tutto som*mato tra*di*zio*nale e estre*ma*mente com*pren*si*bile alle gene*ra*zioni venute su a cate*nac*cio e con*tro*piede. Gli inter*preti erano all’altezza: Masche*rano e i suoi sgherri in difesa e a cen*tro*campo, un por*tiere san*ti*fi*cato dai rigori parati all’Olanda. Attac*canti soli*tari di pari genio, pip*pag*gine e sre*go*la*tezza (Higuain, Lavezzi, Aguero). Il laziale Biglia, il napo*le*ta*ni*sta Higuain, l’ex Lavezzi. E un certo sen*tore di popu*li*smo suda*me*ri*cano, guer*ri*gliero, un fascino magari cheap e retro ma indub*bio. Cal*cio*mo*lo*tov, andiamo chia*mando que*ste ecce*zioni rivo*lu*zio*na*rie nel calcio.

    Lascio da parte il mar*ziano Messi, solo per*ché l’unica cosa capace di rac*con*tarlo sarebbe un volume bor*ge*siano di pagine bian*che. Ma su Messi – meri*ta*ta*mente o no — svo*laz*zava il fan*ta*sma di Mara*dona, e tanto basta. L’andamento della par*tita si è inca*ri*cato di con*vin*cere altri inde*cisi. Né i falli duri, da k.o, su Kra*mer, Higuain, Sch*wein*stei*ger e altri, visti da un tele*vi*sore ita*liano hanno fatto scat*tare in piedi l’arbitro che è nel dna ogni appas*sio*nato ita*liano e l’infinito pro*cesso som*ma*rio che ne con*se*gue. Visto da qua l’arbitro Riz*zoli ha lasciato cor*rere con una certa impar*zia*lità. Visto dall’Argentina, è stato scan*da*loso. I tede*schi hanno avuto la for*tuna di infi*schiar*sene del pro*blema. Risul*tato: due-tre occa*sioni lim*pide degli attac*canti argen*tini messi di fronte al por*tiere tede*sco Neuer, quando dall’altra parte bal*bet*tava il loda*tis*simo gioco corale della Mann*schaft. Tutte but*tate via. Duris*sima puni*zione, infine, al limite del vec*chio gol*den gol, lo stop e tiro di Super*ma*rio Götze al 113’, così veloce da vedere appena la palla già in rete prima dei mille replay. Bravo Götze, gio*vane, carino, cat*to*li*cis*simo e fidan*zato con una modella come ogni cal*cia*tore gio*vane, carino e stra*pa*gato (è del Bayern Monaco, pagato un record di 37 milioni).

    Bravi tutti. Il cal*cio tede*sco, si ripete adesso, ha vinto per*ché aveva gioco col*let*tivo, niente star tutti star, e soprat*tutto un «pro*getto». Addi*rit*tura un pro*getto decen*nale. Pas*sato indenne si ricor*derà tra l’altro, alla bru*ciante scon*fitta con*tro la sporca doz*zina azzurra nella semi*fi*nale casa*linga del 2006. Il fatto è che quando si parla di «pro*getto» appli*cato al cal*cio, l’appassionato ita*liano subo*dora la fre*ga*tura. Anche per que*sto il nostro cam*pio*nato è sull’orlo del bara*tro. Nel les*sico della nostra serie A, la parola «pro*getto» si legge mol*tis*simo sui gior*nali spor*tivi estivi e scom*pare nel malau*gu*rato caso della quarta scon*fitta casa*linga in cam*pio*nato. Nel les*sico della nazio*nale, meglio lasciar per*dere. Tutto som*mato l’acqua santa di Tra*pat*toni in Corea è ancora il pro*getto più con*vin*cente della nostra sto*ria cal*ci*stica recente. La coppa del 2006, come si ricor*derà, l’abbiamo vinta per via della rea*zione dei gio*ca*tori al cal*cio scom*messe. E così, una basta e avanza.

    A pro*po*sito di mul*tiet*nico, ci si può chie*dere se del «pro*getto» tede*sco facesse parte anche la legge sullo jus soli tem*pe*rato del 2000, pro*po*sta dai social*de*mo*cra*tici e appro*vata dopo due anni di scon*tri e com*pro*messi con il cento-destra. Ma, alla fine, appro*vata. Gra*zie a quella legge a undici anni un ragaz*zino nato in Ger*ma*nia da geni*tori immi*grati e rego*lari resi*denti può diven*tare cit*ta*dino tede*sco e gio*care nelle squa*drette da «comu*ni*ta*rio» fino a poter rap*pre*sen*tare il suo paese senza tanti altri problemi.

    Da noi le pra*ti*che si comin*ciano a 18 anni, e non durano poco. Prima sei nel limbo dell’«extracomunitario». Non si vedono all’orizzonte cam*bia*menti di sorta. E, a pro*po*sito di pro*getti futuri, invece: «Troppi stra*nieri (e troppo scarsi)», tito*lava l’altro giorno la Gaz*zetta dello sport, a sca*tola chiusa. Accanto, la noti*zia della foto insta*gram ormai notis*sima di Balo*telli che impu*gna un grosso fucile e lo punta con*tro chi guarda.
    Si par*lava di cal*cio e sce*menze. Di oriundi, cam*pioni e bidoni. Forse. Ma l’altro giorno Luca Pisa*pia di fut​bo​lo​gia​.org ha scritto giu*sta*mente nel suo blog cal*ci*stico ospi*tato dal Fatto Quo*ti*diano che un titolo come quello della Gaz*zetta si acco*sta senz’altro «alla peg*gior vul*gata xeno*foba». E allora apriti cielo. I 168 com*menti, ancora leg*gi*bili in Rete, se si ha lo sto*maco forte, si rias*su*mono facil*mente così: la Gaz*zetta ha ragione, noi ita*liani non siamo raz*zi*sti, è che loro sono neri. Va bene: quando si parla di cal*cio non si parla di cose serie, ma pro*prio per que*sto a volte viene fuori un bel po’ di verità. Se è così, pro*getto per il futuro di sfor*zarmi di tifare almeno un po’ Ger*ma*nia mul*tiet*nica, la pros*sima volta.

    http://ilmanifesto.info/la-grande-ge...o-multietnico/
    La differenza sarebbe che un minore per una questione di capacità di agire deve aspettare i 18 anni per la cittadinanza mentre in Germania aggirano il problema e ne bastano 11 (dal che deduco che gli anni di residenza necessari per diventare cittadini sono gli stessi che in Italia, ovvero 10)?

  3. #63
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Duca Bianco Visualizza Messaggio
    La differenza sarebbe che un minore per una questione di capacità di agire deve aspettare i 18 anni per la cittadinanza mentre in Germania aggirano il problema e ne bastano 11 (dal che deduco che gli anni di residenza necessari per diventare cittadini sono gli stessi che in Italia, ovvero 10)?
    In Germania ad 11 anni sei dentro, da noi si inizia ad affrontare la questione dopo i 18. Infatti Balotelli, nato a Palermo (!), fino a 18 anni non poteva considerarsi italiano...


    Cittadinanza. Balotelli: "Legge stupida, perché aspettare i 18 anni?"
    Mercoledì 21 Agosto 2013 138

    Il calciatore: “Spero che altri ragazzi possano diventare italiani prima. Il razzismo? Non puoi cancellarlo, ma farò qualunque cosa”

    Roma – 21 agosto 2013 – “Una legge stupida”, parola di Mario Balotelli.




    Intervistato da Sports Illustrated il bomber nato a Palermo e cresciuto a Brescia, figlio di immigrati ghanesi, liquida così la legge che impedisce a chi è nato e cresciuto in Italia di avere la cittadinanza italiana prima della maggiore età.
    “Ho passato diciotto anni in Italia e non ero ancora italiano. Ecco perché – spiega Balotelli - spero che tutti i ragazzi come me, che vivono questa situazione, possano diventare italiani prima di quando sono diventato italiano io”.
    Il celebre settimanale americano dedica a Super Mario la storia di copertina,titolando che è italiano, il volto del Milan, ma anche africano, il volto della nuova europa. E ricordando che il calciatore subisce “odio razzista e adulazione selvaggia”.
    E di razzismo si parla spesso nell’intervista, dai cori negli stadi alla vignetta della gazzetta dello Sport che lo trasformò in un gorilla. “Alcune persone stupide dicono cose stupide, forse pensano che prendere per il culo qualcuno davanti a qualcun altro li renda più forti o roba simile. Ora i credo che per lo più si tratti di ignoranza, ma è comunque una cosa cattiva” commenta Balotelli.
    “Non puoi cancellare il razzismo” aggiunge il calciatore. “È come una sigaretta, non puoi smettere di fumare se non lo vuoi, e tu non puoi fermare il razzismo se la gente non vuole. Io farò qualunque cosa per dare una mano”.
    La prima partita di campionato del Milan è contro il Verona, che secondo Sports UIllustrated ha “una delle tifoserie più razziste d’Italia”. “Spero che non dicano nulla” dice Balotelli, spiegando che se lo insulteranno non lascerà il campo, per evitare sanzioni, ma “segnerò con tutta la mia forza, e quando segnerò allora dirò qualcosa io”.

    http://www.stranieriinitalia.it/attu...anni_17613.htm
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  4. #64
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    In Germania ad 11 anni sei dentro, da noi si inizia ad affrontare la questione dopo i 18. Infatti Balotelli, nato a Palermo (!), fino a 18 anni non poteva considerarsi italiano...


    Cittadinanza. Balotelli: "Legge stupida, perché aspettare i 18 anni?"
    Mercoledì 21 Agosto 2013 138

    Il calciatore: “Spero che altri ragazzi possano diventare italiani prima. Il razzismo? Non puoi cancellarlo, ma farò qualunque cosa”

    Roma – 21 agosto 2013 – “Una legge stupida”, parola di Mario Balotelli.




    Intervistato da Sports Illustrated il bomber nato a Palermo e cresciuto a Brescia, figlio di immigrati ghanesi, liquida così la legge che impedisce a chi è nato e cresciuto in Italia di avere la cittadinanza italiana prima della maggiore età.
    “Ho passato diciotto anni in Italia e non ero ancora italiano. Ecco perché – spiega Balotelli - spero che tutti i ragazzi come me, che vivono questa situazione, possano diventare italiani prima di quando sono diventato italiano io”.
    Il celebre settimanale americano dedica a Super Mario la storia di copertina,titolando che è italiano, il volto del Milan, ma anche africano, il volto della nuova europa. E ricordando che il calciatore subisce “odio razzista e adulazione selvaggia”.
    E di razzismo si parla spesso nell’intervista, dai cori negli stadi alla vignetta della gazzetta dello Sport che lo trasformò in un gorilla. “Alcune persone stupide dicono cose stupide, forse pensano che prendere per il culo qualcuno davanti a qualcun altro li renda più forti o roba simile. Ora i credo che per lo più si tratti di ignoranza, ma è comunque una cosa cattiva” commenta Balotelli.
    “Non puoi cancellare il razzismo” aggiunge il calciatore. “È come una sigaretta, non puoi smettere di fumare se non lo vuoi, e tu non puoi fermare il razzismo se la gente non vuole. Io farò qualunque cosa per dare una mano”.
    La prima partita di campionato del Milan è contro il Verona, che secondo Sports UIllustrated ha “una delle tifoserie più razziste d’Italia”. “Spero che non dicano nulla” dice Balotelli, spiegando che se lo insulteranno non lascerà il campo, per evitare sanzioni, ma “segnerò con tutta la mia forza, e quando segnerò allora dirò qualcosa io”.

    http://www.stranieriinitalia.it/attu...anni_17613.htm
    ah be se lo dice balotelli

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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    In Germania ad 11 anni sei dentro, da noi si inizia ad affrontare la questione dopo i 18. Infatti Balotelli, nato a Palermo (!), fino a 18 anni non poteva considerarsi italiano...


    Cittadinanza. Balotelli: "Legge stupida, perché aspettare i 18 anni?"
    Mercoledì 21 Agosto 2013 138

    Il calciatore: “Spero che altri ragazzi possano diventare italiani prima. Il razzismo? Non puoi cancellarlo, ma farò qualunque cosa”

    Roma – 21 agosto 2013 – “Una legge stupida”, parola di Mario Balotelli.




    Intervistato da Sports Illustrated il bomber nato a Palermo e cresciuto a Brescia, figlio di immigrati ghanesi, liquida così la legge che impedisce a chi è nato e cresciuto in Italia di avere la cittadinanza italiana prima della maggiore età.
    “Ho passato diciotto anni in Italia e non ero ancora italiano. Ecco perché – spiega Balotelli - spero che tutti i ragazzi come me, che vivono questa situazione, possano diventare italiani prima di quando sono diventato italiano io”.
    Il celebre settimanale americano dedica a Super Mario la storia di copertina,titolando che è italiano, il volto del Milan, ma anche africano, il volto della nuova europa. E ricordando che il calciatore subisce “odio razzista e adulazione selvaggia”.
    E di razzismo si parla spesso nell’intervista, dai cori negli stadi alla vignetta della gazzetta dello Sport che lo trasformò in un gorilla. “Alcune persone stupide dicono cose stupide, forse pensano che prendere per il culo qualcuno davanti a qualcun altro li renda più forti o roba simile. Ora i credo che per lo più si tratti di ignoranza, ma è comunque una cosa cattiva” commenta Balotelli.
    “Non puoi cancellare il razzismo” aggiunge il calciatore. “È come una sigaretta, non puoi smettere di fumare se non lo vuoi, e tu non puoi fermare il razzismo se la gente non vuole. Io farò qualunque cosa per dare una mano”.
    La prima partita di campionato del Milan è contro il Verona, che secondo Sports UIllustrated ha “una delle tifoserie più razziste d’Italia”. “Spero che non dicano nulla” dice Balotelli, spiegando che se lo insulteranno non lascerà il campo, per evitare sanzioni, ma “segnerò con tutta la mia forza, e quando segnerò allora dirò qualcosa io”.

    http://www.stranieriinitalia.it/attu...anni_17613.htm
    è una questione di capacità di agire (e non a caso in Germania c'è voluta una legge ad hoc), che si acquista con la maggiore età. Non mi sembra abbastanza per discriminare tra paesi in cui l'integrazione funziona e un paesi razzisti.

  6. #66
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Infatti non si tratta di aspettare, la nazionalità spetta solo agli italiani, gli altri possono anche aspettare mille anni ma non diventeranno italiani per questo.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  7. #67
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi


    slava kokaini

  8. #68
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Segesto II Visualizza Messaggio


    C'è sempre lo schiavo che cerca di ingraziarsi il padrone...
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  9. #69
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Vedi.. lui è un vero patriota, sa di essere senegalese e sogna la salvezza per la sua nazione.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  10. #70
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    Predefinito Re: Una canzone per la Germania di oggi

    Citazione Originariamente Scritto da Duca Bianco Visualizza Messaggio
    è una questione di capacità di agire (e non a caso in Germania c'è voluta una legge ad hoc), che si acquista con la maggiore età. Non mi sembra abbastanza per discriminare tra paesi in cui l'integrazione funziona e un paesi razzisti.
    Ma quale capacità di agire? Balotelli era addirittura nato a Palermo!!!
    SADNESS IS REBELLION

 

 
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