
Originariamente Scritto da
Florian
Ti rispondo con un articolo tratto da "Il Manifesto", dunque una prospettiva di estrema sinistra, ma questo solo perché siamo in Italia...
La «grande» Germania e il progetto multietnico
— Alberto Piccinini, 14.7.2014
Brasile 2014. L'idea di calcio - e di società - vincente della corazzata tedesca che ha sconfitto l'Argentina nella finale di Coppa del Mondo
Mul*tiet*nico è uno degli agget*tivi da tutti più acco*stati alla Ger*ma*nia cam*pione. È un buon segno, anche se qui da noi l’altra sera i tifosi in cerca di una fina*li*sta da adot*tare sem*brano averlo messo da parte. Ci tor*niamo dopo. Ovvio che la tra*di*zione spor*tiva fac*cia della Ger*ma*nia una «nostra» avver*sa*ria sto*rica. Non par*liamo della sto*ria e della poli*tica, sia pure distil*late nell’immaginario car*ne*va*le*sco del cal*cio. Così, se i più anziani non hanno potuto rinun*ciare allo scherzo sulle facce da kapò in un film di nazi*sti (copy*right Ber*lu*sca, anni fa) di alcuni gio*ca*tori tede*schi, la sagoma della Mer*kel in tri*buna faceva il resto sui seg*menti tifosi più gio*vani e radicali.
Il tifo dif*fuso per l’Argentina, sem*pre qui da noi, si può com*pren*dere altret*tanto bene. Par*tiva sfa*vo*rita – e que*sto è impor*tante per con*qui*stare sim*pa*tie occa*sio*nali. Gio*cava un cal*cio tutto som*mato tra*di*zio*nale e estre*ma*mente com*pren*si*bile alle gene*ra*zioni venute su a cate*nac*cio e con*tro*piede. Gli inter*preti erano all’altezza: Masche*rano e i suoi sgherri in difesa e a cen*tro*campo, un por*tiere san*ti*fi*cato dai rigori parati all’Olanda. Attac*canti soli*tari di pari genio, pip*pag*gine e sre*go*la*tezza (Higuain, Lavezzi, Aguero). Il laziale Biglia, il napo*le*ta*ni*sta Higuain, l’ex Lavezzi. E un certo sen*tore di popu*li*smo suda*me*ri*cano, guer*ri*gliero, un fascino magari cheap e retro ma indub*bio. Cal*cio*mo*lo*tov, andiamo chia*mando que*ste ecce*zioni rivo*lu*zio*na*rie nel calcio.
Lascio da parte il mar*ziano Messi, solo per*ché l’unica cosa capace di rac*con*tarlo sarebbe un volume bor*ge*siano di pagine bian*che. Ma su Messi – meri*ta*ta*mente o no — svo*laz*zava il fan*ta*sma di Mara*dona, e tanto basta. L’andamento della par*tita si è inca*ri*cato di con*vin*cere altri inde*cisi. Né i falli duri, da k.o, su Kra*mer, Higuain, Sch*wein*stei*ger e altri, visti da un tele*vi*sore ita*liano hanno fatto scat*tare in piedi l’arbitro che è nel dna ogni appas*sio*nato ita*liano e l’infinito pro*cesso som*ma*rio che ne con*se*gue. Visto da qua l’arbitro Riz*zoli ha lasciato cor*rere con una certa impar*zia*lità. Visto dall’Argentina, è stato scan*da*loso. I tede*schi hanno avuto la for*tuna di infi*schiar*sene del pro*blema. Risul*tato: due-tre occa*sioni lim*pide degli attac*canti argen*tini messi di fronte al por*tiere tede*sco Neuer, quando dall’altra parte bal*bet*tava il loda*tis*simo gioco corale della Mann*schaft. Tutte but*tate via. Duris*sima puni*zione, infine, al limite del vec*chio gol*den gol, lo stop e tiro di Super*ma*rio Götze al 113’, così veloce da vedere appena la palla già in rete prima dei mille replay. Bravo Götze, gio*vane, carino, cat*to*li*cis*simo e fidan*zato con una modella come ogni cal*cia*tore gio*vane, carino e stra*pa*gato (è del Bayern Monaco, pagato un record di 37 milioni).
Bravi tutti. Il cal*cio tede*sco, si ripete adesso, ha vinto per*ché aveva gioco col*let*tivo, niente star tutti star, e soprat*tutto un «pro*getto». Addi*rit*tura un pro*getto decen*nale. Pas*sato indenne si ricor*derà tra l’altro, alla bru*ciante scon*fitta con*tro la sporca doz*zina azzurra nella semi*fi*nale casa*linga del 2006. Il fatto è che quando si parla di «pro*getto» appli*cato al cal*cio, l’appassionato ita*liano subo*dora la fre*ga*tura. Anche per que*sto il nostro cam*pio*nato è sull’orlo del bara*tro. Nel les*sico della nostra serie A, la parola «pro*getto» si legge mol*tis*simo sui gior*nali spor*tivi estivi e scom*pare nel malau*gu*rato caso della quarta scon*fitta casa*linga in cam*pio*nato. Nel les*sico della nazio*nale, meglio lasciar per*dere. Tutto som*mato l’acqua santa di Tra*pat*toni in Corea è ancora il pro*getto più con*vin*cente della nostra sto*ria cal*ci*stica recente. La coppa del 2006, come si ricor*derà, l’abbiamo vinta per via della rea*zione dei gio*ca*tori al cal*cio scom*messe. E così, una basta e avanza.
A pro*po*sito di mul*tiet*nico, ci si può chie*dere se del «pro*getto» tede*sco facesse parte anche la legge sullo jus soli tem*pe*rato del 2000, pro*po*sta dai social*de*mo*cra*tici e appro*vata dopo due anni di scon*tri e com*pro*messi con il cento-destra. Ma, alla fine, appro*vata. Gra*zie a quella legge a undici anni un ragaz*zino nato in Ger*ma*nia da geni*tori immi*grati e rego*lari resi*denti può diven*tare cit*ta*dino tede*sco e gio*care nelle squa*drette da «comu*ni*ta*rio» fino a poter rap*pre*sen*tare il suo paese senza tanti altri problemi.
Da noi le pra*ti*che si comin*ciano a 18 anni, e non durano poco. Prima sei nel limbo dell’«extracomunitario». Non si vedono all’orizzonte cam*bia*menti di sorta. E, a pro*po*sito di pro*getti futuri, invece: «Troppi stra*nieri (e troppo scarsi)», tito*lava l’altro giorno la Gaz*zetta dello sport, a sca*tola chiusa. Accanto, la noti*zia della foto insta*gram ormai notis*sima di Balo*telli che impu*gna un grosso fucile e lo punta con*tro chi guarda.
Si par*lava di cal*cio e sce*menze. Di oriundi, cam*pioni e bidoni. Forse. Ma l’altro giorno Luca Pisa*pia di futbologia.org ha scritto giu*sta*mente nel suo blog cal*ci*stico ospi*tato dal
Fatto Quo*ti*diano che un titolo come quello della
Gaz*zetta si acco*sta senz’altro «alla peg*gior vul*gata xeno*foba». E allora apriti cielo. I 168 com*menti, ancora leg*gi*bili in Rete, se si ha lo sto*maco forte, si rias*su*mono facil*mente così: la
Gaz*zetta ha ragione, noi ita*liani non siamo raz*zi*sti, è che loro sono neri. Va bene: quando si parla di cal*cio non si parla di cose serie, ma pro*prio per que*sto a volte viene fuori un bel po’ di verità. Se è così, pro*getto per il futuro di sfor*zarmi di tifare almeno un po’ Ger*ma*nia mul*tiet*nica, la pros*sima volta.
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