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  1. #1051
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Il Mal, Movimento autonomista, le coalizioni eterogenee e un Partito del Nord fermo ai blocchi
    6 NOVEMBRE 20226 NOVEMBRE 2022 OPINIONI LETTURA 3 MIN

    di Roberto Gremmo – Se posso dare un modesto consiglio, peraltro del tutto disinteressato, ai coraggiosi pionieri che cercano di rimediare ai guasti nazionalisti di Capitan mohito, suggerirei di non chiamare il loro nuovo gruppo politico “Movimento Autonomista Lombardo” la cui sigla sarebbe MAL. Scherzo, ma non tanto.

    Per anni, ho cercato invano di convincere il generoso amico Alessandro Mazzerelli a mutare nome al suo “Movimento autonomista toscano” che nel simbolo elettorale si presenta con la sigla MAT.

    È’ impossibile far votare il partito dei “mat” ai maledetti toscani, geneticamente predisposti allo sberleffo ed al dileggio.

    L’immagine è fondamentale, ma, in realtà, ancor più importante è presentare un progetto politico credibile e convincente. E su questo, bisogna subito essere molto chiari.

    Gli errori da evitare sono due, e lo dico con sincera rudezza.

    A mio parere, sarebbe uno sbaglio epocale cadere nel trappolone falsamente federalista di farsi i gargarismi annegando in un progetto politico che metta sullo stesso piano nord e sud e propugni un migliore assetto comunque unitario dello Stato centralista, burocratico e guerrafondaio di Roma doma. Non riformabile.

    Ci serve, invece, il Partito del Nord che avrebbe subito il compito storico di dimostrare che sarà solo una scatola vuota la cosiddetta “autonomia”, prevedibilmente sbandierata dal duo Fontana-Calderoli.

    Anche la presentazione d’una formazione di “lumbard” intruppata in una coalizione eterogenea ed arlecchinesca sarebbe una scelta sbagliata, inesorabilmente destinata a non ottenere consenso perché se collocata verso sinistra escluderebbe gli autonomisti tendenzialmente conservatori, alleata con le destra sarebbe la fotocopia mignon del partito di Salvini e, peggio ancora, non avrebbe ragione di esistere nel caso fosse aggregata alla compagnia dei guastatori di Renzi e Calenda.

    Forse avrebbe qualche credibilità un accordo con “Italexit” come suggerito da Zanello al convegno di Biassono, ma solo con patti chiari, rispettosi delle identità degli alleati ed evitando ogni deprecabile tendenza lideristica.

    L’errore fatale di un’avventura finita in un insuccesso, potrebbe far deragliare subito ogni progetto di far tornare protagonisti della storia i grandi Popoli alpino-padani, oggi spremuti come limoni ma che, come baschi e catalani, hanno il sacrosanto diritto ad un posto in prima fila nell’Europa dei piccoli Popoli.

    Entrare in eventuali coalizioni sarebbe l’ultima possibilità, solo se non fosse possibile far da soli, a causa dei prevedibili ostacoli burocratici e legali che i nostri avversari non si faranno scrupolo di metterci fra i piedi.

    Ma, appunto, ci sono oggi altre ipotesi.

    Balbettare astrattamente le vecchie teorie decentratrici non basta a convincere gli elettori di essere un’alternativa credibile al partito ministeriale di via Bellerio.

    Insomma, occorre una forza politica nordista e non soffocata da ibride alleanze. Battendo altre strade, inevitabilmente, tutto finirebbe MAL. E questo sarebbe un disastro. Facciamo che non accada.

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...mo-ai-blocchi/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #1052
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Un nell'elenco, per chi vuole capirlo, delle mille trappole che Roma ha già avviato per stroncare ancora una volta le rivendicazioni del Nord.
    Che non riesce a scrollarsi di dosso tutti questi infiltrati e a marciare a testa alta in modo indipendente.
    Colpa assolutamente dei nostri industriali, che continuano a leccare il culo al potere anziché dedicarsi ai propri interessi.

  3. #1053
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Colpa assolutamente dei nostri industriali, che continuano a leccare il culo al potere anziché dedicarsi ai propri interessi.
    Assolutamente vero.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #1054
    mutualista in saor
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Un nell'elenco, per chi vuole capirlo, delle mille trappole che Roma ha già avviato per stroncare ancora una volta le rivendicazioni del Nord.
    Che non riesce a scrollarsi di dosso tutti questi infiltrati e a marciare a testa alta in modo indipendente.
    Colpa assolutamente dei nostri industriali, che continuano a leccare il culo al potere anziché dedicarsi ai propri interessi.
    Per qualcuno di quelli grossi, ammanicati col potere, leccare il culo a Roma è il suo interesse. Per gli altri invece hai ragione, ma del resto sono pure loro tafazziani come il padano medio... quindi la cosa non stupisce.

  5. #1055
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Esatto

  6. #1056
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Aspettando che Moratti parli di autonomia, federalismo…
    7 NOVEMBRE 20228 NOVEMBRE 2022 ELEZIONI REGIONALI LETTURA 3 MIN

    di Roberto Gremmo – Primo avvertimento: Moratti parla di tutto, non dell’autonomia.

    Suona come un campanello d’allarme per i più tenaci lumbard, la prima ampia intervista rilasciata ieri a Francesco Bei di “Repubblica” dalla vice-presidente dimissionaria della Regione.

    Mentre cresce la voglia di autonomia, la dottoressa Moratti mostra di non averla fra i suoi interessi e parla soltanto d’altro. E’ stata una dimenticanza e poi lo farà? Chissà.

    Per intanto, con buona pace dei suoi potenziali sostenitori, circoscrive il perimetro dai possibili aderenti alla sua compagine solo a “riformisti, liberali e socialisti”, mostrando implicitamente di pensare che i federalisti che dovessero aggregarsi sarebbero solo dei tollerati gregari di seconda fila.

    Poi rivela di voler difendere la libertà di manifestare strizzando l’occhio ai giovani; promette attenzione agli anziani; assicura che renderà eccezionale la sanità regionale; ribadisce un po’ conformisticamente la priorità della difesa dell’ambiente e alla fine esalta l’innovazione e la ricerca.

    Stop.

    Intendiamoci.

    Le questioni citate sono certamente importanti e meritano attenzione, ma tutti ben sanno che soltanto una vera autonomia che faccia uscire dalla sudditanza centralista potrà risolvere i problemi di una gioventù allo sbando e senza cultura; di vecchi delle periferie lasciati a se stessi; di ospedali presi d’assalto da pazienti in trasferta dal Sud; di paesi a rischio di estinzione per l’urbanizzazione incontrollata; della lotta contro una criminalità ndranghetista padrona di mezza regione a per sviluppare una cultura basata sulle migliori tradizioni della nostra gente.

    Nelle prime dichiarazioni della dottoressa Moratti avremmo voluto ascoltare precise assicurazioni che se verrà eletta attuerà finalmente un progetto organico d’autonomia. Ma siamo rimasti delusi.

    Come un avvertimento ai naviganti, ci ha purtroppo servito la solita minestra riscaldata delle promesse generiche e poco originali.

    Le stesse dei soliti partiti romanocentrici, compreso quello nazionalista di Capitan mohito. Il vero beatificato delle omissioni della dottoressa Moratti e che potrebbe averla ancora vinta grazie al gioco delle tre carte della portentosa riforma epocale promessa da Calderoli che non muterà minimamente i rapporti di sudditanza a Roma ma verrà gabellata in campagna elettorale come grande vittoria politica dell’invitto Condottiero.

    Se non cambierà la musica suonando la soave melodia autonomista, l’aspirante presidentessa difficilmente riuscirà a convincere a votarla gli autonomisti, i federalisti e i regionalisti.

    Che sono tanti, e considerano fondamentale la lotta per una nuova Lombardia nell’Europa dei Popoli. E chiedono, ora e subito, patti chiari e parole sincere. Non aria fritta.

    https://www.lanuovapadania.it/photog...a-federalismo/
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    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #1057
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Illusioni.
    Come se il voto decidesse qualcosa.
    La Moratti ha fatto ciò che le è stato indicato di fare.
    E la cosa mi preoccupa, perché non è per nulla chiaro il disegno.
    E poi c'è chi si illude...
    Mi viene da ridere.
    Qui si continua a non capire che la libertà te la devi andare a prendere.
    Con le brutte, non con le elezioni.

  8. #1058
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    La lettera – Il modello per il Nord? Quello federale tedesco delle Città Stato
    9 NOVEMBRE 20228 NOVEMBRE 2022 CRONACA LETTURA 3 MIN

    Alla c.a. Stefania Piazzo – Direttore La Nuova Padania

    Ha fatto bene Giancarlo Pagliarini, nel suo ultimo intervento pubblicato da La Nuova Padania (https://www.lanuovapadania.it/opinioni/pagliarini-un-sindacato-del-nord-non-basta-serve-una-riforma-federale-della-costituzione-alla-svizzera-perche-fontana-e-giorgetti-stanno-in-silenzio/), a ribadire che occorre affrontare con urgenza la questione federalista, auspicando, dal suo punto di vista, una riforma della Costituzione seguendo il “modello svizzero”. Personalmente, per “andare oltre”, credo, tuttavia, che sia necessario entrare in un ambito più specifico ancorché non strettamente tecnico, per non perdere di vista l’obiettivo finale: una Padania federale, o più Padanie tra loro confederate (ne esistono almeno due: https://www.lanuovapadania.it/cultura/la-rivista-etnie-e-il-nostro-servizio-su-le-due-padanie/). Già nel 1992, la Fondazione Agnelli, aveva pubblicato il noto studio “La Padania, una regione italiana in Europa”. Si tratta, quindi, di una realtà ben definita sia rispetto all’Italia che all’Europa. Ritengo che questa “regione italiana” dovrebbe pensare innanzitutto al proprio assetto interno, con uno sguardo all’Europa, piuttosto che immaginare di “federare” tutta l’Italia. In questo senso, il resto dell’Italia potrebbe anche rimanere “Roma-dipendente” mentre il Nord, la Padania, potrebbe concordare un rapporto di tipo confederale con Roma. Si tratterebbe di un reale esempio di “autonomia differenziata”. Non possiamo aspettare un improbabile afflato autonomista proveniente da aree geografiche che, nelle ultime elezioni, hanno espresso aspettative, seppur legittime, di stampo assistenziale. Non mi convince poi il “modello svizzero”. La Padania, fin dai tempi dalla Gallia Cisalpina, passando dalla Langobardia Maior, dai Ducati lombardi e dalle Repubbliche di Venezia e Genova, fino all’attuale assetto “regionale”, è sempre stata policentrica. Una realtà storicamente complessa. Milano, Venezia, Genova e Torino hanno assunto per secoli il ruolo di capitali di veri e propri stati. Il modello di riferimento, almeno per alcuni aspetti, in questo senso, potrebbe essere quello tedesco. In particolare, per costruire una Padania federale o confederale, si potrebbe partire dal modello delle città-stato (Staat Stadt) tedesche: Amburgo, Brema, e Berlino. Sono città e, allo stesso tempo, regioni dotate di notevoli forme di autonomia. In Italia, un modello similare potrebbe essere quello delle province autonome di Trento e Bolzano. Per “costruire” la Padania, secondo me, occorre partire innanzitutto dalla autonomia delle sue “capitali” storiche. Per arrivare, partendo dalle città-stato, agli stati-regione padani. Milano, ma anche Venezia, Genova e Torino, città-stato della Padania. Auspico che le prossime elezioni in Lombardia, siano l’occasione, non solo per l’affermazione elettorale di movimenti autonomisti, ma soprattutto per far entrare nel dibattito pubblico parole-chiave come “città-stato” e “stato-regione” attraverso chiare ed accurate analisi geopolitiche e geofilosofiche.

    Cordiali saluti

    CUOREVERDE

    https://www.lanuovapadania.it/cronac...e-citta-stato/
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  9. #1059
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Anche Moratti legge la Nuova Padania: “La Lombardia è una Regione Stato, autonomia è percorso importante
    11 NOVEMBRE 202211 NOVEMBRE 2022 ELEZIONI REGIONALI LETTURA 1 MIN

    di Roberto Gremmo – Clamorose dichiarazioni ultra autonomiste di Letizia Moratti: “La Lombardia è una Regione-Stato” e dunque “il raggiungimento dell’autonomia è un percorso importante”, ormai nell’ordine delle cose.

    Le impegnative parole sono state pronunciate oggi dall’autorevole esponente politico dai microfoni di “Radio Lombardia”.

    Ci piace sottolineare che, in buona sostanza, sono una chiara risposta alle sollecitazioni a parlar chiaro fatte nei giorni scorsi dalla nostra “Nuova Padania”.

    Chiedevamo una scelta di campo autonomista e prendiamo atto volentieri che la dottoressa Moratti non fa finta di niente, ma si espone citando addirittura Cattaneo per motivare la sua volontà di schierarsi sia contro i centralismi degli ultrà nazionalisti di una nuova destra arrembante, sia contro le pelose resistenze di una sinistra che, sotto sotto, frena ogni istanza federalista.

    Data la serietà della persona, pensiamo che le sue parole siano sincere e vogliano davvero anticipare le linee guida di un progetto politico innovatore che garantisca alla Regione più forti poteri, conservando in Lombardia maggiori risorse, oggi purtroppo drenate dalla burocrazia romana.

    Bisognerà vedere se alle parole, forti, impegnative e chiare seguiranno davvero dei fatti.

    Soprattutto, dovremo capire fino a che punto i potenziali alleati di Letizia Moratti appoggeranno davvero una battaglia federalista.

    Fino ad oggi, molti di loro non si sono mostrati entusiasti. Speriamo che con qualche pretesto non si mettano di traverso all’ultimo momento.

    https://www.lanuovapadania.it/photog...so-importante/
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  10. #1060
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Ma chi ci crede?

 

 
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