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  1. #1061
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    La lettera – Moratti? Purché colpisca il bersaglio
    13 NOVEMBRE 202213 NOVEMBRE 2022 OPINIONI LETTURA 4 MIN

    Alla c.a. Direttore Stefania Piazzo – La Nuova Padania

    Ho letto con particolare interesse i commenti di Roberto Gremmo sia sulle radici del federalismo (https://www.lanuovapadania.it/cultura/il-cisalpino-di-zerbi-le-prime-radici-del-federalismo-nascono-a-como-nel-1945-con-miglio-gia-lidea-di-un-cantone-macroregione-del-nord/) che sulle affermazioni della Moratti sulla “regione-Stato” (https://www.lanuovapadania.it/photography/anche-moratti-legge-la-nuova-padania-la-lombardia-e-una-regione-stato-autonomia-e-percorso-importante)/. Premetto i miei interventi hanno un solo scopo: proporre, con la dovuta modestia, elementi per un ampio dibattito pubblico, aperto a tutti, per arrivare alla Padania. Nessun contrasto o contrapposizione. Nel primo commento Gremmo accenna alla matrice ideologica di Guido Fanti.

    Era comunista? In questo ambito credo non sia molto rilevante. Non conosco quali fossero i suoi reali intenti di Guido Fanti nel proporre la Padania. Un progetto egemonico comunista? Forse. Eppure, includeva anche il Veneto ultrademocristiano. Per me, Guido Fanti assume un rilievo particolare nella storia della “questione padana” perché ha introdotto nel dibattito pubblico parole chiave come “Padania”, “super-regione”, “lega del Po”, “alleanza delle regioni padane”. Con un tipico metodo di sincretismo barbarico, mi permetto di inventare un motto longobardo-confuciano: “Non importa da dove sia stata scagliata la freccia, quando colpisce il bersaglio”.

    Le discussioni e le analisi nei circoli culturali sono certamente fondamentali per studiare ed elaborare nuovi progetti ed idee ma ben altra questione è la divulgazione alle masse di una idea politica. In questo, caso le “fette” devono essere tagliate un po’ più grosse. Semplificare senza cadere nel semplicismo. Ed emozionare, secondo la lezione fondamentale di Drew Westen (“La mente politica”, 2008). E’ sicuramente interessante discutere di radici, tradizioni identitarie e di cantoni svizzeri anche se, a mio parere, spesso un po’ troppo idealizzati.

    Sono anch’io un identitario. Tuttavia, devo necessariamente rilevare che Milano, anche se è stata fondata da Belloveso, è da un po’ di tempo che non è più abitata dai Celti e che Venezia, per mille anni gloriosa capitale di una libera Repubblica, ormai, nella percezione comune, è considerata poco più che un parco a tema. Certo, con due Presidenti di Regione “leghisti storici” mi sarei aspettato almeno una legge regionale per introdurre nelle scuole lo studio della storia e delle lingue locali.

    La Padania di oggi è una realtà relativamente omogenea ma nello stesso tempo complessa e differenziata. Per questo, preferisco il modello tedesco. Le analisi pragmatiche di quegli amministratori locali del “cuore nuovo della Padania” (Alessandria, Pavia, Piacenza) riunitisi in un incontro organizzato dal quotidiano La Stampa nel maggio del 1969, e, soprattutto, la chiara proposta di Guido Fanti nel 1975, li considero i primi veri e propri ATTI POLITICI per tradurre in pratica l’ideale padano.

    Per quanto riguarda la Moratti e il suo accenno alla “regione-Stato”, il fatto più rilevante è che questa parola chiave sia stata introdotta nel dibattito pubblico. Ammetto che non riesco a ricomprendere la Moratti nel mio orizzonte politico. E’ da molto tempo che ho smesso di illudermi. Ma nel mondo dei paradossi della politica devo comunque mantenere fede al mio motto della freccia. Purché colpisca il bersaglio. Cordiali saluti

    CUOREVERDE

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...-il-bersaglio/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #1062
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Sicuramente mancherà il bersaglio.
    O meglio. Non partirà neppure, si rompe la corda dell'arco.

  3. #1063
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega



    Basta Nord contro Sud. Servono Autonomismo e Civismo 1.0 di matrice federalista e libertaria
    15 NOVEMBRE 202215 NOVEMBRE 2022 OPINIONI LETTURA 3 MIN

    di Milian Giaco Racca – Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un rinnovato fermento nel mondo autonomista. Da consigliere comunale autonomista di un piccolo comune del Piemonte ciò non può che farmi molto piacere. Premetto che, personalmente, in passato, non ho mai aderito alla Lega Nord, né tantomeno al partito di Salvini, pur avendo creduto molto nelle leghe regionali delle origini: quell’idea iniziale di politica civica, legata ai territori, pratica e senza cornici ideologiche, mi sembrava davvero lungimirante.


    Fatta questa premessa, ritengo che oggi sia fondamentale che il mondo autonomista e federalista si muova guardando al presente e al futuro, e non al passato. Il mondo è cambiato tanto dagli anni’80-90. Chi crede di ‘voltare pagina per tornare a quella precedente’ parte con il piede sbagliato. Il reducismo lo lascerei chiuso a chiave nel cassetto dei ricordi.


    In un clima come quello odierno di forte sfiducia nei confronti della politica occorre puntare molto sulla qualità e l innovatività delle proprie idee e proposte politiche. La minestra riscaldata non se la mangerebbe nessuno. Il ‘contenitore nuovo, federalista e post-ideologico’ di cui parlava Gianni Fava è anche la mia proposta.

    Chiaramente bisognerà poi vedere come saprà muoversi quest’ipotetico raggruppamento. Io credo che si dovrà avere là pazienza di crescere da soli (senza rifiutare a priori eventuali collaborazioni temporanee su punti specifici) occupandoci in primis di problematiche territoriali, dando maggior ascolto alle comunità e cercando di fornire soluzioni pratiche, concrete, scevre di pulsioni dottrinali.

    Occorre partire dalle migliori esperienze civiche impostesi nei vari territori, selezionando dal basso nuovi leader locali. Questo è quello che ho cercato di fare, nel mio piccolo, già da alcuni anni, collaborando alla promozione di reti di collegamento tra realtà civiche e movimenti autonomisti di varie regioni.

    Ricordo che nel 2020, grazie soprattutto al dinamismo dei friulani, abbiamo creato la rete ‘Autonomie e Ambiente’ che guarda alla famiglia europea European Free Alliance, promotrice del concetto di Europa delle regioni.


    In buona sostanza ritengo che siano da scartare qualsiasi riedizione di leghismo/nordismo 2.0, che contrapponga il nord al sud. Meglio un civismo 1.0 di matrice federalista e libertaria, un patto tra territori(chi ci sta, ci sta… senza escludere a priori nessuno), che contrapponga autonomie territoriali e personali al centralismi, presidenzialismi e verticismi statalisti. Un movimento che punti dritto su: autonomie e riforma federalistica; partecipazione costante dei cittadini tramite strumenti di democrazia diretta (come succede nella civilissima Svizzera); politica attiva del lavoro da contrapporre a quella dei sussidi e dei bonus; riduzione delle imposte e della spesa pubblica. Che punti insomma sulle priorità… ciò che non hanno fatto i partiti negli ultimi lustri.
    Animo Gente! S-ciopoma pa ‘ d rassegnassion e d’astensionism

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...-e-libertaria/
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  4. #1064
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    La Padania non è della Lega. E’ uno Stato-Regione in cerca di un leader e di un partito del Nord
    17 NOVEMBRE 202217 NOVEMBRE 2022 OPINIONI LETTURA 4 MIN

    Alla c.a. Stefania Piazzo – Direttore La Nuova Padania

    di Cuore Verde – Concordo con le osservazioni di Roberto Gremmo riguardo ai movimenti autonomisti e le “coalizioni eterogenee” (https://www.lanuovapadania.it/opinioni/il-mal-movimento-autonomista-le-coalizioni-eterogenee-e-un-partito-del-nord-fermo-ai-blocchi/): la Padania deve pensare alla Padania, senza proiettare progetti autonomisti e federalisti con la solita ambizione “unitarista” e “nazionalista”, su aree geografiche poco interessate a queste idee, e, soprattutto, deve nascere un vero Partito del Nord. Io aggiungerei almeno un partito del Nord.


    La vera mission, resta sempre quella di fare entrare nel dibattito pubblico, nello specifico delle elezioni regionali della Lombardia, parole chiave come “stato-regione” e “città-stato” nell’ambito del più ampio progetto “Padania”. Ma non basta una campagna elettorale. Occorrerebbe un movimento culturale che coinvolga scrittori, giornalisti, artisti, registi, romanzieri, pittori, attori…Creare uno stato d’animo, un’emozione. In questo senso, occorre capire e definire il ruolo dei volonterosi movimenti autonomisti nel panorama politico attuale.

    La Padania non è un’idea politica ma bensì geopolitica e anche geofilosofica. Non dovrebbe appartenere ad una singola forza politica, ma bensì attraversarle tutte. Una forma di coscienza politica anteriore comunitaria. Caricare questa idea di significati politici “di parte”, siano essi di centro, di destra o di sinistra, per utilizzare le note categorie parlamentari, rischierebbe di creare posizioni divisive in contrasto con una idea di comunità padana. Personalmente, ritengo che un movimento autonomista, in questa fase politica, dovrebbe assumere il compito principale di sviluppare e definire le questioni geopolitiche e geofilosofiche. Certo, resta il problema principale: come instillare questa idea geopolitica nei partiti, in particolare, nello loro “filiali” nordiste”, ovvero, quelle organizzazioni di massa il cui scopo principale è raccogliere voti. I partiti attuali, al Nord, sono “padanizzabili”? I loro rappresentanti, votati al Nord, si sentono realmente legati al territorio da identificarsi con esso e le sue istanze? Allo stato attuale, la risposta appare negativa. Anche i “corpi intermedi”, le rappresentanze industriali e sindacali del Nord, non appaiono attraversati da particolari afflati autonomisti. Mi chiedo, Milano, Venezia, Genova, Torino e Bologna hanno realmente bisogno di Roma per governarsi? Forse, non ci rende conto che in Lombardia vive il 16% della popolazione “italiana”, e con i suoi quasi dieci milioni di abitanti, si attesta subito dopo a stati come Belgio, Grecia, Portogallo, Svezia e prima di altri come Ungheria, Austria, Danimarca e Norvegia. Sono numeri sufficienti per diventare uno “stato-regione”? Perlomeno, numeri sufficienti per cominciare a pensare ad uno “stato-regione”? Certo, si potrebbero fondare dei “partiti padani”. Niente di originale. Idea già sfruttata a suo tempo per le elezioni del Parlamento Padano del 1997. In quel caso, però, fu un’operazione “lega-centrica”. Qui invece occorrerebbe una manifestazione spontanea non eterodiretta, magari come “gemmazione” nell’ambito dei movimenti autonomisti. Movimenti autonomisti come “centri di formazione geopolitica padana”. Si potrebbe “formare” una classe politica dirigente padanista nel movimento autonomista che poi si esprimerà con un particolare progetto politico senza tuttavia farla diventare una idea “di parte”.

    “Sostituisci le bandiere e gli stendardi nemici coi tuoi, poni i carri catturati fra i tuoi, e utilizzali a tuo vantaggio”. (Sun-Tzu – L’arte della Guerra).

    Ovviamente, contrario a tutti i conflitti bellici, per “guerra” nello specifico della citazione, intendo semplicemente la “competizione politica”.

    Cordiali saluti

    CUOREVERDE

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...tito-del-nord/
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  5. #1065
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Bozza Calderoli sull’Autonomia. Una scatola ancora piena di spesa storica delle Regioni?
    18 NOVEMBRE 202218 NOVEMBRE 2022 OPINIONI LETTURA 12 MIN

    di Gianantonio Bevilacqua* – In questi giorni si sta diffondendo il testo del disegno di Legge a firma Roberto Calderoli, denominato “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. Si tratta della ennesima versione dopo le bozze di Leggi quadro già presentate dai Ministri Francesco Boccia, nel governo giallo-rosso e da Mariastella Gelmini nel governo “Draghi”.

    Partiamo dal presupposto che la Costituzione, all’art. 116 al terzo comma cita testualmente : “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.

    A seguito del Referendum sulla Autonomia, svoltosi in Lombardia ed in Veneto nel 2017, dove 5,5 milioni di cittadini a grandissima maggioranza, approvarono le richieste di maggiore autonomia, furono firmati i tre preaccordi Stato –Regioni (si aggiunse l’Emilia Romagna). Quel testo, ripetiamo, firmati dai tre Governatori e dal Governo Gentiloni, tra l’altro afferma che debba essere messo in essere un negoziato diretto tra lo Stato ed ogni Regione, relativo alle materie richieste appunto da ogni regione. I preaccordi definiscono anche il percorso successivo alla intesa tra Stato e Regioni :

    “L’approvazione da parte delle Camere dell’Intesa, che sarà sottoscritta ai sensi dell’Art. 116, terzo comma, della Costituzione, avverrà in conformità al procedimento, ormai consolidato in via di prassi, per l’approvazione delle intese tra lo Stato e le confessioni religiose, di cui all’art 8 terzo comma, della Costituzione”, il quale cita che “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.” . Questo elemento funge da rafforzativo al fatto che l’Intesa avviene strettamente tra Stato e Regione, senza interferenza di altri organismi legislativi.

    Ma vediamo nel Disegno di Legge Calderoli quali siano le difformità rispetto al processo, semplice, descritto nell’articolo 116 e nei preaccordi firmati.

    L’Art. 2 comma 3 cita “Lo schema di intesa preliminare negoziato fra Stato e Regione è approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delegato per gli affari regionali e le autonomie, ed è poi sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Presidente della Giunta regionale”

    E fin qui ci siamo. Dove non ci siamo più è quanto scritto nell’Art. 2 comma 4 : “Lo schema di intesa preliminare di cui al comma 3, dopo la sottoscrizione, è immediatamente trasmesso alle Camere per l’espressione del parere da parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali di cui all’articolo 126, primo comma, della Costituzione. Il parere è reso entro trenta giorni dalla data di trasmissione dello schema di intesa preliminare, audìto il Presidente della Giunta regionale”. Il passaggio dalla Commissione parlamentare non è previsto nell’iter della Costituzione e tantomeno nell’iter dei preaccordi firmati Stato Regioni. Risulta quindi un primo elemento di disturbo che potrà portare ad emendamenti al testo concordato e sottoscritto dal Presidente del Consiglio. Infatti il parere della Commissione porterà il presidente del Consiglio ad emettere il testo definitivo (quindi il precedente concordato con le Regioni non lo era) . Questo testo viene poi rimandato alle Regioni che a loro volta lo approvano (o non lo approvano). Sul testo definitivo produce poi un DDL (Disegno di Legge) di mera approvazione da presentare alle Camere (comma.5).

    Il governo ha comunque la facoltà di non conformarsi al parere delle Camere (art. 6) e trasmette alle Camere le motivazioni per le quali non intende conformarsi. L’intesa definitiva viene sottoscritta, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Regione interessata (comma.7). Successivamente il DDL di cui all’art.5 precedente unitamente alle intese concordate (comma.7) viene trasmesso alle Camere per mera approvazione a maggioranza assoluta.

    Quindi già vediamo che l’Art. 2 inserisce un “ping pong” tra Regioni, Consiglio dei Ministri e Commissione Parlamentare che complica decisamente l’iter precedentemente previsto permettendo di fatto modifiche ed emendamenti al testo inizialmente concordato tra Governo e Regioni (comma 3). Insomma, vi sono tutti gli strumenti per indebolire l’impianto iniziale che invece dovrebbe essere portato direttamente al voto delle Camere.

    Ma il piatto forte arriva con l’Art. 3 del DDL Calderoli, i famigerati LEP, Livelli essenziali di prestazioni che afferma come “il trasferimento delle funzioni e delle risorse corrispondenti ha luogo a seguito della determinazione dei relativi livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” appellandosi alla lettera “m” dell’Art. 117 della Costituzione. Dopo i 12 mesi senza che siano stati definiti i LEP, le funzioni possono essere trasferite alle Regioni ma………

    …qui arriva il bello….comunque fino alla determinazione dei livelli essenziali di prestazioni, l’erogazione dei servizi segue il principio della spesa storica ovvero quella esistente che determina i contributi da conferire alle Regioni sulla base della spesa degli anni precedenti ovvero, se una Regione spende tanto anche se produce poco, avrà comunque l’anno successivo un contributo sulla base di quanto ha speso e non invece sulla qualità dei servizi erogati……

    Sappiate che questo metodo è in vigore dal 1977 (decreti Stammati) ed è uno dei più grandi “furti” legalizzati di questo paese. Se una Regione spende e spande, magari per favorire clientele, “addomesticare” appalti o semplicemente per incapacità, questa verrà premiata l’anno successivo.

    E poi una domanda. Quanto (ci) costerà far si che i livelli essenziali di prestazioni siano raggiunti in tutte le parti del paese? Scuola, sanità, servizi pubblici, trasporti……sono tutti LEP. Quanto ancora dovremo pagare perché il Sud li raggiunga? Un’altra cassa del mezzogiorno mascherata.

    E dopo aver passato le precedenti forche caudine, vediamo come, secondo i preaccordi e secondo la bozza Calderoli, verrà spesata l’Autonomia.

    Secondo i preaccordi :

    a) compartecipazione o riserva di aliquota a uno o più tributi erariali maturati sul territorio (IVA, IRPEF ecc)

    b) spese sostenute dallo Stato nel territorio regionale, sulle materie attribuite alla regione (è la spesa storica, criterio da superare in via definitiva)

    c) fabbisogni standard, da determinarsi entro un anno dalla approvazione dell’Intesa e che progressivamente, entro cinque anni dovranno superare la spesa storica

    Secondo la bozza Calderoli :

    Il precedente punto b) rimane in vigore fino a determinazione dei fabbisogni standard entro un anno dall’entrata in vigore della Legge. Nessun limite invece viene indicato per il superamento della spesa storica come invece previsto nei preaccordi in cinque anni.

    Il punto a) inerente alla compartecipazione o riserva di aliquota fiscale rimane solo a complemento di quanto mancante a coprire i costi delle Regioni e non come parametro indipendente. Impossibile quindi pensare che una buona amministrazione regionale possa capitalizzare anno per anno l’aliquota fiscale. Faccio un esempio. Se fosse concordato che la Regione possa trattenere il 2% di IVA prodotta sul territorio regionale, nel caso dei preaccordi, negli anni successivi, un aumento dei consumi in Regione produrrebbe un aumento della quota fiscale derivante dal quel 2%. Nel caso della bozza Calderoli, quel 2% sarebbe automaticamente calcolato come differenza di quanto ricavato attraverso spesa storica prima e costi standard dopo. Un altro imbroglio !

    Veniamo ad un’altra “tagliola” che troviamo all’Art.6 comma 1 che dice : “L’intesa di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione può indicare la propria durata e può in qualunque momento essere modificata su iniziativa dello Stato ovvero della Regione interessata, con le medesime modalità previste nell’articolo 2”.

    Ciò in sintesi significa che, qualora lo Stato voglia modificare o interrompere l’intesa, lo può fare senza particolari problemi.

    Insomma, per un lettore un po’ distratto, sembrerebbe che la bozza Calderoli ricalchi in buona sostanza quanto previsto nei preaccordi. In realtà i trabocchetti e le tagliole inserite, fanno si che se mai verrà concessa un’ombra di Autonomia, questa sarà debole, con poche risorse ed eliminabile dallo Stato in ogni momento. Piuttosto che niente, direte voi, cominciamo a prenderci questo. Certo, ci verrà detto che finalmente avremo l’Autonomia, qualcuno per anni si riempirà la bocca e farà il pieno di voti, avendo portato a casa poco o niente per non scontentare le parti del paese che solo a sentire il nome “Autonomia” alzano le barricate.

    Allora battiamoci invece per due battaglie fondamentali. La prima è vedere applicata la riforma sul federalismo fiscale del 2009, rimasta ferma dopo l’avvento del governo Monti e che non ha ancora visto approvati i decreti attuativi più importanti, tra cui l’introduzione dei costi standard (ma quello su Roma capitali si però !). E poi battiamoci per una vera riforma federale dello Stato dove i cittadini ritornino a contare davvero e che sarebbe davvero la tomba per un sistema centralista che sta difendendo se stesso anche attraverso fatiscenti leggi sulla Autonomia che, scusate il francese, sono delle vere e proprie prese per i fondelli.

    *Presidente Comitato 22 ottobre

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...delle-regioni/
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  6. #1066
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Su questo ho scritto già nel Paese di menta.

  7. #1067
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Malore per Umberto Bossi, portato in ospedale a Varese
    Storia di SI • 1 h fa

    ANSA) - MILANO, 19 NOV - Il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, è stato portato in ospedale a Varese dopo che ha accusato un malore nella sua casa di Gemonio.
    ul posto è arrivato il personale del 118 che ha trasportato il senatur all'ospedale di Circolo. Da quanto si è appreso Bossi che, è in termini medici "vigile", è arrivato in ospedale accompagnato dal figlio Renzo e dalla moglie Manuela Marrone che lo stanno assistendo e sono al suo fianco. Ora sono in corso gli accertamenti clinici per approfondire le cause del malore. In ospedale c'è anche l'europarlamentare Angelo Ciocca che ha avuto parole confortanti: "Bossi si è sempre dimostrato un leone sia nei momenti difficili della politica, sia in quelli della vita e della salute".
    Bossi, colpito da un ictus nel 2004, già nel febbraio 2019 Bossi fu ricoverato all'ospedale di Circolo di Varese. (ANSA).

    https://www.msn.com/it-it/notizie/it...2f7775f6b67177
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  8. #1068
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Certo che andare al governo ha i suoi vantaggi.
    Ieri sono stati assolti Berlusconi e Apicella.
    Oggi i lader della Lega per le spese pazze al Consiglio Regionale Lombardo.
    Deputati vari e figlio di Bossi compreso, per capirci.
    E tanta è stata la "gioia" in casa Bossi che oggi il vecchio è stato male ed è finito in ospedale...
    Quanta miseria all'ombra della povera e "onesta" Meloncina

  9. #1069
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    https://www.ilfoglio.it/politica/202...linea-4680362/
    Salvini molto amato. 😂
    Nella sua testa è rimasto il concetto di Nord.
    Ma è Nord Africa.

  10. #1070
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    https://www.corriere.it/cronache/22_...62b39b6b.shtml
    E' morto Roberto Maroni. L'ex presidente della Lombardia ed ex ministro dell'Interno e del Welfare aveva 67 anni. Malato da tempo, l'ex segretario della Lega è spirato martedì 22 novembre.
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    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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