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  1. #291
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Migranti, quando Maroni diceva: “Sindaci e Regioni accolgano 50mila clandestini”
    Da governatore minaccia di tagliare i fondi ai Comuni che accoglieranno i richiedenti asilo, ma nel 2011, in piena emergenza Lampedusa, da ministro dell'Interno chiedeva "solidarietà" agli enti locali.
    di Gianni Rosini
    Ora il governatore della Lombardia minaccia i suoi sindaci di non accoglierli, pena il taglio dei trasferimenti regionali. Ma nel pieno dell’emergenza del 2011, con Lampedusa che scoppiava di migranti, il ministro dell’Interno chiedeva agli enti localiun patto per accoglierne 50mila “nel nome della solidarietà“. Due ruoli istituzionali diversi, dietro la carica politica sempre la stessa persona: Roberto Maroni. La cui Regione accoglie meno immigrati di quanti dovrebbe.
    Lampedusa, marzo 2011. Gli sbarchi si succedono da almeno 5 settimane, incessanti. L’isola è un campo profughi a cielo aperto, le motovedette della Guardia Costiera escono a ciclo continuo verso il mare aperto per recuperare i barconi stracarichi di migranti, notte e giorno. Tra il Cie, il porto e la “collina della vergogna” che lo sovrasta stanziano tra i 7 e gli 8mila immigrati al giorno. Gli occhi dell’Europa sono puntati sull’Italia e il 22 marzo Roberto Maroni, allora capo del Viminale, convoca al ministero – insieme all’ora capo della polizia, Antonio Manganelli ed al commissario straordinario per l’emergenza, Giuseppe Caruso – i presidenti di Regioni, Upi ed Anci per chiedere l’ok a un piano di emergenza che prevedeva la distribuzione in tutto il paese di 50mila profughi. ”Tutti i territori – sottolinea Maroni – devono sentirsi coinvolti”. Non solo: il ministro del Carroccio ha addirittura un occhio di riguardo per le regioni del Sud. Lo smistamento dei migranti, spiega, ”avverrà in base al numero di abitanti per regione, ma ci saranno dei correttivi: Sicilia, Calabria e Puglia, che hanno già una forte pressione migratoria, Abruzzo, che ha avuto il terremoto e altre che ospitano già un numero elevato di centri per migranti, saranno salvaguardate”.
    Il piano però non andava giù agli enti locali, con le Regioni che accusavano l’esecutivo di aver fatto “scelte unilaterali”. Così il 31 marzo Maroni tornava sull’argomento per richiamare i governatori alle loro responsabilità: “Abbiamo individuato dei luoghi in tutte le regioni, escluso l’Abruzzo, sia per i profughi sia per i clandestini – scandiva l’allora capo del Viminale al termine della riunione di governo a palazzo Chigi – è un’emergenza grave che richiede la solidarietà e il concorso di tutte le regioni. Credo che questi atteggiamenti di rifiuto che sorgono ovunque si individui un luogo dove accogliere temporaneamente questi clandestini – sottolineava, con fare stizzito, Maroni – non possano essere giustificati“.
    Quattro anni dopo lo scenario istituzionale è mutato. Ora Maroni sta dall’altra parte della barricata, sul versante di coloro che devono industriarsi per garantire accoglienza ai richiedenti asilo. Una posizione che non gli piace, ma che sfrutta abilmente in chiave politica.
    Migranti, quando Maroni diceva: "Sindaci e Regioni accolgano 50mila clandestini" - Il Fatto Quotidiano

  2. #292
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Lo strafatto quotidiano rivela la sua matrice sinistricola. Come sempre.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #293
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Maroni alza il tiro, dopo i fatti del ferroviere macetato.
    Il sefardita si sta rendendo conto che il giochino tra i due Mattei, che si tirano la volata a vicenda, sta rischiando di portare via il partito dal seminato ebraico che da sempre lo contraddistingue.
    Grave errore l'aver lasciato prendere il bandolo da uno non appartenente alla stessa razza!
    Deve reagire.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #294
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Bobo, fai il duro anche sui soldi
    Dopo mesi di silenzio, Maroni si riscopre barricadero. Ma non sulla rapina fiscale che ogni anno la Lombardia subisce (oltre 50 miliardi) per alimentare l'assistenzialismo becero (come pure aveva detto in campagna elettorale), bensì sugli immigrati. Intanto, il "somaro lombardo" continua a pagare...
    di Carlo Lottieri
    Per mesi e mesi non aveva più fatto parlare di sé. Dopo essere stato il leader della Lega durante la stagione più scialba che questo partito abbia conosciuto e dopo aver abbandonato quell’incarico, Roberto Maroni – da presidente della Lombardia – era come entrato in quel cono d’ombra in cui c’è spazio solo per l’ordinaria amministrazione regionale, la gestione del potere, la retorica di partito. Ma ora è tornato a farsi sentire, aprendo un contenzioso forte tra il Pirellone e Roma.
    Quando si candidò a presidente della più importante regione italiana, l’esponente leghista aveva promesso di battersi per una decisa rivendicazione territoriale: per porre fine (o limitare al massimo) lo sfruttamento che i lombardi subiscono da anni. Parlò di un 75% della tassazione da mantenere in Lombardia, promise misure anche estreme, garantì che nulla sarebbe più stato come prima.
    Dopo due anni di silenzio, ora Maroni fa le barricate. Ma non sui soldi, bensì sugli immigrati. Gli oltre 50 miliardi di euro del residuo fiscale, che rappresentano la differenza tra quanto la Lombardia versa e quanto riceve ogni anno in beni e servizi, sono insomma usciti di scena. Il fatto che una famiglia lombarda di quattro persone perda ogni anni più di 20 mila euro perché costretta a essere “solidale” con il resto del Paese non è più tema da discutere. Si è anche disposti ad alzare la voce, ma solo per provare a evitare che i bus carichi di profughi e disperati arrivino a Como o a Brescia.
    Perché questa svolta? Il motivo è chiaro. Quando si punta all’egemonia nel centro-destra e quando insomma ci si propone quali leader nazionali (come da tempo Matteo Salvini sta facendo), le rivendicazioni territoriali vanno messe da parte. Non si prendono voti al Sud e non ci si affratella con Casa Pound parlando del residuo fiscale e dello sfruttamento dei lombardi, sottolineando l’esigenza di liberare la Padania e difendendo il diritto dei veneti a votare sul loro futuro. La nuova Lega, che punta a costruire in Italia una sorta di partito sovranista, non può più focalizzarsi sui soldi che lasciano la Lombardia, il Veneto o l’Emilia per andare ad alimentare l’assistenzialismo più corrotto e inefficace. Quei temi ormai sono scomodi.
    I lombardi possono continuare a subire il salasso che ben conosciamo e il ceto politico meridionale (che con qualche suo esponente sta salendo proprio sul Carroccio) può continuare a spendere e spandere. La questione fiscale e quella indipendentista, per la Lega, non sono importanti. Oggi la leadership della Lega ha fatto proprie le parole d’ordine della destra statalista di tutta Europa e si muove di conseguenza. Il “somaro lombardo” di cui parlavano i manifesti leghisti un quarto di secolo fa può continuare a pagare e tacere.
    Bobo, fai il duro anche sui soldi | L'intraprendente

  5. #295
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Dei soldi delle nostre tasse e dell'indipendenza a Maroni non gliene può fregar di meno, anzi è vero il contrario.
    Del motivo VERO della sua levata di scudi attuale abbiamo già scritto.
    E purtroppo ben sappiamo che la nostra libertà non c'entra.
    Mi sembra che l'articolo faccia di Maroni e Salvini un tutt'uno, ma non è così.
    Uno solo dei due è sefardita.
    Il partito lo è da sempre.
    Và pensiero...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #296
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Migranti: Salvini, andrò in Marocco e Nigeria per sentire loro esigenze

    Una controllatina ai bagagli no?
    La LN ha già insegnato abbastanza con l'Africa, mi pare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #297
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Statuto Lega Nord: ecco cosa cambia. Meno poteri per Bossi che replica: "Hanno paura" - Termometro Politico

    Siamo a questi livelli di miseria.
    A Pontida più niente Padania nel simbolo, solo il nome del megalomane spinto dai poteri.
    Nuovo statuto che limita Bossi.
    Sul palco ci saranno i nuovi 10 eletti in Cicilia per la Lega.
    Capite che occorre qualcosa per tacitare i militonti nostalgici, ossia quelli proprio più scemi.
    Il teatrino continua, ma è veramente arrivato a livelli penosi, se devono fingere di "staccare" l'handicappato per gestire gli ultimi scontenti.
    Povera Lega, che fine!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #298
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Lega: Salvini, stiamo pensando a una Pontida al Sud
    E che ci resti sto terrone!
    Tanto per i pirla Padani ha già preparato il riciclo dell'handicappato.
    Il massimo che si meritano.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 21-06-15 alle 12:35
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #299
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Berlusconi e Salvini si incontrano martedì.
    Cambia il giorno, chissà se cambia anche la cifra sull'assegno?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #300
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    L?ideologo di Putin lancia la Lega «Ultima speranza per l?Italia» - Politica - iltempo
    L’ideologo di Putin lancia la Lega «Ultima speranza per l’Italia»
    Antonio Rapisarda «Matteo Salvini? Ha le caratteristiche per risolvere il conflitto del futuro: tra un’Italia che sarà sovrana o sottomessa». Parola di Alexander Dugin, studioso del «grande gioco»...






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    «Matteo Salvini? Ha le caratteristiche per risolvere il conflitto del futuro: tra un’Italia che sarà sovrana o sottomessa». Parola di Alexander Dugin, studioso del «grande gioco» della geopolitica ma soprattutto intellettuale tra i più vicini a Vladimir Putin. Per il professore, a Milano per un convegno organizzato dall’Associazione Lombardia-Russia (animata da Gianluca Savoini) e da L’intellettuale dissidente proprio sulla figura performante del presidente russo, è l’altro Matteo, assieme a Marine Le Pen, a rappresentare il blocco identitario che dovrà costruire un’Europa «amica» della Russia in un’ottica multipolare. Un’attestazione significativa, da parte del padre del neo-eurasiatismo, che arriva il giorno dopo il raduno di Pontida, dove il leader della Lega ha rivendicato ancora una volta la sua stima per l’azione politica di Putin.
    Professor Dugin, perché nei discorsi di Putin, di Salvini e di Marine Le Pen si insiste sempre sul concetto di sovranità?
    «Nel processo della mondializzazione non può esistere nessuno Stato sovrano. Tutti devono essere dipendenti dall’unico centro della decisione: così si manifesta il trionfo di ciò che chiamo imperialismo liberale sulla forma democratica. Faccio l’esempio della Russia. Se è d’accordo a seguire questa agenda imposta dagli Stati Uniti, tutto va bene, deve "distruggersi sempre di più". Quando invece la Russia non vuole andare in questo senso, come sta facendo Putin che vuole riaffermare se stessa, tutto diviene un problema».
    Come sta succedendo nella crisi ucraina nei confronti della Russia?
    «L’Occidente ha iniziato una crociata contro la resistenza a questa dominazione di stampo globalista che minaccia non solo la Russia ma anche tutti i Paesi ancora sovrani. Questa è la spiegazione della tensione che cresce a Est: proprio perché la Russia è abbastanza forte per affermare la propria indipendenza».
    Le sanzioni alla Russia sono state un boomerang per l’economia italiana. A chi giovano?
    «La stragrande maggioranza degli italiani sono a favore degli accordi con la Russia ma Matteo Renzi è limitato nelle sue possibilità a causa delle pressioni dei circoli finanziari internazionali».
    Se Renzi «non corrisponde» chi potrebbe allora?
    «L’unico politico che può rappresentare gli interessi reali degli italiani è Matteo Salvini, perché Berlusconi non gioca più un ruolo importante. Questa stella emergente di Salvini invece, che sostiene il nuovo polo di dialogo con la Russia, è la compensazione di questa mancanza di democrazia sostanziale incarnata da Renzi».
    Cosa pensa, a proposito, del gruppo euroscettico appena nato nel Parlamento europeo?
    «La coalizione degli euroscettici rappresenta l’alternativa ideologica a questa onnipotenza mondialista. Non è un fenomeno marginale, ma centrale per la politica europea».
    Perché la Russia di Putin piace tanto agli identitari europei?
    «Rappresenta un’alternativa culturale: all’ideologia gender, che attacca la società con la promozione dei diritti gay, a tutte queste "formule" dell’ideologia attuale. La Russia difende i valori della famiglia e dell’identità. È diventata la forza centrale di questa resistenza globale. Molta gente sta con Putin non perché siano russofili ma perché sono contro questa dominazione geopolitica americana».
    Il ruolo dell’Italia in questo scacchiere?
    «Non può continuare con questo sviluppo inerziale. Deve prendere una decisione esistenziale: essere o non essere. Se il governo liberale, gay friendly, continuerà con la stessa agenda come oggi, per inerzia, nel futuro immediato la catastrofe è inesorabile, l’identità italiana scomparirà. Ma la continuazione della stessa politica scatenerà la reazione popolare: e l’Italia sarà o sovrana o sottomessa. O in un contesto multipolare, sviluppando relazioni paritarie con la Russia, o con gli Stati Uniti. I politici che sapranno fare questa scelta saranno i capi dell’Italia del futuro».
    Chi secondo lei?
    «Tra i politici attuali Salvini è il più predisposto. Per il momento risponde alle sfide più concrete. Dovrà fare spazio alle diverse competenze, allargare lo spettro degli argomenti. Superare questa forma per puntare ancora più in alto. Del resto già Berlusconi, malgrado se stesso e non grazie a se stesso, è diventato il politico numero uno in Italia».
    Antonio Rapisarda

 

 
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