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  1. #1011
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Robusti: La Lega è superata. Serve altro ormai
    5 OTTOBRE 20225 OTTOBRE 2022 OPINIONI LETTURA 7 MIN

    di Giovanni Robusti – La situazione per la Lega è tale che l’unica soluzione è dividersi. Da buoni fratelli o metà per ciascuno. Che non è esattamente la stessa cosa. Vediamo perché? A mio modestissimo parere ovviamente.

    Il sistema politico italico e non solo quello, si sta evolvendo. Il modo di relazionarsi tra le persone è profondamente cambiato. Siamo soli tra di noi essendo contemporaneamente sempre più connessi tra tutti. Questo stravolge l’impostazione classica, storica, di un partito. Le sezioni, i militanti, i manifesti, le assemblee, le proteste per strada, le feste, i banchetti, sono strumentazioni del secolo scorso ormai da museo. Oggi contano i leader, i click, le fake news. Oggi un partito è diventato un’impresa, una azienda che deve dare riscontri soprattutto economici. Sono macchine da guerra dove si è capovolto l’assioma. Si veda solo l’uso strumentale dei referendum. E mi fermo qui. Prima il partito era la sintesi degli interessi, delle aspirazioni, delle ideologie degli elettori. Gli elettori erano il fine. Oggi gli elettori sono il mezzo. Bisogna rispondere alla pancia degli elettori perché la loro adesione costituisce lo strumento, il bene strumentale, per fare fatturato.

    Questo ha modificato anche l’approccio degli elettori al partito. Non c’è più la fede cieca se non nei pochi militanti veri rimasti. Pochi e con tanti capelli grigi. Escludendo quelli che prendono quella strada per avere un risultato concreto. Prima militanti, poi segretari, consiglieri comunali, regionali etc. etc. Ripeto, sempre con le dovute eccezioni che confermano la regola. L’elettore vota di volta in volta chi ritiene possa dare delle risposte ai problemi comuni. Seppur isolati, abbiamo tutti bisogno di cose comuni. La scuola, la sanità, la giustizia, l’ordine pubblico, le strade, i treni e tant’altro sono, per loro natura, spazi che sono gestiti dal pubblico e quindi dalla politica. Cioè dai vertici dei partiti. Quindi si vota in funzione a come si vorrebbe fosse gestita la vita comune. Si è persa l’appartenenza, l’ideologia.

    Ma fino a un certo punto. Siccome l’uomo/donna non è fatto solo di se stesso e solo di interessi, resta una appartenenza di principio. Un contenitore in cui collocarsi. Li chiamano destra o sinistra, conservatori o laburisti, democratici o repubblicani. In molti paesi si è creata una vera polarizzazione con poche piccole comparse che raccolgono i resti.

    In Italia, dopo il crollo di DC/PCI, il ventennio Berlusconiano ha temporaneamente rallentato la tendenza alla polarizzazione che è in corso nel resto del mondo. Finita l’era dell’inossidabile Silvio il processo si è rimesso in moto e si è visto palesemente nelle elezioni del 25 settembre. Masse di milioni di voti sono passate da un partito all’altro senza nessun problema. Partiti spesso tra di loro poco compatibili. Ma tutti o quasi sempre all’interno della grande barriera, destra/sinistra.

    Se tutto ciò è vero sono chiare due evoluzione, a mio avviso. La prima che non c’è spazio all’interno degli attuali partiti e della divisione destra/sinistra per la logica nord/sud o viceversa. Sentire Molinari dire “ Il Nord? Lo abbiamo sempre ascoltato” fa capire benissimo che è stato stravolto il rapporto elettore/movimento.

    Da vecchio leghista che ci ha messo la faccia e non solo, sentire che “siamo ascoltati” mi fa alzare il pelo sulla schiena. Ma come ascoltati. Tutti ci hanno sempre ascoltati. Che poi abbiano capito o voluto capire è ben altra cosa. Noi abbiamo bisogno di essere rappresentati. Ed in esclusiva. Diversamente non serve. Ergo questa che si ostina a chiamare Lega, ma che di fatto si chiama Salvini, non può, non sa, non vuole rappresentare il NORD in esclusiva e sino … alla morte. Quindi a che serve?

    Dall’altra parte sarà inevitabile e non troppo in là nel tempo, che destra/sinistra si andranno ad identificare con un unico soggetto politico. Sdoganata la Meloni dal post fascismo con i voti che ha preso. Governando, la stessa, con un minimo di sale in zucca come ha dimostrato di saper fare portando un partito, e quale partito con quale storia, dal 4 al 24. A meno che non si voglia supporre che un quarto degli italiani è diventata militante di FdI o nostalgica del Duce. Se la Meloni riesce a tenere il pezzo sarà inevitabile che gli altri due compari verranno assorbiti assieme a comprimari e comparse varie. E’ solo questione di tempo. Forse non si chiamerà FdI ma poco importa il nome. Idem succederà a sinistra. Anche se con maggior difficoltà. Come nel resto del mondo. Perché la sinistra è più ideologica, più divisiva. I distinguo fanno principio. Alla fine solo uno prevarrà. E non è detto che sia il PD.

    In questo contesto chi spera che dalla Lega/Salvini esca una posizione autonomista o anche solo autonomia differenziata, che già dal nome porta ad essere complicato capire bene cosa si voglia fare, credo dovrà mettersi il cuore in pace. Veti incrociati, scambi, mediazioni e l’autonomia già annacquata diventeranno “parole, parole, parole …. “

    Serve rifondare un movimento autonomista che abbia quello come solo ed unico obbiettivo. Sino ad ipotizzare che non si debba nemmeno partecipare al Parlamento Italiano. Solo Regioni e Unione Europea. Europa dove non si facciano le comparse rispondendo a Le Pen / Orban o quale altro pseudo leader di destra. Si metta al primo posto la creazione di una vera alleanza di intenti e di azione con i movimenti indipendentisti europei. Dalla Scozia, alla Spagna. Dalla Germania all’Irlanda e a chi altro abbia gli stessi obbiettivi.


    La Lega Nord ha perso la testa andando a Roma, come sempre, come tutti.

    L’unico che la testa l’ha costruita a Roma è stata la chiesa cattolica, con tutto il rispetto. Che guarda caso di politica, quella attiva, ha smesso da tempo di occuparsi. E non ho scritto che abbia smesso di farla.

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...e-altro-ormai/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #1012
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Alessandri: Il Nord può riscoprire la sua identità fuori dalla Lega
    4 OTTOBRE 20224 OTTOBRE 2022 OPINIONI LETTURA 2 MIN

    di Angelo Alessandri – Sono stato l’ultimo Presidente Federale eletto della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. Per ben 7 lunghi anni, di cui 4 al governo. Ero il presidente del segretario Umberto Bossi. A cui cedetti il titolo., a vita, quel giorno delicato del 5 Aprile 2012. Quel giorno lui divenne presidente a vita di un partito che veniva piano piano messo in liquidazione.
    Per questo me ne andai pochi mesi dopo.

    Ho vissuto il nordismo fieramente. Con orgoglio. Che fantastico sogno.
    E non aveva senso rimanere mentre svendevano tutto a Roma. Mentre diventavano romani. E’ bastato trovare un cavallino di Troia.
    Persino troppo facile.

    Ma Roma usa, ti dà, e poi ti sputa.

    Inventano comitati del nord ma solo se fai una tessera tricolorata prima. Che tristezza.
    Cercano solo di tenere nella stalla i pochi rimasti. E usano Umberto. Doppia tristezza.

    Ma non hanno capito una cosa. Forse pochi lo hanno capito. Soprattutto non può capirlo chi non conosce il nordismo più vero e radicato.
    I leghisti, quelli del nord, sono fuori dalla Lega almeno al 90%.
    Inutile adesso inventarsi inutili comitati nordisti dentro una scatola calabrocentrica.

    Il Nord riparte. Adesso che il bluff è chiaro a tutti. Con le fanfaronate qualcuno aveva anestetizzato il problema nordista.
    Ma la ferita era aperta. E adesso, passata l’anestesia, il dolore torna tutto a farsi maledettamente sentire.

    Dagli incontri autonomisti di Desenzano, al lavoro di questi anni di Grande Nord, ai tentativi come il partito dei Veneti sino ai prossimi incontri che si stanno organizzando, come quello di Biassono.
    Il Nord rialza la testa. Riprende piano piano coscienza. Riscopre la sua identità.
    Fuori dalla Lega.
    Nella Lega che ha tradito rimarranno giusto i bambini che giocano coi soldatini.
    Il nordismo non è per chi ha girato le spalle all’identità.

    Angelo Alessandri
    Ex presidente federale Lega NORD per l’Indipendenza della PADANIA

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...ri-dalla-lega/
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  3. #1013
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Se son rose fioriranno.
    Ma temo molte spine.

  4. #1014
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    22 ottobre, a Pavia e Schio due eventi a 5 anni dal referendum
    6 OTTOBRE 20226 OTTOBRE 2022 POLITICA LETTURA 2 MIN

    Rete 22 Ottobre, una delle sigle aderenti ad Alleanza per l’Autonomia, parteciperà all’evento, dal titolo “2017-2022: È tempo di Autonomia”, organizzato dal Comune di Pavia, su iniziativa di Niccolò Fraschini, consigliere delegato all’autonomia, che si terrà sabato 22 Ottobre dalle ore 14.30 presso la sala conferenze del Castello Visconteo di Pavia in concomitanza con un evento analogo che si terrà a Schio in provincia di Vicenza. Tra i relatori Giancarlo Pagliarini, presidente onorario di Rete 22 Ottobre.

    “A cinque anni dal referendum sull Autonomia in Lombardia e Veneto, nulla è stato fatto da tre Governi, se non proporre Autonomie farlocche tramite improbabili leggi quadro senza minimamente tenere in considerazione gli accordi Stato Regioni del febbraio 2018. Serve un soggetto politico che riprenda con onestà la questione territoriale abbandonata da tutti i partiti centralisti”. Così Gianantonio Bevilacqua presidente di Rete 22 Ottobre.

    Ecco la giornata pavese.

    Questo il programma di Schio.

    Assemblea dedicata ad Amministratori, Imprenditori, Associazioni e Cittadini che vogliono agire per l’autonomia del Veneto.

    Scaletta degli interventi:
    080 – 09:15 Accoglienza
    09:15 – 09:20 Saluti e introduzione
    09:20 – 10:40 “Autonomia o dissesto: la bomba a orologeria nelle Amministrazioni comunali” Intervista sui problemi delle Amministrazioni venete
    Valter Orsi, sindaco di Schio
    Oscar De Pellegrin, sindaco di Belluno
    Mario Conte, Presidente ANCI Veneto e sindaco di Treviso
    Pausa caffè
    11:15 – 120 “Autonomia: gli errori, gli ostacoli, la proposta” Punto della situazione sul percorso verso l’autonomia
    Ettore Beggiato, storico dell’autonomia del Veneto
    Simonetta Rubinato, Presidente Comitato Veneto per le autonomie
    Stefano di Lallo, Legnaro, Capogruppo Autonomia per il Veneto
    Renato Mason, segretario CGIA Mestre
    120 – 12:45 Conclusioni
    Paolo Franco, Responsabile comitati Sì all’autonomia
    Modera: Luigi Bacialli, direttore di rete Medianordest

    Quando, dove:
    Sabato 22 ottobre 2022 , 09:00 – 12:45
    Hotel Noris, Viale dell’Industria 125, Schio
    Evento a numero chiuso.
    Per garantire la buona riuscita dell’evento, si chiede la prenotazione obbligatoria con ricezione di conferma, che sarà trasmessa in caso di disponibilità di posti. La partecipazione è gratuita.

    https://www.lanuovapadania.it/politi...al-referendum/
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  5. #1015
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Salvini: Me ne andrò quando riporterò Lega al 30. E su iniziativa Bossi: Ci metto la firma anche io
    7 OTTOBRE 20227 OTTOBRE 2022 POLITICA LETTURA 3 MIN

    Resta sugli scudi il confronto tra Matteo Salvini e il territorio del nord, dopo i mal di pancia dei vecchi leghisti, a partire dalla mossa del ‘Comitato Nord’ messo in piedi da Umberto Bossi. Ieri sera il leader della LEGA, ospite a Saronno, nel Varesotto, per una iniziativa del partito ha incontrato dirigenti, amministratori locali e militanti. Nessuno si nasconde – a quanto filtra dal confronto a porte chiuse – che il risultato elettorale della Lega è stato deludente, ma nessuno punta il dito contro il segretario. Anzi. Così, a quanto apprende AdnKronos, lo stesso Salvini ha buon gioco a rivendicare il lavoro fatto, chiarendo che non ci sono ipotesi di passi di lato nel partito: “Troppo comodo – avrebbe detto – fare come fanno altri, c’è chi lascia la segreteria dopo la sconfitta elettorale”, è il ragionamento con implicito riferimento a Letta e al partito democratico. “Io – avverte – me ne andrò solamente quando riporterò la Lega al 30%”. Ad ascoltarlo anche Attilio Fontana (cui Salvini ha confermato essere il candidato per la Regione) e Giancarlo Giorgetti. Con il ministro per lo sviluppo economico che avrebbe ripercorso le tappe dell’impegno leghista al governo, spiegando che in ogni caso è stato meglio starci al governo per fare le cose possibili. Al tavolo e in platea, con i militanti anche il senatore Stefano Candiani e altri dirigenti. Poi il tempo di un battuta da parte di Francesco Speroni, leghista della prima ora e già ministro per le Riforme nel primo governo Berlusconi. “Che dobbiamo fare con il Comitato di Bossi? Posso firmare anche io?” è la domanda rivolta a Salvini. “Dove c’è la firma di Bossi, subito sotto c’è la mia”, sarebbe stata la risposta del segretario.

    Intanto fonti della Lega sul fronte della formazione del nuovo governo fanno sapere che “Non ci sono veti di alcun tipo su Matteo Salvini, il cui ottimo lavoro ai tempi del Viminale non è in discussione”.

    Ma parla anche il governatore Fontana dopo l’iniziativa di Umberto Bossi. “Un’analisi assolutamente serena, fatta da tanti militanti che hanno dimostrato innanzitutto una grande passione, una grande volontà, di fare in modo che la Lega possa continuare con la grande determinazione che ha avuto fino a oggi, e anche di più”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha parlato dell’assemblea dei militanti della Lega che si è svolta ieri sera a Saronno (Varese), con il leader Matteo Salvini e il vice segretario Giancarlo Giorgetti. “Inoltre, l’unica richiesta che è emersa è che i militanti vogliono parlare di più dei problemi del Nord, e delle questioni che attengono all’autonomia, a questi argomenti che per loro fanno parte della storia del partito”, ha aggiunto Fontana, a margine di un evento in Regione.

    https://www.lanuovapadania.it/politi...irma-anche-io/
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  6. #1016
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Salvini: Me ne andrò quando riporterò Lega al 30. E su iniziativa Bossi: Ci metto la firma anche io
    7 OTTOBRE 20227 OTTOBRE 2022 POLITICA LETTURA 3 MIN

    Resta sugli scudi il confronto tra Matteo Salvini e il territorio del nord, dopo i mal di pancia dei vecchi leghisti, a partire dalla mossa del ‘Comitato Nord’ messo in piedi da Umberto Bossi. Ieri sera il leader della LEGA, ospite a Saronno, nel Varesotto, per una iniziativa del partito ha incontrato dirigenti, amministratori locali e militanti. Nessuno si nasconde – a quanto filtra dal confronto a porte chiuse – che il risultato elettorale della Lega è stato deludente, ma nessuno punta il dito contro il segretario. Anzi. Così, a quanto apprende AdnKronos, lo stesso Salvini ha buon gioco a rivendicare il lavoro fatto, chiarendo che non ci sono ipotesi di passi di lato nel partito: “Troppo comodo – avrebbe detto – fare come fanno altri, c’è chi lascia la segreteria dopo la sconfitta elettorale”, è il ragionamento con implicito riferimento a Letta e al partito democratico. “Io – avverte – me ne andrò solamente quando riporterò la Lega al 30%”. Ad ascoltarlo anche Attilio Fontana (cui Salvini ha confermato essere il candidato per la Regione) e Giancarlo Giorgetti. Con il ministro per lo sviluppo economico che avrebbe ripercorso le tappe dell’impegno leghista al governo, spiegando che in ogni caso è stato meglio starci al governo per fare le cose possibili. Al tavolo e in platea, con i militanti anche il senatore Stefano Candiani e altri dirigenti. Poi il tempo di un battuta da parte di Francesco Speroni, leghista della prima ora e già ministro per le Riforme nel primo governo Berlusconi. “Che dobbiamo fare con il Comitato di Bossi? Posso firmare anche io?” è la domanda rivolta a Salvini. “Dove c’è la firma di Bossi, subito sotto c’è la mia”, sarebbe stata la risposta del segretario.

    Intanto fonti della Lega sul fronte della formazione del nuovo governo fanno sapere che “Non ci sono veti di alcun tipo su Matteo Salvini, il cui ottimo lavoro ai tempi del Viminale non è in discussione”.

    Ma parla anche il governatore Fontana dopo l’iniziativa di Umberto Bossi. “Un’analisi assolutamente serena, fatta da tanti militanti che hanno dimostrato innanzitutto una grande passione, una grande volontà, di fare in modo che la Lega possa continuare con la grande determinazione che ha avuto fino a oggi, e anche di più”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha parlato dell’assemblea dei militanti della Lega che si è svolta ieri sera a Saronno (Varese), con il leader Matteo Salvini e il vice segretario Giancarlo Giorgetti. “Inoltre, l’unica richiesta che è emersa è che i militanti vogliono parlare di più dei problemi del Nord, e delle questioni che attengono all’autonomia, a questi argomenti che per loro fanno parte della storia del partito”, ha aggiunto Fontana, a margine di un evento in Regione.

    https://www.lanuovapadania.it/politi...irma-anche-io/
    ... e allora non se ne andrà più.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  7. #1017
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Il Nord (macroregione) esiste? Per la Costituzione sì. Per i partiti meno. Molto meno
    7 OTTOBRE 20227 OTTOBRE 2022 OPINIONI LETTURA 5 MIN

    di Sergio Bianchini – Il dibattito sui contenuti dell’autonomia, del federalismo del nordismo non decolla.

    E questo è un vizio tipicamente italiano di fare le discussioni su termini molto generali e non esplicitare mai il programma concreto, quello che si può perseguire in pochi anni pur dentro una strategia ancora più ampia.

    Secondo me un nordismo senza l’esplicita ricerca della macroregione nord è assolutamente nullo, spesso in buona fede ma a volte anche in mala fede.

    Propongo di usare l’aderenza al principio della necessità di una macroregione nord come principale criterio per distinguere il nordismo autentico da quello fasullo.

    La Lega ha avuto i governatori di Piemonte, Lombardia e Veneto e non ha mai istituito nemmeno un patto di consultazione istituzionale tra loro.

    Il colmo dei colmi sono state le due frasi distinte nei due referendum paralleli di Lombardia e Veneto sull’autonomia.

    Certo la relazione della macroregione nord con lo stato Italiano sarebbe da definire in itinere ma la semplice Costituzione, anche solo di un coordinamento, modificherebbe immediatamente il discorso politico e le possibilità di superare la natura unilaterale centro-sudista dello stato italiano attuale e delle sue politiche, in primo luogo quella fiscale e la giustizia.

    In politica estera non bisognerebbe distinguersi dalla tradizione Italiana che è Atlantica e Nato ma con iniziative proprie di cui Enrico Mattei è un esempio antico. Iniziative proprie che adesso non si vedono.

    Il Nord non ha ancora meditato abbastanza sul fallimento delle sue politiche oscillanti tra italianismo e indipendentismo con risultati deludenti su entrambe i fronti.

    Non molti anni fa la Lega aveva la presidenza di Piemonte, Lombardia e Veneto. Allora pensai che si sarebbe potuta costituire la macroregione nord o almeno avviarne la costruzione. Invece niente. Zaia disse che fare una macroregione con i poteri attuali era impensabile. Maroni disse che bisognava fare la macroregione alpina.

    La nostra Costituzione parla chiarissimo riguardo la fusione di regioni.

    Art 132: Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

    E’ chiarissimo come una regione di 15 (Lombardia, Veneto) o 20 (Lombardia, Veneto, Piemonte) milioni di abitanti avrebbe immediatamente un peso enorme nella politica nazionale. E’ chiaro che sarebbe facile in questo modo mobilitare anche il nordismo diffuso e maggioritario, che rifiuta però posizioni estreme e messianiche, proponendo un obiettivo assolutamente previsto e regolato dalla Costituzione.

    Le genti del nord sarebbero chiamate ad una prospettiva concreta con passaggi chiari e tolte dal vicolo cieco del doppio binario nazionalismo – autonomia – secessionismo che si è rivelato come la nuova via alle poltrone nazionali.

    Cominciando con le sole Lombardia e Veneto l’effetto di trascinamento poi su Piemonte e perfino Emilia e Liguria sarebbe potentissimo. A quel punto, creata la base di forza di massa del nord , massa critica di opinione ed istituzionale, la trattativa con il resto del paese per un cambiamento federale dello stato non sarebbe più una ciancia oscillante tra il piagnisteo e un muscolarismo velleitario.

    A quel punto si potrebbe anche tentare un’alleanza col centro Italia per rifare completamente il paese. Agendo con trasparenza e pazienza ma con forze volta per volta crescenti e preponderanti il risultato sarebbe visibile e certo. In quei frangenti si formerebbe anche una vera e nuova classe dirigente del nord, variegata e capace, saldamente posizionata sul territorio senza la schizofrenia tra localismo e italianismo oggi prevalente.

    La più recente proposta di modifica delle regioni con il passaggio da 20 a 12 è giunta in Parlamento nel 2015 a cura di 2 parlamentari del PD, Morassut e Ranucci. Ecco il titolo di un articolo di stampa in merito di 7 (non mille) anni fa.

    “Riforme, ok a discussione per riduzione numero Regioni

    8 Ottobre 2015 – Il Governo ha accettato in Senato un ordine del giorno di Raffaele Ranucci (Pd) che “impegna il governo a prendere in considerazione prima dell’entrata” in vigore del ddl di riforma, “l’opportunità di proporre attraverso una speciale procedura di revisione costituzionale, la riduzione delle Regioni” (di Mario Valenza)

    Avete sentito qualche commento, qualche proposta alternativa del nord? Io no.

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  8. #1018
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    ... e allora non se ne andrà più.
    Un bel calcio sui denti e se ne va.
    Perché da buon traditore è anche un fifone cagasotto.
    Mi sa che di militanti tosti non ne siano rimasti più.

  9. #1019
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Il Comitato del Nord bossiano sbarca su Facebook
    7 OTTOBRE 20227 OTTOBRE 2022 POLITICA LETTURA 1 MIN

    Nasce la pagina Facebook di “Comitato del Nord”, il nuovo movimento interno alla Lega Salvini Premier, voluto dal suo fondatore, Umberto Bossi, all’obiettivo di rilanciare l’autonomia e i temi cari al Nord, dopo l’insoddisfacente esito elettorale emerso dalle politiche del 25 settembre. L’immagine del Senatur campeggia nella foto del “profilo social” e nei primi post, dove spicca il video, postato circa 2 ore fa, di un giovane BOSSI quando, il 15 settembre 1996 a Venezia, nel corso di una manifestazione dell’allora Lega Nord, proclamò la “Dichiarazione di indipendenza della Padania”. Nel testo sopra il video si legge: “I valori profondi non possono cambiare: l’Autonomia per il Nord rappresenta ancora oggi il nostro faro”. Nella nascente pagina, lanciata nelle ultime ore, compare un’immagine dell’Italia ‘tagliata’, senza il Sud, e, come primo post compaiono i titoli di alcuni lanci di agenzia che citano : ‘Lega: Bossi torna in campo, nasce Comitato Nord’, ‘Lega: Bossi ‘Comitato Nord, riconquistare elettori e rilanciare autonomia’, ‘Lega; lo strappo di Bossi, ‘nasce Comitato Nord’, ‘Lega, Bossi ‘nasce Comitato Nord per recuperare obiettivi fondazione Carroccio’. Come secondo post, si invitano i militanti leghisti a inviare un’email.

    https://www.lanuovapadania.it/politi...a-su-facebook/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #1020
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    Predefinito Re: Problemi vecchi e nuovi nella lega

    Non c’è bisogno di essere leghisti per risolvere la questione settentrionale. I governatori del Nord si diano una mossa
    11 OTTOBRE 202211 OTTOBRE 2022 OPINIONI LETTURA 5 MIN



    di Cuore Verde – In questa magmatica fase politica, dopo la clamorosa sconfitta elettorale della Lega di Salvini, parzialmente mitigata dalla vittoria governativa di coalizione, si assiste ad un interessante risveglio di associazioni, gruppi e comitati “nordisti”. Le dinamiche e gli obiettivi di questi gruppi sono certamente eterogenei: alcuni ritengono che si debba agire dall’interno, altri dall’esterno o, in alternativa, seguendo una via mediana. Altro dilemma: tornare al passato o troncare in modo netto senza alcuna nostalgia guardando al futuro?

    A me, invece, interessa quello che “arriva” alla gente, altrimenti si rischia di tramutare tutto in un includente dibattito per addetti ai lavori. Concordo sul fatto che un eccesso di nostalgia non porti da nessuna parte, però, per chi ha vissuto certe esperienze, taluni simboli ed idee possono essere molto importanti e radicati. Un esempio personale.

    Qualche giorno fa mia moglie incontra una amica che le dice “Che bella borsa verde che hai“. E aggiunge “Verde Lega“. Poi continua “Sai, io sono una leghista, ma non come quelli di oggi. Sono andata sul Po”. Mia moglie allora risponde “Guarda che adesso c’è la Nuova Padania”. “Come?” replica l’amica “la pubblicano ancora?””No, è online.”. L’amica ha ringraziato con entusiasmo mia moglie per questa notizia. Una idea che ha risvegliato un nuovo entusiasmo. Non un’idea del passato ma un modo di leggere e e raccontare i fatti con la sensibilità del Nord.


    Il dibattito principale in queste formazioni nordiste, secondo me, dovrebbe focalizzarsi sul vero scandalo politico: la questione settentrionale è sistematicamente ignorata nel dibattito pubblico e dalle grandi testate giornalistiche e televisive interessate piuttosto ad analizzare la sconfitta del PD senza dedicare alcuno spazio al vero sconfitto: il Nord Padano. La Padania è rimasta senza rappresentanza politica. Questo è il vero scandalo. Noto poi in alcuni commenti pubblicati da La Nuova Padania che qualcuno finalmente comincia a chiedersi perché in questi lunghi anni i “governatori” leghisti non si siano mai “coordinati” tra loro.

    Si rileva che perfino i quesiti sull’autonomia erano differenti tra Veneto e Lombardia. Il coordinamento delle regioni del Nord è sempre un’idea che risale a Guido Fanti. Questa è la base politica per creare la Padania. Non è una mia interpretazione. Anticipando il noto articolo-intervista a Guido Fanti pubblicato da La Stampa il 6novembre 1975 (“Ma nascerà davvero la super regione della Padania? – Fanti spiega la sua proposta per una grande “lega del Po””), l’Unità del 6 ottobre 1975 pubblicava un articolo dal titolo “Per definire il ruolo delle autonomie locali in un progetto di riconversione produttiva – Fanti propone un intervento coordinato fra tutte le Regioni della Valle Padana”.


    Un breve ma significativo passo di quell’articolo: “Il compagno Fanti ha poi anche proposto una possibilità di intervento coordinato tra tutte le Regioni della valle Padana. L’esigenza di una corretta riconversione produttiva — ha rilevato Fanti — si collega direttamente ai «nodi storici» dello squilibrio della realtà italiana, reso evidente dal rapporto Nord-Sud. Ci sembra perciò corretto proporre alle Regioni a maggiore concentrazione industriale (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, oltre che la stessa Emilia-Romagna) — ha affermato il compagno Fanti — di ripensare in termini nuovi la funzione complessiva della valle Padana nei rapporti tra Nord e Mezzogiorno ed anche in riferimento al più ampio quadro della realtà degli altri Paesi della Comunità europea. E’ un discorso, questo, che naturalmente la Regione intende proporre a tutte le forze interessate: dalle altre Regioni del nord, al governo, all’imprenditoria pubblica e privata.”

    Certo, dopo il clamore suscitato dall’articolo sulla “super regione della Padania” e dalle successive interviste ad altri presidenti di Regione sullo stesso argomento apparse su La Stampa, l’Unità pubblicherà articoli ed interviste tese a ridimensionare la proposta di Guido Fanti, ma quello che importa è il valore originario della proposta. Forse non bisogna guardare troppo al passato, ma alcune idee semplici e praticabili sono già state perfettamente tracciate. Basterebbe attuarle. E non c’è bisogno di essere “leghisti”.

    Sarebbe sufficiente comprendere che la Padania non è una scelta politica o partitica ma GEOPOLITICA.

    Cordiali saluti

    CUOREVERDE

    https://www.lanuovapadania.it/wp-con...2/02/fanti.jpg

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...ano-una-mossa/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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