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Discussione: 2 Giugno 2010

  1. #31
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    BHE VEDIAMO...
    mattino un po di cazzeggio su PIR(che bello è festa)
    mezza mattinata vado a fare la spesa....
    torno e ho due/tre atti da scrivere uno peggio dell'altro, continuerà pure in parte nel pomeriggio...
    tardo pomeriggio, mi metterò ad ordinare un po' le vecchie foto di mio nonno alle sue parate del 2 giugno, ne ho sia a piedi che a cavallo che sul blindo...
    a lui piacevano, partecipava e ne era orgoglioso da militare, 40 anni di divisa, due guerre, brigantaggio, irridentismo, legioni etc etc etc...
    na bella carriera, ciao nonno.
    legittimista si ma critico
    "il futuro d'italia è tutto nel mezzogiorno" G. Fortunato 1879

  2. #32
    pervicaci plebicola
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    senti il generale commentatore: il senso di appartenenza al corpo, la voglia di ripartire per le missioni: i soldi, i tanti i soldi che danno ai "volontari" per le missioni di pace. :giagia:
    Amico inimicoque bonum semper praebe consilium, quia amicus accepit, inimicus spernit
    All'amico e al nemico dà sempre buoni consigli, perchè l'amico li accetta il nemico li rifiuta

  3. #33
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    Citazione Originariamente Scritto da TiziusMCMLXVI Visualizza Messaggio
    senti il generale commentatore: il senso di appartenenza al corpo, la voglia di ripartire per le missioni: i soldi, i tanti i soldi che danno ai "volontari" per le missioni di pace. :giagia:
    Che in momenti di magra di bilancio, sarebbe molto meglio rimanessero in italia....... hefico: :gluglu:
    Dall'Alpe alle Piramidi
    dal Manzanarre al Reno
    va l'aspro odor de i vini
    l'anime a rallegrar

  4. #34
    pervicaci plebicola
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    Speriamo che Er Sindaco Alemanno abbia almeno ricoperto le buche di via dei Fori Imperiali, perchè le altre strade fanno pena. Strade ridotte peggio di così non me le ricordo in quarant'anni, manco a Mombasa.
    Amico inimicoque bonum semper praebe consilium, quia amicus accepit, inimicus spernit
    All'amico e al nemico dà sempre buoni consigli, perchè l'amico li accetta il nemico li rifiuta

  5. #35
    Toh Cazzo in Culo alla DC
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    Cara Eccellenza, onorevole ministro Ignazio La Russa,

    non fosse altro che per quella magnifica scena del Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi –quando le note de La Leggenda del Piave portano a commozione il compagno Peppone, dritto verso il monumento dei caduti della Grande Guerra, dritto tra le braccia di don Camillo, pacificati una volta e per sempre nel ricordo delle fangose trincee del Carso – direi che Ella ebbe a suo tempo tutte le ragioni nel tentare di restituire la ricorrenza del 4 novembre agli italiani: l’unica vera data in cui la Grande Proletaria può riconoscersi è quella. Troppo frettolosamente cucita addosso (con tutto il rispetto) è quella del 2 giugno. L’Italia è molto più antica della Repubblica e ancora da molto più lontano arriva – da Virgilio, non certo dalla Costituzione – il sentimento di un’identità cui occorre dare adesso il sigillo di una pacificazione. Quando ebbi l’onore di partecipare agli incontri del Comitato per il Centocinquantenario dell’Unità presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, ora dimissionario (a proposito, Eccellenza, che notizie si hanno sul “Comitato”?), confrontandomi con tutti e con le tante storie lontane e libere, ebbi la conferma di quanto fosse remota e al contempo viva l’Italia. Già la parola Roma potrebbe concludere ogni discorso ma troppa fuffa guelfa ancora incombe e troppo esoterica risulta la data del 21 aprile, il Natale di Roma appunto, e l’Italia allora dovrebbe fare ciò che nobilmente e drammaticamente fa la Russia incontrando ogni anno la propria storia alla parata patriottica: unitamente alle bandiere degli Zar, dell’Unione Sovietica e della nuova Confederazione non c’è vessillo che non trovi l’applauso del popolo.
    Ecco, cara Eccellenza, noi ci conosciamo bene e non di questo dobbiamo discutere in questa sede, quelli come noi (sia detto per inciso, citando Il Gattopardo) dei Savoia abbiamo fatto savoiardi da inzuppare nel caffellatte, Dio ce ne scampi dal Vittorio Emanuele in circolazione e però una cosa: non è ridicola questa Patria che teme di onorare quella bandiera con lo Stemma di Casa Savoia seguendo la quale, in nome del Re, si fece l’Unità, si fece l’Italia, si combatté il colera, si organizzarono i soccorsi tra le macerie del terremoto di Messina, s’innalzarono le cattedre sulle pedane alte da dove ogni signor maestro fece guerra all’analfabetismo?
    Eccellenza carissima, già odo le deprecazioni arrivare: è la stessa bandiera della disfatta. Delle leggi razziali. E del tradimento (per quel che compete la guerra civile, sig. Ministro). Deprechiamo pure per fatti nostri: è anche la stessa bandiera che portò distruzione e strage nel nostro Sud, quando con la menzogna della lotta al terrorismo (ops!, è un lapsus, riprendiamo), quando con la menzogna della lotta al brigantaggio, in pochi mesi, dal Gargano all’Aspromonte, da Bronte a Favignana, si mise a morte non meno di un milione di uomini e donne, con tanto di teste messe sotto formalina a far bella mostra ancora oggi a Torino (lo so, lo so, come se in Alabama oggi ci fossero sale espositive con le teste degli schiavi).
    Eccellenza carissima, propongo da subito la mia obiezione all’anatema: la bandiera del cattiverio era un’altra e non di quella stiamo parlando. Ma si pensi a quanto onore mettono i russi nel non rinnegare la Falce e il martello che in quella patria è simbolo di persecuzione e memoria di martirio. Ovvio, le insegne del partito comunista non hanno conosciuto la sconfitta. Ma quanta magnifica dignità ne guadagnerebbe il nostro sentimento d’italiani se non solo col 4 novembre – lasciando garrire al vento accanto a quello dei tempi nuovi, il Tricolore con quello stemma – ma anche dopo domani, Ella, cara Eccellenza, riuscisse a convincere il Capo dello Stato a sostare per un istante sugli attenti proprio davanti a quella bandiera: in un istante la Repubblica guadagnerebbe a sé la storia. E non più quelle cronache da taverna su cui è stato avvelenato il sangue dei vincitori. E quello dei vinti.

    Buon lavoro, cara Eccellenza

    Pietrangelo Buttafuoco, per Libero

  6. #36
    pervicaci plebicola
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    Pensa un po' il povero Berlusconi che s'è trovato in mezzo a polizia, carabinieri, finanzieri e poi secondini ............ giornataccia
    Amico inimicoque bonum semper praebe consilium, quia amicus accepit, inimicus spernit
    All'amico e al nemico dà sempre buoni consigli, perchè l'amico li accetta il nemico li rifiuta

  7. #37
    in silenzio
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    Lightbulb Rif: 2 Giugno 2010

    Citazione Originariamente Scritto da sorci verdi Visualizza Messaggio
    Cara Eccellenza, onorevole ministro Ignazio La Russa,

    non fosse altro che per quella magnifica scena del Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi –quando le note de La Leggenda del Piave portano a commozione il compagno Peppone, dritto verso il monumento dei caduti della Grande Guerra, dritto tra le braccia di don Camillo, pacificati una volta e per sempre nel ricordo delle fangose trincee del Carso – direi che Ella ebbe a suo tempo tutte le ragioni nel tentare di restituire la ricorrenza del 4 novembre agli italiani: l’unica vera data in cui la Grande Proletaria può riconoscersi è quella. Troppo frettolosamente cucita addosso (con tutto il rispetto) è quella del 2 giugno. L’Italia è molto più antica della Repubblica e ancora da molto più lontano arriva – da Virgilio, non certo dalla Costituzione – il sentimento di un’identità cui occorre dare adesso il sigillo di una pacificazione. Quando ebbi l’onore di partecipare agli incontri del Comitato per il Centocinquantenario dell’Unità presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, ora dimissionario (a proposito, Eccellenza, che notizie si hanno sul “Comitato”?), confrontandomi con tutti e con le tante storie lontane e libere, ebbi la conferma di quanto fosse remota e al contempo viva l’Italia. Già la parola Roma potrebbe concludere ogni discorso ma troppa fuffa guelfa ancora incombe e troppo esoterica risulta la data del 21 aprile, il Natale di Roma appunto, e l’Italia allora dovrebbe fare ciò che nobilmente e drammaticamente fa la Russia incontrando ogni anno la propria storia alla parata patriottica: unitamente alle bandiere degli Zar, dell’Unione Sovietica e della nuova Confederazione non c’è vessillo che non trovi l’applauso del popolo.
    Ecco, cara Eccellenza, noi ci conosciamo bene e non di questo dobbiamo discutere in questa sede, quelli come noi (sia detto per inciso, citando Il Gattopardo) dei Savoia abbiamo fatto savoiardi da inzuppare nel caffellatte, Dio ce ne scampi dal Vittorio Emanuele in circolazione e però una cosa: non è ridicola questa Patria che teme di onorare quella bandiera con lo Stemma di Casa Savoia seguendo la quale, in nome del Re, si fece l’Unità, si fece l’Italia, si combatté il colera, si organizzarono i soccorsi tra le macerie del terremoto di Messina, s’innalzarono le cattedre sulle pedane alte da dove ogni signor maestro fece guerra all’analfabetismo?
    Eccellenza carissima, già odo le deprecazioni arrivare: è la stessa bandiera della disfatta. Delle leggi razziali. E del tradimento (per quel che compete la guerra civile, sig. Ministro). Deprechiamo pure per fatti nostri: è anche la stessa bandiera che portò distruzione e strage nel nostro Sud, quando con la menzogna della lotta al terrorismo (ops!, è un lapsus, riprendiamo), quando con la menzogna della lotta al brigantaggio, in pochi mesi, dal Gargano all’Aspromonte, da Bronte a Favignana, si mise a morte non meno di un milione di uomini e donne, con tanto di teste messe sotto formalina a far bella mostra ancora oggi a Torino (lo so, lo so, come se in Alabama oggi ci fossero sale espositive con le teste degli schiavi).
    Eccellenza carissima, propongo da subito la mia obiezione all’anatema: la bandiera del cattiverio era un’altra e non di quella stiamo parlando. Ma si pensi a quanto onore mettono i russi nel non rinnegare la Falce e il martello che in quella patria è simbolo di persecuzione e memoria di martirio. Ovvio, le insegne del partito comunista non hanno conosciuto la sconfitta. Ma quanta magnifica dignità ne guadagnerebbe il nostro sentimento d’italiani se non solo col 4 novembre – lasciando garrire al vento accanto a quello dei tempi nuovi, il Tricolore con quello stemma – ma anche dopo domani, Ella, cara Eccellenza, riuscisse a convincere il Capo dello Stato a sostare per un istante sugli attenti proprio davanti a quella bandiera: in un istante la Repubblica guadagnerebbe a sé la storia. E non più quelle cronache da taverna su cui è stato avvelenato il sangue dei vincitori. E quello dei vinti.

    Buon lavoro, cara Eccellenza

    Pietrangelo Buttafuoco, per Libero

    Non so se l'articolo è stato pubblicato in data odierna.

    E' comunque attuale, anche in relazione al logo del Comitato 1861 - 2011 di Torino ... assurdo mostrare 3 Bandiere uguali fra loro, quando le Bandiere Italiane sono state finora 3 diverse tra loro: 1 Tricolore con al centro lo stemma di Casa Savoia senza corona (la Bandiera Unitaria Italiana del nostro Risorgimento) , 1 Tricolore con al centro lo stemma di Casa Savoia con corona (senza che però la famiglia sia mai stata incoronata dal Pontefice di Roma?!) in uso fino al 1946, 1 Tricolore repubblicano senza senza cuore - coi semplici colori Verde Bianco Rosso - così insulsa da poter essere facilmente confusa con quella messicana e con quella irlandese (soprattutto quando diventa vecchia).

    Possibile che i potenti-di-turno non abbiano ancora compreso che la storia va accettata in toto per guardare avanti insieme?
    di necessità virtù

  8. #38
    Toh Cazzo in Culo alla DC
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    2 GIUGNO, IANNONE (CPI): SOLONI DELLA SINISTRA IGNORANO COSTITUZIONE
    Roma, 2 giu - “Per i nostalgici dell'antifascismo ogni occasione è buona per rigurgitare le solite argomentazioni stantie”. Così Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, commenta le celebrazioni del 2 giugno, caratterizzate, continua il leader di Cpi, “da un isterico culto della Costituzione assurta al ruolo di libro sacro. Eppure gli stessi alfieri del 'patriottismo costituzionale' non sembrano particolarmente avvezzi alla lettura della Carta”. Per Iannone, infatti, “anche sorvolando sulle imbarazzanti figure di tanti soloni parlamentari che, interrogati dalle Iene proprio sugli articoli costituzionali, fecero scena muta, risulta evidente che chi a sinistra delira di una Carta basata sull'antifascismo non sa di che parla. Il primo articolo, infatti, recita chiaramente 'L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro'. Come noto, si tratta di una formula ideata da Amintore Fanfani per mediare fra liberali e comunisti. Fanfani, del resto, sapeva di che parlava dato che pochi anni prima aveva dato il suo fondamentale contributo alla 'Storia del lavoro' promossa dalle confederazioni fasciste dei lavoratori e approvata da Mussolini in persona. Lo stesso Manifesto di Verona della Rsi – continua Iannone – riportava una formula quasi identica al punto 9: 'Base della Repubblica Sociale e suo oggetto primario è il lavoro'. Negare che tutte queste esperienze riecheggino nella nostra Costituzione è negare l'evidenza”. Per il leader di CasaPound, inoltre, “andrebbe ricordato il mai applicato articolo 46, che recita: 'La Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende'. Un principio di schietta ispirazione socializzatrice che mai ha avuto applicazione, senza che nessuno degli attuali cultori della Carta si sia stracciato le vesti. Né comunisti e post-comunisti si fecero problemi a violare l'articolo 11 per bombardare la Serbia”. Per Iannone, insomma, “sorge il dubbio che i pasdaran della Costituzione abbiano letto solo la parte finale della Carta, quella che la stessa Assemblea Costituente chiamò 'transitoria' e che trovò tra i suoi esecutori più fedeli un conservatore liberticida e nemico dei lavoratori come Scelba, ormai il vero nume tutelare della sinistra reazionaria. Cosa che, se non altro, fa abbastanza ridere”.

  9. #39
    in silenzio
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    Talking Rif: 2 Giugno 2010

    Citazione Originariamente Scritto da sorci verdi Visualizza Messaggio
    2 GIUGNO, IANNONE (CPI): SOLONI DELLA SINISTRA IGNORANO COSTITUZIONE
    Roma, 2 giu - “Per i nostalgici dell'antifascismo ogni occasione è buona per rigurgitare le solite argomentazioni stantie”. Così Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, commenta le celebrazioni del 2 giugno, caratterizzate, continua il leader di Cpi, “da un isterico culto della Costituzione assurta al ruolo di libro sacro. Eppure gli stessi alfieri del 'patriottismo costituzionale' non sembrano particolarmente avvezzi alla lettura della Carta”. Per Iannone, infatti, “anche sorvolando sulle imbarazzanti figure di tanti soloni parlamentari che, interrogati dalle Iene proprio sugli articoli costituzionali, fecero scena muta, risulta evidente che chi a sinistra delira di una Carta basata sull'antifascismo non sa di che parla. Il primo articolo, infatti, recita chiaramente 'L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro'. Come noto, si tratta di una formula ideata da Amintore Fanfani per mediare fra liberali e comunisti. Fanfani, del resto, sapeva di che parlava dato che pochi anni prima aveva dato il suo fondamentale contributo alla 'Storia del lavoro' promossa dalle confederazioni fasciste dei lavoratori e approvata da Mussolini in persona. Lo stesso Manifesto di Verona della Rsi – continua Iannone – riportava una formula quasi identica al punto 9: 'Base della Repubblica Sociale e suo oggetto primario è il lavoro'. Negare che tutte queste esperienze riecheggino nella nostra Costituzione è negare l'evidenza”. Per il leader di CasaPound, inoltre, “andrebbe ricordato il mai applicato articolo 46, che recita: 'La Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende'. Un principio di schietta ispirazione socializzatrice che mai ha avuto applicazione, senza che nessuno degli attuali cultori della Carta si sia stracciato le vesti. Né comunisti e post-comunisti si fecero problemi a violare l'articolo 11 per bombardare la Serbia”. Per Iannone, insomma, “sorge il dubbio che i pasdaran della Costituzione abbiano letto solo la parte finale della Carta, quella che la stessa Assemblea Costituente chiamò 'transitoria' e che trovò tra i suoi esecutori più fedeli un conservatore liberticida e nemico dei lavoratori come Scelba, ormai il vero nume tutelare della sinistra reazionaria. Cosa che, se non altro, fa abbastanza ridere”.

    ... coi tempi e le pensioni che attuali forse sarebbe più consono scrivere che l'Italia è una Regione d'Europa fondata sulla famiglia (quella reale)
    di necessità virtù

  10. #40
    pervicaci plebicola
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    Predefinito Rif: 2 Giugno 2010

    io penso che mi vado a fare una passeggiata a vedermi i giardini del Quirinale.
    Amico inimicoque bonum semper praebe consilium, quia amicus accepit, inimicus spernit
    All'amico e al nemico dà sempre buoni consigli, perchè l'amico li accetta il nemico li rifiuta

 

 
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