Il Baath, partito della resurrezione araba, nacque in Siria per iniziativa di un piccolo gruppo di intellettuali nazionalisti capeggiati da Michel Aflaq e Salah ed Din al Bitar. La sua data di nascita viene normalmente fatta coincidere con quella del suo primo congresso: il 1947. L'obiettivo del Baath è creare una grande nazione araba unificata, libera, democratica, prospera. Si tratta anche di erigere il socialismo.
Dal 1953, quando viene attuata la fusione col partito socialista arabo di el Haurani, il partito aggiunge il termine «socialista» al suo nome ufficiale. L'Islam è rispettato, essendo una fonte essenziale della cultura e della storia araba. Ma l'identificazione tra arabismo e Islam viene respinta. E non potrebbe essere altrimenti dato che Aflaq era un cristiano. In questo senso il Baath rifiuta l'ateismo, ma si vanta di essere laico. Vuole cioè essere aperto ad ogni indirizzo spirituale.
«L'Islam si trasforma per così dire in una versione laica di se stesso», commenta lo storico e arabista italiano Pier Giovanni Donini. Ma questo disegno stenta a tramutarsi in pratica. La laicità diviene la caratteristica saliente del Baath non perché esso diffidi della religione, ma perche' per questa via - dice Donini - si attua un abbraccio entusiastico tra il Baath e le minoranze (religiose, etniche, sociali). Il Baath d'altra parte, fin quando si muove all'opposizione, non riesce mai a decidere - come afferma lo studioso inglese Michael Hudson - se essere un movimento di massa o un partito di avanguardia. E mentre i suoi dirigenti litigano «teoricamente» su questo punto, uomini come Saddam Hussein in Iraq oHafez el Assad in Siria ne assumono il controllo operativo.
Il Baath partecipa attivamente alla vicende politiche siriane ed irachene fin dagli anni '50. Nel 1958 preme per la fusione tra Siria ed Egitto, ma quando questa viene attuata si pente e si batte per il suo fallimento (1961).
Intanto in Iraq sale al potere il generale Abd el Karim Kassem. Il Baath prima collabora con lui. Poi anche in questo caso si pente. Il risultato è che Kassem fa strage di baathisti e Saddam cerca invano di vendicarsi con un attentato contro di lui.
Il 1963 è l'anno magico della presa del potere. In Iraq è il terrore contro tutti gli oppositori, comunisti in testa. Vengono commesse terribili stragi, attuate per lo più dalla milizia del partito guidata da Ali Salih al Sadi. Questa, dice Peter Stuglett della Durham University, «è composta da delinquenti comuni provenienti dallo stesso quartiere di al Sadi». E' una situazione che non può durare a lungo e il Baath in novembre viene allontanato dal potere. Lo riconquista cinque anni dopo e da allora non si farà più sloggiare dalla stanza dei bottoni. Il «merito» è di Saddam Hussein che attua una ristrutturazione del partito su due fronti: sostituire gli uomini di al Sadi con il gruppo a lui legato, originario della città di Takrit; infiltrare uomini fidati nell'esercito. (ANSA).
FONTE: Il partito Baath / Guerra in Iraq / Speciali / Dossier / Home - Toscana Oggi




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