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Discussione: Il partito Baath

  1. #1
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Il partito Baath

    Il Baath, partito della resurrezione araba, nacque in Siria per iniziativa di un piccolo gruppo di intellettuali nazionalisti capeggiati da Michel Aflaq e Salah ed Din al Bitar. La sua data di nascita viene normalmente fatta coincidere con quella del suo primo congresso: il 1947. L'obiettivo del Baath è creare una grande nazione araba unificata, libera, democratica, prospera. Si tratta anche di erigere il socialismo.
    Dal 1953, quando viene attuata la fusione col partito socialista arabo di el Haurani, il partito aggiunge il termine «socialista» al suo nome ufficiale. L'Islam è rispettato, essendo una fonte essenziale della cultura e della storia araba. Ma l'identificazione tra arabismo e Islam viene respinta. E non potrebbe essere altrimenti dato che Aflaq era un cristiano. In questo senso il Baath rifiuta l'ateismo, ma si vanta di essere laico. Vuole cioè essere aperto ad ogni indirizzo spirituale.
    «L'Islam si trasforma per così dire in una versione laica di se stesso», commenta lo storico e arabista italiano Pier Giovanni Donini. Ma questo disegno stenta a tramutarsi in pratica. La laicità diviene la caratteristica saliente del Baath non perché esso diffidi della religione, ma perche' per questa via - dice Donini - si attua un abbraccio entusiastico tra il Baath e le minoranze (religiose, etniche, sociali). Il Baath d'altra parte, fin quando si muove all'opposizione, non riesce mai a decidere - come afferma lo studioso inglese Michael Hudson - se essere un movimento di massa o un partito di avanguardia. E mentre i suoi dirigenti litigano «teoricamente» su questo punto, uomini come Saddam Hussein in Iraq oHafez el Assad in Siria ne assumono il controllo operativo.
    Il Baath partecipa attivamente alla vicende politiche siriane ed irachene fin dagli anni '50. Nel 1958 preme per la fusione tra Siria ed Egitto, ma quando questa viene attuata si pente e si batte per il suo fallimento (1961).
    Intanto in Iraq sale al potere il generale Abd el Karim Kassem. Il Baath prima collabora con lui. Poi anche in questo caso si pente. Il risultato è che Kassem fa strage di baathisti e Saddam cerca invano di vendicarsi con un attentato contro di lui.
    Il 1963 è l'anno magico della presa del potere. In Iraq è il terrore contro tutti gli oppositori, comunisti in testa. Vengono commesse terribili stragi, attuate per lo più dalla milizia del partito guidata da Ali Salih al Sadi. Questa, dice Peter Stuglett della Durham University, «è composta da delinquenti comuni provenienti dallo stesso quartiere di al Sadi». E' una situazione che non può durare a lungo e il Baath in novembre viene allontanato dal potere. Lo riconquista cinque anni dopo e da allora non si farà più sloggiare dalla stanza dei bottoni. Il «merito» è di Saddam Hussein che attua una ristrutturazione del partito su due fronti: sostituire gli uomini di al Sadi con il gruppo a lui legato, originario della città di Takrit; infiltrare uomini fidati nell'esercito. (ANSA).

    FONTE: Il partito Baath / Guerra in Iraq / Speciali / Dossier / Home - Toscana Oggi

  2. #2
    Canaglia
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Il Partito Comunista Iracheno durante il regime del Baath:

    Il colpo di Stato ba'thista dell'8 febbraio 1963 fu accompagnato da combattimenti nelle strade, dal momento che attivisti comunisti e simpatizzanti resistettero al putsch. I combattimenti a Baghdad proseguirono per tre giorni, riducendo la resistenza comunista ai più poveri quartieri, particolarmente sciiti.
    Quando il Ba'th consolidò il suo potere, il PCI subì una violenta campagna di eliminazione fisica di massa senza precedenti. Figure di spicco e quadri del partito furono torturati e messi a morte, incluso Husayn al-Radi. Il numero totale di comunisti trucidati non è noto, ma si trattò certamente di migliaia di persone.
    A metà degli anni Settante, il Dipartimento di Stato statunitense calcolò che i membri del PCI fossero approssimativamente 15.000 (0.47% della popolazione del Paese in età lavorativa).[2]
    Nel 1967 Aziz al-Hajj uscì dal PCI e fondò il Partito Comunista Iracheno - Comando Centrale, e avviò una lotta armata, cui il PCI dell'epoca si opponeva.
    Nel 1973 il Segretario del PCI, Aziz Muhammad, firmò un Patto d'Azione Nazionale col Presidente della Repubblica Ahmad Hasan Al Bakr grazie al quale nasceva un Fronte Nazionale che lo alleava al partito Ba'th al potere. Al PCI fu consentito di operare legalmente, di pubblicare suoi giornali e libri e di ridar vita a organizzazioni fiancheggiatrici. Tuttavia ciò fu accompagnato da elementi repressivi e dall'autunno del 1974 il partito studiò la possibilità di aumentare il livello di propria sicurezza attraverso una serie di azioni di carattere clandestino. Nel 1978 Saddam Hussein lanciò una nuova campagna di repressione contro il PCI, ricorrendo ancora all'esecuzione di numerosi membri del partito. Nel 1979 il PCI ruppe ufficialmente col regime ba'thista al potere.
    Nel 1993 la branca curda del partito fu trasformata in un partito semi-autonomo: il Partito Comunista del Kurdistan.


    Lupo sciolta è un un comunistone, gli piace il Baath come cacio sui maccheroni, fregandosene dei compagni iracheni che questo partito infame ha trucidato. Si capisce o no che è un provocatore ed anche di bassa lega?
    Ultima modifica di Josef Scveik; 27-08-14 alle 18:34

  3. #3
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Intervista a Hunein Nemer: i comunisti siriani stanno con Assad

    Proponiamo, a distanza di due mesi dal viaggio in Siria del nostro direttore editoriale Stefano Bonilauri, l’intervista che la delegazione italiana in visita a Damasco ha effettuato con il Primo Segretario del Partito Comunista Siriano (unificato), Hunein Nemer.


    Cosa ci dice dell’attacco portato avanti da potenze esterne contro la Siria?
    Hunein Nemer: Questo attacco, che ha diverse sfumature, è stato il peggiore negli ultimi due secoli ai danni della Siria. Gli USA hanno guidato un’offensiva con almeno 30 stati, di cui 22 dell’Unione Europea, minacciando di ripetere la vicenda libica. Per di più hanno aggiunto le sanzioni economiche e creato una coalizione per distruggere la Siria. Fino ad ora non hanno raggiunto il loro obbiettivo, grazie alla resistenza del popolo siriano. Solo l’attacco mediatico è costato 20 miliardi di euro fino ad oggi. Ben 40 emittenti in lingua araba hanno trasmesso notizie contro la Siria notte e giorno. Purtroppo i nostri mezzi di informazione non sono in grado di controbattere a questo lungo attacco mediatico. Anche la psicologia di alcuni componenti di questo popolo è stata manipolata, e questo indica la necessità che i nostri mezzi di comunicazione debbano rafforzarsi per rispondere a questo andamento. Nello stesso tempo non dico che il nostro sistema è perfetto, ma si è approfittato per portare un attacco al cuore della Siria.

    Ci parli del sistema politico siriano.
    Hunein Nemer: Riconosco che abbiamo una mancanza di democrazia e che il partito unico, in questa fase, non può funzionare. Comunque sia devo riconoscere le importanti riforme avviate da Assad, anche se con alcuni errori, ma pur sempre riforme. E’ stata abolita la legge d’emergenza, sono state riconosciute le manifestazioni libere e pacifiche, è stato introdotto il multipartitismo. Di fronte a tutto questo gli imperialisti hanno però taciuto.

    L’attacco alla Siria è dovuto alle sue aperture?
    Hunein Nemer: Ci stavo arrivando. Nello stesso tempo, lo sbaglio principale è stato accettare le condizioni della Banca Mondiale. E’ questo lo sbaglio peggiore che ha commesso il governo, inventando un nuovo ordine: l’economia di mercato sociale. E’ un doppio sbaglio perché questa concessione ha fatto bene solo al ceto medio. Ha azzittito le proteste sociali dando dei contentini alla classe proletaria. Sono stati privatizzati alcuni settori pubblici che creavano importanti introiti per le casse dello Stato. Sono state messe le mani su elettricità, telecomunicazioni e altro. Camminare dietro a questo mercato significa impoverire il popolo e produrre malcontento popolare.

    Le proteste nel paese hanno a che fare con questo?
    Hunein Nemer: All’inizio pensavamo che alcuni partecipanti alle proteste lo facessero per questi motivi. In seguito, si è capito che così non era. Coloro che hanno protestato non hanno nessun tipo di programma. Se queste manifestazioni erano proletarie, noi ne eravamo alla guida. Quando ci sono circa 30 stati imperialisti di mezzo, come si può credere che questi vogliano appoggiare un movimento proletario? L’Emirato del Qatar con il Regno Saudita vivono un sistema indietro di 1400 anni, non sanno cosa vuol dire la Costituzione e non hanno organizzazioni elette dal popolo. Il loro orientamento generale è integralista religioso e mascherano tutto ciò con degli slogan di democrazia. Come mai nessuno dice niente su questi paesi? Gli stati imperialisti approfittano dove ci sono delle piccole faglie, per poter colpirei paesi non allineati.

    Quali sono le relazioni con gli altri paesi dell’area?
    Hunein Nemer: Per quanto riguarda la Siria, essa occupa una posizione geopolitica strategica. E’ la punta avanzata nel controbattere al progetto imperialista nell’area e nel mondo. E’ il punto di appoggio principale per la rivoluzione palestinese, è la pietra miliare non solo per la Palestina ma anche per la resistenza libanese, che prima nel 2002 e poi nel 2006 ha fatto scappare gli israeliani dall’area. Israele è quindi passata alla difesa, non più all’attacco. Questo lo si deve soprattutto per l’appoggio del governo siriano alla resistenza contro le ingerenze straniere nell’area. Va messa in questo contesto anche la cacciata di un milione e mezzo di arabi dalla Palestina per la costruzione di uno stato confessionale ebraico. Israele lavora per inglobare la Giordania, le alture del Golan occupate e gioca un ruolo chiave per l’imperialismo statunitense. Israele è il cane da guardia dell’imperialismo nella regione. L’unico Stato che lo fronteggia è la Siria ed ecco la causa principale del malcontento USA. Se la Siria abbandonasse questa causa per sottomettersi agli Stati Uniti d’America, qualsiasi movimento arabo andrebbe incontro alla morte.

    Ci parli delle “primavere arabe”.
    Hunein Nemer: La povertà, la corruzione e la sottomissione agli Stati occidentali ha causato la cosiddetta “primavera araba”. Ha alcune giustificazioni e motivi per esistere e nel mondo arabo c’è una storia, lingua e cultura comune, perciò si spiega la consequenzialità degli eventi nell’area. Allo stesso tempo, ogni stato arabo ha delle specificità e i motivi dell’Egitto con altri, sono in realtà diversi. La rivoluzione contro Mubarak e in Tunisia volevano proprio l’abbattimento di un regime filo-USA, ma stranamente in Siria c’è lo zampino degli USA. Attualmente in Egitto si è perso l’obbiettivo e si è perso il sottocontrollo popolare. Affinchè la situazione si tranquillizzasse si è quindi sacrificato Mubarak, ma sia in Egitto che in Tunisia gli USA vogliono portare a sé i risultati di questa rivolta araba. Questo è il segreto della tensione in Egitto, dove ci sono movimenti popolari, ma anche gli ex generali del Presidente e i Fratelli Musulmani. Non c’è dubbio che in Tunisia ci siano state delle elezioni democratiche e questo non ci disturba affatto, ma la nostra paura è che ci sia un’involuzione al contrario, dove alla fine la Tunisia diventi uno Stato religioso e teocratico. C’è una nuova strategia in Medio Oriente, quella di cambiare gli attuali governi con nuovi regimi religiosi, in realtà sotto controllo degli USA.

    La Siria è da sempre un mosaico di civiltà, culture e religioni. Cosa ci dice a proposito?
    Hunein Nemer: Il mosaico culturale siriano è un prodotto millenario in quanto la Siria è la culla della civiltà e qui non c’è nessuno che può annullare l’altro. Questo mosaico era già presente prima della conquista islamica nella zona arabica. Se avete letto la storia, i cristiani e i musulmani non è da ora che si affiancano tra di loro. Furono i primi stessi a contrastare le crociate e Carlo Magno. Non perché sono minoranza si sentono affiancata alla maggioranza. I cristiani in questo paese non si sentono ne una minoranza, ne un qualcosa da integrare, perché si sentono parte della propria terra e nessuno li può sradicare da questa. Qui nessuno chiede la religione all’altro, può darsi che nella vita lo si scopri per caso. In Siria ci sono 3000 reperti archeologici che dimostrano questo mosaico. Proprio questa grandezza produce terreno fertile e da adito agli interventi esteri per poter minare il tessuto della società siriana. La Francia provò a dividere la Siria in 4 stati etnico – religiosi, ma non ci riuscì. La Rivoluzione siriana ebbe come slogan: “la Siria è la terra di tutti, lo Stato di tutti. Dio è per ognuno di noi, la Siria di tutti”. Partigiani furono drusi, alawiti, cristiani e sunniti. “Tutti uniti in una sola mano contro l’occupante!”. Per minare questo mosaico si vuole cavalcare l’onda dell’odio religioso. Non ci riusciranno.


    FONTE: Intervista a Hunein Nemer: i comunisti siriani stanno con Assad - Stato & Potenza
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 27-08-14 alle 18:40

  4. #4
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Malgrado il fatto che l'Iraq fosse governato da un'altra branca del partito Baʿth, le relazioni di al-Asad col despota iracheno Saddam Hussein furono estremamente tese. La retorica ostile comparve regolarmente nei discorsi fra le due parti e l'Iraq fu, fino alla caduta di Ṣaddām nel 2003, inserito nei passaporti siriani come uno dei due Paesi in cui i cittadini siriani non potevano recarsi in visita (l'altro era Israele). Ma, eccezion fatta per pochi incidenti minori di frontiera e il reciproco sostegno contro i raid effettuati da gruppi d'opposizione che talora traversavano la comune frontiera, nessun grave scontro si verificò fino al 1991, quando la Siria raggiunse la coalizione voluta e guidata dagli USA, e autorizzata dalle Nazioni Unite, per cacciare l'Iraq dal Kuwait.

    FONTE:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Hafiz_al-Assad
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 27-08-14 alle 18:52

  5. #5
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    La Siria di Assad deve tenere duro ad ogni costo, sia per salvare quel che rimane, assai poco, del socialismo nazionalista arabo, sia per opporsi alla deriva fondamentalista islamica figlia diretta della cosiddette primavere arabe. La situazione non è facile, anzi è difficilissima, il gioco sporco di Obama sta stringendo il cappio intorno al collo della Siria, non ci resta che sperare.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  6. #6
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    La Siria di Assad deve tenere duro ad ogni costo, sia per salvare quel che rimane, assai poco, del socialismo nazionalista arabo, sia per opporsi alla deriva fondamentalista islamica figlia diretta della cosiddette primavere arabe. La situazione non è facile, anzi è difficilissima, il gioco sporco di Obama sta stringendo il cappio intorno al collo della Siria, non ci resta che sperare.
    Non sono mai stato un sostenitore di Saddam Hussein , anche se era cento volte preferibile la sua presenza allo schifo attuale regnante in Iraq, ma il Baath siriano e gli Assad hanno sempre riscontrato la mia simpatia. Sono proprio i governi laici e socialisti quelli che oggi, più che mai, vanno sostenuti in quei paesi.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 28-08-14 alle 09:27

  7. #7
    Canaglia
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Il Baath ha trucidato comunisti ma qui c'è qualcuno che lo esalta ugualmente. Che schifo!

  8. #8
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Socialismo siriano

    15/07/12

    Nel 1954 una coalizione formata dall'allora forte Partito Comunista Siriano (PCS), dall'allora piccolo Partito Baath e dal blocco nazionale giunse al potere.

    Da febbraio del 1958 al 1961 la Siria si unisce con l'Egitto di Nasser nella Repubblica Araba Unita (R.A.U.), applicando una riforma agraria che segue il modello egiziano. La borghesia conservatrice tornò al potere, ma nel marzo 1963 i baathisti e i nasseriani lo riconquistarono con l'appoggio del PCS, che aveva subito persecuzioni durante il periodo della R.A.U. L'elemento chiave baathista fu la creazione di un comitato militare nel 1959 che unì alti ufficiali militari e che, nel momento opportuno, gli ha consentito di prendere il potere.

    Il governo applica il piano quinquennale 1965-1970 dando la priorità alle nazionalizzazioni e agli aiuti sovietici. Nel 1964 la Costituzione provvisoria assegna la funzione legislativa al Consiglio del Comando Rivoluzionario. Nel 1965 l'industria tessile è nazionalizzata e riorganizzata in 13 imprese di Stato, inaugurando così il processo di nazionalizzazione.

    Nel 1966 giunge al potere un gruppo chiamato "neo baathista" con forte inclinazione filo-sovietica, formato dal generale Salah Jadid, il Presidente della Repubblica Nuredin al Attasi e Ibrahim Makhos. Dopo l'espulsione del fondatore Michel Aflak, l'ideologo di riferimento del Baath siriano è Arsuzi Zaki, uno alawita di Alexandrette.

    Nel Dicembre del 1970 un ramo considerato di "destra" del Baath, guidato dal generale Hafed Al Assad, prende il potere e incarcera il gruppo precedente che creerà in opposizione il Movimento 23 Febbraio (1966), che si richiama al Baath. Non è così di "destra" visto che si apre alla collaborazione dei comunisti e di altre forze di sinistra, mantiene un forte settore pubblico dell'economia, liquida il latifondismo feudale e nel 1980 firma un trattato di cooperazione con l'URSS. Riteniamo che l'imperialismo manipoli la realtà presentando il Baath siriano come espressione di una setta religiosa minoritaria, gli alawiti. I contadini poveri musulmani, le minoranze religiose storicamente emarginate, gli intellettuali, progressisti e i sindacati sono la base storica del potere siriano ancora oggi dove è cresciuta l'influenza della borghesia nazionale. A dirigere il Baath siriano vi sono stati alatiti, come anche sunniti e cristiani.

    Il 7 Marzo del 1972 il Baath crea il Fronte Nazionale Progressista in alleanza con il PCS, l'Unione Socialista Siriana (USA) di Jamal Atasi e Fai al-Kayyali, una scissione del Baath chiamata Movimento Socialista Unitario Arabo di Abd al Ghami Qannut e il Partito Unitario Socialista Democratico di Ahmad As'ad. Il Baath è maggioritario e dominante e la Costituzione del 1973 gli consente di essere l'unica forza politica presente nelle università e nelle forze armate.

    I sovietici e il campo socialista apportarono un aiuto significativo alla modernizzazione del paese: costruirono il complesso idroelettrico del fiume Eufrate, la diga del fiume Kabir del Nord, la raffineria di Homs, la fabbrica di cementi di Hama, l'industria d'estrazione petrolifera, fabbriche di cotone, di calzature e di concerie ed altre, hanno disteso migliaia di chilometri di ferrovie, come le ferrovie Kamishli-Latakia, Akkari-Tartus, la Hama Maharda e altre ancora. L'Unione dei Contadini (Ittihad al fallahin) controlla la rete di cooperative agricole.

    Alla caduta del campo socialista la Siria progressista e laica rimane orfana e realizza modeste riforme pro-capitaliste, come la legge 10 del 1991 sugli investimenti. Dal 2000 al 2007 la parte privata nella produzione di PIL industriale passa dal 52, 3% al 60, 5%. Si liberalizzano il settore bancario e assicurativo. La Costituzione del 2012 rimuove l'articolo 13 del 1973 che prevedeva che "l'economia dello Stato è una economia socialista pianificata che cerca la fine dello sfruttamento". Ciò che resta del socialismo in Siria non è poco: i sindacati degli operai e dei contadini intervengono nelle decisioni economiche delle imprese, l'istruzione e l'assistenza sanitaria sono gratuite e buone, i prezzi sono controllati dallo stato, i prodotti di base sono sovvenzionati, regge la pianificazione economica e lo Stato dirige il commercio estero, il governo afferma di voler rafforzare il settore pubblico dell'industria, operano depositi dello Stato. Ci sono 104 industrie statali tra cui la GECI, industria chimica pubblica, l'Organizzazione generale per il cemento e i materiali di costruzione, la compagnia generale di fertilizzanti di Homs legata alla Geci. Il settore pubblico contribuisce per il 30% del PIL e impiega il 42, 5% della forza lavoro.

    Una vittoria controrivoluzionaria privatizzerebbe questi settori, distruggerebbe i diritti sociali e rafforzerebbe la borghesia locale convertendola in agente commerciale degli imperialisti, che trasformeranno il paese in colonia economica come l'Iraq e la Libia.

    FONTE:
    http://www.resistenze.org/sito/te/po/si/posicg17-011413.htm

  9. #9
    Canaglia
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    Ultima modifica di Josef Scveik; 29-08-14 alle 11:33

  10. #10
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    Predefinito Re: Il partito Baath

    Diliberto tifa per Assad

    Nei Syria Files i rapporti tra il Pdci e i comunisti che sostengono la dittatura di Damasco. Che vengono invitati in Italia mentre il regime massacra i civili. E scrivono al Pdci: 'la rivolta? Colpa degli imperialisti'

    di Stefania Maurizi
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    Oliviero Diliberto e Assad'Compagni massacratori, siete invitati al congresso dei Comunisti Italiani'. Può sembrare uno scherzo macabro, ma non lo è. A raccontare le relazioni pericolose tra
    il partito comunista siriano, che sostiene il regime di Bashar al-Assad, e quello di Oliviero Diliberto sono i Syria Files: i 2.434.899 documenti sulla dittatura di Damasco rilasciati da WikiLeaks, che 'l'Espresso' pubblica in esclusiva per l'Italia. I file dimostrano i contatti cordiali tra le due organizzazioni partitiche, rapporti che non si guastano né sembrano diventare problematici neppure quando ormai la Siria è sprofondata in una guerra civile.

    Il partito comunista siriano è uno dei pochi ammessi a Damasco, perché fa parte del 'Fronte nazionale progressista' che sostiene la dittatura. Anche quando esplode la rivolta popolare, grida alla cospirazione imperialista e manda mail ai movimenti marxisti di tutto il mondo.

    I rapporti con il Pdci sembrano procedere all'insegna dell'amicizia: nel settembre del 2010 i siriani invitano gli italiani al loro congresso, offrendo cibo e ospitalità, ma non «le spese per il viaggio internazionale». Da Roma accettano, preannunciando una lettera di saluti di Diliberto al suo corrispondente siriano, Ammar Bagdache. Comunicano che due rappresentanti voleranno a Damasco per l'occasione: Francesco Francescaglia e Maurizio Musolino, responsabili rispettivamente per gli esteri e per le politiche del Medio Oriente.

    Sei mesi dopo, però, la Siria precipita nel caos. Il 18 marzo 2011, le forze del regime cominciano a sparare sulla popolazione di Deraa. Una settimana dopo, il partito comunista siriano riunisce il comitato centrale e analizza la situazione in chiave totalmente ideologica, parlando di un'escalation della «cospirazione imperialista contro la Siria con molte facce e molti partecipanti tra i regimi reazionari arabi con i loro media, che hanno relazioni strette con l'imperialismo». E chiudono con uno slogan: «la Siria non si inginocchierà!».

    Intanto la protesta si allarga a macchia d'olio e i soldati di Assad cominciano a sparare sistematicamente sulla popolazione. Il 22 aprile è strage: oltre 70 morti. Il 3 maggio, da Roma Francescaglia scrive ai siriani, comunicando che un articolo del compagno Maghout sulla crisi è stato tradotto per il sito 'Oltre confine', a cura del dipartimento esteri del PdCI e prega i compagni di Damasco di «inviarci direttamente ogni documento che considerate importante e, se potete, tutte le informazioni rilevanti sulla situazione della Siria». La mail si chiude con tanti saluti fraterni, specialmente al segretario e al compagno Osama Maghout.

    Intanto il comitato centrale dei comunisti siriani si riunisce ancora: dirama le sue analisi che confermano la «cospirazione imperialista» contro Damasco ed elogiano Russia e Cina per il supporto alla Siria. A luglio il paese è nel caos: la città di Hama, teatro di imponenti manifestazioni contro il regime, rimane sotto assedio per settimane e negli scontri muoiono oltre cento civili. Ma in un'email dell'8 agosto 2011 il partito di Diliberto ricambia la cortesia dell'invito al sesto congresso nazionale del partito dei comunisti italiani. Si terrà a Rimini, i compagni non possono permettersi di pagare «le spese di viaggio o altri costi extra al di fuori dei giorni del congresso».

    Il database di WikiLeaks non contiene una sola email in cui Diliberto e compagni chiedono spiegazioni sui massacri e sulle torture del regime, sostenuto dai comunisti siriani. Hanno domandato notizie tramite altri canali o si sono fidati dei comunicati pro-Assad?

    La comunicazione più grottesca viene dai giovani comunisti spagnoli, che scrivendo alla controparte siriana spiegano: «vogliamo sapere della situazione delle 'proteste' nel vostro paese. Non possiamo fidarci dell'informazione dei mass media spagnoli e vogliamo avere qualche informazione fidata su questi fatti». Da Damasco rispondono: stiamo lavorando alla traduzione del comunicato del comitato centrale del partito comunista siriano, lo invieremo appena pronto. E da Madrid ringraziano: «Saluti rivoluzionari!».
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 29-08-14 alle 12:27

 

 
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