
Originariamente Scritto da
Franco Marino
Quando succedono cose come quelle di Napoli, subito parte la caccia al colpevole. Il popolo si divide in due, tra coloro che dicono che la colpa è dei Carabinieri, poi ci sono quelli che dicono che il ragazzo se l'è cercata e infine i tanti provocatori che cercano in tutti i modi di scaricare la colpa su Napoli e sui napoletani.
Partiamo da un presupposto chiaro e semplice: quando accaduto non c'entra assolutamente NULLA con Napoli e i napoletani.
Quello che è successo è semplicissimo: dei ragazzi non si sono fermati all'alt del carabiniere, fin qui nulla di diverso da ciò che accade in qualsiasi città, salvo che qualcuno non sia in grado di dimostrare che nel DNA dei napoletani esista un gene che li porta a non vedere la paletta degli sbirri quando costoro impongono il fermo.
L'episodio è di una chiarezza cristallina: la vittima non si è fermata all'alt e il carabiniere, invece di mettere in atto tutte le procedure del caso quando una persona non si ferma all'alt (cosa che può capitare anche per distrazione) decide di sparargli (perché non crederete mica alla favoletta del "colpo accidentale", vero?)
Dopodiché si possono fare mille discussioni sul fatto che a quell'ora un ragazzo non dovrebbe stare in un motorino, con un pregiudicato (ma esiste il reato di "trasporto di pregiudicato passeggero"? Nel codice non risulta) con i documenti scaduti o non in possesso (si paga con la vita questo? Per quanto ne so, di solito è prevista una sanzione amministrativa che va dalla multa al ritiro della patente con sequestro del mezzo. Di sicuro non risulta esserci la pena di morte).
Tradotto, LA COLPA E' DEL CARABINIERE. SENZA SE, SENZA MA, SENZA FORSE.
Qualsiasi contestualizzazione, qualsiasi sociologia d'accatto, non toglie la sostanza dei fatti.
Un Carabiniere, cioè un rappresentante del Ministero della Difesa, cioè un rappresentante dello Stato ITALIANO, non della Regione Campania, non del Comune di Napoli, non del Regno delle due Sicilie, ha commesso un GRAVE ERRORE.
E Napoli è stato semplicemente il teatro di un fatto che si sarebbe potuto verificare OVUNQUE.
Chiarito l'equivoco, arriviamo al punto su cui si sta scatenando la discussione: l'atteggiamento dei napoletani.
In sostanza, ai napoletani del rione Traiano viene rimproverato di aver sin da subito collaborato al fine di incastrare il carabiniere mentre quando c'è un delitto di camorra, tutti quanti spariscono.
Ed è lecito chiedersi perché.
La risposta in questo caso è semplicissima: non sarà che forse i ragazzi del rione Traiano sono maggiormente disposti a collaborare per salvare la pelle ad uno di loro, piuttosto che con uno stato che li tradisce in continuazione?
Pensiamoci bene.
Questo stato ormai non si occupa piu' della sua gente. Un disoccupato oggi sa che ha ottime probabilità di rimanere tale, salvo che se ne vada all'estero o nel profondo Nord Italia. E un cinquantenne che perde il lavoro, rimane non collocabile sul mercato.
I servizi sono in netto crollo, la classe politica è nel baratro piu' totale, le forze dell'ordine non sono piu' dalla parte dei cittadini nel concreto e lo stato, quando può, fa suicidare piccoli imprenditori come è accaduto per l'appunto proprio a Napoli e solo perché si sono permessi di commettere piccole violazioni, per le quali sono state erogate sanzioni tali da costringere il negoziante di turno a dover trovare soldi tanti e subito in pochissimi giorni.
In sostanza, lo stato OGGI è contro i cittadini, abbiamo una classe politica che spreca, che vive di privilegi, con stipendi e pensioni folli, totalmente fuori dalla realtà.
E in tutto questo, non bastasse, il napoletano ha un intero popolo che lo odia, che lo accusa di essere la vergogna del paese, non c'è partita di campionato che venga giocata, che Napoli non sia soggetta a cori da stadio offensivi, anche quando il Napoli in quel momento è impegnato a giocare altrove. E il tutto senza che l'intero movimento calcistico intervenga con provvedimenti che chiudano il campionato: come quando in Colombia, negli anni Ottanta, l'omicidio di un arbitro portò il paese a sospendere il campionato in due anni.
In parole povere, che razza di rispetto l'Italia pretende da Napoli se essa per prima non è in grado di rispettarla, di onorarla, di considerarla per ciò che è, una città di importanza strategica per il nostro paese?
Se si trattano i napoletani come cittadini di serie B, come si fa ad aspettarci che i napoletani collaborino con i rappresentanti dello Stato, quando costoro sono chiamati a fare il loro dovere in certi posti a rischio?
Perché si pretende che i cittadini collaborino con lo stato invece di difendersi reciprocamente, se lo Stato si ricorda di loro solo quando avvengono fatti delittuosi, per poi totalmente dimenticarsene durante il resto dell'anno?
Perché questo paese permette l'esistenza di un partito, la Lega Nord, che in questi decenni ha seminato (anche partendo da premesse talvolta condivisibili) l'idea che il Nord fosse superiore al Sud e che quelli del Sud fossero ladri e piagnoni (e non semplicemente vittime di uno stato assente e ladro).
Cosa ci si aspetta dai napoletani, se si parte dal presupposto che lo Stato, quello col quale loro oggi non vogliono collaborare, ha permesso che i fondi della ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia, finissero nelle mani di politici, cioè rappresentanti dello Stato?
Non è difficile da capire come concetto.
Nelle democrazie liberali, dove cioè lo stato non è il monarca che dispone della vita e della morte di un individuo, ma è semplicemente un ente regolatore, la credibilità di tale ente si caratterizza per la sua capacità di rendere preferibile vivere seguendo le regole e non la legge della giungla.
La verità è che i napoletani non si fidano piu' dello stato.
E quando ciò avviene, la colpa è dello stato.
Perchè coloro che sono chiamati a rappresentare lo stato, dovrebbero avere i mezzi, il senso di responsabilità, il potere di intervento, che al cittadino comune manca.
Perché prendersela col cittadino comune che rimane in silenzio quando il camorrista ammazza qualcuno della sua zona, se fondamentalmente il camorrista sta lì proprio perché lo stato qualche volta pensa che sia piu' utile la presenza del camorrista piuttosto che intervenire direttamente.
O ancora volete che qualcuno creda alla storia di Riina e Provenzano catturati dopo lunghe ricerche? Quando in realtà stavano a casa loro e tutti SAPEVANO che stavano lì?
La verità una e semplice è questa: i napoletani non rispettano lo stato perché lo stato NON E' PIU' CREDIBILE.
Giovanni Falcone (una delle poche persone serie dell'antimafia) diceva "Non si può pretendere il coraggio da inermi cittadini ma è lo stato che deve far sentire la sua presenza".
A cominciare dai tanti che diffamano Napoli, che la insultano, che hanno permesso che si rubasse su una città distrutta dal terremoto, che venissero rovinate intere aree di Napoli per colpa della speculazione edilizia.
E che si ricordano di Napoli solo quando fa comodo.
Ma Napoli esiste 365 giorni all'anno. Anche quando milioni di imbecilli invocano l'eruzione del Vesuvio, cioè una sciagura che ammazzerebbe milioni di persone.
Solo quando vedrò uno stato fare quadrato attorno a Napoli, allora crederò ai tanti moralisti di professione.