Immigrati eppure leghisti
Pubblicato: 03/10/2014 17:42 CEST Aggiornato: 03/10/2014 17:43 CEST
Un nigeriano diventa responsabile dell'immigrazione per la Lega Nord. Un immigrato di vecchia generazione, con una sua storia di integrazione e di militanza politica. Toni Iwobi è leghista da 20 anni giù di lì. Una marocchina, Souad Sbai, da 33 anni a Roma e da un anno sostenitrice del progetto leghista per il centro-sud. È giornalista e presidente dell'associazione Donne Marocchine in Italia. Pipelia è rumena, in Italia da una decina di anni, vive a Milano in un quartiere popolare. È militante leghista da poco più di due anni ed è una delle più accese militanti contro le occupazioni abusive. Tre storie di integrazione, tre vite accomunate dalla politica. Quella che il 18 ottobre sfilerà a Milano contro l'immigrazione, una manifestazione che secondo Matteo Salvini "Sarà assolutamente aperta, pacifica, colorata, a volto scoperto, aperta alle famiglie, ma sarà l'ultima manifestazione sorridente che facciamo perché dal 19 non saremo più disposti a tollerare una invasione pianificata".
Un paradosso per certi versi ma che finisce fatalmente per smontare i luoghi comuni sull'accoglienza, la solidarietà e soprattutto sugli immigrati. Concetti che Toni, Souad e Pipelia elaborano a modo loro parlando di doveri prima ancora di diritti. Di cittadinanza guadagnata nel tempo e di integrazione intesa come obbligo e non come un favore. Lontani anni luce dai piddini Kyenge e Chaouki ma con storie personali molto simili. Tutti integrati, ma duri e intransigenti i leghisti, più disponibili e per certi versi demagogici gli altri. E i leghisti 'stranieri' non sono una caso isolato perché nella sola città di Milano si contano un centinaio di tesserati su circa duemila iscritti. Egiziani, marocchini, siriani, rumeni, lituani, sudamericani. In Lombardia sono trecento, in tutta la Padania sono più di duemila. La loro storia la conoscono in pochi, forse non fanno notizia eppure ci sono. Pronti a sfilare sotto i vessilli leghisti il 18 ottobre a Milano e a prendersi, anche loro, una buona dose di accuse di razzismo.Su fronti opposti ma segnale di un'integrazione reale, perché volente o nolente l'Italia, inclusa la Padania, li ha portati a dividersi e confrontarsi nella politica.
"Il vero razzismo - spiega Souad Sbai - è quello dei buonisti che vogliono frontiere colabrodo ma poi non si preoccupano se le donne arabe non imparano l'italiano e restano in balia di mariti islamisti educati in moschee improvvisate negli scantinati. Imparare la lingua è un dovere e un atto di emancipazione. Dovere di integrarsi perché il multiculturalismo è fallito così come l'idea che gli immigrati siano tutti a favore della sinistra. Io sono di centrodestra e come me tanti altri. E se l'Italia non può farsi carico di un'immigrazione selvaggia e incontrollata è bene che gli stranieri che si sono integrati lo dicano apertamente."
Immigrati eppure leghisti*|*Marzio Brusini
In Lega, fin dalla fondazione, sono presenti stranieri. Meridionali, europei o extraeuropei, anche non di pelle bianca. Una presenza tenuta sotto le coperte ma che negli ultimi anni ha cominciato ad affiorare. Ce la ricordiamo Sandy Cane, primo sindaco di colore d'italia? (so che adesso se ne vuole andare perchè non l'hanno ricandidata o un motivo del genere.) Adesso, con Tony Iwobi, ( n.b il PD non ha un membro della Segreteria Politica nero) il fenomeno è venuto prepotentemente alla luce.
Per quanto mi riguarda, la mia identità culturale non è un patrimonio privato, ma è aperta a chiunque voglia vivere come me, identificandosi nei miei valori, senza la pretesa che io cambi uno iato del mio essere. Voi che ne pensate?




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