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    Predefinito Teologia, politica, gnosi. Riflessioni di Mons. Innocenti

    Teologia, politica, gnosi. Riflessioni di Mons. Innocenti

    Riflessioni di mons. Ennio Innocenti in margine alla conferenza del Prof. Rafael Breide Obeid dal titolo “La Rivelazione e gli Angeli delle Nazioni” (cfr. Atti del convegno “Rivelazione e Storia”, Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, Roma 2014, pp. 291-294).

    Segnalazione di Marco Massignan. Titolo, puntini di sospensione, grassetti, corsivi e sottolineati sono a cura di RS.


    Il governo della Chiesa, se implica scienza e prudenza politica quando è rivolto all’interno del corpo ecclesiale… ne è ancor più coinvolto quando entra in rapporto con le comunità politiche secolari, ora sempre più secolarizzate e secolarizzanti. Questi rapporti hanno una storia almeno bimillenaria e sono passati attraverso varie fasi e alterne vicende di collaborazione e contrasto. (…) Da parte della Chiesa vige costante il



    principio della distinzione e della collaborazione fra le autorità, nel presupposto metafisico e teologico della armonica gerarchia di origine e di fine. Il presupposto metafisico (antignostico) è che tutta la realtà sperimentale proviene dal Principio Perfettissimo d’una volontà partecipativa di Bene e che tutte le differenze sono come tali armoniche con quella volontà originaria.



    Il presupposto teologico è che l’attuazione storica delle differenze procede nel rispetto delle libertà orientate al fine partecipativo. Pertanto ogni potestà di guida viene da Dio, ma con mezzi e fini intermedi propri che tuttavia ricercano coordinamento delle persone come delle società. L’alternativa alla teologia antignostica sarebbe il mito (irrazionale e postulatorio) del decadere dall’indeterminato in forza del doppio contrario con prospettive esiziali di casualità e guerra. L’ignoranza, o il misconoscimento, della teologia partecipativa ancorata nell’Incarnazione (definita da Nicea e Calcedonia), porterebbe a squilibri già verificati al tempo dell’arianesimo, del monofisismo, del clericalismo e dell’illuminismo progredente verso l’implosione atea, democratica e rivoluzionaria.



    Occorre, dunque, una teologia armonica con un’antropologia le cui rette esigenze ontologiche si esplichino in una progressiva fraternità che superi le ristrettezze disumanizzanti del clan, della Nazione, dello Stato, del blocco separatista ispirandosi sempre più alla solidarietà d’un unico corpo necessariamente “mistico”. Come il disprezzo della teologia scende agli esiti disumani del post-Illuminismo, anche il disprezzo della politica conduce alla cosmovisione gnostica. Occorre mantenere il rispetto delle sue sfere per impedire che la religione decada in politica e che la politica diventi religione: idolatrie.



    In epoca moderna: la gnosi rinascimentale ha preparato il terreno anticattolico della gnosi hobbesiana che, con la mediazione latitudinaria lockiana, ha portato alla gnosi illuminista liberale; la disequilibrata teologia tedesca ha portato il cattolico Carl Schmitt al tentativo di uscire dal liberalismo con una (teologia) politica centrata sul binomio amico-nemico, ossia, teologicamente, su una riedizione della gnosi manichea. Il rimedio della negazione di ogni teologia politica proposta dall’ex protestante Peterson appare anch’esso disequilibrato. Infatti occorre fondere le esigenze della giusta antropologia (che si esprime nell’intreccio di doveri e di diritti “umani”, universali) ma questo fondamento è necessariamente teologico, altrimenti si ricade nella gnosi.



    Non si tratta di mettere la teologia al servizio dell’antropologia (quasi un’ideologia strumento della politica), bensì di riconoscere il primato della metafisica su qualsiasi ideologia… La metafisica teistica è la teologia politica fondamentale[1]. (…) La mascheratura dell’Illuminismo come cristiano per il vanto di aver “liberato” l’ordinamento statale dalla religione, ignora che questa inclusione era avvenuta strumentalmente da parte dello Stato e che questa vantata “liberazione” è stata voluta intenzionalmente dall’odio anticristiano e materialista, non già dall’apprezzamento della distinzione cristiana delle autorità e dei fini.



    Dalla disequilibrata teologia tedesca vengono sia Peterson che Schmitt. Essi vorrebbero offrire una soluzione al disequilibrio che produce una autorità tendenzialmente atea. Infatti l’autorità che si arroga una competenza totalitaria (anche se in nome di Dio oppure in nome della situazione di peccato) è orientata all’ateismo. Non fa gran differenza ipotizzare l’antagonismo tra la città demoniaca e la città di Dio, o tra il nemico e l’amico: è sempre prevalente il principio del doppio contrario: gnosi. L’equilibrio è quello dimostrato dal tomismo nel cui quadro c’è la libertà, il peccato, la redenzione e la tolleranza, la gerarchia e la collaborazione.



    Invece l’agostinismo delle due città separa e contrappone suggerendo talvolta l’illusione del paradiso in terra, eliminando la città cattiva. La teologia tedesca, coi suoi sbilanciamenti mistici (e linguistici) è assai più agostinista che tomista. Né misticismo (trinitario e alienante) di Peterson né storicismo pessimista di Schmitt sono una soluzione: tutte e due le teorie abbandonano la città ad un destino irredento di guerre.



    (…) Il noto nazionalismo di Lutero, tradottosi prima negli scritti antiebraici e poi nella strage dei rivoltosi contadini, si raccordò nei secoli col nazionalismo militaresco prussiano e poi col nazionalismo socialista di Hitler vestito ora di luteranesimo, ora di neopaganesimo, ora di superomismo nietzscheano e heideggeriano. Questa evoluzione mostra il filo continuo del marcionismo (esplicito negli idealisti e in Harnack) e pare saldarsi con la politica del doppio contrario di Carl Schmitt. (…)



    L’alternativa radicale è data dalla teologia (e dalla mistica) indicata dalla Enciclica Mystici Corporis nella quale il terreno si armonizza col celeste (armonia ambigua, com’è il terreno), armonia di fatto lontana da Costantino come da Carlo Magno, dalla immaginata missione storica della Germania e oggi degli Stati Uniti. I fascisti cattolici che stravedevano per la mistica fascista s’illudevano, come Papen per la mistica tedesca, come i neocons, dipendenti dalla cultura tedesca per la missione statunitense. In Italia, fallito il liberalismo post-cavouriano, il modernismo sinistrorso di Murri fu solo mascherato dall’interclassismo di Sturzo, che difatti suscitò serie riserve. De Gasperi riprese il progetto di Murri sebbene più modernamente (marcia verso sinistra!) ma l’emblema della Croce era messo a servizio di una democrazia non battezzata.



    La linea Loisy, Lamennais, Sillon riemergeva con Maritain e De Gasperi con prevalenza d’una prospettiva naturalistica, sia pure gradualistica, che portava a una logica laicistica d’indipendenza dall’Autorità competente per il giudizio armonico di moralità, come dimostrò De Mita e poi Dossetti, una logica che portava al primato della politica secolare e, alla fine, alla confluenza di liberalismo e comunismo (come oggi si vede nel mondo “globale”). Mentre il Concordato di Mussolini aveva una logica di coordinamento delle due Autorità, l’impostazione democristiana, già con De Gasperi, portava all’oscuramento di tale coordinamento come si vide poi con il Concordato Craxi (che non ha ancora esaurito la sua logica discesa). In una parola: i democristiani erano dei pelagiani che si illudevano di mettere ordine mediante compromessi col disordine.
    Conclusione: ora siamo nelle mani altrui.



    L’attuale mondialismo globalista, per finire, si profila bellicista, ossia ispirato al principio del doppio contrario, ed è evidentemente diretto da ebrei. La perversione gnostica dell’attuale dirigenza globale ebrea spiega perché in Apocalisse Gerusalemme è indicata come il centro della corruzione e della persecuzione. Si direbbe che l’Anticristo finale, che ha nome d’uomo ed è riconoscibile, venga da Israele, con caratteristiche di assoluta empietà… L’apparizione dell’Anticristo, secondo san Paolo, è frenata da un “ostacolo” di difficile diagnosi ma che sembrerebbe opposto all’empietà anarchica.



    Si potrebbe pensare che finché la Chiesa è impegnata nella missione costituisca “l’ostacolo”, mentre l’oscuramento della sua fede darebbe via libera all’empietà. Questa, in Apocalisse, sembra sopravvivere alle inevitabili difficoltà intestine e riuscire effettivamente ad organizzare una grandiosa offensiva che verrebbe vinta solo dalla sovrana carità di Cristo in solidarietà con i suoi amici corredentori, in un quadro soprannaturale che dà luogo al nuovo regno (più celeste che terreno).


    [1] Nel quadro delle ideologie moderne secolarizzanti risalta la componente culturale (cabalisticognostica) dell’ebraismo: questo è vero sia per l’ideologia puritana inglese (Hobbes, Locke, ecc.) sia per quella luterana tedesca (Marx, Hegel, Bloch), più marcatamente manichea.

    Teologia, politica, gnosi. Riflessioni di Mons. Innocenti - Radio Spada
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    Thumbs up Re: Teologia, politica, gnosi. Riflessioni di Mons. Innocenti

    Tendenzialmente Don Curzio Nitoglia, Epiphanius e Piero Vassallo, così come altri autori cattolici su questa scia, svolgono riflessioni molto simili a quelle di Mons. Innocenti...
    Dell’autore ho il seguente bel libro – con una sua dedica ad un vecchio prof. universitario passato a miglior vita! - che in realtà contiene recensioni di libri su argomenti religiosi, filosofici, storici, politici e così via in maniera dettagliata:
    Ennio Innocenti, Focalizzazioni, Roma 1989.
    Parsifal Corda consiglia spesso di leggersi l’opera monumentale “La gnosi spuria”…
    Prima o poi vedrò di procurarmelo, è stata ristampata divisa in due volumoni un paio di anni fa.

    Ennio Innocenti – La gnosi spuria (due volumi indivisibili in cofanetto) Città Ideale, 2013 Pagine: 1400 – brossura Prezzo: € 75,00.

    Qui alcune recensioni:



    ?LA GNOSI SPURIA? DI DON ENNIO INNOCENTI ? recensione di Armando Savini | Riscossa Cristiana
    “LA GNOSI SPURIA” DI DON ENNIO INNOCENTI – recensione di Armando Savini.

    La gnosi spuria. Dall'Ottocento ai nostri giorni - Innocenti Ennio - Libro - Città Ideale - - IBS



    “La parola "gnosi" in greco significa "conoscenza" e fin dall`antichità ha indicato la conoscenza delle cose spirituali. Con l`avvento del Cristianesimo si è formata una netta distinzione tra una "gnosi pura" che conduce alla Verità Rivelata e alla felicità spirituale e una "gnosi spuria", ossia impura, falsata, fonte di illusione, vizio e follia. Se la gnosi pura è stata nei secoli portata avanti dalla Chiesa e dai santi, la "gnosi spuria" ugualmente si è organizzata in gruppi, sette più o meno segrete e ha influenzato la cultura, la scienza, la politica e la stessa religione con un unico scopo: distruggere la Chiesa Cattolica e la Civiltà Cristiana. L'opera è divisa in due tomi: vol. 1°. "La gnosi spuria dalle origini al `700" e volume 2° "La gnosi spuria dall`800 a oggi". Ennio Innocenti in primo luogo spiega e analizza l`errore gnostico, dopodichè ne rivela lo sviluppo storico dalle origini a oggi. Il libro, basato su un lavoro bibliografico monumentale, vuole essere quasi una Rivelazione del lato invisibile della storia umana: un'opera documentatissima eppure di agile consultazione.”



    V. pure questa intervista:



    [ESCLUSIVA] Don Ennio Innocenti intervistato da Pietro Ferrari
    [ESCLUSIVA] Don Ennio Innocenti intervistato da Pietro Ferrari - Radio Spada



    Interessante sul tema anche: Influssi gnostici nella Chiesa d’oggi, Roma, 2000.

    Libri gratuiti
    di Don Ennio Innocenti che si possono scaricare in formato Pdf proprio dal sito ufficiale della “Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis”:


    Libri in Rete » Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis



    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 15-07-15 alle 22:41
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
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    Predefinito Re: Teologia, politica, gnosi. Riflessioni di Mons. Innocenti

    Trovo significativo che pure Vassallo critichi la teologia politica di Schmitt quasi alla maniera di Mons. Innocenti, ritenendola troppo gnosticheggiante e notevolmente influenzata da Bodin ed Hobbes e perciò ben poco cattolica...
    Interessante questa parte su Schmitt di Mons. Innocenti:


    " (...) la disequilibrata teologia tedesca ha portato il cattolico Carl Schmitt al tentativo di uscire dal liberalismo con una (teologia) politica centrata sul binomio amico-nemico, ossia, teologicamente, su una riedizione della gnosi manichea.(...) Dalla disequilibrata teologia tedesca vengono sia Peterson che Schmitt. Essi vorrebbero offrire una soluzione al disequilibrio che produce una autorità tendenzialmente atea. Infatti l’autorità che si arroga una competenza totalitaria (anche se in nome di Dio oppure in nome della situazione di peccato) è orientata all’ateismo. Non fa gran differenza ipotizzare l’antagonismo tra la città demoniaca e la città di Dio, o tra il nemico e l’amico: è sempre prevalente il principio del doppio contrario: gnosi."

    Il “cattolico” filo-hitleriano Carl Schmitt, ripubblicato guarda caso dai “fratelli” adelphiani, infatti come sottolinea Piero Vassallo era un decisionista fautore di una concezione bodiniana ed hobbesiana del potere in modo neanche troppo mascherato, per lui “auctoritas non veritas facit legem” come sosteneva Thomas Hobbes nella sua celebre opera “Il Leviatano”…
    Vassallo su Schmitt:


    CARL SCHMITT, LA RAPSODIA DEL DECISIONISTA INDECISO ? di Piero Vassallo | Riscossa Cristiana
    "CARL SCHMITT, LA RAPSODIA DEL DECISIONISTA INDECISO – di Piero Vassallo"


    Vassallo sostiene anche che Schmitt abbia interpretato in maniera distorta e stravolto il pensiero veramente cattolico di Donoso Cortes...

    Maurizio Blondet, al contrario - abbastanza stranamente, dato che è stato pure ripubblicato dagli adelphiani - ritiene sostanzialmente cattolica la teologia politica di Carl Schmitt e la cita in modo positivo in "Adelphi della dissoluzione"...
    Anche in questo articolo:


    Contro la leggenda nera - La politica mondiale e l’Anticristo
    "La politica mondiale e l’Anticristo di Maurizio Blondet [Da "Il Timone" n. 14, Luglio/Agosto 2001]

    (,,,) Cattolico, peccatore ma cattolico, Schmitt, considerava che solo due "interpretazioni della stona universale" contassero nel mondo, l'ebraica e la cattolica, quella che vede la redenzione nell'aldiquà e quella che l'attende nell'aldilà. Due interpretazioni "in lotta" da secoli. E Schmitt, nella creazione delle Nazioni Unite, paventò che "l'escatologia cristiana, basata sulla redenzione dell'uomo nell'aldilà, si stesse rivelando l'interpretazione perdente della stona universale", ha scritto sempre Franco Volpi"... "Vincente invece sarebbe quella ebraica: l'umanità in cammino progressivo verso "il regno di pace" futuro, verso la nuova Gerusalemme, lontana nel tempo, ma situata nell'aldiquà". In questo radioso mondo futuro, Schmitt vedeva la fine "del cattolicesimo romano come la forza che frena l'Anticristo".Strane, tremende parole. Perché mai quel buon progetto di progresso secolarizzato, la volontà di attuare il miglioramento umanitario nell'aldiquà (con la conseguente eclisse del pensiero escatologico cristiano) dovrebbe portare l'avvento dell'Anticristo? Pensiamoci. La Chiesa, Cristo, rimandano a una giustizia escatologica e infallibile nell'aldilà."


    Personalmente apprezzo il suo realismo politico ed antropologico (e sono d’accordo con la massima “Chi dice umanità cerca di ingannarti” di Proudhon ripresa da Carl Schmitt), ma condivido le critiche al suo decisionismo (che di fatto lo portò a sostenere Hitler, esaltando e quasi sacralizzando come del resto fece Lutero l'autorità politica in quanto tale) intriso di statolatria e derivato dall’assolutismo moderno bodiniano ed hobbesiano per certi versi
    .
    Comunque è interessante come Mons. Innocenti, P. Vassallo, ecc. evidenzino - seppur a volte con qualche esagerazione polemica - precisamente gli elementi di gnosi spuria presenti in quasi tutti gli autori contemporanei...


    Luca, Sursum Corda!



    Ultima modifica di Holuxar; 15-07-15 alle 23:18
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    Predefinito Re: Teologia, politica, gnosi. Riflessioni di Mons. Innocenti

    Su Carl Schmitt, purtroppo, in campo cattolico (tradizionalista/integrista) c'è spesso un grande fraintendimento, in parte dovuto alla grande passione del giurista tedesco per autori "decisionisti" come Hobbes e in parte al fatto che per Schmitt il vero diritto è sempre stato quello positivo.
    In realtà, Schmitt non ha mai fatto interamente come proprio il pensiero politico di Thomas Hobbes, anche perché il giurista di Plettenberg è un istituzionalista come Maurice Hauriou e Santi Romano, non un decisionista (si legga in merito il saggio schmittiano "Tre tipi di pensiero giuridico" ne "Le categorie del politico"). La visione della storia di Schmitt si può riassumere in questo modo: l'ordinamento spaziale, giuridico e politico della Res publica Christiana, fondato sulle due autorità del Pontefice Romano e dell'Imperatore, in cui si estrinseca su livelli diversi ma complementari il katechon, rappresenta l'ordinamento ideale. La Riforma luterana è ciò che spezza questo quadro unitario e gerarchicamente ordinato. L'anarchia medioevale secondo Schmitt era solo apparente perché controbilanciata dalla concezione cattolica ierocratica della società e dall'esistenza di autorità concrete unanimemente riconosciute come tali che, a loro volta, rispondevano a due istanze supreme, cioè il Papato e il Sacro Romano Impero. La Riforma invece produce un'anarchia effettiva e reale, che porta alle guerre civili di religione e quindi all'instabilità. La fine delle guerre civili di religione, sanguinose e fratricide, attraverso la pace di Westfalia pone termine al caos. Lo Stato moderno, che corrisponde ad una teologia politica che attua una secolarizzazione di taluni concetti chiave della religione cattolica, consente una "neutralizzazione politica" che ferma e circoscrive il conflitto. Il "silete theologi in munere alieno" - secondo la lettura schmittiana - permette di salvare la civiltà euro-cristiana (sic) e il primato europeo nel mondo grazie alla neutralizzazione del dato teologico-confessionale. E' così che nasce il jus publicum europaeum, cioè quell'ordinamento giuridico internazionale fondato sugli Stati europei che si riconoscono reciprocamente come tali e, in virtù di ciò, nel condurre eventuali conflitti armati, si considerano "hostes justi", impedendo così un'escalation della conflittualità politica (vedasi la nozione di concetto discriminatorio di guerra). Al di fuori di tale ordinamento, ci sono gli Stati extraeuropei, per cui invece non valgono le stesse "regole" che vigono tra gli Stati europei, anzi, in senso proprio quelli extraeuropei da Schmitt non vengono nemmeno considerati come Stati. Una serie di avvenimenti, come la nascita degli Stati Uniti d'America, la Rivoluzione francese e le guerra napoleoniche, il fallimento della Restaurazione del 1815 e la politica fallimentare della Santa Alleanza, l'allargamento del consesso internazionale a soggetti extraeuropei come l'Impero ottomano ed infine la prima guerra mondiale, sanciscono la fine graduale del jus publicum europaeum, fino alla sua definitiva estinzione con la seconda guerra mondiale. Senza entrare ulteriormente in dettagli, in un'ottica del genere lo Stato moderno è visto come il male minore rispetto alla totale disintegrazione politica e giuridica che invece aveva provocato la Riforma luterana. In questo senso, la visione politica di Hobbes, per quanto non approvata, viene vista in una luce non negativa in quanto riflesso teorico della situazione di fatto venutasi a creare con la nascita del jus publicum europaeum.
    Per quanto concerne invece la divisione amico/nemico, che autori come don Innocenti, Raimondo Spiazzi ed altri considerano di derivazione gnostica, va precisato che non si tratta affatto di una distinzione di natura prescrittiva ma descrittiva. Schmitt fa un discorso di fenomenologia del politico, cioè su come concretamente e visivamente si estrinseca la realtà politica, che, nessuno potrà negarlo, è altamente conflittuale. Dire che Schmitt è gnostico sarebbe come tacciare di bellicismo uno studioso di arte militare o di progressismo un biologo che dovesse constatare l'esistenza di rapporti omosessuali tra animali. Quello che non viene sottolineato abbastanza, invece, è che per il giurista tedesco compito del politico, cioè di chi si assume l'onere di attuare il discernimento tra amico e nemico, è quello di limitare il più possibile la potenziale conflittualità insita nel fenomeno politico. Il che non è proprio corrispondente ad una visione dualistico-manichea.
    Quanto al filo-hitlerismo di Carl Schmitt, si dimentica che quest'autore dalla cultura ufficiale del nazionalsocialismo tedesco venne fortemente avversato proprio perché cattolico e tacciato spesso e volentieri di gesuitismo e di appartenenza reazionaria. Rischiò pure la pelle, a quanto pare. Il giurista di Plettenberg assunse una posizione apertamente favorevole ad Hitler solamente nel momento in cui il Fuehrer riuscì ad assumere saldamente le redini del potere politico e con la speranza illusoria di diventare il Kronjurist del nuovo regime. D'altronde, in quello stesso periodo, persino la recalcitrante e sospettosa Chiesa Cattolica tese la mano al Reich: vedasi in merito la stipulazione del Reichskonkordat, con l'auspicio di un'evoluzione in senso conservatore o almeno "fascista" del movimento nazionalsocialista da parte sia dei vertici vaticani che delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche locali.
    Ultima modifica di Giò; 16-07-15 alle 09:58
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