Come conservatori da sempre ci battiamo per un impegno civile che sia responsabile, teso alla salvaguardia del bene comune, onesto ed irreprensibile. Non ci piacciono gli schiamazzi ed il disordine, nè tantomeno la fannullaggine criminale, la mediocrità ispirata dalla cultura "liberatrice" del '68 (quella del sei politico, del buffetto sulla guancia, della comprensione illimitata e del perdonismo buonista).
Anche per questo guardiamo con totale sfiducia all'operato del sindacato e dei sindacalisti italiani, quelli, per intenderci, che difendono gli sprechi ed i privilegi, che pretendono diritti senza corrispettivi doveri, che lucrano sulle provvigioni statali, che da sempre insomma parassitano l'economia del nostro paese.
Non possiamo proprio vedere le bandiere rosse della CGIL, non possiamo proprio sentire le dichiarazioni strafottenti del Cofferati o dell'Epifani di turno. C'è chi dice che il sindacato sia la causa di tutti i mali italiani; di certo possiamo attribuire gravi colpe a chi non ha mai collaborato, per motivi squisitamente politici ed ideologici, ad un effettivo miglioramento delle condizioni del mondo del lavoro.
Scioperi, scioperi e ancora scioperi. Ecco le "grandi proposte" del sindacato rosso, quello che vive sulle adesioni dei pensionati, sui piccoli ricatti interni alle aziende, sui soldi pubblici, su una nefanda rete di interessi pluridecennali.
Perchè questo (doveroso) attacco al sindacato? Di fronte allo sciopero generale proclamato dalla CGIL contro la manovra varata dal governo - manovra approvata dall'Europa e del FMI, obiettivamente indispensabile per evitare il disastro dei conti - possiamo provare soltanto un senso di disgusto.
Ancora una volta, il sindacato rosso difende i privilegi di certe piccole e grandi caste. E li difende a prescindere, nonostante l'indubbia necessità di sacrifici a fronte di una crisi economica globale. Ma questi sindacalisti ben pasciuti non si rendono conto che in un simile momento uno sciopero rasenta il suicidio?
Sarebbe questa la responsabilità ed il senso civico tanto evocati, ma solo a parole, da sindacalisti seduti in poltrona, che gozzovigliano alle spalle di chi si sacrifica, di chi lavora con serietà e con il sudore della fronte? Sarebbe questa la soluzione ai problemi italiani? Incrociare le braccia, perdere altro tempo, difendere la spesa pubblica?
Il governo non solo deve andare avanti sulla strada tracciata, ma schiacciare definitivamente le rendite di posizione del sindacato politicizzato, schierato, fazioso. Non ne possiamo più delle predicozze di Epifani e degli strali dei suoi accoliti.




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