É di pochi giorni fa la polemica scoppiata in seguito all’affissione di cartelloni che ritraevano la showgirl argentina, Belen Rodriguez pubblicizzare una nota marca di biancheria intima. Un comitato di cittadini ha invitato i vigili urbani di Milano a togliere i manifesti perché mettevano a repentaglio la concentrazione degli automobilisti che attraversavano una delle vie principali dello shopping cittadino. “La motivazione della rimozione mi sembra eccessiva, il problema è sempre lo stesso: il sessismo nella pubblicità” racconta all’Avanti! Daniela Brancati, giornalista, scrittrice e presidente del premio “Immagini Amiche”, giunto alla sua V edizione e promosso dall’Unione Donne in Italia (Udi, presente e attiva in tutta Italia da 65 anni, ndr) e da Roma Capitale. L’iniziativa è ispirata alla risoluzione delParlamento europeo - adottata nel settembre 2008 – quando ci si rese conto che gli stereotipi della donna nella pubblicità contribuivano a creare divisione di genere nella società e nel mercato del lavoro, nonché a incrementare la violenza degli uomini che non accettano il cambiamento delle donne.La pubblicità di una catena di gioiellerie che comparve a Bari nell’estate 2011
IL PREMIO “IMMAGINI AMICHE” - Il premio è orientato a valorizzare una comunicazione che – al di là dei cliché – veicoli messaggi creativi positivi. La nuova edizione del premio è stata presentata stamane alla presenza di Daniela Brancati, del responsabile nazionale Udi, Vittoria Tola e Alessandra Cattoi, assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma. L’iniziativa ha come obiettivo quello di stimolare i creativi a creare immagini “amiche”, ossia dignitose e rispettose delle donne, dunque a utilizzare un’immagine socialmente responsabile. Al contempo l’iniziativa intende contrastare la tendenza dell’industria della comunicazione – dagli spot pubblicitari all’intrattenimento – a proporre un’immagine distorta della donna che sfocia in dinamiche sessiste. La premiazione si svolgerà il prossimo 6 marzo, mentre per partecipare al concorso è necessario proporre le immagini da premiare collegandosi al sito del premio entro il 15 febbraio.BRANCATI: MIGLIORAMENTI, MA ANCORA MOLTO DA FARE - “Oggi c’è una maggiore sensibilità da parte dei pubblicitari – che due anni fa hanno firmato una lettera di intenti con per migliorare la comunicazione pubblicitaria – spiega Brancati, ma c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della committenza. Nell’immaginario attuale – continua il presidente del premio – prevale l’idea che le donne esistano soltanto fino ai 30 anni, tollerate dai 30 ai 40 e completamente invisibili dai 40 anni in su. Il nostro premio vuole invece promuovere immagini di donne vere, reali, “quotidiane”, e stimolare quindi i “creativi” a produrre buona comunicazione, efficace per le aziende, ma anche rispettosa della nostra immagine. Ma è anche un appello – conclude – perché il mondo della comunicazione capisca che non si può costruire un successo a spese nostre”. La novità dell’edizione di quest’anno è rappresentata dal coinvolgimento delle scuole che, per la prima volta, saranno parte attiva nell’individuazione dei vincitori dello spot pubblicitario e del programma televisivo. “In questo modo – conclude Brancati – abbiamo voluto accentature la nostra vocazione a far crescere il senso critico nelle nuove generazioni che rappresentano una larga parte dei consumatori di oggi, e che saranno i consumatori, i committenti e i pubblicitari di domani”.GURMAI (PES): APPIANIARE DIFFERENZE COMPENSI - Nel frattempo, sul fronte della parità di genere, il presidente del Pse Donne (il Partito socialista europeo, ndr) ha espresso il suo pieno supporto alla proposta legislativa del Partito laburista di obbligare le grandi compagnie a pubblicare la differenza salariale tra uomini e donne e, in tal modo, combattere il gap nei compensi. Affrontato oggi nel Parlamento inglese – questa pubblicazione obbligatoria – chiamata “trasparenza dei salari” per i grandi datori di lavoro, era già stata presentata nel 2010, ma venne rifiutata dal governo conservatore.
Donne e pubblicità, una questione di sesso | Avanti!





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