Lo Skyline di Alemanno
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Lo Skyline di Alemanno
Fare politica potrebbe essere di una semplicità disarmante.
Il più delle volte basterebbe decidere e fare per quel che si è.
di Giacomo Petrella
Ad esempio, un uomo di destra, posto di fronte ad una questione urbanistica ed architettonica come quella dello Skyline di Roma, cercherebbe istintivamente risposta nell’ordine. In questo caso sarebbe persino fortunato, non sbaglierebbe di certo, essendo l’ordine un dato estetico, prima che politico. Per questa sua fortuna, un uomo di destra si opporrebbe senza indugi a qualsiasi progetto teso a circondare il centro della Capitale di grattacieli; storcerebbe il naso di fronte all’antica bellezza orizzontale, soffocata all’esterno da nuove costruzioni verticali.
Capirebbe rapidamente perché sino ad oggi, Roma ha vietato cementificazioni più alte di San Pietro. Ma c’è di più, avendo cercato la risposta nell’ordine, l’uomo di destra comprenderebbe con rapidità ciò che lega estetica e politica: un ordine monumentale è un ordine civile, una tradizione che si eterna di epoca in epoca. Qualsiasi innovazione architettonica è dunque costretta a tener conto non solo dell’elemento estetico, ma del messaggio civile che l’urbanistica porta inevitabilmente con sé. Un uomo di destra, che in quanto di destra avrebbe anche un rapporto dinamico con la memoria, si ricorderebbe di quale senso legato alla qualità della vita l’idea di città porta con sé.
E penserebbe alla Garbatella, all’Eur, alle riqualificazioni urbanistiche degli anni ‘30 e anche alle battaglie più recenti della destra a Roma: quelle per la riqualificazione di Corviale in una città giardino e contro l’obbrobrio della Teca di Meier. Così all’uomo di destra, la Roma delicata dei colli pagani e cattolici, accerchiata dal titanismo ascendente della New York finanziaria, o peggio dell’ipocrisia sudamericana, di sicuro lascerebbe molti e più profondi dubbi.
Dubbi resi ancor più gravi dal perenne vizio destrorso di utilizzare quello stesso ordine di pensiero, persino in ambito antropologico, fissando precise, armoniose ed ordinatissime distinzioni fra l’amico e il nemico. Se Fuksas, Calatrava e Renzo Piano, se insomma la creme intellettuale del radicalismo chic in squadra e compasso, spingesse sugli 80, sui 90 metri quella sua romanità cosmopolita e babilonese, accidenti si, all’uomo di destra i dubbi verrebbero del tutto confermati.
Così, qualora vi fosse un siffatto uomo, un uomo di destra, alla guida del Campidoglio, se Gianni Alemanno desse retta a quel che semplicemente è, o dovrebbe essere, non vi sarebbe nessun dibattito sullo Skyline di Roma, nessuna ipotesi di abbattere la soglia (non il soglio) di San Pietro, nessuna opzione cementifera progressista e modernista ad incorniciare la culla della civiltà europea.
Con buona pace dei palazzinari romani, l’estetica, ordinatamente, avrebbe fatto ancora una volta Giustizia.
10 giugno 2010




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