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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Il Papa in Sinagoga,
le precedenti visite di Wojtyla e Ratzinger
Cronaca.Domenica 17 gennaio, il pontefice incontrerà la comunità ebraica
Foto![]()
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Hoffentlich!
Eridano.
Ultima modifica di Eridano; 30-01-16 alle 14:22
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


CHI LI HA RESI COSÍ ISLAMISTI?
Pubblicato il: 18/04/2016
Dunque il “Terrore” (sarà stato adeguatamente ricompensato colui che ha i diritti d’autore su questo indovinato slogan di marketing?) ha colpito ancora.
Gli attentati da un po’ di tempo si replicano tutti in fotocopia, seguendo fin nei minimi dettagli un format ormai collaudato. La standardizzazione degli eventi ne permette l’immediato riconoscimento e catalogazione da parte del pubblico, e l’esatta stima dell’impatto emotivo presso lo stesso, ma rischia di diventare ripetitiva.
Anche nel commentarli si rischia di ripetersi. Ma vale la pena di farlo ancora una volta.
Penso che sia il caso di iniziare riportando le parole del Ministro degli Esteri del Belgio, Didier Reynders che, solo 3 anni fa, mentre i fanatici jihadisti partivano a frotte dal Belgio con la benedizione del loro governo (e di chi controlla quel governo) per andare ad ingrossare le truppe mercenarie terroriste inviate a rovesciare Assad, rilasciava questo sobrio commento (26 Aprile 2013):
“Forse gli faremo un monumento come eroi di una rivoluzione”.Un bel monumento ai tagliagole, con jambiya ed esplosivo in primo piano, in pieno centro storico di Bruxelles, magari di fianco al Putto, farebbe un figurone.
É importante sapere come (s)ragionano i governati dell’Europa, per provare a comprendere la situazione in cui ci troviamo.
(Per i curiosi: il fine diplomatico, novello Talleyrand, è ancora regolarmente al suo posto, pronto a crescere nuove generazioni di terroristi da inviare a fare rivoluzioni in giro per il Mondo. Le 72 vergini le offre già la loro religione, e lui, in aggiunta premio, ci mette il monumento e l’eterna riconoscenza del popolo belga.)
Lo scrittore belga di origini turche Bahar Kimyongür, interrogato sull’argomento, alla domanda specifica sulle responsabilità del Belgio, ha spiegato:
“Sì, certamente. Non è un caso che il Belgio ospiti l’8 maggio prossimo (2014) un incontro internazionale sui combattenti stranieri in Siria. Gli esperti europei di antiterrorismo (per questa geniale definizione rimando al mio intervento sul Sakerriguardo alla Neolingua) sono unanimi: il Belgio ha il maggior numero di jihadisti in Siria in rapporto al numero di abitanti. Nei quartieri popolari di Bruxelles, di Vilvoorde o di Anversa, a forte presenza musulmana, la pressione esercitata dai gruppi religiosi radicali è particolarmente sensibile. Storicamente, l’Arabia Saudita ha il monopolio della formazione religiosa dei musulmani di lingua araba in Belgio”.Penso che ogni ulteriore commento sia superfluo. Con una mano li armano, con l’altra si asciugano le lacrime.
Musulmani in preghiera nel quartiere arabo di Parigi. Ormai intere zone delle principali città europee sono fuori dal controllo delle autorità e diventano terreno fertile per arruolare futuri potenziali terroristi (con il tacito beneplacito delle intelligence europee, che si illudono di poter utilizzare questi fanatici per i propri fini geopolitici).
Non è però il caso di commettere l’errore di circoscrivere il discorso al solo Belgio.
Non è il Belgio che detta l’agenda della politica internazionale dell’Occidente e ne definisce le strategie. Non è il Belgio che ha imposto l’alleanza con i due Paesi massimi sponsor mondiali del terrorismo di matrice sunnita: la Turchia di Erdogan e l’Arabia Saudita.
Poche settimane fa Angela Merkel, il più importante politico d’Europa, è andata a prostrarsi da Erdogan in un umiliante vertice UE-Turchia.
Il fatto che il più importante politico dell’Europa di oggi coincida con il più incapace Cancelliere che la Germania abbia conosciuto dal Dopoguerra ad oggi spiega in che condizione di impotenza ci troviamo.
Siamo in completa balia degli eventi. Riempiamo di miliardi di Euro i burattinai del terrorismo wahhabita perchè blocchino il flusso dei profughi e questi ci ripagano mandandoci sempre più migranti, che ormai stanno trasformando intere città d’Europa in ingestibili suk arabi.
Ancora peggio della Merkel comunque è riuscito a fare Alvaro Vitali-Hollande, consegnando la Legion d’Onore al principe ereditario saudita Muhammad bin Nayef Al Saud, per… il suo impegno contro il terrorismo (!)
(Rispetto per Sophie Marceau – beniamina della nostra fanciullezza – che, pochi giorni dopo,ha rifiutato analoga onoreficenza in aperta polemica col suo governo e per non doverla condividere con un tale personaggio).
Per non parlare di Obama, che da 2 anni finge di combattere l’ISIS, e più lo combatte più l’ISIS si diffonde, dall’Iraq alla Siria, dall’Egitto alla Libia, fino a pochi chilometri dalle nostre coste.Quanto fosse poco credibile l’impegno americano contro l’ISIS lo ha dimostrato Putin, che con un sforzo minimoha capovolto le sorti della guerra in Siria ricacciando i terroristi dell’ISIS oltre la storica città di Palmira, riconquistata dalle truppe fedeli al Presidente Assad, grazie al supporto aereo russo, proprio domenica scorsa.
Obama, la Merkel, Hollande, gli sventurati governanti belgi. Una generazione di politici sfortunata, si dirà, non in grado di far fronte ad una situazione più grande di loro.
“Essere completamente creduloni fino all’idiozia è una delle gioie supreme della vita”diceva Henry Miller.
— — —
Non si tratta di una sola generazione di politici.
É molto difficile liberarsi dagli stereotipi che condizionano il nostro modo di percepire la realtà che ci circonda.
Descrivere un mondo musulmano laico e tollerante, dove l’istruzione dell’obbligo vigeva per tutti, maschi e femmine, dove i matrimoni combinati erano proibiti dalla legge, dove le ragazze potevano tranquillamente passeggiare per strada in gonna corta e l’uso del burqa era fortemente disincentivato, dove la possibilità di reintrodurre la Shari’ah era tanto probabile quanto lo è oggi da noi quella di reintrodurre la Legge del Taglione può sembrare un vano esercizio di fantasia.
Kabul, Afghanistan, 1978. Quella afgana era una società laica, moderna e socialista, ai tempi del governo filo-sovietico. Per contrastare tale governo gli americani armarono i feroci Mujaheddin che, giunti al potere, rimisero in vigore la Shari’ah, parificando le donne ad oggetti di proprietà prima dei padri, poi dei mariti.
Invece la maggior parte dei Paesi musulmani nel dopoguerra rispondeva proprio a questa descrizione.
E questo mondo è gradualmente scomparso proprio a causa degli interventi occidentali in Nord Africa e Medio Oriente, che hanno sistematicamente abbattuto i governi laici e democratici per sostituirli con dittature fondamentaliste.
Porto solo alcuni esempi, perchè la lista dei regime-change sarebbe tanto lunga da poterci scrivere per ore.
Mossadeq in IRAN [1], Nasser in EGITTO [2], Sukharto in INDONESIA [3], Ben Bella in ALGERIA [4], Nur Taraki in AFGHANISTAN [5], Said Barre in SOMALIA [6], Saddam Hussein in IRAQ, Gheddafi in LIBIA, Mubarak in EGITTO, Assad in SIRIA, rappresentano una lista simbolica e largamente incompleta di sovrani laici (alcuni degni di ammirazione, altri non certo stinchi di santo, ma questo è un’altro discorso) che gli americani e il loro tirapiedi europei hanno deposto, o tentato di deporre, per issare al potere al loro posto dittatori fanatici, musulmani integralisti.
Studentesse afgane negli Anni Settanta. Prima che l’intervento americano riportasse il Paese al Medioevo.
In compenso per questo insospettabile aiuto, i fondamentalisti wahhabiti, coloro che mettono le bombe nelle nostre città, sono sempre stati i migliori alleati degli USA in tutte le guerre americane in Medio Oriente (e non solo):
- Hanno combattuto per conto degli americani in Afghanistan contro l’URSS
- Hanno combattuto per conto degli americani in Cecenia contro la Russia
- Hanno combattuto accanto agli americani in Kosovo contro la Serbia
- Hanno combattuto accanto agli americani in Iraq contro Saddam
- Hanno combattuto per conto e poi accanto agli americani in Somalia contro Said Barre
- Hanno combattuto per conto degli americani in Algeria contro Ben Bella
- Hanno combattuto accanto agli americani in Libia contro Gheddafi
- Hanno combattuto per conto degli americani in Egitto contro Mubarak
- Stanno combattendo ora accanto ai sauditi in Yemen contro gli Huthi
- Stanno combattendo ora per conto degli americani in Siria contro Assad.
É possibile che coloro che ci vengono presentati dai nostri media come i nemici più terribili e oscuri dell’Occidente, per mezzo secolo abbiano preso parte ad ogni guerra dell’area in questione in qualità di fedeli alleati dell’Occidente?
Iran 1970. Quanto assomigliava ad un qualsiasi Paese dell’Europa meridionale! Americani ed inglesi provocarono prima la caduta del laico e moderato Mossadeq. Successivamente sempre gli americani e i francesi favorirono l’ascesa al potere dell’Ayatollah Khomeini. Salvo poi pentirsene e scagliargli contro il loro nuovo protetto Saddam Hussein. La guerra e l’Islam più radicale riportarono indietro le condizioni sociali della popolazione di secoli.
Non vi viene qualche dubbio? A me sì.
La verità è che il lungo torbido rapporto che lega a doppio filo la politica estera e militare americana, e dunque di rimorchio anche quella europea, e il terrorismo islamico ha origine più di 60 anni fa. Non si è mai interrotto, e anzi ha avuto un crescendo sempre più inquietante negli ultimi 25 anni, dopo la dissoluzione dell’URSS [7].
Non importa quali Frankenstein le cancellerie euro-atlantiche abbiano creato nei decenni passati (da Osama Bin Laden, inviato dagli USA ad armare i mujaheddin in Afghanistan, fino ad Al Qaeda e oggi all’ISIS) e quali tragici danni questi mostri abbiano provocato. Ogni nuova generazione politica dell’Occidente è sempre pronta a scatenare un Frenkenstein ancora più terribile.
Ora i casi sono due.
Il primo è che dal Dopoguerra ad oggi ci abbia governati una delle più grandi nidiate di imbecilli autolesionisti che la Storia umana abbia mai conosciuto, incapaci non solo di prevedere gli effetti disastrosi dei loro esperimenti da apprendisti stregoni, ma persino di imparare dai propri errori. Ripetuti. Sempre gli stessi errori e sempre in forma più grave.
Il secondo è che tutto fosse stato previsto e calcolato.
Che riportare al Medioevo l’aera del pianeta più ricca di risorse naturali, impedire che vi si insediassero governi stabili e intenzionati a migliorare le condizioni di vita dei propri popoli fosse la strategia migliore per impossessarsi proprio di quelle risorse.
Che soffiare sul fuoco del fondamentalismo religioso, procedere a ripetuti cambi di regime, sostenendo via via ogni nuovo tiranno contro quello appoggiato precedentemente [8] e mantenere la regione in uno stato di guerra permanente fossero le tattiche migliori per raggiungere questi fini.
Che anche gli attentati nel cuore dell’Europa siano un prezzo relativamente modesto ed accettabile per mantenere attivo il formidabile strumento del terrorismo di matrice sunnita. (Ammesso e non concesso che riguardo a questi attentati ce la raccontino giusta, perchè la puzza di bruciato si fa sempre più intensa, quasi insopportabile… ).
Egitto, 1960. Il governo laico di Nasser fu sempre osteggiato dagli americani, che lo ritenevano troppo vicino all’URSS. I Fratelli Musulmani e altri gruppi di islamisti fondamentalisti furono utilizzati dagli anglo-americani per indebolire il potere di Nasser.
Dispiace per le vittime innocenti delle stragi di Bruxelles, come è dispiaciuto per le vittime innocenti di Parigi e dispiace sempre per le vittime di ogni attentato che ormai quasi ogni giorno insanguina qualche angolo del pianeta, ma pensare di cavarsela confondendo ancora una volta causa ed effetto, versando qualche lacrima di circostanza e mettendo una bandierina colorata nella propria bacheca su facebook è inutile e a dir poco patetico.
Fino a quando gli USA e l’Europa definiranno le proprie politiche in base alle priorità delle banche, del capitale e delle élites imperialiste e guerrafondaie che ci hanno governati fino ad ora, fino a quando i nostri eserciti verranno mandati in “Missione di Pace” ad “Esportare Democrazia” nelle regioni ricche di petrolio, fino a quando i disgraziati ai quali bombardiamo le case saranno costretti ad ingrossare le file dei migranti fino a sconvolgere definitivamente l’assetto etnico-sociale europeo, fino a quando per fare il lavoro sporco in ogni guerra ci rivolgeremo agli stessi terroristi che insanguinano le nostre città (magari promettendogli anche un monumento al loro rientro), la situazione non potrà che peggiorare, e di bandierine in bacheca ne dovremo mettere sempre di più.
Note:
[1] Nel 1951 Mohammad Mossadeq arrivò al potere in Iran con un programma di governo teso a stabilire una democrazia laica e ad instaurare una monarchia costituzionale. La nazionalizzazione dell’industria iraniana degli idrocarburi, che privò momentaneamente l’Anglo-Iranian Oil Company e le Sette Sorelle americane del controllo sul petrolio iraniano, gli causarono l’ostilità aperta degli anglo-americani.
La CIA e il britannico SIS organizzarono un’operazione segreta per deporre Mosaddeq servendosi delle forze armate leali allo Scià. Partita dal Bazar di Teheran, una manifestazione organizzata dalle intelligence occidentali (una “rivoluzione colorata” ante litteram) fu rinforzata da reparti militari e carri armati che attaccarono la residenza di Mossadeq. Lo Scià rientrò quindi a Teheran, e Mossadeq, a seguito di un processo farsa, fu condannato a morte. Lo Scià commutò successivamente la condanna in esilio e arresti domiciliari perpetui.
La controversia con le compagnie petrolifere fu risolta nel 1954 a favore dell’Anglo-Iranian Oil Company e le Sette Sorelle americane.
[2] Il laico Nasser fu sempre fortemente osteggiato dagli anglo-americani a causa dei suoi legami con l’Unione Sovietica. Dopo la sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni, nel 1967, Nasser perse rapidamente il potere. Nel 1970 il nuovo leader Sadat fu spinto dagli anglo-americani ad una progressiva apertura ai movimenti islamisti, per usarli per contrastare i movimenti studenteschi di sinistra.
[3] Nei primi anni Sessanta rimuovere il governo laico e socialista di Sukarno in Indonesia era una delle priorità strategiche anglo-americane in Asia. In un memorandum della CIA del 1962 è rivelata l’intenzione di “liquidare il Presidente Sukharno a seconda della situazione e delle opportunitа disponibili”
Nel 1966 il Presidente Sukharno fu costretto a firmare le dimissioni a favore del Generale Suharto.
Il Regime del Generale Suharto, appoggiandosi sugli elementi islamisti e per volontà dei protettori anglo-americani, si rese tristemente famoso per aver perseguitato con accanimento gli oppositori politici ed aver utilizzato sistematicamente l’esercito per mantenere il controllo delle regioni del paese in cui si sviluppavano movimenti dissidenti. Circa 2 milioni di sospetti comunisti furono brutalmente eliminati dal regime, che si rese responsabile anche dell’invasione di Timor Est.
[4] Gli islamisti radicali del FIS (Fronte Islamico di Salvezza) e il loro braccio armato, il GIA (Gruppo Islamico Armato) che presero il potere in Algeria nei primi Anni Novanta erano in gran parte ex-guerriglieri che gli americani avevano già utilizzato in funzione anti-sovietica in Afghanistan e poi in funzione anti-serba in Bosnia, ed erano dediti al terrorismo contro i funzionari civili, gli intellettuali laici e i giornalisti.
[5] Alla fine degli Anni 70, l’Afghanistan socialista di Nur Mohammed Taraki, sostenuto dall’Unione Sovietica, era un paese laico, dove le donne avevano il diritto di voto e vigeva l’istruzione dell’obbligo per tutti (comprese le ragazze).
Contro questo paese e il suo sistema politico gli USA finanziarono e armarono i feroci Mujaheddin (tra i quali un certo Osama Bin Laden, socio in affari del clan Bush.)
[6] Said Barre è stato Presidente della Somalia dal 1969 al 1991. Avversato dall’Occidente per aver scelto il modello socialista (nonostante questo in un’occasione, nel 1977, gli USA sostennero la Somalia nel conflitto con l’Etiopia per il controllo dell’Ogaden). Alla sua caduta il Paese piombò nel caos, in preda ai gruppi musulmani fondamentalisti e in stato di parziale disgregazione. Caos che non si è ancora risolto oggi, a 25 anni di distanza.
[7] L’URSS aveva sempre fatto da contrappeso alla scelta strategica USA di puntare sui fondamentalisti islamici per mantenere il controllo del Medio Oriente. Ancora oggi gli unici Paesi Musulmani dove vige una societа veramente laica e tollerante sono quelli nati dalla dissoluzione dell’URSS: Kazakistan, Uzbekistan, Kirgizistan ecc… Con la fine dell’URSS gli americani ebbero mano libera per procedere ad eliminare sistematicamente tutti gli ultimi regimi laici rimasti in Medio Oriente.
[8] Emblematica la sequenza dei cambi di regime nella regione Iran-Iraq-Siria. Prima gli americani appoggiarono lo Scià contro Mossadeq. Poi americani e francesi issarono al potere l’Ayatollah Khomeini al posto dello Sciа. Successivamente scatenarono Saddam Hussein contro Khomeini (la Guerra Iran-Iraq durò dal 1980 al 1988). Poi si servirono dell’aiuto di Assad contro Saddam Hussein. Infine armarono i terroristi sunniti nel tentativo di sbarazzarsi di Assad.
Titolo originale dell'articolo: Bruxelles: il terrore arriva da lontano - tratto da SakerItalia.it
Autore: Cesare Corda
CHI LI HA RESI COSÍ ISLAMISTI?
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


CHI LI HA RESI COSÍ ISLAMISTI?
Pubblicato il: 18/04/2016
Dunque il “Terrore” (sarà stato adeguatamente ricompensato colui che ha i diritti d’autore su questo indovinato slogan di marketing?) ha colpito ancora.
Gli attentati da un po’ di tempo si replicano tutti in fotocopia, seguendo fin nei minimi dettagli un format ormai collaudato. La standardizzazione degli eventi ne permette l’immediato riconoscimento e catalogazione da parte del pubblico, e l’esatta stima dell’impatto emotivo presso lo stesso, ma rischia di diventare ripetitiva.
Anche nel commentarli si rischia di ripetersi. Ma vale la pena di farlo ancora una volta.
Penso che sia il caso di iniziare riportando le parole del Ministro degli Esteri del Belgio, Didier Reynders che, solo 3 anni fa, mentre i fanatici jihadisti partivano a frotte dal Belgio con la benedizione del loro governo (e di chi controlla quel governo) per andare ad ingrossare le truppe mercenarie terroriste inviate a rovesciare Assad, rilasciava questo sobrio commento (26 Aprile 2013):“Forse gli faremo un monumento come eroi di una rivoluzione”.Un bel monumento ai tagliagole, con jambiya ed esplosivo in primo piano, in pieno centro storico di Bruxelles, magari di fianco al Putto, farebbe un figurone.
É importante sapere come (s)ragionano i governati dell’Europa, per provare a comprendere la situazione in cui ci troviamo.
(Per i curiosi: il fine diplomatico, novello Talleyrand, è ancora regolarmente al suo posto, pronto a crescere nuove generazioni di terroristi da inviare a fare rivoluzioni in giro per il Mondo. Le 72 vergini le offre già la loro religione, e lui, in aggiunta premio, ci mette il monumento e l’eterna riconoscenza del popolo belga.)
Lo scrittore belga di origini turche Bahar Kimyongür, interrogato sull’argomento, alla domanda specifica sulle responsabilità del Belgio, ha spiegato:“Sì, certamente. Non è un caso che il Belgio ospiti l’8 maggio prossimo (2014) un incontro internazionale sui combattenti stranieri in Siria. Gli esperti europei di antiterrorismo (per questa geniale definizione rimando al mio intervento sul Sakerriguardo alla Neolingua) sono unanimi: il Belgio ha il maggior numero di jihadisti in Siria in rapporto al numero di abitanti. Nei quartieri popolari di Bruxelles, di Vilvoorde o di Anversa, a forte presenza musulmana, la pressione esercitata dai gruppi religiosi radicali è particolarmente sensibile. Storicamente, l’Arabia Saudita ha il monopolio della formazione religiosa dei musulmani di lingua araba in Belgio”.Penso che ogni ulteriore commento sia superfluo. Con una mano li armano, con l’altra si asciugano le lacrime.
Musulmani in preghiera nel quartiere arabo di Parigi. Ormai intere zone delle principali città europee sono fuori dal controllo delle autorità e diventano terreno fertile per arruolare futuri potenziali terroristi (con il tacito beneplacito delle intelligence europee, che si illudono di poter utilizzare questi fanatici per i propri fini geopolitici).
Non è però il caso di commettere l’errore di circoscrivere il discorso al solo Belgio.
Non è il Belgio che detta l’agenda della politica internazionale dell’Occidente e ne definisce le strategie. Non è il Belgio che ha imposto l’alleanza con i due Paesi massimi sponsor mondiali del terrorismo di matrice sunnita: la Turchia di Erdogan e l’Arabia Saudita.
Poche settimane fa Angela Merkel, il più importante politico d’Europa, è andata a prostrarsi da Erdogan in un umiliante vertice UE-Turchia.
Il fatto che il più importante politico dell’Europa di oggi coincida con il più incapace Cancelliere che la Germania abbia conosciuto dal Dopoguerra ad oggi spiega in che condizione di impotenza ci troviamo.
Siamo in completa balia degli eventi. Riempiamo di miliardi di Euro i burattinai del terrorismo wahhabita perchè blocchino il flusso dei profughi e questi ci ripagano mandandoci sempre più migranti, che ormai stanno trasformando intere città d’Europa in ingestibili suk arabi.
Ancora peggio della Merkel comunque è riuscito a fare Alvaro Vitali-Hollande, consegnando la Legion d’Onore al principe ereditario saudita Muhammad bin Nayef Al Saud, per… il suo impegno contro il terrorismo (!)
(Rispetto per Sophie Marceau – beniamina della nostra fanciullezza – che, pochi giorni dopo,ha rifiutato analoga onoreficenza in aperta polemica col suo governo e per non doverla condividere con un tale personaggio).
Per non parlare di Obama, che da 2 anni finge di combattere l’ISIS, e più lo combatte più l’ISIS si diffonde, dall’Iraq alla Siria, dall’Egitto alla Libia, fino a pochi chilometri dalle nostre coste.Quanto fosse poco credibile l’impegno americano contro l’ISIS lo ha dimostrato Putin, che con un sforzo minimoha capovolto le sorti della guerra in Siria ricacciando i terroristi dell’ISIS oltre la storica città di Palmira, riconquistata dalle truppe fedeli al Presidente Assad, grazie al supporto aereo russo, proprio domenica scorsa.
Obama, la Merkel, Hollande, gli sventurati governanti belgi. Una generazione di politici sfortunata, si dirà, non in grado di far fronte ad una situazione più grande di loro.“Essere completamente creduloni fino all’idiozia è una delle gioie supreme della vita”diceva Henry Miller.
— — —
Non si tratta di una sola generazione di politici.
É molto difficile liberarsi dagli stereotipi che condizionano il nostro modo di percepire la realtà che ci circonda.
Descrivere un mondo musulmano laico e tollerante, dove l’istruzione dell’obbligo vigeva per tutti, maschi e femmine, dove i matrimoni combinati erano proibiti dalla legge, dove le ragazze potevano tranquillamente passeggiare per strada in gonna corta e l’uso del burqa era fortemente disincentivato, dove la possibilità di reintrodurre la Shari’ah era tanto probabile quanto lo è oggi da noi quella di reintrodurre la Legge del Taglione può sembrare un vano esercizio di fantasia.
Kabul, Afghanistan, 1978. Quella afgana era una società laica, moderna e socialista, ai tempi del governo filo-sovietico. Per contrastare tale governo gli americani armarono i feroci Mujaheddin che, giunti al potere, rimisero in vigore la Shari’ah, parificando le donne ad oggetti di proprietà prima dei padri, poi dei mariti.
Invece la maggior parte dei Paesi musulmani nel dopoguerra rispondeva proprio a questa descrizione.
E questo mondo è gradualmente scomparso proprio a causa degli interventi occidentali in Nord Africa e Medio Oriente, che hanno sistematicamente abbattuto i governi laici e democratici per sostituirli con dittature fondamentaliste.
Porto solo alcuni esempi, perchè la lista dei regime-change sarebbe tanto lunga da poterci scrivere per ore.
Mossadeq in IRAN [1], Nasser in EGITTO [2], Sukharto in INDONESIA [3], Ben Bella in ALGERIA [4], Nur Taraki in AFGHANISTAN [5], Said Barre in SOMALIA [6], Saddam Hussein in IRAQ, Gheddafi in LIBIA, Mubarak in EGITTO, Assad in SIRIA, rappresentano una lista simbolica e largamente incompleta di sovrani laici (alcuni degni di ammirazione, altri non certo stinchi di santo, ma questo è un’altro discorso) che gli americani e il loro tirapiedi europei hanno deposto, o tentato di deporre, per issare al potere al loro posto dittatori fanatici, musulmani integralisti.
Studentesse afgane negli Anni Settanta. Prima che l’intervento americano riportasse il Paese al Medioevo.
In compenso per questo insospettabile aiuto, i fondamentalisti wahhabiti, coloro che mettono le bombe nelle nostre città, sono sempre stati i migliori alleati degli USA in tutte le guerre americane in Medio Oriente (e non solo):
- Hanno combattuto per conto degli americani in Afghanistan contro l’URSS
- Hanno combattuto per conto degli americani in Cecenia contro la Russia
- Hanno combattuto accanto agli americani in Kosovo contro la Serbia
- Hanno combattuto accanto agli americani in Iraq contro Saddam
- Hanno combattuto per conto e poi accanto agli americani in Somalia contro Said Barre
- Hanno combattuto per conto degli americani in Algeria contro Ben Bella
- Hanno combattuto accanto agli americani in Libia contro Gheddafi
- Hanno combattuto per conto degli americani in Egitto contro Mubarak
- Stanno combattendo ora accanto ai sauditi in Yemen contro gli Huthi
- Stanno combattendo ora per conto degli americani in Siria contro Assad.
É possibile che coloro che ci vengono presentati dai nostri media come i nemici più terribili e oscuri dell’Occidente, per mezzo secolo abbiano preso parte ad ogni guerra dell’area in questione in qualità di fedeli alleati dell’Occidente?
Iran 1970. Quanto assomigliava ad un qualsiasi Paese dell’Europa meridionale! Americani ed inglesi provocarono prima la caduta del laico e moderato Mossadeq. Successivamente sempre gli americani e i francesi favorirono l’ascesa al potere dell’Ayatollah Khomeini. Salvo poi pentirsene e scagliargli contro il loro nuovo protetto Saddam Hussein. La guerra e l’Islam più radicale riportarono indietro le condizioni sociali della popolazione di secoli.
Non vi viene qualche dubbio? A me sì.
La verità è che il lungo torbido rapporto che lega a doppio filo la politica estera e militare americana, e dunque di rimorchio anche quella europea, e il terrorismo islamico ha origine più di 60 anni fa. Non si è mai interrotto, e anzi ha avuto un crescendo sempre più inquietante negli ultimi 25 anni, dopo la dissoluzione dell’URSS [7].
Non importa quali Frankenstein le cancellerie euro-atlantiche abbiano creato nei decenni passati (da Osama Bin Laden, inviato dagli USA ad armare i mujaheddin in Afghanistan, fino ad Al Qaeda e oggi all’ISIS) e quali tragici danni questi mostri abbiano provocato. Ogni nuova generazione politica dell’Occidente è sempre pronta a scatenare un Frenkenstein ancora più terribile.
Ora i casi sono due.
Il primo è che dal Dopoguerra ad oggi ci abbia governati una delle più grandi nidiate di imbecilli autolesionisti che la Storia umana abbia mai conosciuto, incapaci non solo di prevedere gli effetti disastrosi dei loro esperimenti da apprendisti stregoni, ma persino di imparare dai propri errori. Ripetuti. Sempre gli stessi errori e sempre in forma più grave.
Il secondo è che tutto fosse stato previsto e calcolato.
Che riportare al Medioevo l’aera del pianeta più ricca di risorse naturali, impedire che vi si insediassero governi stabili e intenzionati a migliorare le condizioni di vita dei propri popoli fosse la strategia migliore per impossessarsi proprio di quelle risorse.
Che soffiare sul fuoco del fondamentalismo religioso, procedere a ripetuti cambi di regime, sostenendo via via ogni nuovo tiranno contro quello appoggiato precedentemente [8] e mantenere la regione in uno stato di guerra permanente fossero le tattiche migliori per raggiungere questi fini.
Che anche gli attentati nel cuore dell’Europa siano un prezzo relativamente modesto ed accettabile per mantenere attivo il formidabile strumento del terrorismo di matrice sunnita. (Ammesso e non concesso che riguardo a questi attentati ce la raccontino giusta, perchè la puzza di bruciato si fa sempre più intensa, quasi insopportabile… ).
Egitto, 1960. Il governo laico di Nasser fu sempre osteggiato dagli americani, che lo ritenevano troppo vicino all’URSS. I Fratelli Musulmani e altri gruppi di islamisti fondamentalisti furono utilizzati dagli anglo-americani per indebolire il potere di Nasser.
Dispiace per le vittime innocenti delle stragi di Bruxelles, come è dispiaciuto per le vittime innocenti di Parigi e dispiace sempre per le vittime di ogni attentato che ormai quasi ogni giorno insanguina qualche angolo del pianeta, ma pensare di cavarsela confondendo ancora una volta causa ed effetto, versando qualche lacrima di circostanza e mettendo una bandierina colorata nella propria bacheca su facebook è inutile e a dir poco patetico.
Fino a quando gli USA e l’Europa definiranno le proprie politiche in base alle priorità delle banche, del capitale e delle élites imperialiste e guerrafondaie che ci hanno governati fino ad ora, fino a quando i nostri eserciti verranno mandati in “Missione di Pace” ad “Esportare Democrazia” nelle regioni ricche di petrolio, fino a quando i disgraziati ai quali bombardiamo le case saranno costretti ad ingrossare le file dei migranti fino a sconvolgere definitivamente l’assetto etnico-sociale europeo, fino a quando per fare il lavoro sporco in ogni guerra ci rivolgeremo agli stessi terroristi che insanguinano le nostre città (magari promettendogli anche un monumento al loro rientro), la situazione non potrà che peggiorare, e di bandierine in bacheca ne dovremo mettere sempre di più.
Note:
[1] Nel 1951 Mohammad Mossadeq arrivò al potere in Iran con un programma di governo teso a stabilire una democrazia laica e ad instaurare una monarchia costituzionale. La nazionalizzazione dell’industria iraniana degli idrocarburi, che privò momentaneamente l’Anglo-Iranian Oil Company e le Sette Sorelle americane del controllo sul petrolio iraniano, gli causarono l’ostilità aperta degli anglo-americani.
La CIA e il britannico SIS organizzarono un’operazione segreta per deporre Mosaddeq servendosi delle forze armate leali allo Scià. Partita dal Bazar di Teheran, una manifestazione organizzata dalle intelligence occidentali (una “rivoluzione colorata” ante litteram) fu rinforzata da reparti militari e carri armati che attaccarono la residenza di Mossadeq. Lo Scià rientrò quindi a Teheran, e Mossadeq, a seguito di un processo farsa, fu condannato a morte. Lo Scià commutò successivamente la condanna in esilio e arresti domiciliari perpetui.
La controversia con le compagnie petrolifere fu risolta nel 1954 a favore dell’Anglo-Iranian Oil Company e le Sette Sorelle americane.
[2] Il laico Nasser fu sempre fortemente osteggiato dagli anglo-americani a causa dei suoi legami con l’Unione Sovietica. Dopo la sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni, nel 1967, Nasser perse rapidamente il potere. Nel 1970 il nuovo leader Sadat fu spinto dagli anglo-americani ad una progressiva apertura ai movimenti islamisti, per usarli per contrastare i movimenti studenteschi di sinistra.
[3] Nei primi anni Sessanta rimuovere il governo laico e socialista di Sukarno in Indonesia era una delle priorità strategiche anglo-americane in Asia. In un memorandum della CIA del 1962 è rivelata l’intenzione di “liquidare il Presidente Sukharno a seconda della situazione e delle opportunitа disponibili”
Nel 1966 il Presidente Sukharno fu costretto a firmare le dimissioni a favore del Generale Suharto.
Il Regime del Generale Suharto, appoggiandosi sugli elementi islamisti e per volontà dei protettori anglo-americani, si rese tristemente famoso per aver perseguitato con accanimento gli oppositori politici ed aver utilizzato sistematicamente l’esercito per mantenere il controllo delle regioni del paese in cui si sviluppavano movimenti dissidenti. Circa 2 milioni di sospetti comunisti furono brutalmente eliminati dal regime, che si rese responsabile anche dell’invasione di Timor Est.
[4] Gli islamisti radicali del FIS (Fronte Islamico di Salvezza) e il loro braccio armato, il GIA (Gruppo Islamico Armato) che presero il potere in Algeria nei primi Anni Novanta erano in gran parte ex-guerriglieri che gli americani avevano già utilizzato in funzione anti-sovietica in Afghanistan e poi in funzione anti-serba in Bosnia, ed erano dediti al terrorismo contro i funzionari civili, gli intellettuali laici e i giornalisti.
[5] Alla fine degli Anni 70, l’Afghanistan socialista di Nur Mohammed Taraki, sostenuto dall’Unione Sovietica, era un paese laico, dove le donne avevano il diritto di voto e vigeva l’istruzione dell’obbligo per tutti (comprese le ragazze).
Contro questo paese e il suo sistema politico gli USA finanziarono e armarono i feroci Mujaheddin (tra i quali un certo Osama Bin Laden, socio in affari del clan Bush.)
[6] Said Barre è stato Presidente della Somalia dal 1969 al 1991. Avversato dall’Occidente per aver scelto il modello socialista (nonostante questo in un’occasione, nel 1977, gli USA sostennero la Somalia nel conflitto con l’Etiopia per il controllo dell’Ogaden). Alla sua caduta il Paese piombò nel caos, in preda ai gruppi musulmani fondamentalisti e in stato di parziale disgregazione. Caos che non si è ancora risolto oggi, a 25 anni di distanza.
[7] L’URSS aveva sempre fatto da contrappeso alla scelta strategica USA di puntare sui fondamentalisti islamici per mantenere il controllo del Medio Oriente. Ancora oggi gli unici Paesi Musulmani dove vige una societа veramente laica e tollerante sono quelli nati dalla dissoluzione dell’URSS: Kazakistan, Uzbekistan, Kirgizistan ecc… Con la fine dell’URSS gli americani ebbero mano libera per procedere ad eliminare sistematicamente tutti gli ultimi regimi laici rimasti in Medio Oriente.
[8] Emblematica la sequenza dei cambi di regime nella regione Iran-Iraq-Siria. Prima gli americani appoggiarono lo Scià contro Mossadeq. Poi americani e francesi issarono al potere l’Ayatollah Khomeini al posto dello Sciа. Successivamente scatenarono Saddam Hussein contro Khomeini (la Guerra Iran-Iraq durò dal 1980 al 1988). Poi si servirono dell’aiuto di Assad contro Saddam Hussein. Infine armarono i terroristi sunniti nel tentativo di sbarazzarsi di Assad.
Titolo originale dell'articolo: Bruxelles: il terrore arriva da lontano - tratto da SakerItalia.it
Autore: Cesare Corda
CHI LI HA RESI COSÍ ISLAMISTI?
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Il problema islamico in Svezia è arrivato al punto di non ritorno. E in Baviera è boom per le pistole - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
L’ultima volta in cui in Svezia si è tenuto un censimento che chiedeva ai cittadini quale fosse il loro culto religioso di riferimento, nel 1930, solo 15 persone risposero Islam. Oggi, circa un milione di persone è di religione islamica e le moschee sono ovunque nel Paese e continuano a sorgerne. E se in Francia il 93% dei musulmani ha votato per Francois Hollande nel 2012, in Svezia il 75% ha scelto i Socialdemocratici alle elezioni del 2006 e alcuni studi indicano che il blocco rosso-verde raccoglie tra l’80 e il 90% del voto islamico. Attenzione, è il vecchio gioco del cavallo di Troia: la democrazia è lo strumento migliore per abolire la democrazia stessa. Ma in Svezia questo non si può dire: politici, autorità e persino la stampa negano che esista un problema di convivenza, negano di sapere che l’islam è anche ideologia politica con un proprio sistema giudiziario – la sharia – e regole specifiche per la vita di ognuno, dal modo di vestire e chi puoi frequentare e chi no. Questa è la più chiara definizione di un’ideologia totalitaria, senza scomodare Hannah Arendt.
Ma come vi dicevo, in Svezia il potere nega l’esistenza stessa del problema e la sconnessione tra quanto provato dalla cittadinanza, un misto di paura e rabbia e quanto ammesso dalla politica diviene più grande ogni giorno, come ci dimostra questa frase del primo ministro, Stefan Löfven, al Financial Times: “La cosa più surreale è che tutti i numeri stanno andando nella giusta direzione ma l’immagine che l’opinione pubblica è quella di un Paese che invece va nella direzione sbagliata. Non è una questione legata solo al fatto di capire se la gente è spaventata dalla crisi dei rifugiati ma al fatto che sembra che tutto stia andando male”.
Insomma, gli svedesi sono degli ingrati che non vedono in quale paradiso stanno vivendo. Sarà ma lo svedese medio, soprattutto quelli di una certa età, vede altro. Ad esempio che il costo dell’immigrazione sul welfare state del Paese ha potato a qualcosa come 250mila pensionati che vivono sotto la soglia di povertà indicata dai parametri Ue, il tutto mentre il governo ha appena aumentato di altri 30 miliardi di corone (circa 3,6 miliardi di dollari) al budget per l’immigrazione. Quest’anno la Svezia spenderà per i richiedenti asilo 70 miliardi di corone (8,4 miliardi di dollari), più di quanto costino assieme le forze di polizia e il sistema giudiziario, più dell’intero budget per la difesa nazionale e il doppio di quanto stanziato in benefit per l’infanzia. La Svezia ha 9,5 milioni di abitanti e spende 70 miliardi di corone per i richiedenti asilo, mentre gli Usa, dove ci sono 320 milioni di abitanti, nel 2015 hanno speso 1,56 miliardi per i rifugiati.
E non sono cifre sparate a caso, le ha confermato l’editorialista PM Nilsson sul quotidiano economico Dagens Industri: “Per capire il volume dell’aumento della spesa, basta dare un’occhiata al trend storico. Quando andò al potere nel 2006, il governo stanziò per l’immigrazione 8 miliardi di corone. Bene, nel 2014 eravamo a 24 miliardi e quell’estate il ministro delle Finanze, Anders Borg, parlò dell’aumento di spesa maggiore all’interno di un budget che avesse mai visto. Nel 2015, i costi salirono a 35 miliardi e quest’anno la prospettiva è quella dell’arrivo a 70 miliardi di corone”.
Ovviamente, in Svezia come in Italia, il potere vende alla gente la favoletta dell’immigrazione come un beneficio futuro, a fronte di un costo iniziale. Non è così, i richiedenti asilo raramente trovano un lavoro. Il quotidiano Sydsvenskan lo scorso febbraio fece un’inchiesta dalla quale risultò che il 64% degli immigrati residenti a Malmoe erano ancora disoccupati dopo aver vissuto 10 anni in Svezia. Lo stesso governo nei calcoli relativi al budget ha dovuto ammettere che da qui a quattro anni, 980mila persone vivranno in base a sussidi, pensioni di invalidità, indennità di disoccupazione o cosiddetti “introduction benefits”. Non scordando poi una cosa, ovvero il triste primato della Svezia, terzo Paese al mondo per numero di stupri dopo Sud Africa e Lesotho e primo in Europa, tanto che la polizia della provincia di Östersund ha emanato un dispaccio nel quale invita ragazze e donne a non uscire da sole dopo il tramonto. In Europa, nell’anno del Signore2016. Solo nei primi tre mesi di quest’anno si sono inoltre registrati 40 omicidi e 57 tentati omicidi, stando a ricerche della giornalista Elisabeth Höglund. Sono le cifre a parlare per la gente, mentre la politica vive di ideologia.
Nel 2012 il quotidiano svedese Dispatch International calcolò il numero di musulmani registrati come residenti in Svezia e arrivò alla cifra di 574mila, con un’approssimazione per eccesso o difetto di 20mila unità. Ovviamente, né clandestini, né richiedenti asilo erano contemplati in quel numero. Da allora, quasi 300mila persone ha cercato rifugio in Svezia e nonostante non tutti abbiano visto accettata la propria richiesta, nessuno ha lasciato il Paese nell’attesa. Stando a dati del Gatestone Institute basati su cifre del Servizio per l’immigrazione, solo 9700 persone sono state espulse lo scorso anno. Insomma, i musulmani in Svezia stanno avvicinandosi al milione di unità, il 10% della popolazione.
Una percentuale critica, almeno stando agli studi del professor Peter Hammond, il quale nel 2005 ha pubblicato il libro “Slavery, Terrorism and Islam: The Historical Roots and Contemporary Threat” nel quale mostra cosa accade a una società quando aumenta percentualmente il numero di cittadini di fede islamica. Fino all’1%, gli islamici vengono considerati una minoranza pacifica, dal 2-3% comincia una sorta di proselitismo verso altre minoranze o gruppi disagiati, come carcerati e bande di strada. Al 5% della popolazione, i musulmani hanno un’irragionevole influenza rispetto al loro peso nella società. Molti cominciano a rivendicare diritti come la macellazione rituale e spingono la società a rispondere a queste loro esigenze, tanto da arrivare a chiedere un qualche riconoscimento anche per la sharia e a rivendicare istanze presso le istituzioni.
Quando gli islamici raggiungono il 10% della popolazione, come il caso svedese, aumenta l’assenza di legalità e cominciano le rivendicazioni violente, gli scontri di strada e le minacce verso i non musulmani. Al 20% si arriva alla creazione di milizie confessionali, all’omicidio e agli attacchi diretti contro chiese e sinagoghe. Al 40% si arriva agli attacchi terroristici e al warfare vero e proprio tramite milizie. Mi fermo qui, oltre il 50% siamo all’inferno in terra per una società come quella europea. Tanto più che lo stesso Hammond fa notare come già oggi in Francia, Belgio, Gran Bretagna e Svezia, i cittadini musulmani vivano di fatto in enclave islamiche, rifiutando l’assimilazione con la società e i costumi occidentali.
E la descrizione che lo stesso Hammond fa dello scenario al 10% è già oggi confacente con la situazione svedese, visto che nella cosiddette “exclusion areas” incidenti di strada con il ricorso all’incendio di automobili sono tutt’altro che un’eccezione, basti pensare alla rivolta di Malmoe nel 2008, quella di Goteborg nel 2009, quella di Stoccolma nel 2013 e quella di Norrköping e Växjö lo scorso anno. Quasi sempre, le violenze seguono all’arresto o al ferimento di un esponente della comunità islamica da parte della polizia: durante la rivolta di Husby del 2013, Rami Al-Khamisi dell’associazione giovanile Megafonen scrisse che “possiamo vedere chiaramente i motivi per cui la gente reagisce in questo modo”. E proprio in Svezia, l’artista Lars Vilks, il quale disegnò una vignetta in cui raffigurava Maometto come un cane randagio, è stato bersaglio di numerosi tentativi di omicidio e vive sotto scorta di polizia 24 ore al giorno.
Ma attenzione, perché se la Svezia è su una china rischiosissima dalla quale rischia di non avere ritorno, anche in Germania la gente comincia ad avere paura e a ribellarsi. Se infatti questo grafico
ci mostra l’impennata in quel Paese delle ricerche su Google alla voce “spray al peperoncino”, con le vendite che aumentarono del 600% lo scorso anno, ora si è passati allo step successivo. Ovvero, la richiesta di porto per piccole armi da fuoco, specialmente quelle a gas. “La gente non si sente più sicura, altrimenti non verrebbero così in tanti a comprare da me” ha dichiarato alla Deutsche Welle il proprietario di un’armeria nel Nord-Reno Westfalia, il quale ha anche dichiarato che “da dopo i fatti di Colonia a Capodanno, la richiesta di pistole a gas o segnalatrici è aumentata mediamente di tre volte tanto”. Nei primi tre mesi di quest’anno, solo in Baviera la richiesta di licenza per questo genere di armi ha già doppiato il totale dell’intero 2015: solo in febbraio parliamo di 7435, mentre a marzo altre 4677. Lo scorso anno le richieste totali furono di 5748.
“L’esplosivo aumento delle richieste di licenze per armi è spaventoso. Non abbiamo bisogno che i bavaresi si armino, visto che possedere armi e praticare la giustizia privata non è un esempio che vogliamo offrire. Il pericolo è che sempre maggiori conflitti emergeranno se la gente si arma, dobbiamo agire contro questo”, ha dichiarato la portavoce per gli Affari interni dei Verdi bavaresi, Katharina Schulze. Guarda caso, i Verdi. Come in Austria, dove hanno vinto le presidenziali con i brogli. Che siano forse la quinta colonna di un progetto più ampio per l’Europa del futuro, al netto dell’ambientalismo d’accatto?
Nel frattempo, Alternative fur Deutschland continua a crescere nei sondaggi politici in Germania. Se il potere non capisce che la gente è stanca e la smette di tacciare di razzismo e ignoranza chiunque faccia notare che la situazione sociale e della sicurezza è allo sbando, potrebbe pagare un costo molto più alto che una sconfitta elettorale. Potrebbe dover fronteggiare una guerra civile in piena regola. E non manca molto in alcuni Paesi.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Se il sindaco islamico vieta il bikini
Via la pubblicità sexy dai bus: mina l'autostima delle donne. E scoppia la polemica, Censura filoislamica o giusta misura per proteggere i minori?
IlGiornale - Ven, 17/06/2016 - 20:09
Basta ai cartelloni alle fermate della metro e sui bus di Londra in cui si invoca il corpo perfetto.
Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha deciso infatti di vietare le pubblicità della prova costume che possono far vergognare invece chi non ha caratteristiche fisiche da rivista patinata. Nessuna censura oscurantista, si difende, ma solo la volontà di proteggere i minori da un confronto con qualche top model che può risultare spiacevole se non umiliante. Anche l'anno scorso una campagna simile, protagonista sempre una ragazza in bikini per una pubblicità di integratori, scatenò polemiche e contro campagne. Sul tema abbiamo voluto mettere a confronto due opinioni
Se il sindaco islamico vieta il bikini - IlGiornale.it
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Tacito, Agricola, 30/32.