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  1. #201
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Tutto normale per l'ccidente odierno immagini del genere.

    Lo schieramento è scontato.

  2. #202
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Tutto normale per l'ccidente odierno immagini del genere.

    Lo schieramento è scontato.



    " Il termine islam moderato è brutto ed offensivo.Non esiste islam moderato .L'islam è islam."
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #203
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Infatti l'islam moderato non esiste.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #204
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Infatti l'islam moderato non esiste.
    Pure il Cristianesimo moderato non dovrebbe esistere , ma purtroppo il cattolicesimo romano che adora una divinità 3 + 1 , dove oltre alla Santissima Trinità la quarta persona è il popolo ebraico ne è un esempio .
    Diventa fanatico solo quando si tocca i$rael .
    Persino il fascio-cattolico più determinato , quando si tocca il santo popolo vittima comincia a sentire una vocina dentro che gli dice :" No lui buono , cattivi sono i tedeschi " . Vedesi seconda guerra mondiale .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #205
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    In Svezia, aumenta la violenza contro gli svedesi da parte dei richiedenti asilo

    Un mese di Islam e multiculturalismo in Svezia: giugno 2016

    https://it.gatestoneinstitute.org/86...lenza-migranti

  6. #206
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Sindrome di stoccolma.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #207
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    A Santiago di Compostela via il Matamoros, offende le altre religioni

    24 Aug 2016 · 1 Commento



    di ROMANO BRACALINI* – I pellegrini che visitano la celebre cattedrale non vedranno più la statua di Santiago raffigurato a cavallo e con la spada in pugno in uno spiraglio cruento e disperato dell’epica battaglia che non valse a salvare la città dalla distruzione araba nel 997.
    Intorno al celebre santuario, che custodisce il sepolcro del santo, nella provincia di Galizia nella Spagna settentrionale, verso il 1170 sorse l’ordine di Santiago di Compostela per la tutela dei pellegrini dalle angherie e dalle scorribande dei mori. Un luogo simbolico. Così lo scempio è tanto più intollerabile e incomprensibile.

    Ma andiamo per ordine. Per le ripetute prove di valore Santiago (ovvero San Giacomo) aveva meritato il titolo non usurpato di “matamoros” (ammazzamori), che oggi, mutati i tempi, gli viene rimproverato dai responsabili della cattedrale che con un colpo di genio sono giunti alla risibile decisione di rimuovere il Santiago ligneo dal suo posto secolare e nasconderlo alla vista dei fedeli. E perché? Per per non «ferire la sensibilità di determinati gruppi etnici o religiosi».
    La tremebonda allusione, che si ammanta apposta di generico, è già di per sé indice di ipocrisia e di colpa, ma non esce minimante menomata la figura fiera e leggendaria di Santiago sconfitto prima dalle preponderanti armate musulmane e da ultimo dalla cattiva coscienza dei padri santi. È questo, ci pare, il primo esempio di revisionismo storico che si incarica non di restaurare la verità e la corretta interpretazione dei fatti ma, al contrario, di negarli per mediocre calcolo di stupidità e viltà. Le considerazioni non possono essere che sconsolanti.

    Se siamo giunti a un grado così impensabile di revisionismo all’incontrario c’è ben poco da sperare sulla compattezza e sull’unità di intenti di questa Europa che con tanta facilità abiura ai suoi migliori ricordi e all’orgoglio della propria civiltà.
    La storia non è necessariamente né bella né brutta: è quella che è e non ha bisogno di ritocchi. E certo avrà poca importanza per chi ha chiesto e voluto la
    degradazione pubblica di Santiago sapere che fu proprio da questo angolo nordoccidentale di Spagna rimasto liberoe indipendente dal regno musulmano
    di Granada che ebbe inizio la vittoriosa “riconquista” della corona spagnola. È un brutto segnale che potrebbe preludere ad altre “sconfitte” postume: l’abiura generalizzata potrebbe dilagare per contagio, come avviene per le malattie e allora non ci sarà più limite ragionevole alla tentazione di tacciare
    ogni episodio di valore come empietà, ludibrio, vergogna da celare alla vista come faceva con le gambe dei tavoli la bigotta regina Vittoria.

    A Livorno (lo ricordo fin dall’infanzia per avere un nonno toscano) c’è il famoso monumento ai quattro mori, giù verso il porto, che è diventato un simbolo
    della città. Livorno (come tutta la Toscana del resto) fu città fascistissima, secondo Il carattere facinoroso del popolo livornese, lesto di lingua e di mano, che nel 1939, alla sua morte, eresse un fastoso mausoleo in memoria del potente gerarca fascista Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, mentre negò le onoranze funebri al suo maggior compositore, Pietro Mascagni, accademico d’Italia, che aveva avuto l’improntitudine di morire poco dopo la caduta del Fascismo.
    Livorno nel frattempo era diventata comunista, con un subitaneo cambio di casacca, cambiava solo il colore, nell’animo restava la stessa, ma anche nel
    cambio nessuno ebbe da ridire sui quattro mori prigionieri tenuti a catena dal granduca Ferdinando I, il quale contro le incursioni dei pirati barbareschi aveva inviato una poderosa flotta che li aveva sbaragliati e i sopravvissuti erano stati rinchiusi nelle segrete del forte Mediceo.

    Dal Seicento a oggi i quattro mori incatenati ed esposti al pubblico ludibrio, vanto e orgoglio della città, sono sopravvissuti al “politicamente corretto” e
    hanno continuato a testimoniare la forza e la dignità del Granducato: a nessuno è venuto in mente di chiederne la rimozione per non urtare la suscettibilità di “determinati gruppi etnici o religiosi”, come recita l’avviso codardo del capitolo della cattedrale di Santiago di Compostela. Ci mancherebbe.

    La storia è storia. E non è scritto da nessuna parte che si debba punire l’aggredito per non offendere i discendenti di coloro che venivano per conquistare e distruggere. A meno che l’effetto Zapatero della rinuncia e dell’oblio non dilaghi, come ha fatto finora, anche nelle pubbliche piazze e negli oratori. n
    I pellegrini che visitano la celebre cattedrale non vedranno più la statua di Santiago. Un luogo simbolo usurpato per non ferire la sensibilità di certi gruppi religiosi o etnici.

    (da Il Federalismo, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)*
    Il settimanale Il Federalismo (registrato come Sole delle Alpi) visse dal 2004 al 2006, raccogliendo le firme di Gilberto Oneto, Romano Bracalini, Antonio Martino, Chiara Battistoni, Giancarlo Pagliarini, Carlo Lottieri, Leonardo Facco, Paolo Gulisano, Sara Fumagalli, Roberto Castelli, Carlo Stagnaro, Gianluca Savoini, Arnaldo Ferrari Nasi, Piero La Porta e tanti altri autorevoli collaboratori. Questa esperienza, libera e indipendente, aperta al confronto politico, unica nel suo genere nei media di area leghista, spesso criticata per le interviste controcorrente o per i corsivi caustici di Oneto, venne interrotta per “calo delle vendite”. I soci della cooperativa giornalistica vennero sostituiti, e i contributi all’editoria, circa 420mila euro l’anno, che riceveva Il Federalismo, passarono ad un’altra testata, il settimanale Il Canavese, nella provincia di Torino, che trattava cronaca, sport e attualità. Un cambio radicale di contenuti e obiettivi. A nulla valsero le preghiere della direzione e della redazione (il settimanale veniva realizzato da sole tre persone, il direttore, un redattore ordinario e un grafico) ai vertici del Carroccio, avvisandoli che avrebbero perso uno strumento per fare cultura politica e comunicazione senza veline. L’amministratore del Federalismo-Il Sole delle Alpi, trasmigrò con lo stesso ruolo a Il Canavese. Oggi, il medesimo soggetto si vede imputato a Milano in un processo in cui gli vengono contestati reati relativi alla destinazione dei contributi pubblici all’editoria per alcune operazioni legate all’amministrazione della testata piemontese. A distanza di tanti anni, speriamo sia fatta chiarezza su questa pagina di comunicazione. Politica.

    A Santiago di Compostela via il Matamoros, offende le altre religioni | L'Indipendenza Nuova



    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  8. #208
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    A Santiago di Compostela via il Matamoros, offende le altre religioni

    24 Aug 2016 · 1 Commento



    di ROMANO BRACALINI* – I pellegrini che visitano la celebre cattedrale non vedranno più la statua di Santiago raffigurato a cavallo e con la spada in pugno in uno spiraglio cruento e disperato dell’epica battaglia che non valse a salvare la città dalla distruzione araba nel 997.
    Intorno al celebre santuario, che custodisce il sepolcro del santo, nella provincia di Galizia nella Spagna settentrionale, verso il 1170 sorse l’ordine di Santiago di Compostela per la tutela dei pellegrini dalle angherie e dalle scorribande dei mori. Un luogo simbolico. Così lo scempio è tanto più intollerabile e incomprensibile.

    Ma andiamo per ordine. Per le ripetute prove di valore Santiago (ovvero San Giacomo) aveva meritato il titolo non usurpato di “matamoros” (ammazzamori), che oggi, mutati i tempi, gli viene rimproverato dai responsabili della cattedrale che con un colpo di genio sono giunti alla risibile decisione di rimuovere il Santiago ligneo dal suo posto secolare e nasconderlo alla vista dei fedeli. E perché? Per per non «ferire la sensibilità di determinati gruppi etnici o religiosi».
    La tremebonda allusione, che si ammanta apposta di generico, è già di per sé indice di ipocrisia e di colpa, ma non esce minimante menomata la figura fiera e leggendaria di Santiago sconfitto prima dalle preponderanti armate musulmane e da ultimo dalla cattiva coscienza dei padri santi. È questo, ci pare, il primo esempio di revisionismo storico che si incarica non di restaurare la verità e la corretta interpretazione dei fatti ma, al contrario, di negarli per mediocre calcolo di stupidità e viltà. Le considerazioni non possono essere che sconsolanti.

    Se siamo giunti a un grado così impensabile di revisionismo all’incontrario c’è ben poco da sperare sulla compattezza e sull’unità di intenti di questa Europa che con tanta facilità abiura ai suoi migliori ricordi e all’orgoglio della propria civiltà.
    La storia non è necessariamente né bella né brutta: è quella che è e non ha bisogno di ritocchi. E certo avrà poca importanza per chi ha chiesto e voluto la
    degradazione pubblica di Santiago sapere che fu proprio da questo angolo nordoccidentale di Spagna rimasto liberoe indipendente dal regno musulmano
    di Granada che ebbe inizio la vittoriosa “riconquista” della corona spagnola. È un brutto segnale che potrebbe preludere ad altre “sconfitte” postume: l’abiura generalizzata potrebbe dilagare per contagio, come avviene per le malattie e allora non ci sarà più limite ragionevole alla tentazione di tacciare
    ogni episodio di valore come empietà, ludibrio, vergogna da celare alla vista come faceva con le gambe dei tavoli la bigotta regina Vittoria.

    A Livorno (lo ricordo fin dall’infanzia per avere un nonno toscano) c’è il famoso monumento ai quattro mori, giù verso il porto, che è diventato un simbolo
    della città. Livorno (come tutta la Toscana del resto) fu città fascistissima, secondo Il carattere facinoroso del popolo livornese, lesto di lingua e di mano, che nel 1939, alla sua morte, eresse un fastoso mausoleo in memoria del potente gerarca fascista Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, mentre negò le onoranze funebri al suo maggior compositore, Pietro Mascagni, accademico d’Italia, che aveva avuto l’improntitudine di morire poco dopo la caduta del Fascismo.
    Livorno nel frattempo era diventata comunista, con un subitaneo cambio di casacca, cambiava solo il colore, nell’animo restava la stessa, ma anche nel
    cambio nessuno ebbe da ridire sui quattro mori prigionieri tenuti a catena dal granduca Ferdinando I, il quale contro le incursioni dei pirati barbareschi aveva inviato una poderosa flotta che li aveva sbaragliati e i sopravvissuti erano stati rinchiusi nelle segrete del forte Mediceo.

    Dal Seicento a oggi i quattro mori incatenati ed esposti al pubblico ludibrio, vanto e orgoglio della città, sono sopravvissuti al “politicamente corretto” e
    hanno continuato a testimoniare la forza e la dignità del Granducato: a nessuno è venuto in mente di chiederne la rimozione per non urtare la suscettibilità di “determinati gruppi etnici o religiosi”, come recita l’avviso codardo del capitolo della cattedrale di Santiago di Compostela. Ci mancherebbe.

    La storia è storia. E non è scritto da nessuna parte che si debba punire l’aggredito per non offendere i discendenti di coloro che venivano per conquistare e distruggere. A meno che l’effetto Zapatero della rinuncia e dell’oblio non dilaghi, come ha fatto finora, anche nelle pubbliche piazze e negli oratori. n
    I pellegrini che visitano la celebre cattedrale non vedranno più la statua di Santiago. Un luogo simbolo usurpato per non ferire la sensibilità di certi gruppi religiosi o etnici.

    (da Il Federalismo, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)*
    Il settimanale Il Federalismo (registrato come Sole delle Alpi) visse dal 2004 al 2006, raccogliendo le firme di Gilberto Oneto, Romano Bracalini, Antonio Martino, Chiara Battistoni, Giancarlo Pagliarini, Carlo Lottieri, Leonardo Facco, Paolo Gulisano, Sara Fumagalli, Roberto Castelli, Carlo Stagnaro, Gianluca Savoini, Arnaldo Ferrari Nasi, Piero La Porta e tanti altri autorevoli collaboratori. Questa esperienza, libera e indipendente, aperta al confronto politico, unica nel suo genere nei media di area leghista, spesso criticata per le interviste controcorrente o per i corsivi caustici di Oneto, venne interrotta per “calo delle vendite”. I soci della cooperativa giornalistica vennero sostituiti, e i contributi all’editoria, circa 420mila euro l’anno, che riceveva Il Federalismo, passarono ad un’altra testata, il settimanale Il Canavese, nella provincia di Torino, che trattava cronaca, sport e attualità. Un cambio radicale di contenuti e obiettivi. A nulla valsero le preghiere della direzione e della redazione (il settimanale veniva realizzato da sole tre persone, il direttore, un redattore ordinario e un grafico) ai vertici del Carroccio, avvisandoli che avrebbero perso uno strumento per fare cultura politica e comunicazione senza veline. L’amministratore del Federalismo-Il Sole delle Alpi, trasmigrò con lo stesso ruolo a Il Canavese. Oggi, il medesimo soggetto si vede imputato a Milano in un processo in cui gli vengono contestati reati relativi alla destinazione dei contributi pubblici all’editoria per alcune operazioni legate all’amministrazione della testata piemontese. A distanza di tanti anni, speriamo sia fatta chiarezza su questa pagina di comunicazione. Politica.

    A Santiago di Compostela via il Matamoros, offende le altre religioni | L'Indipendenza Nuova



    Beh in effetti a Campostela i cattolici e non che vanno in pellegrinaggio manco si immaginano chi è sepolto nella cattedrale.
    E' la vittoria postuma di Priscilliano.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  9. #209
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    Il fascismo musulmano che piace al comunismo italiano

    24 Sep 2016 · 2 Commenti




    di ROMANO BRACALINI – Saddam Hussein che in ceppi si paragonava a Mussolini, doveva suonare ostico e imbarazzante per le Sgrene e le Simone che dopo le loro prigioni avevano spiegato l’umanità dei carcerieri e il loro orgoglio di popolo risorto in guerra contro le demoplutocrazie giudaiche dell’Occidente.

    E come si sarà sentita Lilli Gruber, “piccola italiana”, nella sua non segreta passione per il raiss islamo-fascista? All’estrema destra e all’estrema sinistra, gli estremi si toccano, la lotta dei popoli musulmani (come prima quelli afroasiatici che poi hanno dato luogo alle più odiose e sanguinarie dittature) non poteva non essere accompagnata da un moto di simpatia e di complicità ideologica. I caratteri del fascismo non sono dissimili da quelli del comunismo, anzi si può dire che l’uno sia il superamento dell’altro e la matrice è la stessa. Mussolini ammirava Lenin e lo Stato sovietico.
    Può stupire che nel nazionalismo arabo, da Nasser al camerata Saddam, la sinistra comunista abbia trovato motivi di ammirazione? E tuttavia il termine “fascista”, per l’uso che se ne è fatto, sembrerebbe l’esatto opposto del termine “comunista”; così sembrerebbe e invece non lo è. E allora chi glielo va a dire agli invecchiati balilla col fazzoletto rosso di Stalin, che l’ex raiss di Baghdad non era quello che immaginavano; non era il vendicatore del sottoproletario musulmano sfruttato dal capitalismo americano e occidentale, bensì la versione stracciona, mesopotamica, araba, maschilista, retriva, militarista del fascismo europeo vecchia maniera?
    E chi ha detto che la storia non si ripete? Scoprire che l’Islam, che piace all’estrema sinistra comunista (e anche ai fascisti per affinità antiebraiche), non è la metafora del mondo oppresso e povero che anela a un mondo di giustizia e di libertà – bensì la riproposizione identica nello spirito e nella sostanza della formula nazifascista che ha portato alla distruzione dell’Europa 70 anni fa, cos’è se non la ripetizione della storia in forma di farsa?
    Il fascismo è istinto di sopraffazione, travestito da diritto vilipeso, e ove vi si faccia caso quest’istinto, a metà tra risentimento, frustrazione e senso di infeconiò riorità, appartiene sempre all’universo arretrato, culturalmente povero, indotto per dottrina e scarse letture a ricercare sempre altrove la colpa, la causa, per istinto infantile di persecuzione. Ma per quanto le barriere culturali e le differenze etnico-religiose li dividano, questi paesi finiscono per assomigliarsi per caratteri ideologici comuni, uguali pulsioni e modi di pensare, stessi ingenui orgogli nazionali da esibire.
    Negli anni Trenta il fascismo italiano si propagò in Europa, specie nei Balcani e nei Paesi danubiani, che avevano in comune con l’Italia secoli di povertà e di servaggio e desiderio di ordine e di manganello. La forma autoritaria parve la via più breve per rimuovere gli ostacoli che si frapponevano al compimento
    di un glorioso e fatale destino. Mussolini evocava la grandezza imperiale di Roma per far credere agli italiani che la rinascita della potenza militare italiana era nuovamente possibile. C’era solo un inconveniente: gli italiani moderni non erano i romani antichi; e invece delle doti di coraggio mostravano più volenvolentieri le terga.

    Mussolini riuscì a convincerli che le disgrazie italiane era causate dalla congiura dei popoli ricchi dell’Occidente. Era anche più comodo pensare che non fosse colpa loro. La colpa era anzitutto della Gran Bretagna, col suo rito ridicolo del tè delle cinque, che teneva l’Italia in soggezione e prigioniera nel suo stesso mare.
    L’Inghilterra divenne la “Perfida Albione”, che meritava tutto il disprezzo; e quando l’Italia invase l’Etiopia, come inizio della resurrezione, si inscenò la farsa delle sanzioni. Mario Appelius coniò l’elegante: «Dio stramaledica gli inglesi», come oggi le moltitudini analfabete arabe scendono nelle piazze contro il “Grande Satana” americano e il “Piccolo Satana” israeliano.
    Mezzo secolo dopo la decolonizzazione il mondo arabo ha fatto proprio il medesimo linguaggio di propaganda, di ingiuria e di farsa recitata, col pretesto del diritto calpestato, del fascismo europeo.
    Inneggiano alla “guerra santa” ma sono mediocri combattenti e lo sanno. La guardia repubblicana irachena, quella che “muore ma non s’arrende”, non aveva ancora cominciato a combattere che già si prostrava e baciava le mani dei “liberatori” americani. Gli italiani nel 1944-45 fecero la stessa cosa. Gente con le palle!

    Quando, prima della guerra, nelle strade di Baghdad sfilavano le truppe sotto lo sguardo fiero del raiss, era difficile non ricordare le analoghe parate fasciste ai Fori Imperiali. Nell’uno e nell’altro caso, i soldati, sarebbero scappati al momento opportuno. Il fascismo musulmano è più torvo perché più incolto e fanatico di quello europeo, che non aveva gli stessi programmi di invasione per il fomite dell’immigrazione di massa, immigrazione che nei calcoli dell’Islam dovrebbe preparare il terreno all’aggressione militare vera e propria, su vasta scala. Il terrorismo fondamentalista è già un atto di guerra, ma per ora agisce subdolamente, nell’ombra, come si conviene ai codardi, con la complicità negata delle comunità musulmane in Europa e nell’apparente condanna degli Stati arabi. Non è così.
    Il fascismo musulmano, che ha visioni comuni da Damasco, a Giakarta a Teheran, non aspira che al predominio politico-religioso e sobilla i musulmani con la promessa della rinascita a nuova gloria dell’Islam. I libri di dottrina grondano nostalgia per i perduti giardini di Cordoba, le mosche di Granada e Palermo.
    L’avanzata dei turchi musulmani sottomise l’Europa balcanica, il Vicino Oriente e il Nordafrica, giunse a minacciare Vienna. La Libia nel 1911 era un possedimento turco trascurato e impoverito da Costantinopoli. I turchi non portavano, come gli europei nelle colonie d’Africa leggi civili, scuole, ospedali e opere grandiose e un tozzo di pane sicuro. La Tripolitania e la Cirenaica, non ancora riunite nella colonia libica, avevano sofferto sotto il giogo turco, come qualunque territorio soggetto alla Sublime Porta. Ma quando la Libia venne occupata dagli italiani, i libici presero le armi contro di loro, a fianco degli sfruttatori turchi con i quali condividevano almeno la medesima religione.
    Il concetto di governo “giusto e democratico”, come lo intendiamo noi, è un’astrazione e un assurdo nell’universo musulmano. I governi corrotti e autoritari sono fatti di uomini non eletti da nessuno. Il potere è ereditario per diritto di famiglia, tanto nella monarchia Saudita quanto nella repubblica d’Egitto. La
    forza del comando non è disgiunta dalla crudeltà come metodo e stile di governo. L’ingiustizia sociale è un principio condiviso.

    La ricchezza dei satrapi arabi che nuotano nell’oro grazie alle royalty petrolifere sarebbe un buon motivo per
    scatenare altrove una rivoluzione sociale. Ma nell’Islam rimasto al Medio Evo e alla letteratura delle Mille e una Notte la sola libertà consentita è quella di incendiare le bandiere Usa. Le plebi arabe se ne guardano bene dall’accusare i loro tiranni da sfruttatori e affamatori del popolo. Con quali strumenti di conoscenza dovrebbero farlo? Nell’Islam l’analfabetismo ha le stesse percentuali dell’Europa di due secoli fa.

    Nella “moderna” Tunisia gli analfabeti sono il 45,8%; in Arabia Saudita, dove non esistono partiti politici e non si tengono elezioni, il 75,4%; in Somalia, ormai divisa in tribù primitive e bellicose come quando gli italiani l’acquistarono dal sultano di Zanzibar alla fine dell’Ottocento, gli analfabeti sono l’88,4%.
    L’Iran ha il 57,2% di analfabeti ma vanta la bomba atomica, come Mussolini vantava “otto milioni di baionette”. Il nazifascismo iraniano, disarcionato Saddam, il piccolo Duce dell’Eufrate, è quello dal quale il mondo civile deve guardarsi. L’Europa non deve più nascondere la testa sotto la sabbia come fece alla conferenza di Monaco nel 1938. Almeno questa volta la storia non deve ripetersi!

    (da Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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    Predefinito Re: Ich bin gegen Islam

    In qualcuno è ancora vivo un certo spirito?

    Slogan contro Islam su moschea a Schwaebisch Gmuend,Germania

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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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